giovedì 24 marzo 2022

Prime Video Original 10: 7500


Dei drammatici fatti accaduti l'undici settembre 2001, ve ne è stato uno che ha avuto un risvolto diverso - ma non meno tragico - rispetto agli eventi che hanno portato alla caduta delle Torri Gemelle di New York.
Un quarto aereo, Volo United Airlines 93, venne infatti come gli altri dirottato dai terroristi, avendo forse come obiettivo il Campidoglio, ma fallì nel suo intento grazie a una rivolta dei passeggeri, che portò l'aereo a schiantarsi in maniera fatale lontano da un centro abitato.
Un'eco e rivisitazione di quegli eventi, ritratti nel film United 93 del 2006, si ha in 7500, scritto e diretto da Patrick Vollrath e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 19 giugno 2020.
Il protagonista è Tobias Ellis (Joseph Gordon-Levitt), copilota di un aereo della tratta Berlino-Parigi che viene conquistato da dei terroristi. Col pilota ucciso, Tobias Ellis rimane barricato nella cabina di pilotaggio, preda delle minacce dei terroristi ai danni dei passeggeri e delle hostess - tra cui la sua fidanzata - e sopraffatto dall'incapacità di poter intervenire.
Ma l'aiuto più insperato potrebbe arrivare proprio da uno degli assalitori.
La pellicola cerca di mantenere il più possibile un approccio realistico/documentaristico, soprattutto nei primi minuti, con riprese da telecamere di sicurezza prive di audio e la spiegazione passo per passo delle procedure di partenza. Un approccio che va poi man mano a scemare, mentre invece la tensione cresce, lasciando così più spazio alle classiche atmosfere dei thriller ambientati su un aereo.
Se è vero che è difficile costruire tensione in uno spazio limitato, rischiando di ripetere in maniera involontaria le stesse inquadrature, provate a pensare che il 90% di questa pellicola si svolge in un'unica ambientazione, ovvero la cabina di pilotaggio.
Eppure, la tensione è sempre palpabile man mano che la storia prosegue, tramite sapienti stratagemmi - voci fuori campo, telecamere interne di sicurezza, eventi che accadono dietro le quinte, rumori all'esterno - e il fatto che dei due protagonisti principali arriviamo ad apprendere il minimo indispensabile, cosa che porta a concentrarci di più sulla trama.
Sia Tobias Ellis che Vedat (Omid Memar), il terrorista che si ribella, sono stranieri in terra straniera e prigionieri di una gabbia che hanno in parte anche costruito con le proprie mani. Una gabbia mentale che diviene drammaticamente reale e consistente per entrambi durante il dirottamento, portandoli a mettere in discussione le loro relative certezze e a costruire uno strano legame.
Uno di loro, però, non riuscirà a evadere da questa gabbia - che fisicamente è la cabina di pilotaggio, concentrato anche dei loro demoni - segnando così la sua fine.
Non credo proprio che questo film volesse essere una denuncia sociale, quindi non c'è nessun malizioso tentativo di stereotipo ai danni di una religione o di un gruppo di persone, semplicemente ha voluto adattare a questi drammatici tempi moderni eventi che - nel bene e nel male - hanno segnato la società di inizio millennio. Una sorta di Airport cinquant'anni dopo e di natura più cerebrale.

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