Ci sono film che fanno la storia del cinema, e sono pochi o tanti a seconda dei punti di vista. E poi ci sono film che segnano un punto di svolta nella storia del cinema, e questi sono pochi.
Se il primo di essi è, nel bene e nel male (soprattutto nel male), Nascita di una Nazione, un'altra pietra miliare è senza ombra di dubbio Quarto Potere, di Orson Welles. E come tutti i film storici, c'è una storia dietro la sua nascita.
Che viene narrata in Mank, diretto da David Fincher, scritto da Jack Fincher e distribuito su Netflix a partire dal 4 dicembre 2020.
Dopo un incidente che lo costringe a rimanere a letto, lo sceneggiatore Herman Mankiewicz (Gary Oldman), scelto personalmente da Orson Welles per scrivere Quarto Potere, ripensa ai suoi giorni di gloria a Hollywood, dove era uno degli sceneggiatori più pagati e riconosciuti.
Ma mentre ritorna con la mente a quei giorni, Mankiewicz giunge alla conclusione che non erano poi così dorati, e soprattutto richiama alla mente le sue dispute morali e politiche col produttore Louis Mayer (Arliss Howard) e il magnate dell'editoria William Randolph Hearst (Charles Dance).
Tutto questo gli darà la spinta e la motivazione per concepire uno dei film più importanti della storia del cinema.
La pellicola parla della Hollywood dell'epoca d'oro, che aveva appena scoperto il sonoro e cercava di sfruttarne le potenzialità, ma al tempo stesso è un film che parla di modernità.
La creazione di Quarto Potere diventa così un buon pretesto narrativo per introdurre temi più generali. Poiché, e credo lo abbiamo già detto, la storia ha la brutta tendenza a ripetersi.
Come ci sono quindi le lotte sindacali e politiche oggi su temi quali il salario minimo e il rispetto del lavoratore, tali tematiche erano presenti già novant'anni fa, pur in un mondo che ora ci appare distante, non avendolo mai vissuto.
E, oggi come novanta anni fa, vi erano persone che sfruttavano le persone per arricchirsi, come Arliss Mayer e William Randolph Hearst. Pur essendo figure storiche reali, costoro diventano anche l'incarnazione di quei miliardari/imprenditori che -- in nome del profitto e di convenienze politiche - non hanno scrupolo alcuno nei confronti dei dipendenti che contribuiscono a creare la loro ricchezza.
Mettendoli da parte come se nulla fosse o sfruttando i loro contatti e il loro potere mediatico per alterare la verità.
Herman "Mank" Mankiewicz combatte contro di loro una battaglia ideologica in apparenza destinata a fallire, una battaglia che lo porta infine ai margini di Hollywood. Ma lo sceneggiatore scopre che può comunque trionfare sfruttando il mezzo che quelle due stesse persone hanno contribuito a rendere popolare: il cinema. Perché anche se la verità può essere filtrata, essa può arrivare a migliaia di persone e far capire loro che il re è nudo.
Tra i film che hanno celebrato il cinema in questi ultimi anni, come Empire of Light, The Fabelmans o Babylon, questo si pone come il più cupo, quello che - così come il citato Babylon - non ha remore a mostrare quei lati oscuri di quella Hollywood tanto celebrata. Costruita anche col sangue e la prevaricazione.

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