mercoledì 21 giugno 2023

Prime Video Original 61: The Rental


Che uno pensa... d'accordo, trenta o quaranta anni fa soggiornare in una casa isolata dalla civiltà si poteva capire, è un po' originale come scelta di vita, ma non tutti siamo uguali e non c'era tutta la tecnologia che è disponibile ora. E così ecco che arriva il serial killer della situazione.
Ma al giorno d'oggi è possibile che ci sia ancora qualcuno che casca in questo tranello? Ebbene sì, vi cascano ad esempio i protagonisti di The Rental, diretto da Dave Franco, scritto da Dave Franco, Joe Swanberg e Mike Demski e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 10 marzo 2021.
Due coppie di amici (Dan Stevens, Alison Brie, Sheila Vand, Jeremy Allen White) affittano una casa per un weekend. Nonostante i proclami razzisti dell'affittuario, i quattro si preparano a due giorni di sano divertimento, tra sesso, droga e rock 'n roll (forse quest'ultimo no).
Ma a loro insaputa qualcuno li sta osservando, con misteriose motivazioni.
Non so se adorate questo tipo di sviluppo, ma vi dico che, in 90 minuti di pellicola, ecco per 50 minuti (e voglio essere buono) non succede nulla. Ma proprio nulla. Vediamo i tizi che vanno in vacanza, fumano erba, pomiciano, passeggiano nei viali alberati, fanno idromassaggio (non necessariamente in quest'ordine). Ancora un po' e si rivela un documentario di Discovery Channel.
O più in generale possiamo definirlo come un thriller, solo negli ultimi 30 minuti, sia ben chiaro, con qualche pennellata di horror. E già che ci siamo, buttiamo nel mezzo la tematica del razzismo.
Il film ha un'atmosfera molto da horror vintage... nel senso che i protagonisti sono degli idioti e commettono tutti gli errori possibili, come alcuni di coloro che tentavano di sfuggire ai serial killer classici. Oltre a questo, richiami molto sui generis a Venerdì 13 e Halloween sono presenti.
Alcuni nel mondo odierno si sono incaponiti sul fatto che, siccome c'è molto male nel mondo di cui non si riesce a trovare una spiegazione, allora la stessa cosa può accadere in un film e non occorre spiegare tutto.
Da un lato questo è vero - anche se il male reale che non trova spiegazione è sempre stato presente nella storia - ma dall'altro c'è un piccolo abisso tra spiegare poco e spiegare nulla. Colui o colei che è dietro la parte thriller di questa storia non ha motivazioni che possano anche solo trasparire e non è certo un folle o una folle poiché agisce con cura e meticolosità.
Lo so, avevamo già visto una cosa simile in The Open House (veramente, gente, non andate in case isolate). E quindi mi ripeterò. Posso capire che l'intento a monte sia stato:"Caro spettatore, ti aspetti che l'assassino sia una persona nota con delle motivazioni ben precise, vero? E invece no, vogliamo farti capire che l'orrore può colpirti in ogni momento!". Ma dove c'è fumo ci deve essere anche l'arrosto e deve essere anche ben cucinato.
Una storia senza storia è come una persona senz'anima: priva di empatia, che non riesce a trasferire ad altri alcuna emozione. La sensazione di vuoto che ti lascia è differente da quei film che non hanno un vero e proprio finale. Qui infatti il finale c'è, la storia ha una sua conclusione, ma non si capisce bene perché si sia arrivati a quella conclusione: c'è ne potevano essere mille altre e non sarebbe cambiato nulla.
Però di una cosa potete stare tranquilli: alla fine il cane si salva.

2 commenti:

  1. Ho apprezzato più la parte mumblegore che quella thriller/slasher, troppo banale. Come esordio si poteva fare di meglio, ma anche di peggio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, il lunghissimo prologo prepara poi agli ultimi 30 minuti di uccisioni varie, forse era meglio un equilibrio.

      Elimina