Il rapporto tra il Commissario Maigret e il mare, anzi tra Georges Simenon e il mare, è sempre stato molto stretto. Maigret, dopotutto, è nato su un'imbarcazione - metaforicamente parlando - e più volte le sue indagini si sono svolte in località vicine al mare o a un fiume.
Ma Maigret è anche legato strettamente alla città di Parigi e l'autore ha fatto in modo che questi due tratti si conciliassero in La Chiusa n. 1 (L'Écluse numéro 1), pubblicato nel 1933.
Dopo essere uscito ubriaco da un locale sul lungosenna, il marinaio Gassin cade in acqua e, richiamando altri avventori del locale, si scopre il corpo di un uomo pugnalato alla schiena. Si tratta di Emile Ducrau, un imprenditore del luogo che gestisce con autorità l'intero traffico fluviale della Chiusa n. 1 e altre imprese collegate.
Maigret, che sta per andare in pensione, interroga Ducrau su chi possa averlo pugnalato e scopre una realtà molto più complicata. Che diventa ancora più intricata col suicidio del figlio di Ducrau e un omicidio. Riuscirà il Commissario a sbrogliare la matassa prima del suo ritiro?
Sappiamo bene cosa succede quando un autore cerca di liberarsi del suo personaggio più famoso, difficilmente gli va bene, ma sono abbastanza certo che ritorneremo su questo argomento.
Immagino che, nelle intenzioni di Georges Simenon, questo romanzo - che nella sua mente era il penultimo - dovesse rappresentare una summa dei temi che avevano caratterizzato i diciassette libri incentrati su Maigret pubblicati fino a quel momento.
Ecco dunque Parigi, con i suoi edifici già proiettati verso un'era moderna. Ecco la vita di mare, o meglio di fiume, che nasconde mille tragici segreti. Ecco un rappresentante di una classe abbiente, così inviso al Commissario - e suppongo anche a Simenon - che proviene invece da una famiglia umile.
E, infine, Maigret che ancora una volta entra in questo mondo che non gli appartiene ma che impara subito a padroneggiare, non facendosi intimorire da nessuno.
Quindi Maigret/Simenon mostrano tutto il loro disprezzo per Emile Ducrau che, pur in apparenza non avendo compiuto nulla di male, è in realtà l'araldo di tutto il male che permea il lungosenna. Un'autorità che instilla il terrore nei suoi sottoposti, nella sua famiglia, che vengono continuamente irrisi e sbeffeggiati.
Quel tipo di personalità che ritiene che niente e nessuno possano toccarlo e, quando si accorge di tutte le tragedie che ha generato col proprio comportamento, continua a comportarsi come se nulla fosse.
La Chiusa n. 1 rappresenta uno dei più cupi romanzi di Simenon, se non il più cupo visto finora, dove non c'è proprio spazio per alcun tipo di speranza.
Non stupisce, dunque, che Maigret voglia alla fine staccarsi da questo scenario, rifugiandosi in una placida città di campagna insieme alla moglie. Ma si sa, forse il bello deve ancora venire.

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