I bar, le locande, sono parte integrante delle indagini condotte dal Commissario Maigret, ideato da Georges Simenon. Maigret, infatti, che è un uomo proveniente da una città di provincia, sa bene che qui l'umanità si mette metaforicamente a nudo e - dopo qualche bicchiere - rivela cose che altrove terrebbe per sé.
Già in passato il Commissario ha svolto indagini dove gli eventi focali avevano luogo in un locale, come in La Balera da Due Soldi o La Ballerina del Gai-Moulin. E ora lo schema si ripete in Liberty Bar, pubblicato nel 1932.
Il Commissario Maigret si reca in Costa Azzurra, vicino a Cannes, poiché è stato incaricato di indagare sull'omicidio di William Brown, una ex spia caduta in disgrazia che vive in una villa fatiscente, potendo contare unicamente su un vitalizio della famiglia e circondato da due donne che vogliono solo approfittare di lui e del suo denaro.
Maigret ben presto scopre che William Brown amava spesso recarsi al Liberty Bar di Cannes, un locale di quart'ordine dove però poteva stare lontano da quella opprimente realtà. Ed è proprio qui che si nasconde la chiave per risolvere il mistero del suo assassinio.
Siamo dalle parti di Cannes, che doveva ancora organizzare il primo festival del cinema, evento accaduto quattordici anni dopo. Ma già allora la città aveva la nomea di luogo elegante e lussuoso, riservato principalmente a gente facoltosa che frequentava i casinò del luogo.
Georges Simenon, però, sa bene che dietro tanta patina di lusso vi sono anche altrettante zone oscure. A volte basta imboccare una strada invece che un'altra, come accade a Maigret, e ci si ritrova in un mondo a parte quale quello del Liberty Bar.
Rifugio dei reietti, degli sconfitti dalla vita, dove davanti a un bicchiere di birra o alcool possono dimenticare le loro tristi esistenze. Ma quando queste esistenze entrano in conflitto per i motivi più evidenti (il denaro, l'amore), non può che verificarsi una tragedia.
E il Commissario Maigret diventa impotente spettatore di questa tragedia: arrivando a delitto già compiuto non può far altro che osservare la miseria umana rappresentata dalla vita di William Brown e dalle persone che ruotano attorno al Liberty Bar. Persone dei ceti sociali più bassi (operai, prostitute) che però sperano sempre un giorno di poter andarsene da li.
Ma il Liberty Bar, che pure è un luogo pubblico, per loro rappresenta una prigione. Se se ne allontanassero, non avrebbero altro posto dove andare.
E così Maigret alla fine non diventa uno spietato esecutore della legge, ma agisce secondo la sua coscienza, secondo ciò che ritiene giusto, come già accaduto altre volte in passato.
Di fronte alla miseria umana può diventare il più rigido dei commissari, oppure andare oltre. Poiché sia le vittime che i colpevoli stanno già scontando la loro pena, che non avrà mai fine.
Come sempre, Georges Simenon non manca di sottolineare una certa misantropia di una parte del genere umano, per la quale non conta la classe sociale. Ma è un tratto comune di molti di noi.

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