lunedì 27 giugno 2022

Prime Video Original 19: The Protégé


Nikita di Luc Besson ha sdoganato al grande pubblico il personaggio della donna cazzuta, se ci passate il termine, ma con un passato tormentato alle spalle che altri sfruttano per i loro fini, di solito poco onorevoli: una vera e propria anti-eroina che ha avuto poi molti epigoni (il più mainstream è di sicuro Black Widow).
Tra cloni americani e rifacimenti, una sorta di nuova Nikita compare nel film The Protégé, scritto da Richard Wenk, diretto da Martin Campbell e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 25 febbraio 2022.
Nel 1991, il sicario Moody Dutton (Samuel L. Jackson) durante un incarico si imbatte in una ragazzina vietnamita che in qualche modo è riuscita a uccidere degli uomini che la tenevano prigioniera.
Moody porta con sé la ragazza negli Stati Uniti e l'addestra negli anni successivi a divenire un'abile assassina a pagamento di nome Anna (Maggie Q). Qualche anno dopo, i due vengono presi di mira da una vecchia conoscenza di Moody, che pare morire ucciso nel suo appartamento.
Al contempo, Anna fa la conoscenza dell'enigmatico Michael Rembrandt (Michael Keaton), il quale sembra fare il doppio gioco ed essere al servizio del mandante dell'omicidio di Moody. In maniera inevitabile, tutto deflagrerà in uno scontro finale.
Ci troviamo di fronte a un thriller di stampo spionistico "sporco" (nessuno dei protagonisti si rivela alla fine uno stinco di santo), ma che presenta anche echi alla James Bond, dopotutto il regista ha diretto alcuni film del franchise di 007.
Diversamente da Bond, però, che nel mondo delle spie ci è nato e non ha troppo desiderio di uscirne, Anna Moody vi è entrata dalla porta sul retro, costruendosi un'identità - lei che proviene in realtà da dei quartieri poveri - che non le appartiene davvero, ma non aveva altro con cui andare avanti e Moody rappresenta per lei una sorta di figura paterna. Che quando viene perduta la porta a compiere un processo di maturazione.
Il film dunque, più nella seconda parte, mixa azione con l'introspezione, mentre Anna combatte orrori e persone che le ricordano il suo passato, e si incentra anche su questa sua crisi di identità che la porta a prendere una (abbastanza prevedibile) decisione finale. Forse troppo improvvisa per come arriva, ma il cui impatto nei confronti dello spettatore è abbastanza forte.
Nel mezzo qualche scena un po' strana e surreale, tipo quella in cui Anna e Michael Rembrandt smettono di spararsi contro per iniziare a fare sesso senza davvero un perché (e visioni di Boris sono partite spontanee nella mia mente).
Insomma, lo studente è stato anche bravo, solo che non si è applicato.

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