venerdì 27 dicembre 2024

Libri a caso: Troppi Clienti


Nero Wolfe è uno degli investigatori privati più abili e al contempo più pigri che ci siano. Creato dallo scrittore Rex Stout nel 1934 e comparso in decine di opere, si caratterizza per risolvere i casi più intricati non uscendo (quasi) mai dalla propria abitazione, dove si diletta a gustare pranzi succulenti e a coltivare orchidee nella propria serra.
A condurre le indagini sul campo vi sono invece il fido collaboratore Archie Goodwin e una serie di altri investigatori privati. Una delle indagini che riguarda tutti loro avviene in Troppi Clienti (Too Many Clients), pubblicato nel 1960.
Un influente industriale, Thomas Yeager, chiede l'aiuto di Archie Goodwin poiché ritiene di essere pedinato da qualcuno, che ha scoperto un suo appartamento privato che l'industriale vuole rimanga segreto, poiché lì ha degli incontri clandestini con delle amanti.
Archie Goodwin intende capire se davvero questo stalker esista ma, quando Thomas Yeager non si presenta a un appuntamento prefissato, scopre che è stato ucciso. E non è la cosa più problematica, dal momento che vedendo il suo volto capisce che Thomas Yeager non è affatto la persona che ha chiesto il suo aiuto!
Ma allora qual è stata la ragione di tutta quella messinscena e chi l'ha attuata davvero? E questa vita segreta di Thomas Yeager è esistita davvero? Ah, in tutto questo c'è anche Nero Wolfe, ovvio, sempre rinchiuso tra le quattro mura del suo appartamento newyorchese pronto a risolvere il caso.
In quella che è la New York dei ruggenti anni '60 del ventesimo secolo, si innesta una trama molto particolare che parte da un colpo di scena iniziale ben congegnato e da qui crea svariate diramazioni narrative che portano più persone (i troppi clienti del titolo) ad avere a che fare con Nero Wolfe e il suo appartamento.
La trama procede poi lungo binari abbastanza consueti e consolidati e con ruoli altrettanto consolidati, ovvero Archie in giro per le strade ad indagare, saltuariamente a prenderle e sempre a ribattere con più botte, mentre Nero Wolfe si trova tranquillo a casa a vivere volontariamente la sua vita sedentaria, diviso solo tra le orchidee, il cibo... e un'occasionale indagine come questa.
Quindi in sé non c'è molto da dire, se non che in questo caso lo scrittore prova a complicare la vita ai due protagonisti affibbiando loro molti clienti dagli obiettivi divergenti e talvolta in contrasto. Ma a quanto pare tutto ciò pare non mettere mai in difficoltà l'acume di Nero Wolfe, che rimane (poiché è Archie a narrare la storia secondo il suo punto di vista e le sue esperienze) quasi una sorta di entità metafisica.
Ovvero spesso assente, che compare solo per brevi periodi, e quando lo fa porta subito la trama su binari nuovi, pronti a essere seguiti. Una delle migliori incarnazioni viventi, con ogni probabilità, di deus ex machina.

mercoledì 18 dicembre 2024

Fabolous Stack of Comics: Vedova Nera - Amazing Adventures


Nelle sue prime apparizioni, Natasha Romanoff, alias la Vedova Nera, era una spia proveniente dalla Russia comunista che, come Mata Hari e con tanto di calze a rete e maschera domino, cercava di carpire segreti seducendo uomini e ingannando col proprio fascino.
Ma quell'amore finto che mostrava si è rivelato vero nei confronti di Occhio di Falco e, col suo benestare e quello di Tony Stark, ha poi aiutato i Vendicatori in più occasioni, prima di essere reclutata da Nick Fury ed effettuare alcune missioni segrete per conto dello SHIELD.
A questo punto, fumettisticamente parlando, manca solo una prima serie in solitaria a lei dedicata e questo, anche se abbastanza sui generis, avviene nella testata antologica Amazing Adventures. La Vedova Nera è la co-protagonista dei primi otto numeri, condivisi con gli Inumani, pubblicati tra il 1970 e il 1971. I testi sono di Gary Friedrich, Gerry Conway e Roy Thomas, mentre la parte grafica è affidata a John Buscema, Gene Colan e Don Heck.
Mentre cerca di godersi un momento di pausa nel suo lussuoso attico di New York, la Vedova Nera viene coinvolta in una disputa tra dei giovani di un centro sociale e un imprenditore corrotto che vuole sfrattarli per interessi personali, utilizzando se necessario anche la criminalità organizzata. Ma quando i giovani si mettono contro la polizia, sarà difficile per lei venire a capo della faccenda.
Gli eventi lasciano la Vedova Nera molto turbata e si convince - a seguito di altri episodi - che chiunque incroci la sua strada è destinato a fare una brutta fine e medita se abbandonare la propria identità di spia.
Al tempo Natasha Romanoff era la classica straniera in terra straniera. Rinnegata dalla sua nazione di origine e ancora disorientata ad abitare, quasi forzatamente, in un paese di cui deve ancora comprendere a pieno le usanze.
Quindi che lei, reietta, inizi a combattere al di fianco di altri reietti, considerati tali dalla società e le autorità, è un passo quasi automatico. La Vedova Nera abbandona così le lotte supereroistiche per catapultarsi nelle lotte sociali, molto preminenti nel decennio in cui queste storie vennero pubblicate.
Ovviamente il tutto fatto in maniera molto light (del tipo, collaboriamo tutti insieme, vogliamoci bene e risolveremo i problemi, ma non è in realtà così facile, come sappiamo), ma quanto meno va apprezzato il tentativo.
La seconda parte delle storie, invece, verte su trame più prettamente supereroistiche ma, con l'eccezione di un solo comprimario (l'autista Ivan, proveniente anche lui dalla Russia), non si riesce a costruire un solido background.
Oltre a questo, il continuo cambio di sceneggiatori e di trame, alcune delle quali non vengono nemmeno concluse, non aiuta la saga in sé, nonostante venga disegnata da la creme de la creme degli artisti dell'epoca. Questo ne sancisce la sua breve vita.
La Vedova Nera, però, sta per iniziare una nuova fase della sua carriera. In un'altra città e al fianco di un altro supereroe.

martedì 17 dicembre 2024

Fabolous Stack of Comics: Occhio di Falco - Caduta Libera


Agli esordi, Clint Barton alias Occhio di Falco era il ribelle che si opponeva all'autorità, rappresentata da Capitan America. Il giovane degli anni '60 del ventesimo secolo sempre più insofferente rispetto a quello che vedeva come un modo di pensare ancorato al passato (e chi, dunque, meglio di Steve Rogers contro cui opporsi, che da quel passato proviene?).
Col tempo, come noto, i due sono divenuti buoni amici, a dimostrazione che due generazioni diverse possono coesistere e aiutarsi l'un l'altra. E col tempo Occhio di Falco è arrivato ad essere anche una persona più matura e complessa. Leader, vedovo (temporaneo), vagabondo, eroe perfetto alla Cap osteggiato dalla generazione più giovane, perché il passato appunto è destinato a ripetersi.
Tuttavia, in Civil War II, Occhio di Falco ha ucciso Bruce Banner (seppur dietro indicazione ed esortazione dello scienziato stesso) e, anche se in maniera indiretta, questo fa sentire i suoi effetti nella miniserie in sei numeri Caduta Libera (Freefall), pubblicata nel 2020, scritta da Matthew Rosenberg e disegnata da Otto Schmidt.
Occhio di Falco sta cercando di smantellare l'organizzazione criminale di Hood, ma oltre alla potenza del criminale e dei suoi sgherri deve anche fare i conti con gli appoggi politici ed economici che Hood ha e che lo fanno uscire rapidamente di prigione.
Al tempo stesso sulla scena irrompe un nuovo Ronin, una precedente identità adottata proprio da Clint Barton, solo che riesce a dimostrare ai suoi alleati che non può essere lui, facendosi vedere in uno dei luoghi dove costui appare.
Eppure il dubbio rimane: chi è questo Ronin che ricalca perfettamente le mosse di Occhio di Falco? Ha qualche legame con Hood? E come è possibile annientare un'organizzazione criminale che appare invincibile?
Il tema della metaforica caduta dal paradiso di un eroe è qualcosa che deve riflettersi in un background ben preciso, poiché chi si batte per la giustizia deve trovare una motivazione per combattere la stessa battaglia ma passando dalla parte sbagliata della barricata.
Negli ultimi anni, Occhio di Falco si è assunto il ruolo di supereroe di quartiere, passando dalle minacce cosmiche - che pure non ha abbandonato - al proteggere la povera gente da spacciatori e piccoli criminali. E un suo perfetto contraltare è proprio Hood, un piccolo criminale che per volontà e fortuna è divenuto un signore del crimine.
Clint Barton vede dunque vanificati tutti i suoi sforzi contro una sorta di suo doppio oscuro e l'unica rivalsa che vede è quella di giocare sporco, "sporchi" come i disegni dell'artista che tratteggia con abilità questo mondo capovolto, mentre lo sceneggiatore - partendo da un probabile stato di depressione dell'eroe il cui punto di partenza è stato l'uccisione di Banner - priva Occhio di Falco di quegli elementi eroici che lo hanno contraddistinto negli anni precedenti.
Alla fine Clint Barton dovrà dunque prendere una decisione: se tradire i suoi amici e intraprendere una nuova via, molto vicina a quella dei suoi esordi precedenti all'ingresso negli Avengers, oppure ritornare a essere il supereroe di quartiere che molti chiedono che rimanga. Non è detto che sia una scelta così semplice.

lunedì 16 dicembre 2024

Fabolous Stack of Comics: Capitan Marvel - Thanos il Dio Pazzo


Mar-Vell, Capitan Marvel, è già stato molte cose nella sua insolita vita editoriale. Ha esordito come spia dell'Impero Kree per poi diventare un eroe riluttante, diviso tra i suoi doveri come soldato e l'inatteso affetto per il popolo terrestre. E, a partire da E un Fanciullo Ti Guiderà, si è legato a livello molecolare con Rick Jones, facendo iniziare a entrambi una nuova fase delle proprie esistenze.
E, come talvolta accade, ci possono essere idee concepite da altri scrittori che successivi sceneggiatori possono riprendere e portare al successo. Dopo molti anni in cui ha vivacchiato, la serie di Capitan Marvel trova nuova linfa grazie a un nuovo, straordinario nemico e a una nuova saga che si sviluppa nei numeri dal 25 al 33 della serie, pubblicata tra il 1973 e il 1974, scritta da Jim Starlin e Mike Friedrich e disegnata da Jim Starlin.
Sulla scena emerge un nuovo, potente nemico. Si tratta di Thanos e proviene da Titano, il satellite di Saturno da cui è stato cacciato dal suo stesso padre, Mentore, dopo aver causato un'immane distruzione con decine di cadaveri e aver ucciso sua madre.
Thanos, adoratore della Morte, per compiacerla mette gli occhi sulla Terra, dove si trova il potente artefatto noto come Cubo Cosmico. Sfruttando degli agenti al suo servizio come il Super-Skrull e il Controllore, intende impadronirsene per rimodellare la realtà e acquisire poteri divini.
Ma sulla sua strada incontra Capitan Marvel e gli Avengers. Tuttavia nemmeno loro sembrano avere speranze contro questo folle Titano. Eppure, c'è un'entità che da tempo attende questo momento e darà a Mar-Vell quella consapevolezza cosmica di cui ha bisogno per controbattere.
Questo riassunto fa capire come il protagonista della testata, che pure continua a comparire nelle pagine della serie a lui dedicata, in questa saga debba lasciare il posto a un personaggio destinato a divenire una vera e propria icona, fumettistica e cinematografica.
Thanos, per l'epoca, è un villain diverso dagli altri. Non ha ambizioni di divenire ricco, di conquistare il mondo o sconfiggere il supereroe che lo ha sconfitto. Thanos è l'essere che vede nell'oblio, nel nichilismo totale l'unica via di uscita da un cosmo impazzito - almeno secondo il suo punto di vista.
E l'emblema di questo nichilismo è la Morte, di cui diviene un adoratore e che vuole compiacere, offrendo a lei quel cosmo impazzito perché precipiti in quell'oblio da lui bramato.
Di fronte a quelle persone che rimangono salde sui loro valori incentrati sulla patria e il mantenimento dello status quo, Thanos diviene quell'anarchico ribelle che intende destabilizzare tutto, una figura - sempre presente nella storia a vario titolo - che diviene molto preminente in quel periodo.
Per affrontare questo caos, che nasce dalla prevaricazione e dall'ignoranza, Capitan Marvel subisce una nuova metamorfosi (la quarta in quattro cicli, una bella costante). Non può più essere un soldato che esegue degli ordini, ovviamente, tantomeno un supereroe classico che si batte per ciò che ritiene giusto.
Mar-Vell diviene araldo della consapevolezza cosmica. Di fronte a Thanos emblema del Nulla, Capitan Marvel diviene l'incarnazione della conoscenza. In maniera allegorica, viene sottolineato come questa possa rivelarsi l'arma più efficace, e meno sanguinaria, per controbattere a chi ritiene di essere dalla parte del giusto annientando delle persone per quello che ritiene essere un bene superiore.
E Jim Starlin da che parte si pone, poiché non si può non notare la sua fascinazione per Thanos? Ebbene, lo sceneggiatore e disegnatore, come molti di noi, è diviso tra il Male assoluto rappresentato dal Titano e la Conoscenza propugnata da Mar-Vell. Tutti noi, talvolta, rischiamo di cedere ai nostri più oscuri istinti o di arrenderci di fronte alle difficoltà della vita, di consegnarci a quell'oblio eterno che tanto può risultare salvifico.
Le persone comuni possono liberarsi di questo oscuro desiderio tramite la psicanalisi o altre valvole di sfogo. Gli scrittori, invece, hanno i libri e i fumetti dove riversare questi loro turbamenti. E provare a liberarsi da essi.

martedì 26 novembre 2024

Fabolous Stack of Comics: Dragonero/Conan - Le Gemme di Aquilonia


Da molti anni la letteratura italiana può vantare una corrente fantasy che risulta abbastanza florida e che, pur non potendo competere con quella anglosassone e americana, per quantità ed esperienza, cerca quantomeno di farsi valere.
Anche nel fumetto italiano l'elemento fantasy ha ormai preso piede, dopo decenni di benevolo ostracismo a favore di generi più consolidati quali il western e l'horror. Oltre a case editrici di rilievo, anche la realtà editoriale più importante, la Sergio Bonelli Editore, campa bene di rendita col fantasy grazie a Dragonero, ormai pubblicato in varie incarnazioni da oltre dieci anni.
E giunge dunque il momento di farlo alleare con uno dei più celebri eroi fantasy della letteratura e del fumetto americano, ovvero Conan. Il tutto in Le Gemme di Aquilonia, miniserie di tre numeri pubblicata nel 2024, scritta da Luca Enoch e Stefano Vietti e disegnata da Lorenzo Nuti.
Inseguendo un drago che ha trafugato delle potenti gemme mistiche nella città di Tarantia, Conan si ritrova catapultato nell'Erondar di Dragonero e viene imprigionato.
Qui fa la conoscenza di Ian Aranill e i due stringono quella che appare come una scomoda, ma inevitabile alleanza per debellare una minaccia che appare troppo grande anche per l'uccisore di draghi. Una minaccia che rischia di distruggere due regni.
Come nei precedenti team-up che hanno visto protagonisti un eroe della Bonelli e uno appartenente a un'altra casa editrice, la sfida che si pone agli sceneggiatori è quella di dare il giusto spazio ad entrambi e questo è ancora più valido per quest'opera, se consideriamo che è stata scritta dai creatori di Dragonero e del suo mondo.
Ma la sfida suddetta viene raccolta e affrontata, dando ad entrambi gli eroi il giusto ed egualitario spazio. A tale scopo, oltre a dare a volte a Dragonero, a volte a Conan l'onore della ribalta, si adotta un intelligente stratagemma narrativo per cui la trama, grazie al potere inestricabile della magia, si ambienta per metà nell'Erondar e per metà nell'Era Hyboriana.
Una sorta di par condicio narrativa al servizio comunque di una trama che fa ampio uso dei concetti tipici del fantasy, come la presenza di creature magiche, di terre pericolose ed ignote, regni con immensi palazzi, maghi e stregoni.
Una trama che inoltre pare anche debitrice di alcuni concetti tipici del fumetto americano, come le prime incomprensioni tra i due eroi che poi, però, mettono da parte le loro divergenze per affrontare una minaccia comune, e poi si intendono alla perfezione nonostante non si fossero mai incontrati prima.
Anche stavolta si va sul sicuro con elementi consolidati che possano accompagnare per mano il lettore fino all'ultima pagina. Dopodiché, se vorrà approfondire le avventure di uno o dell'altro eroe, spetterà a lui la decisione.

lunedì 25 novembre 2024

Fabolous Stack of Comics: Prodigy - La Società di Icaro


Edison Crane è l'uomo più intelligente del mondo, o almeno così lui dice, e al tempo stesso uno dei più ricchi. Con una mente sempre attiva e alla costante ricerca di sfide che possano metterlo in difficoltà, la sua vita è tuttavia una serie di attività che padroneggia con la stessa facilità con cui noi effettuiamo semplici calcoli.
Talvolta, però, anche l'intelletto di Edison Crane viene messo alla prova: è accaduto una prima volta nella storia in cui ha esordito, La Terra Malvagia, e avviene di nuovo in La Società di Icaro (The Icarus Society), miniserie di cinque numeri pubblicata da Image Comics nel 2022, scritta da Mark Millar e disegnata da Matteo Buffagni.
Cos'è che può davvero mettere in difficoltà la persona più intelligente al mondo? Semplice, altre persone che dichiarano di essere le più intelligenti al mondo.
Stavolta Edison Crane ha a che fare con una insolita società segreta, denominata la Società di Icaro, i cui componenti sono in lotta tra loro per il ritrovamento di antichi manufatti che porterebbero a individuare il luogo dove si trova la leggendaria città di Shangri-La.
Suo malgrado, Edison Crane viene coinvolto in queste lotte di potere sotterranee. Ma possibile sia stato davvero scalzato dal ruolo di persona più intelligente al mondo?
Formula vincente non si cambia, dice il famoso motto, e questo può sicuramente essere applicato a questa miniserie. Se nella prima storia, che pure doveva introdurre il personaggio, si vedeva Edison Crane in apparente difficoltà contro una sfida che pareva non essere in grado di padroneggiare, in questa nuova storia troviamo... Edison Crane in apparente difficoltà contro una sfida che pare non essere in grado di padroneggiare.
C'è un contorno leggermente diverso, tuttavia, visto che si ritrova di fronte a persone che davvero rivaleggiano col suo intelletto, ma dentro di noi nel corso della lettura permane la sensazione che all'ultimo istante, come il miglior prestigiatore, il protagonista tirerà fuori il proverbiale asso nella manica, in realtà evidente fin dal principio.
Così è anche in questa occasione e non deve stupire sia così. Ho come l'impressione che questo dovesse essere un prodotto rassicurante, ben narrato ma al tempo stesso senza troppe sorprese, che guidasse per mano il lettore.
Tuttavia Edison Crane non rimane immutato dall'esperienza: pur conservando a pieno titolo il suo appellativo, inizia a essere definita in maniera maggiore la sua figura e un rapporto conflittuale col padre, tema molto presente nelle storie di Mark Millar.
Quindi un ritorno dell'uomo più intelligente al mondo è inevitabile.

sabato 16 novembre 2024

A scuola di cinema: A Distanza Ravvicinata (1986)

Anni '60 del ventesimo secolo: La banda criminale capeggiata da Bruce Johnston Sr. inizia ad operare in Pennsylvania, nella Chester County, seppur col tempo le sue attività si espanderanno anche altrove.
Il modus operandi della banda, di cui fa parte anche il figlio omonimo di Johnston, è consolidato: rubare merci di vario tipo, sottraendole da depositi incustoditi o da camion non sorvegliati, sviando la polizia con annunci di false attività criminali in altri posti più lontani, per permettere ai componenti della banda di agire in maniera indisturbata.
La polizia e l'FBI iniziano a mettere nel mirino la banda di Bruce Johnston Sr. quando, nel 1972, uno dei loro componenti uccide due poliziotti. Invece che tenere un profilo basso, la banda di Johnston inizia a compiere rapine sempre più ardite, col risultato che le autorità iniziano a stringere il cerchio attorno a loro.
Temendo che i componenti più giovani possano testimoniare contro di loro, nell'agosto 1978 l'intero gruppo capeggiato dal figlio Bruce Johnston Jr., alcuni dei quali minorenni, e la fidanzata quindicenne di costui, Robin Miller, vengono assassinati dietro ordine del padre del ragazzo. Bruce Johnston Jr., però, miracolosamente si salva dall'attentato ai suoi danni, pur rimanendo gravemente ferito.
Questo gli consente, una volta ripresosi, di diventare un testimone chiave nel processo contro Bruce Johnston Sr. e gli altri componenti della banda, i quali nel 1981 vengono condannati a un numero considerevole di ergastoli, pari agli omicidi commessi.
Questi drammatici eventi diventano poco tempo dopo la base per una pellicola.


La storia del conflitto tra padre e figlio viene alla luce su alcuni giornali durante la fase processuale e cattura l'attenzione dello sceneggiatore Elliott Lewitt il quale, insieme al collega Nicholas Kazan, trae da essa una sceneggiatura.
Non è tuttavia così semplice trovare poi uno studio disposto a finanziare il progetto: nonostante la qualità della sceneggiatura, essa è anche ritenuta fin troppo cupa. Il regista Bob Rafelson, col possibile interesse da parte di Jack Nicholson di interpretare l'epigono di Bruce Johnston Sr., tenta invano per tre anni di ottenere un budget di 13 milioni di dollari per avere il via libera.
Quando Bob Rafelson rinuncia a perseguire questo intento, un altro regista, James Foley, che era a conoscenza di questa sceneggiatura da qualche tempo, si fa avanti. Il progetto attira infine l'interesse della Hemdale Film Corporation e della Orion Pictures, pronte a finanziarlo con 6 milioni di dollari.
Per il ruolo di Brad Whitewood Sr. (l'omologo di Bruce Johnston Sr.) viene scelto in prima battuta Robert De Niro, ma l'attore rifiuta in quanto ritiene il carattere del personaggio troppo cupo. La parte viene dunque affidata a Christopher Walken.
Elliott Lewitt invia una copia della sceneggiatura a Bruce Springsteen, con la richiesta se possa essere interessato a comporre una canzone per la colonna sonora.
A quel tempo, Sean Penn è fidanzato con la sorella del cantante, Pamela Springsteen, e dunque gravita attorno alla casa del celebre compositore. Steve Van Zandt, un musicista che collabora con Bruce Springsteen, passa dunque la sceneggiatura al fratello Billy, il quale a sua volta la condivide con Sean Penn.
L'attore ne rimane subito intrigato ed entra in contatto col regista James Foley, stringendo con lui una buona amicizia.
Poiché Sean Penn ha anche altre proposte sul piatto, con un compenso più remunerativo, Foley gli offre la possibilità di avere il ruolo del figlio di Brad Whitewood e l'approvazione finale della sceneggiatura e di poter suggerire delle modifiche, che saranno soggette unicamente alla sua supervisione. Elliot Lewitt non è molto entusiasta della cosa, ma questa manovra assicura la presenza dell'attore.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 29 maggio 1985, in Tennessee.
Anche se la loro presenza sul set non è richiesta, i due sceneggiatori Elliot Lewitt e Nicholas Kazan supervisionano l'andamento delle riprese e invano tentato di bloccare le modifiche imposte dalla produzione, che preferisce concentrarsi maggiormente sulle dinamiche tra padre e figlio (laddove invece la sceneggiatura dei due scrittori era incentrata molto di più anche su altri personaggi).
Christopher Walken ha l'abitudine di controllare tutte le pistole presenti sul set che dovranno comparire in una scena che lo vede protagonista, per essere sicuro che tutto andrà bene e per suoi motivi personali (il minimo, per chi ha interpretato Il Cacciatore).
Durante il confronto finale tra lui e Sean Penn, l'attore controlla la pistola di scena come suo solito, ma prima che si dia inizio alle riprese Sean Penn si fa consegnare un'altra pistola.
Quando cominciano le riprese, dunque, Christopher Walken si avvede subito che l'arma non è quella da lui esaminata. Perciò le esclamazioni e i movimenti di terrore che ne seguono non sono motivati da esigenze recitative: Walken era davvero preda della paura in quel momento.
Le riprese si concludono a fine agosto 1985.
Elliot Lewitt e Nicholas Kazan tentato un'ultima sortita cercando di collaborare al montaggio del film, anche dichiarandosi pronti a investire il proprio denaro, ma questa possibilità gli viene negata.
Per la colonna sonora, è Sean Pean stesso a suggerire di affidare un pezzo a Madonna, all'epoca sua compagna (e James Foley gli aveva fatto da testimone). Il risultato è Live To Tell.
A Distanza Ravvicinata (At Close Range) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 18 aprile 1986. A fronte di un budget di sei milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare circa due milioni e mezzo di dollari.
Bruce Johnston Sr., dopo la sentenza di condanna, tenta più volte di ricorrere in appello, ma questo gli viene negato. Muore infine nel 2002, mentre è ancora in prigione in Pennsylvania.
La vita di Bruce Johnston Jr. dopo il processo non diviene più idilliaca. L'uomo continua a porsi più volte dalla parte sbagliata della legge, finendo per essere infine condannato nel 2013 per traffico di sostanze stupefacenti.
A Distanza Ravvicinata rappresenta anche la prima collaborazione tra Sean Penn e Madonna, seppur su differenti aspetti lavorativi. Quello stesso anno i due rinnoveranno la loro collaborazione in ambito cinematografico recitando insieme in Shanghai Surprise, mentre il regista James Foley dirigerà la cantante in Who's That Girl... ma questa è un'altra storia.

martedì 12 novembre 2024

Libri a caso: I Medici - Una Dinastia al Potere


La storia è foriera di tanti eventi che non sfigurerebbero in un romanzo. Eventi drammatici, spesso, come delle sanguinose guerre, oppure l'ascesa e la decadenza di una famiglia.
E i romanzieri sono ben felici di attingere a tali eventi e plasmarli in una forma che sia diversa da quella che si può trovare nei libri di storia, in una gioiosa commistione tra fantasia e realtà.
Ne è un esempio I Medici: Una Dinastia al Potere, scritto da Matteo Strukul e pubblicato da Newton Compton nel 2016.
Nel 1429, con la morte del patriarca Giovanni De' Medici, i figli Cosimo e Lorenzo gli succedono nella gestione del Banco e nelle attività politiche e culturali che animano la città di Firenze.
Mentre viene conclusa la costruzione, sotto la supervisione di Filippo Brunelleschi, della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Cosimo e Lorenzo si ritrovano invischiati loro malgrado nei giochi di potere e rivalsa portati avanti da Rinaldo degli Albizzi, il quale mira a scalzarli dal predominio sulla città toscana.
Nel mentre, una misteriosa donna medita vendetta contro la famiglia Medici per un drammatico evento subito in passato.
Il romanzo copre un arco temporale molto lungo, partendo dal 1429 e terminando nel 1453. Ci troviamo dunque nel tardo Medioevo, per la gioia di Alessandro Barbero, quando buona parte del mondo risultava ancora ignota e l'Europa, soprattutto l'Italia anzichenò, era la culla di conflitti, arte, storie d'amore e vendette, la ricetta perfetta per un disastro... o per un'opera.
Quindi questo libro è la storia, con la S maiuscola, che si piega alle esigenze della narrativa, ma al tempo stesso vede la narrativa rispettare il più possibile la storia. Poiché tutti gli eventi importanti descritti, compresi fatti che potremmo anche scambiare per licenze creative quali l'esilio di Cosimo e Lorenzo da Firenze e la prigionia del primo, sono in realtà fatti realmente accaduti e modificati quel tanto che basta perché siano funzionali alla storia con la s minuscola, ma senza stravolgerli.
E buona parte dei personaggi sono in realtà personalità realmente esistite a quel tempo, con la doverosa aggiunta di qualche personaggio di fantasia perché il tutto sia narrativamente più fluido. Suppongo che invece le varie descrizioni dei personaggi siano sì frutto di ricerca basata su documenti del tempo, ma anche di libertà creativa.
Ecco dunque Cosimo De' Medici visto come il mecenate e l'illuminato roso dai dubbi sui sacrifici che occorre fare per la lotta al potere. Oppure Rinaldo degli Albizzi descritto come un codardo, un leone da tastiera ante-litteram (e non c'erano nemmeno le tastiere al tempo). O infine, ma non ultimo, Filippo Maria Visconti ritratto come un mezzo pazzo.
Una concessione alla narrativa è la descrizione dei personaggi femminili. La concezione medioevale della donna secoli dopo non è più in sintonia col sentire moderno e dunque sia la moglie di Cosimo che la "villain" della situazione hanno un forte spirito intraprendente e motivazioni personali molto ben definite e che portano avanti a qualsiasi costo.
Perché può essere anche il Medioevo, ma certe emozioni e certi comportamenti rimangono immutati col tempo.

lunedì 11 novembre 2024

Fabolous Stack of Comics: Tex - Il Potere delle Tenebre


Il fumetto supereroistico americano ci insegna e ci ricorda in maniera costante che niente e nessuno può placare la sete di vendetta di un criminale, nemmeno la morte.
E per quanto possa essere difficile crederlo, questo concetto - seppur in maniera differente e minore - si applica anche a una parte del fumetto italiano. E se dobbiamo pensare a una storica rivalità del fumetto seriale, uno dei primi esempi, se non il primo, che ci viene in mente è l'eterna inimicizia tra Tex Willer e Mefisto.
Nata sin da quando Tex non era ancora un Ranger del Texas, nella storia Fuorilegge, dove Steve Dickart era ancora una spia che aveva al proprio fianco la sorella Lily, e giunta fino a Black Baron, le cui conseguenze hanno visto Mefisto divorato vivo dai topi e precipitato nei regni infernali.
Ma può appunto questo fermare la sua sete di vendetta? Ovviamente no ed ecco dunque l'arcinemico di Tex ritornare nella saga Il Potere delle Tenebre, pubblicata nel 2002 negli albi dal 501 al 504 di Tex, scritta da Claudio Nizzi e disegnata da Claudio Villa.
Rifugiatasi a Parigi e rimasta nascosta per decenni, Lily Dickart si è sposata con un nobile russo di nome Boris. Costui la mette in contatto con un potente medium indiano di nome Narbas, in grado di comunicare con l'aldilà.
Grazie a lui, Lily ha la possibilità di poter parlare con suo fratello Steve, alias Mefisto, trattenuto sul piano della realtà per via del suo odio verso Tex e i pards. Un odio che potrebbe trovare nuova linfa, poiché vi è un rituale mistico padroneggiato da Narbas che potrebbe riportarlo in vita.
Al contempo Nuvola Rossa, stregone della tribù Navajo, avverte quanto sta accadendo sul piano mistico e avvisa Tex e i suoi pards, i quali però rimangono scettici rispetto a un ritorno di Mefisto, ormai dato per morto in maniera definitiva.
Le formule narrative consolidate, quelle che risultano tanto gradite ai lettori di fumetto seriale, diventano poi qualcosa di difficile di cui liberarsi per sempre. Gli scontri tra Tex, i pards e Mefisto - che ritornavano ogni tanto con regolarità seguendo precise strade - evidentemente rientrano in questo concetto di formula.
Tanto che quando lo stregone è scomparso dalle scene dopo Black Baron è diventato appunto qualcosa di complicato da rendere definitivo. Perché si sa, i lettori ogni tanto richiedono di essere rassicurati con una di quelle saghe narrative che così tanto hanno apprezzato. Lamentarsi di questo è inutile, lo si fa quantomeno dai tempi di Sherlock Holmes.
E dunque questo ritorno letterale di Mefisto dalla morte, laddove prima era solo stato dato per deceduto, ha il preciso scopo di rimettere in piedi quella rivalità storica e quella formula narrativa. Che proseguirà poi esattamente come sempre fatto prima (Mefisto rapisce i pards, concepisce arditi e alquanto arzigogolati piani di vendetta con i suoi alleati occasionali, Tex intuisce tutto e lo stregone fugge): sì non è nulla di nuovo ed è proprio ciò che si è voluto.
A dare qualcosa in più a questa nuova saga due elementi. In primo luogo il ritorno di Lily Dickart, personaggio che avrebbe potuto rivelarsi fondamentale ma era stata dimenticata dagli sceneggiatori precedenti e che si dimostra persona diabolica alla pari del fratello.
In secondo luogo i dettagliati e mirabolanti disegni di Claudio Villa, abile in particolar modo a risaltare i volti dei protagonisti, dando quegli sguardi indemoniati e malvagi a quelli negativi e ammantando di una sorta di aura di positività quelli positivi.
Un ritorno dalla morte è solo il preludio a un nuovo inizio, consolidato. Tale questo è.

martedì 5 novembre 2024

Libri a caso: Un Delitto in Olanda


Prima o poi deve succedere, per ogni investigatore che si rispetti questa è una tradizione da seguire. È accaduto al progenitore di tutti, Sherlock Holmes, come a Hercule Poirot e molti altri. E non poteva non accadere al Commissario Maigret, il personaggio ideato da Georges Simenon, ovvero quella di un'indagine che si svolge fuori dalla sua nazione di appartenenza.
Evento verificatosi già marginalmente in L'Impiccato di Saint-Pholien, ritorna come argomento principale in Un Delitto in Olanda (Un Crime en Hollande), pubblicato nel 1931.
Il Commissario Maigret viene inviato in Olanda, presso il piccolo villaggio di Delfzijl. Un uomo del posto di nome Conrad Popinga è stato ucciso da un colpo di pistola è il principale indiziato è Jean Duclos, un conferenziere e cittadino francese.
Tuttavia, prima e nel momento dell'omicidio, alcuni eventi e numerose altre persone sono gravitate attorno alla vittima prima del colpo fatale. Tra amanti segrete, misteri di famiglia e difficoltà di comprensione linguistica, Maigret si ritroverà con una ragnatela di intrighi difficile da disfare.
Cambia la nazione in cui si svolge l'azione, ma non cambiano certi punti fermi della saga di Maigret, giunta qui all'ottavo capitolo. A partire da un tipo di ambientazione molto caro allo scrittore, ovvero il piccolo villaggio dove poche decine di anime interagiscono tra loro (peraltro una città realmente esistente, di certo visitata da Georges Simenon che la descrive con dovizia di particolari).
E passando poi per la personalità dell'investigatore, un tipo tranquillo capace di restare indifferente di fronte a ciò che gli si dice, lasciando molti di stucco col suo mutismo e con le sue risposte monosillabiche, salvo poi esplodere quando qualcuno gli fa perdere tempo.
Il fatto che Maigret si ritrovi, per doveri istituzionali, fuori dalla sua nazione di appartenenza è occasione per mettergli di fronte un insolito ostacolo, considerato che alcuni dei sospettati non parlano il francese e lui a sua volta non conosce l'olandese. E inoltre non conosce la città e le sue caratteristiche.
Ma laddove non arriva la reciproca comprensione, giunge l'intuito del commissario e la sua capacità di analizzare le personalità dei vari sospettati. Perché anche se i popoli sono differenti, certi sentimenti come l'amore, l'approfittarsi del prossimo e il rancore rimangono invariati.
Seppure forse questo romanzo non sia incisivo come i precedenti, Maigret - sempre più guidato da un personale senso di giustizia, che non coincide con quello della massa - giunge alla soluzione con una costanza che ha dell'invidiabile, arrivando a escludere ogni singolo sospettato fino a lasciare solo il vero colpevole.
In una sorta di raduno dei possibili assassini in stile Agatha Christie, ma personalizzato e diversificato. E alla fine una sola cosa è davvero importante per Maigret: poter tornare a casa. In un territorio che ben conosce.

lunedì 4 novembre 2024

Libri a caso: Il Tempo delle Metamorfosi


Si sa, la fantascienza può essere terreno di avventure spaziali e cosmiche, nella pura tradizione dell'avventura e dell'intrattenimento di massa, ma può anche essere utilizzata per storie più intimiste. Dove la fantascienza diviene lo specchio dei tempi, non necessariamente solo dei tempi in cui vive lo scrittore.
Ne è un esempio Il Tempo delle Metamorfosi (A Time of Changes), scritto da Robert Silverberg e pubblicato nel 1971.
Sul pianeta Borthan vi sono svariate regioni che vivono seguendo ognuna un proprio governo e un proprio codice. Ma per tutte queste vige il Comandamento, che vieta severamente di parlare di sé in prima persona, atto considerato esibizionista e blasfemo e punibile col carcere.
Kinnall Darival è il secondogenito della più importante autorità di una regione del pianeta. Quando il padre muore in un incidente di caccia, temendo di venire esiliato oppure ucciso dal proprio fratello maggiore, fugge in cerca di fortuna altrove.
Quella fortuna, se così la si può definire, si concretizza nell'incontro con un terrestre di nome Schweiz, il quale lo porterà a mettere in discussione il Comandamento e il suo stesso stile di vita.
Se la contestualizziamo nel periodo in cui è uscita, quest'opera è e rimane molto particolare. Poiché cerca di sfruttare le potenzialità della fantascienza, tra cui quella di descrivere probabili scenari futuri derivati dal presente, abbandonando ogni pretesa di un crescendo di azione o utilizzo di numerosi colpi di scena.
Infatti quello di Kinnall Darival, come il titolo stesso lascia presagire, non è un viaggio avventuroso, bensì un percorso interiore che lo porta a scoprire dei lati inediti di sé stesso, attivando quel cambiamento, quella metamorfosi prima mai immaginata. Una sorta di insolito romanzo di formazione, dunque.
Metamorfosi che avviene sia da un punto di vista fisico, tramite l'uso di una droga speciale che mette in comunione le anime, sia da un approccio metafisico, che porta da quella comunione a scoprire lati inediti di sé e delle persone che circondano il protagonista.
Siamo, al tempo della pubblicazione, agli inizi degli anni '70 del ventesimo secolo. I moti giovanili del 1968 e il festival di Woodstock sono eventi recenti e ancora ben scolpiti nella memoria. Così come era ben viva e pulsante la cultura hippie, che utilizzava le droghe per esplorare lati inediti della propria coscienza, approccio forse un po' semplicistico ma tant'è.
Quindi la metafora di un paria della società, che di quella società stessa diviene poi parte integrante e cerca di destabilizzarla mettendosi contro l'establishment che lo crocifigge per l'utilizzo di una droga, pare un'allegoria abbastanza evidente.
Noi non sapremo mai se la crociata di Kinnall Darival avrà successo, questo punto viene lasciato volutamente in sospeso. Il protagonista - e l'autore insieme a lui - lascia al lettore questo giudizio, chiedendogli di non farsi offuscare dai pregiudizi.
Cinquant'anni dopo la risposta a questa domanda ha ancora importanza? Se questa domanda è se valga la pena talvolta, in certi contesti, di mettere in dubbio ciò che altri ti impongono e cercare di cambiare le cose, allora forse sì, ha ancora importanza.

lunedì 28 ottobre 2024

Fabolous Stack of Comics: Capitan Marvel - E un Fanciullo Ti Guiderà


Al termine del ciclo realizzato da Arnold Drake e Gary Friedrich, Capitan Marvel è riuscito a riscattarsi dalle accuse che i suoi nemici gli avevano affibbiato e a ottenere un nuovo costume ideato dalla Suprema Intelligenza in persona... esatto, Gil Kane.
Ma con Yon-Rogg ancora a piede libero, Carol Danvers sua prigioniera e Mar-Vell rimasto bloccato nella Zona Negativa, sembra non mettersi bene per il nostro eroe. Ed ecco dunque che ritorna il team creativo originario, o quasi, ovvero Roy Thomas ai testi e Gil Kane ai disegni, che rimette Capitan Marvel in carreggiata con un nuovo ciclo che viene tuttavia pubblicato a fasi alterne tra il 1969 e il 1970, viste le vendite non eccelse.
Rimasto imprigionato nella Zona Negativa, Mar-Vell riesce a contattare Rick Jones, reduce da una sfortunata collaborazione con Capitan America. Il giovane ritrova in una caverna delle negabande appartenute al popolo Kree in passato e, sbattendole, scopre di potersi scambiare di posto per tre ore con Capitan Marvel.
L'eroe può dunque andare al salvataggio di Carol Danvers e avere la resa dei conti finale con Yon-Rogg, ma questo è solo l'inizio di un periglioso viaggio che lo porterà ad affrontare Hulk. Mentre la convivenza con Rick Jones, che sta cercando un proprio scopo nella vita, non è delle più facili.
Il ciclo si pone l'obiettivo dichiarato di dare un nuovo percorso narrativo a Capitan Marvel, allontanandolo dal precedente status quo, evidentemente ritenuto non soddisfacente (e che comunque giocava sempre sulle stesse variabili che si ripetevano in continuazione).
Via dunque lo storico avversario Yon-Rogg, che finisce seppellito sotto una valanga di rocce. Fuori dai giochi Carol Danvers, anche se solo temporaneamente come vedremo. Ed ecco l'ingresso di un nuovo comprimario, Rick Jones, peraltro ben noto ai lettori della Marvel.
Da qui si iniziano a costruire nuove dinamiche, inserite all'interno di una consolidata cornice supereroistica, basate sull'interazione e la convivenza forzata tra Mar-Vell e Rick Jones, convivenza che non li porta peraltro a incontrarsi mai fisicamente.
Rick Jones è il giovane ribelle che vive di ideali e vuole sfondare nel campo della musica, la sua passione, mentre Mar-Vell è l'adulto saggio e che già molte drammatiche esperienze di vita alle spalle. Sembra quasi, ma toglierei il quasi, che questa sia un'allegoria del periodo in cui le storie vennero pubblicate.
Anni che facevano seguito alle contestazioni giovanili del 1968, con dei ragazzi - cresciuti in una società in continua crescita - con nuove idee che non riuscivano a parlare o farsi comprendere dalle generazioni precedenti, che avevano vissuto almeno un conflitto bellico mondiale. Dinamiche peraltro che si sono poi ripetute nel tempo in maniera costante.
A seguito di questo breve ciclo, Capitan Marvel continua a vivere altre avventure, in una serie di fill-in che vengono pubblicati in un arco di tre anni in maniera molto intermittente. Fino a quando giunge uno sceneggiatore che cambia tutto.

martedì 15 ottobre 2024

Fabolous Stack of Comics: Devilman


Nei testi biblici la figura di Satana è ben presente e non viene mai nascosta. Poiché ad opporsi al bene assoluto può esserci solo il male assoluto. Satana è dunque il diavolo tentatore, che ha cacciato gli umani dal Paradiso Terrestre e provato invano a portare Gesù Cristo ad abbandonare il proprio Padre.
Ma Satana, in testi non appartenenti al canone biblico (sì, esiste la continuity anche per la Bibbia) e inoltre nella Divina Commedia di Dante Alighieri, è anche l'angelo caduto Lucifero, cacciato da Dio stesso dal Paradiso e fatto affondare nelle profondità terrestri, che sono poi divenute l'Inferno.
Il contrasto tra Satana e l'umanità, con un differente tipo di "messia", si ritrova in Devilman (Debiruman), manga scritto e disegnata da Go Nagai, pubblicato tra il 1972 e il 1973.
Millenni fa vi fu una tremenda lotta tra gli angeli della luce e i demoni oscuri, al termine della quale questi ultimi vennero imprigionati nelle profondità glaciali.
Liberati da una spedizione di ricerca, i demoni tornano a diffondersi lungo il pianeta. Il giovane studente Ryo Asuka intuisce il pericolo rovistando tra i documenti appartenuti al defunto padre e chiama al suo fianco l'amico Akira Fudo, che lega a un demone, Amon, a seguito di un sabba mistico.
Akira Fudo diventa così Devilman e si ritrova a lottare contro altri demoni inviati dal demone supremo, Lord Zenon. Akira Fudo rischia in più momenti di perdere la propria umanità a discapito del demone Amon, ma a sostenerlo vi è l'amore per Miki Makimura e la famiglia che l'ha adottato.
Eppure il demone più insidioso, più subdolo sta per fare la sua comparsa sulla scena.
Se pensiamo che questa storia è stata pubblicata più di cinquanta anni fa, c'è da restare stupiti e sconvolti di fronte alle scene di violenza che la costellano e che non lasciano indifferenti. L'autore non si fa problemi a mostrare fiotti di sangue, città distrutte, stragi, donne e bambini decapitati, poiché in ultima analisi questa è un'opera dove pervade un forte sentimento di cinismo e disillusione nei confronti dell'umanità.
Devilman appare come la visione del mondo e delle sue contraddizioni da parte di un autore giapponese cresciuto nell'immediato dopoguerra (Go Nagai nasce nel 1945) che, oltre a vedere il Giappone perdere la propria indipendenza da altri paesi e divenire più globalizzato, constata coi suoi occhi che tutti quei conflitti, tutti quei milioni di morti e le distruzioni causate dalle bombe atomiche paiono non aver insegnato nulla.
Quando Devilman viene pubblicato, infatti, la Guerra Fredda non si è ancora del tutto placata e con essa permane l'ombra di un conflitto nucleare. Inoltre, sta infuriando il conflitto in Vietnam, dove vengono impiegate anche devastanti armi chimiche.
Quindi quell'autore, che da bambino ha camminato tra le rovine del Giappone sconfitto e gli orrori che il conflitto bellico aveva portato con sé, ora vede di fronte a sé da adulto un nuovo scenario da incubo. Uno scenario apocalittico.
Ed ecco dunque tutta la sua delusione e rabbia nei confronti dell'umanità, esemplificate da Akira Fudo. Perché i demoni, pur nella loro spietatezza, hanno una motivazione che li guida: vogliono riprendersi qualcosa che apparteneva loro e che a loro avviso è stato insozzato dagli umani. Mentre gli umani non si fanno scrupolo ad attaccare i loro simili per futili motivi.
Poiché alla fine l'atto più crudele, più drammatico e più tragico di questa storia non viene compiuto dai demoni, bensì dagli umani, che collettivamente come razza si rivelano i peggiori. Satana stesso lo dice: i demoni non devono fare nulla per riconquistare il pianeta, devono solo far sì che gli umani si distruggano da soli. Poiché essi stessi sono i loro peggiori nemici.
E come dare torto al diavolo tentatore?

giovedì 10 ottobre 2024

Fabolous Stack of Comics: Black Hammer - Origini Segrete


Può capitare a volte che i supereroi siano sbalzati in un'altra dimensione, magari senza memoria del loro mondo di provenienza e con solo dei ricordi sbiaditi delle loro precedenti vite. Ma in tutti i casi visti finora la trama si è sempre concentrata sul ritorno nel loro mondo e il recupero delle loro identità.
Ma cosa accadrebbe se quei supereroi rimanessero bloccati in quest'altra dimensione addirittura per anni? Ne dà una risposta Black Hammer, serie ideata da Jeff Lemire e pubblicata dalla Dark Horse a partire dal 2016. La prima saga di sei numeri, disegnata da Dean Ormston, si intitola Origini Segrete (Secret Origins).
In un anonimo villaggio di campagna vive da dieci anni un'anonima famiglia, il cui impegno quotidiano più emozionante sembrerebbe coltivare i campi e accudire gli animali della fattoria.
In realtà non è così: i componenti di questa presunta famiglia, alcuni dei quali non possono rivelarsi al pubblico visto il loro aspetto inumano, sono in realtà gli eroi di Spiral City, precipitati in un'altra dimensione a seguito di una crisi cosmica in cui era coinvolto il loro scomparso compagno di squadra Black Hammer.
Da anni gli eroi cercano un modo per tornare nel loro mondo, ma ormai hanno perso le speranze. E mentre si abituano con fatica alle loro nuove vite, la figlia di Black Hammer non ha ancora rinunciato a ricercare suo padre e i suoi sperduti alleati.
Ecco cosa non troverete in quest'opera. Non troverete lunghe e prolungate battaglie tra supereroi e supercriminali. Non vedrete i suddetti supereroi sventare all'ultimo momento possibile la minaccia che rischia di distruggere il mondo. Non vedrete eleganti quartier generali o invenzioni fantascientifiche.
In questo caso, infatti, Jeff Lemire mischia, per sua stessa ammissione, le atmosfere di Essex County che pubblicava agli esordi con quelle delle storie supereroistiche con cui si è fatto conoscere dal grande pubblico.
Lo fa mettendo in scena un meraviglioso contrasto tra il passato dei sei supereroi e la loro vita attuale. Abraham Slam, Colonnello Weird, Goldel Gail, Barbalien, Talky-Walky e Madame Dragonfly. Sei personaggi che ricordano a modo loro altri eroi e le epoche d'oro e d'argento del fumetto.
Personaggi, però, che sono ormai l'ombra di ciò che erano un tempo e i flashback che li riguardano sembrano quasi essere incentrati su altri.
Ci troviamo dunque di fronte a una storia molto intimista, che scava nei caratteri e nelle psicologie di personaggi profondamente differenti che per uno strano scherzo del destino, o forse chissà qualche piano di cui non sappiamo ancora nulla, si ritrovano ora insieme.
Ma al tempo stesso c'è una trama generale che va avanti e che di sicuro ci riserverà altre sorprese.

mercoledì 9 ottobre 2024

Libri a caso: Il Pericolo Senza Nome


Si sa, il lavoro dell'investigatore (letterario) non conosce periodi di pausa o ferie. Anche quando il detective prova a prendersi un momento di riposo, accade qualcosa che lo distrae dal suo relax e - proprio perché non può farne a meno - si rituffa a capofitto in una nuova indagine.
Succedeva a Sherlock Holmes quando si è trasferito nel Sussex e la stessa cosa accade a Hercule Poirot, il personaggio ideato da Agatha Christie, in Il Pericolo Senza Nome (Peril At End House), pubblicato nel 1932.
Qualche tempo dopo gli eventi de Il Mistero del Treno Azzurro, Poirot ed Arthur Hastings si stanno concedendo un periodo di riposo in Cornovaglia quando fanno la conoscenza di un'affascinante ragazza di nome Nicky Buckley. L'incontro non è privo di conseguenze poiché, esaminando il suo cappello e trovandovi un foro, l'investigatore si convince sia stata vittima di un attentato a cui è sfuggita per miracolo.
Ulteriori rivelazioni della ragazza portano alla luce che nei giorni recenti altri tre tentativi di assassinio ai suoi danni sono stati perpetrati e a tutti è sfuggita per poco. Chi è che ha preso di mira Nicky Buckley e per quale motivo, considerato che - a parte una piccola casa - non è ricca, non ha amanti segreti o possiede alcun oggetto di valore? Ma alla fine un omicidio ha luogo.
La consolidata, si fa per dire, coppia Poirot-Hastings adora frequentare i luoghi di villeggiatura, seppur per motivi prettamente lavorativi, come visto ad esempio in Aiuto Poirot! oppure in La Serie Infernale.
Questo rientra peraltro nel consueto "modus operandi" di Agatha Christie che - almeno per quello che abbiamo visto finora - non ha mai ambientato i suoi romanzi in grandi città come Londra o Liverpool, probabilmente troppo caotiche per una dama inglese, preferendovi sempre i piccoli centri abitati. Luoghi dove il male può annidarsi dietro l'angolo e provenire da parte di persone fidate.
Ci ritroviamo dunque di fronte a uno schema narrativo consolidato attorno a cui la scrittrice costruisce le sue trame fatte di misteri, piccoli segreti, strane e a volte sconvolgenti rivelazioni.
Senza dimenticare il classico finale, ma che forse qui compare per la prima volta: la scena dove Hercule Poirot raduna tutti i sospettati e mette su uno "spettacolo" - improponibile nella realtà, anche in quella realtà più innocente di novanta anni fa - che porta allo smascheramento del colpevole.
Non c'è nulla di nuovo e probabilmente non ci deve neanche essere: basta la consueta abilità di Agatha Christie nel delineare gli eventi e descrivere, a volte bastano anche poche parole, i personaggi che compaiono sul palcoscenico di questo dramma.

martedì 8 ottobre 2024

Libri a caso: Il Caso Kodra


Gli investigatori letterari italiani hanno una marcia differente rispetto a quelli inglesi o francesi. Non in più, bensì differente. Vuoi per i diversi tipi di società, vuoi anche per le diverse popolazioni che abitano le tre nazioni e le loro abitudini.
Ovviamente, l'Inghilterra può vantare i più celebri investigatori, ma anche l'Italia ben si difende - come abbiamo visto in passato - grazie a personaggi come Carlo De Vincenzi o Riccardo Ranieri.
Quello che colpisce è come tali investigatori risultino profondamente radicati nel tessuto sociale in cui vivono nel momento in cui le loro storie sono pubblicate. Non è da meno in tal senso il Commissario Giulio Ambrosio, ideato da Renato Olivieri, il cui primo romanzo che lo vede protagonista è Il Caso Kodra, pubblicato nel 1978.
In una fredda e nebbiosa giornata di Epifania, dei testimoni assistono a quello che appare come un caso di pirateria stradale, che vede coinvolta una donna di nome Anna Kodra, originaria dell'Istria.
La donna sopravvive, ma muore una volta giunta in ospedale, riuscendo a pronunciare un'ultima parola: Paola. A indagare su quello che appare un caso drammatico ma purtroppo simile a tanti altri è il Vice Commissario Ambrosio della questura di Milano, di recente separatosi dalla moglie e che sta sostituendo un collega in ferie.
Oltretutto l'incidente è avvenuto in Via Catalani, da lui frequentata da ragazzo insieme alla prima fidanzata e di cui conserva cari ricordi. Tuttavia c'è qualcosa che non torna. Anna Kodra è una donna fin troppo inquadrata, sempre chiusa nel proprio appartamento o impegnata con la sua attività di insegnante.
Ma qualche piccola falla, in questo schema in apparenza inattaccabile, c'è, a partire da quel nome pronunciato in punto di morte e quei piccoli segreti che ogni esistenza porta con sé, come degli amanti o soldi di dubbia provenienza. Il tutto in una Milano di gennaio segnata dalla nebbia, dal freddo e dalla crudeltà.
In questo romanzo ci troviamo nel periodo storico degli anni di piombo, al contempo nel momento più critico ma al tempo stesso anche quello in cui - a seguito dell'omicidio di Aldo Moro - dopo qualche anno si entrerà in un altro decennio che segnerà profondamente la società italiana, nel bene e nel male.
Ma questo Giulio Ambrosio, in quel gennaio del 1977 in cui si svolgono gli eventi, non può saperlo. Con lui non ci troviamo certo di fronte a un personaggio granitico come Jules Maigret e men che meno a macchine pensanti quasi prive di empatia come Sherlock Holmes o Hercule Poirot.
Ambrosio è un uomo forse sin troppo emotivo, la cui nostalgia per i tempi che furono lo porta a provare un forte rancore verso sé stesso e ciò che ritiene di essere diventato, un perdente solitario. E la nuova criminalità che sta emergendo è qualcosa che lui ancora fatica a concepire e comprendere.
Tuttavia, il caso di Anna Kodra lo porta, ormai prossimo ai cinquant'anni, a trovare un nuovo percorso di vita. Oltre all'indagine in sé, i ricordi che questa suscita, ricordi a volte scatenati dalla vista di un parco o da un odore, e la nostalgia per quel tempo che non tornerà più spinge Ambrosio a riconsiderare la sua posizione, la sua stessa solitudine.
Una maggior sicurezza di sé, un desiderio di portare giustizia in quello che appare come un caso insignificante, un animo che rinasce anche grazie a una nuova storia d'amore. A volte bisogna affrontare il male per arrivare al bene. Giulio Ambrosio ovviamente quel bene non lo ha ancora conquistato, dopo anni di lotte nelle retrovie, ma da questo momento si incammina sulla giusta strada.
L'altra protagonista di questa storia è la città stessa. Milano. La Milano del presente, così fredda ed enigmatica, e quella del passato, idealizzata dal Commissario che la filtra attraverso una patina di innocenza. Una Milano non ancora del tutto preda dell'urbanizzazione sfrenata e della sovrappopolazione, ma che protende i suoi artigli invisibili verso tutti i personaggi coinvolti in questa indagine.
Artigli che infine riusciranno a ghermire.

lunedì 30 settembre 2024

Fabolous Stack of Comics: Arrowsmith - Dietro le Linee Nemiche


In Il Fascino della Divisa abbiamo fatto la conoscenza di Fletcher Arrowsmith, un giovane ragazzo del Connecticut che - contro il parere della famiglia - si è offerto volontario per combattere nella Grande Guerra tra l'Impero Prussiano e la Gallia.
Un conflitto molto particolare, che fa ampio utilizzo delle arti magiche, ma che come tutte le guerre miete molte vittime, tra cui giovani soldati e persone innocenti.
Provato dalle drammatiche esperienze vissute, Fletcher Arrowsmith ritorna in una nuova miniserie di sei numeri, Dietro le Linee Nemiche (Behind Enemy Lines), pubblicata nel 2022 da Image Comics, scritta da Kurt Busiek e disegnata da Carlos Pacheco, in quella che è stata l'ultima storia da lui completata.
1916: Fletcher Arrowsmith viene inviato in missione oltre le linee nemiche, ma il suo squadrone si imbatte subito in delle truppe prussiane. Arrowsmith ha poche speranze contro di loro e viene catturato.
Ma questo è esattamente ciò che vogliono lui e i suoi superiori. Arrowsmith è infatti in missione sotto copertura e, nel campo in cui è stato imprigionato, vi è una spia con cui deve entrare in contatto.
Questa spia è in possesso di informazioni molto importanti, comprese quelle che potrebbero portare a una scoperta capace di cambiare le sorti del conflitto: l'identità della vera mente dietro la guerra che sta imperversando in Europa.
La prima miniserie aveva messo bene in chiaro i toni generali della saga. Incentrata su un uomo comune deciso a fare la cosa giusta, ma che scopre ben presto che è molto difficile portare a termine questo obiettivo in un mondo che non si cura degli innocenti e di chi viene mandato consapevolmente a morire sul campo di battaglia.
L'atmosfera anti-militarista è ovviamente presente anche in questa seconda miniserie, ma rimane molto sullo sfondo - forse perché in effetti c'era poco altro da aggiungere - e ci si concentra dunque su una nuova trama, che unisce spionaggio, azione e misticismo, che vuole andare a fondo dei misteri che circondano la saga e che fino a quel momento erano stati appena accennati (quali sono le cause del conflitto? Chi lo sta fomentando?).
Ovviamente si tratta di una trama che merita il suo giusto spazio e dunque l'autore l'ha concepita con un più ampio respiro. Non stupirà, dunque, apprendere che questa è una storia "incompleta", se così la possiamo definire, che non solo non offre tutte le risposte, ma si ferma anche nel mentre.
Che un seguito ci sarà è indubbio, forse è già stato sceneggiato. E qui arriviamo al punto finale: risulta sempre straniante vedere l'ultima opera di un grande disegnatore, strappato alla sua arte da una devastante malattia. E quindi il continuo di questa storia, quando uscirà, non lo vedrà all'opera. E senza nulla togliere a colui che sarà il suo successore, questo rappresenta una perdita. Una perdita con la P minuscola, rispetto a quella umana, ovviamente.

venerdì 27 settembre 2024

Libri a caso: Il Crocevia delle Tre Vedove


La provincia, la piccola cittadina, una classica ambientazione teatro di così tanti delitti e misteri, come abilmente descritti da Agatha Christie e Georges Simenon. Piccole realtà che nascondono però grandi tragedie.
Ma è possibile fare ancora di più, utilizzando meno? Un piccolo agglomerato di case, magari tre, può essere teatro di un insolito enigma? Per Simenon la risposta è sì e lo dimostra in Il Crocevia delle Tre Vedove (La Nuit du Carrefour), pubblicato nel 1931.
Carl Andersen, un insignificante creatore di tessuti, viene incriminato dell'omicidio di un commerciante di diamanti, Isaac Goldberg. La dinamica è di certo particolare, poiché l'auto del defunto è stata ritrovata nel garage di Andersen, la cui autovettura viene ritrovata invece nel garage di un suo vicino.
Nonostante uno strenuo interrogatorio di diciassette ore, Carl Andersen non cede di un millimetro e si dichiara innocente, cosa che colpisce molto il Commissario Maigret, il quale decide di recarsi presso il luogo dove è stato ritrovato il cadavere.
Si tratta di un piccolo agglomerato di case noto come il Crocevia delle Tre Vedove. Due abitazioni e un'autorimessa, poche metri che separano un'abitazione dall'altra ma al contempo tanti misteri che le circondano e che trascineranno Maigret in un'avventura per lui inedita.
Georges Simenon torna dunque a un'ambientazione a lui cara, ovvero la piccola cittadina dove tutti conoscono tutti e vi è qualche inevitabile diffidenza. Curioso notare come questa ambientazione, a vari livelli, sia stata presente in tutti e sette i romanzi con protagonisti Maigret visti finora.
Lo scrittore porta dunque all'estremo quel concetto, riducendo l'area dove si svolge l'azione a poche centinaia di metri, che diventano però per Maigret una sorta di territorio ignoto. Un territorio dove anche oggetti comuni, come un pozzo, una stanza o un quadro possono risultare pericolosi.
Stavolta, infatti, oltre all'indagine su un delitto, il Commissario dovrà far fronte anche a delle sparatorie, tuffi nel vuoto e inseguimenti in auto, eventi con cui non si trova molto a suo agio (in questi sette romanzi, Maigret ha solo estratto la pistola, ma non ha mai sparato un colpo).
L'approccio narrativo è invece particolare e forse esasperato. Poiché vi sono pochi personaggi sulla scena e scopriremo che ognuno di quei personaggi non è chi dice di essere, tramutando il Crocevia del titolo in una sorta di teatro dell'assurdo verso la fine.
Un assurdo che però non ha nulla che susciti una risata, mentre un'implacabile condanna giungerà per tutti coloro che si sono macchiati di un peccato.

giovedì 26 settembre 2024

Fabolous Stack of Comics: Batman - Reptilian


Apparso una prima volta nel 1983, il personaggio di Killer Croc è una sorta di ibrido (è proprio il caso di dirlo) tra quelli che sono i classici nemici di Batman. Ovvero sia il "freak", lo scherzo di natura, che il criminale.
Col passare degli anni, tuttavia, quella che è la sua parte umana è andata sempre più progressivamente scomparendo per lasciare spazio agli istinti bestiali che guidano le sue azioni. Anche se ogni tanto ritorna a una sorta di calma apparente.
Killer Croc ha avuto svolte mistiche e scientifiche, ma nulla di quello che si può vedere in Batman: Reptilian, miniserie di sei numeri pubblicata nel 2021, scritta da Garth Ennis e disegnata, ma sarebbe meglio dire illustrata, da Liam Sharp.
Una riunione tra i più temibili e influenti criminali di Gotham City termina in tragedia quando una misteriosa creatura riesce a infiltrarsi, scatenando una sanguinosa strage.
Batman, che pure trae giovamento da quanto accaduto, si mette all'inseguimento del killer, ritrovandone le tracce nel sistema fognario di Gotham City. Tutto lascerebbe presupporre che il colpevole sia Killer Croc, ulteriormente imbestialito e più selvaggio che mai. Ma la verità è un'altra, così incredibile da lasciare stupefatto persino il Cavaliere Oscuro.
Essendo questa miniserie inserita nella linea Black Label, quindi con possibilità di aggiungere toni maturi e anche grotteschi e senza alcun vincolo di continuità da rispettare, Garth Ennis ha mano libera per scatenarsi come meglio gli aggrada, ma rimanendo comunque nei limiti delle caratterizzazioni dei vari personaggi... fino a un certo punto.
A partire da Batman, ritratto come un vigilante cupo e determinato a perseguire giustizia, tanto da non preoccuparsi di insultare apertamente in pubblico un criminale scagionato per provocarlo, ma anche con qualche insolito "scivolone" con qualche battuta qua e là (non che il Batman del DC Universe sia del tutto privo di umorismo, solo che si tende a dimenticare questo aspetto).
Passando poi per alcuni dei criminali da lui affrontati. In particolare, in questa storia, Joker e Killer Croc: due "freak" che tuttavia devono lasciare spazio a un orrore più grande di loro e che li riduce a esseri codardi e impauriti.
Per finire poi con una sorta di atmosfera generale che gioca molto sul grottesco e il surreale, tematiche che Ennis padroneggia da sempre. Non arrivando certo agli eccessi e alle vette di Preacher perché, dopotutto, questa è pur sempre una storia di Batman.
Un'atmosfera concepita apposta per il disegnatore originario di questa miniserie, ovvero Steve Dillon. Ma la cui scomparsa ha fatto sì che il progetto finisse nelle mani di Liam Sharp, dal tratto completamente diverso. Una serie di illustrazioni, più che disegni, in alcuni punti - almeno per me - di difficile comprensione (e non per via dell'oscurità delle fogne).
Alla fine il freak affrontato da Batman non è altro che una creatura che non nasconde la sua vera natura, mentre tutti gli altri - Cavaliere Oscuro compreso - cercano di mascherarla sotto una patina di apparente ordinarietà, pronta a essere fatta a pezzi alla prima occasione.

mercoledì 25 settembre 2024

Libri a caso: Pianeta d'Aria


Al termine di Moby Dick, il capolavoro pubblicato nel 1851 e scritto da Herman Melville, Ishmael/Ismaele è l'unico sopravvissuto della ciurma del Pequod, sterminata dalla furia della balena bianca, cacciata con ancor maggiore furia dal Capitano Achab.
A volte la parola FINE può non rappresentare il vero e proprio epilogo per un personaggio. Dopotutto, qualcuno si potrebbe domandare: ma cosa è accaduto a Ishmael il giorno successivo? Ebbene, a questa domanda risponde Pianeta d'Aria (The Wind Whales of Ishmael), pubblicato nel 1971 e scritto da Philip J. Farmer.
Ishmael viene ripescato e salvato dalla Rachel, ma le sue traversie non sono ancora terminate. Precipitato infatti in un wormhole, Ishmael si ritrova catapultato in un lontano futuro, quando l'umanità è quasi sull'orlo dell'estinzione e vive su città volanti viaggiando su navi volanti, mentre la Terra è popolata da creature selvagge che cacciano l'uomo per terra, per mare e anche per aria, visto che hanno facoltà di volare.
Sia straniero in terra straniera che l'uomo giusto nel momento giusto, Ishmael conoscerà alcuni nativi di questo insolito futuro, compresa un'affascinante ragazza di cui si innamora, e dovrà insegnare loro un'arte che ha imparato a padroneggiare suo malgrado: la sopravvivenza.
In un'era attuale in cui non ci si fa problemi a dare un seguito a qualsiasi opera, un'operazione come questa potrebbe risultare scontata. Ma suddetto romanzo è stato pubblicato oltre cinquant'anni fa, quando vi era ancora una sorta di aura di sacralità in merito ai grandi capolavori della letteratura.
Philip Farmer, tuttavia, non si è mai creato problemi di questo tipo, considerato che ha scritto libri su altre icone letterarie come Tarzan o Sherlock Holmes.
Ovviamente in questo caso non si procede nella scia di Herman Melville, anche perché questo sì sarebbe stato inutile e superfluo. Anzi, laddove lo scrittore di Moby Dick sottolineava come le ambizioni più ardite dell'essere umano siano destinate a scontrarsi con la realtà e la crudeltà, Farmer invece adotta un'operazione di ribaltamento.
Poiché Ishmael, forse proprio perché reduce dalla drammatica esperienza vissuta sul Pequod, si pone degli obiettivi che riesce a realizzare con astuzia e abilità, giungendo infine a realizzare quelle che sono più modeste, ma per lui comunque significative, ambizioni.
Sono in effetti passati 120 anni dalla pubblicazione di Moby Dick e il mondo è profondamente cambiato. Inoltre, inserire il tutto in una cornice fantascientifico-apocalittica contribuisce in maniera ulteriore a creare un distacco con l'opera originaria e a proiettare gli eventi verso un nuovo scenario e una nuova storia.
Se con Melville, Ishmael ha affrontato la furia della natura, implacabile e inarrestabile, qui deve fare i conti con i pregi e i difetti dell'umanità, più gestibili se si sa come affrontarli. E chi meglio dell'unico sopravvissuto di una ciurma maledetta?

martedì 24 settembre 2024

Fabolous Stack of Comics: Space Bandits


Ci sono molte saghe che incarnano il concetto di space opera, ma c'è ne è principalmente una che - in anticipo sui tempi - ha eletto una donna come sua protagonista principale, forse volontariamente o forse no. E questa saga è ovviamente quella di Alien, la quale è divenuta seminale non solo per questo motivo chiaramente.
Decenni dopo, le space opera con protagoniste femminili sono ormai consolidate e una di queste è Space Bandits, miniserie di cinque numeri pubblicata da Image Comics nel 2019, scritta da Mark Millar e disegnata da Matteo Scalera.
Cody Blue e Thena Khole sono due criminali spaziali i cui colpi sono rivolti verso gente ricca e benestante. Niente può andare storto grazie alle grandi capacità di pianificazione della prima e le notevoli doti fisiche e di combattimento della seconda.
I loro destini si incrociano quando i loro rispettivi uomini li tradiscono e, abbandonandole al loro destino, le fanno catturare dalle autorità. Incontratesi in una prigione di massima sicurezza, le due donne stringono una forte amicizia e un'ancora più forte alleanza, che ha un obiettivo finale ben preciso: riuscire a evadere e vendicarsi di coloro che le hanno tradite.
Siamo sul filone consolidato di un action movie sotto forma di fumetto, un fumetto che rende dichiaratamente omaggio agli anni '80 del ventesimo secolo citando Lionel Ritchie, Molly Ringwald e molti altri.
L'estetica grafica e i dialoghi, certo, sono di stampo moderno, ma non si può fare a meno di notare come questa miniserie abbia in sé tutti i generi che hanno reso celebre quel decennio. Action, certo, ma anche un'ambientazione fantascientifica alla Star Wars, un revenge movie portato avanti dalle due protagoniste, un prison movie con tanto di evasione in apparenza impossibile e un heist movie, infine, se consideriamo il "lavoro" di Cody Blue e Thena Khole.
Le due protagoniste stesse, il braccio e la mente, sembrano quasi una sorta di Starsky & Hutch o, meglio, Tango & Cash in salsa femminile.
Quindi un background molto interessante al servizio di una trama che procede su binari consolidati e con scene di sicuro create per lasciar mano libera a Matteo Scalera e alle sue capacità grafiche.
Il finale è quello che ci aspettiamo e lascia spazio per un eventuale seguito, poiché alla fine ci troviamo in un universo più ampio, dove molte cose possono ancora accadere. E molti altri omaggi agli anni '80 possono ancora essere pensati.

mercoledì 18 settembre 2024

Libri a caso: Straniero in Terra Straniera


La fantascienza, come genere letterario, oggi ha pari dignità rispetto ad altri generi: il tempo, si dice sempre, è galantuomo e ha fatto comprendere le potenzialità di questa peculiare forma di narrazione.
Ma non è sempre stato così. Qualche decennio fa, la fantascienza era ritenuta narrativa di serie B, o peggio, che si rivolgeva a un pubblico semplice.
Eppure talvolta anche in quell'epoca c'era qualche opera che riusciva a scardinare questo pregiudizio. Una di esse è di sicuro Straniero in Terra Straniera (Stranger in a Strange Land), scritto da Robert Heinlein e pubblicato nel 1961.
Valentine Michael Smith è il primo uomo in possesso di cittadinanza marziana, essendo nato sul pianeta rosso durante una spedizione esplorativa.
Quando giunge sulla Terra, Valentine Michael Smith - che ha la mente di un bambino ma al tempo stesso grandi capacità - diviene l'elemento centrale di una lotta di potere economico, essendo legalmente a tutti gli effetti il padrone del pianeta Marte.
Il governo e le multinazionali tentano dunque di sequestrarlo e farlo sparire, ma in suo soccorso intervengono il giornalista Ben Caxton, l'infermiera Gillian Boardman e l'eccentrico avvocato Jubal Harshaw.
La scoperta del mondo e delle sue contraddizioni da parte di un'anima candida quale Valentine Michael Smith lo porterà a divenire un insolito leader spirituale, promulgatore di una totale libertà sessuale.
Gli scrittori dell'epoca dovevano proprio detestare la società puritana americana venuta fuori al termine della Seconda Guerra Mondiale, ma peraltro già presente prima del conflitto. Già Gli Amanti di Siddo ne faceva emergere le contraddizioni, ma qui si raggiunge un livello superiore.
Robert Heinlein cerca di porsi come l'osservatore neutrale ma fino a un certo punto - simboleggiato da Jubal Harshaw - che prova a spiegare la follia del mondo futuro (la società americana degli anni '50, in realtà) a chi quel mondo non lo ha mai conosciuto.
Un'anima candida che quindi non può capire concetti come l'odio, il pregiudizio o anche il denaro e il potere politico.
Valentine Michael Smith diviene dunque l'araldo di una filosofia che propugna l'amore libero, senza alcun tipo di distinzione. Come ben noto, questa sua filosofia è anticipatrice della cultura hippie che spazzerà via quelle vecchie concezioni sociali presenti nel decennio precedente.
Di solito la fantascienza cerca di carpire le tendenze del presente per immaginare la società del futuro, ma qui in realtà è stato compiuto un approccio differente. Si è preso il presente e lo si è rigettato in toto, immaginando un mondo dove tutti quei preconcetti sono stati abbandonati.
Ma siccome i messia di un nuovo verbo trovano sempre delle difficoltà a diffondere la loro parola, a fronte di uno status quo che non ne vuol sapere di cedere il passo, Valentine Michael Smith avrà una parabola ascendente e discendente, durante la quale si circonderà di discepoli (stavolta di entrambi i sessi), come qualcun altro prima di lui, incontrerà diavoli tentatori moderni (la politica) e cambierà il mondo attraverso la parola e un differente tipo di spiritualità, più interiore diciamo.
Riletta a distanza di tempo, ovviamente quest'opera non presente più una carica eversiva, ma rimane comunque particolare veder parlare liberamente - seppur filtrato attraverso la mentalità di quel tempo - di omosessualità, amore incondizionato, egualitario e non vincolato da legami religiosi e laicismo.
A dimostrazione che la fantascienza, se ben scritta, non è e non è mai stata una forma narrativa inferiore.