Se c'è una caratteristica classica e costante dei film interpretati da Aldo Baglio, Giacomo Poretti e Giovanni Storti è il fatto che questi tre attori interpretano nient'altro che loro stessi.
Qualunque sia il ruolo, la classe sociale o le particolarità dei personaggi che vanno a rappresentare, i tre vi infondono le loro peculiari personalità - qualcosa che hanno mutuato dagli sketch teatrali - tanto che nemmeno sullo schermo cambiano il loro nome, per dare maggiore sicurezza allo spettatore. Per dirgli che, sì, sta vedendo i tre comici che ha tanto amato in televisione di nuovo all'opera, stavolta sul grande schermo.
Questo si conferma anche in Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo, diretto da da Aldo Baglio, Giacomo Poretti, Giovanni Storti e Morgan Bertacca, scritto da da Aldo, Giovanni e Giacomo, Morgan Bertacca, Valerio Bariletti e Pasquale Plastino e distribuito nei cinema nel dicembre 2014.
Giacomo Poretti è un ricco e arrogante uomo d'affari milanese che sfrutta le economie degli stati meno facoltosi per arricchirsi con investimenti tecnicamente a basso rischio. Al suo fianco c'è il fedele maggiordomo Giovanni, al suo servizio da anni e appassionato di spade e samurai.
Un giorno i due, dopo aver svoltato in una strada con divieto d'accesso, investono Aldo, un venditore ambulante abusivo in fuga dalla polizia. Per non trascinare la cosa per le lunghe, Giacomo gli promette una cospicua (per Aldo) somma di denaro al fine di evitare di essere denunciato.
Da questo momento le esistenze dei tre, che paiono destinate a separarsi subito dopo, diventano sempre più intrecciate e ognuno di loro avrà modo di vedere la propria vita cambiata.
Il film parte da un argomento iperclassico, presente anche prima dei tempi di Mark Twain, che ha segnato comunque un epoca con Il Principe e il Povero: lo scambio di ruoli. Seppur con presupposti differenti, il ricco Giacomo scoprirà - dopo un'avversa situazione capitatagli - il differente mondo di Aldo e viceversa, con Giovanni - il quale rappresenta una sorta di ponte tra questi due mondi - preso nel mezzo.
Non vedremo comunque, né credo siano richieste in questo contesto, seriose analisi sulle differenze sociali o le problematiche delle classi meno abbienti. Semplicemente, questa è la storia di tre estranei che, per sventure casuali ed eventi di varia natura altrettanto casuali, arriveranno a diventare amici, scoprendo di essere non così distanti come pensavano. Aiutandosi così l'un l'altro per superare le reciproche difficoltà.
Il tutto, ovviamente, contornato da varie scenette comiche, con in più qualche piccolo elemento di malinconia che però non scalfisce più di tanto l'atmosfera di giocosa serenità che pervade l'intera pellicola. E qualche piccolo omaggio al cinema americano, come Kill Bill Vol. 1 e le versioni americane dei film di samurai, almeno quelle che si riconoscono a prima vista.
A parte Aldo, che rimane fedele a sé stesso, credo che Giacomo e Giovanni abbiano qui leggermente esasperato per motivi narrativi le loro personalità, di modo tale che il venire calati in un'atmosfera del tutto diversa attivi in loro il necessario cambiamento. Cambiamento che rassicura infine lo spettatore.
E gli conferma una volta di più che, sì, sta vedendo i tre comici che ha tanto amato in televisione di nuovo all'opera, stavolta sul grande schermo. E li vedrà ancora.

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