Ideati da Giovanni Gentile nel 1923, gli esami di maturità hanno interessato da quel momento numerose generazioni di giovani. Anche le generazioni cinematografiche, come quelle descritte nel dittico di Notte Prima degli Esami.
Ovviamente, in più di un secolo, questo tipo di esami è molto cambiato, ma ha continuato a toccare le generazioni. Anche quelle più impreviste, come accade in Immaturi, scritto e diretto da Paolo Genovese e distribuito nei cinema nel gennaio 2011.
La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno. Per via di un grave vizio di forma, chi ha sostenuto gli esami di maturità e ottenuto il diploma venti anni prima si ritrova costretto a rifare questi esami, pena la perdita di successivi titoli di studio e privilegi da ciò derivanti.
Questa notizia porta lo scompiglio in modo particolare a sei persone: Giorgio Romanini (Raoul Bova), un chirurgo che non dà le giuste attenzioni alla compagna, Piero Galeazzi (Luca Bizzarri), un DJ radiofonico che non vuole prendersi alcuna responsabilità, Francesca Di Modugno (Ambra Angiolini), una chef dipendente dal sesso, Luisa Maimone (Barbara Bobulova), divorziata e con figlia a carico, Lorenzo Coppetti (Ricky Memphis), un agente immobiliare che vive ancora insieme ai suoi genitori, e infine Virgilio (Paolo Kessisoglu), che si è lasciato in rapporti burrascosi con uno di loro.
Questo strano scherzo del destino riunisce questi amici che col passare degli anni si erano persi di vista dopo il diploma, mettendoli a confronto con i loro dubbi e le loro incertezze. In un percorso lungo un anno che li farà infine maturare, non solo a livello scolastico.
Notte Prima degli Esami faceva affidamento sul concetto di nostalgia, su una società che già venti anni dopo era profondamente cambiata e su come quei tempi non potessero più tornare. E se cambia la società in venti anni, figuriamoci le persone.
Partendo da un presupposto impossibile - e che infatti viene introdotto e non analizzato - la pellicola mette a confronto due generazioni: quella degli anni '90 del ventesimo secolo, reduce da quel decennio magico descritto da Enrico Brizzi, e quella post-duemila, già proiettata verso una modernità di tipo differente e che vive a contatto con una tecnologia che è parte della loro esistenza.
Quelle generazioni che il regista stesso ha vissuto e in cui chiunque di noi a un certo punto deve guardarsi alle spalle e capire cosa ne è stato di quella persona che un tempo era così diversa.
L'insolito e indesiderato tuffo nel passato diventa dunque per i protagonisti quarantenni un'occasione di mettere in gioco loro stessi, di confrontarsi con i sogni che non hanno realizzato, con i rimorsi (i "polpi alla gola" per citare qualcun altro) di cui ancora non si sono liberati. Come accadrà - in maniera molto più drammatica - anche in Perfetti Sconosciuti.
Persone immature non solo per mancanza di un titolo di studio, ma anche caratterialmente, che un anno di vita insieme modificherà in maniera profonda. E con un buono, inaspettato livello di recitazione globale.
Un viaggio che non è ancora concluso.

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