giovedì 9 aprile 2026

Libri a caso: La Casa sull'Abisso


I romanzi gotici pubblicati nel diciannovesimo secolo sfruttavano molto la tematica della dimora infestata. Che fosse un castello medioevale, un santuario o un altro tipo di abitazione - dove risiedevano gente nobile, benestante o del clero - nulla era al sicuro dagli spiriti di defunti che volevano vendetta o da altre sinistre forze.
Un tema così sfruttato che già all'epoca si diceva se ne fosse abusato. Ma, come molte idee narrative, spesso basta solo un'abile reinterpretazione per far sì che essa torni interessante. Come in La Casa sull'Abisso, scritto da William Hope Hogdson e pubblicato nel 1908.
Due pescatori, in gita in Irlanda, in cerca di un corso d'acqua adatto si imbattono in un ampio burrone, un vero e proprio abisso, e lì vicino vi sono le macerie di un'abitazione e un libro.
Incuriositi, i due pescatori prendono il libro e iniziano a leggerlo, apprendendo così la storia del vecchio narratore che viveva in quella casa sull'abisso, insieme a sua sorella e al suo cane.
Dove una tranquilla esistenza viene improvvisamente sconvolta da eventi fuori dal comune e strane creature dall'aspetto suino iniziano ad assediare la casa, come se fosse il centro di forze oscure inimmaginabili.
Il narratore, con forza e volontà, resiste a questi attacchi, ma ben presto non potrà fare nulla di fronte alla visione della fine dei tempi.
Sembra strano affermare che, già all'inizio del ventesimo secolo, un tema come quello della casa infestata - ancora oggi presente in molti media - era considerato obsoleto. Ma come sempre capita, quello che occorre in questi casi è un'efficace reinterpretazione.
Quale quella attuata da William Hope Hogdson nella sua opera. Fingendo che il manoscritto sia stato ritrovato - donandogli così una patina di finta autenticità - e lasciando il protagonista volutamente senza nome, l'autore tratta temi che coinvolgono tutti.
La paura dell'ignoto, la crudele maestosità della natura, il timore della morte e del tempo che passa, il dolore nel perdere qualcuno a noi caro: questo sperimenta il protagonista nel corso della vicenda. Una vicenda che sembra condannarlo sin dal principio, poiché le forze oscure in ballo sono più potenti di qualunque essere umano.
E stavolta il protagonista non è un nobile o un sacerdote che riafferma la potenza di Dio e basta solo questo perché il bene prevalga. Si tratta invece di una persona comune, anche avanti con l'età, niente affatto l'eroe dei romanzi gotici. Persone come quelle che incontriamo a migliaia nel corso della nostra vita, anche solo incrociando uno sguardo per strada.
Le paure del romanzo gotico del diciannovesimo secolo diventano le paure dell'inconscio umano nel ventesimo. Paure che possono attanagliare tutti noi.

Nessun commento:

Posta un commento