martedì 15 marzo 2022

Fabolous Stack of Comics: Cruel and Unusual


Il format del reality show, persone più o meno famose inserite in un determinato contesto (una casa, un viaggio da compiere, uno studio musicale) e che interagiscono tra loro, spesso "istigati" dalla produzione e dagli autori dello show, è ormai consolidato in Italia da almeno due decenni.
Tale format ha ovviamente spopolato anche negli Stati Uniti, fin dagli anni '90 del ventesimo secolo, con tutti i pro e i contro del caso. Pro e contro, anzi soprattutto contro, che divengono oggetto di satira nella miniserie in quattro numeri Cruel and Unusual, pubblicata nel 1999 dalla DC Comics nella linea Vertigo, scritta da Tom Peyer e Jamie Delano e disegnata da John McCrea.
In un prossimo futuro, Bobbie Flint, affermata produttrice e autrice televisiva di programmi di stampo religioso e blasfemo, viene inviata dal suo capo Marion Meach a gestire la prigione di Paradiso Bay, avendola rilevata dal governatore.
La donna rivoluziona lo stile di vita della prigione, anche suo malgrado, creando un reality show dove i telespettatori possono decidere del destino dei carcerati. Uno show seguitissimo, che però ben presto deriva verso l'orrore: un orrore che Bobbie Flint sembra non essere in grado di fermare. A meno di non prendere una drastica decisione.
Questa miniserie, dai toni molto amari, fa satira su due temi fortemente radicati nella società americana. Da un lato, come detto, il fenomeno dei reality show e delle sue estremizzazioni (qui portate ancora di più all'estremo). Dall'altro, la privatizzazione delle carceri da parte degli stati federali americani per sgravarsi di alcune spese pubbliche (fenomeno ormai consolidato negli Stati Uniti, sconosciuto da noi, seppur se ne parli da qualche tempo).
Il fatto che più detenuti una struttura privata gestisca, più fondi riceva causa spesso e volentieri problemi di sovraffollamento e casi di prevaricazione ai danni dei detenuti. Qualche anno fa avremmo detto che un reality show ambientato in un carcere sarebbe stato qualcosa di impossibile, disumano... ebbene, è stato fatto. Vi ricordo che questa storia è del 1999.
Bobbie Flint non è una vittima, essendo parte integrante di quel sistema che prospera sulle sventure dei più disperati, e quando prova a cambiare le cose la gente lo scambia solo per l'ennesimo show da premiare con gli ascolti e il televoto.
Come se il pubblico non volesse ascoltare la verità, oppure gli venissero proposti tanti messaggi attraverso il mezzo televisivo da saturarlo o portarlo a credere - facendolo partecipare in maniera attiva a uno show - che sia più importante decidere chi sia il concorrente da eliminare, piuttosto che liberarsi di coloro che praticano la corruzione, l'appropriazione indebita di fondi pubblici e le leggi ad personam.
Sembra uno scenario molto familiare anche a noi. Sì, ve lo ricordo un'ultima volta: questa storia è stata pubblicata nel 1999.

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