Non è certo argomento per cui possiamo spacciarci come esperti, ma è noto a molti che la sanità americana differisce in maniera notevole da quella italiana. La prima, infatti, è molto basata sulla sanità privata, finanziata da varie assicurazioni, a cui bisogna accedere per avere cure adeguate, mentre qui da noi - anche se talvolta si prova a smantellarla - la sanità pubblica è preminente.
Ed entrambe le nazioni presentano la loro dose di scandali. E la motivazione di fondo è sempre quella: i soldi. Restando sulla sponda statunitense, questo è il tema di Pain Hustlers: Il Business del Dolore (Pain Hustlers), diretto da David Yates, scritto da Wells Tower e distribuito su Netflix a partire dal 27 ottobre 2023.
Liza Drake (Emily Blunt) è una ballerina di lap dance che viene notata da Pete Brenner (Chris Evans), un dirigente della casa farmaceutica Zanna, la quale è sull'orlo della bancarotta.
Grazie al suo carisma e alla propria abilità dialettica, Liza Drake riesce a far sì che molti dottori inizino a prescrivere un antidolorifico di nome Lonafen, facendo così salire le azioni della società.
Liza fa così carriera all'interno della multinazionale e diviene ricca, ma ci sono degli effetti collaterali che lei non ha immaginato. E la porteranno alla fine a dover prendere una drastica scelta.
Il film si basa su una storia realmente accaduta, seppur con nomi modificati per ragioni legali, avvenuta circa quindici anni prima della produzione della pellicola. Ma come spesso accade con prodotti del genere, la storia di base viene così ampiamente modificata di modo da diventare qualcosa di diverso rispetto alla fonte originaria.
Diverso in quanto si intende fare un discorso più generale. In questo caso sulla sanità americana e lo strapotere di alcune multinazionali del farmaco, che lucrano sulla salute delle persone malate e talvolta in difficoltà economiche per sole ragioni di profitto, senza pensare alle conseguenze etiche.
Il personaggio di Chris Evans è incarnazione di questo strapotere e della mancanza di moralità, mentre il personaggio di Emily Blunt è colei che, provenendo dalle classi sociali meno abbienti, è ancora aggrappata a certi valori e quindi compie un percorso in cui, dopo aver toccato le stelle, non dimentica del tutto le proprie origini e decide di ritornarvi per il bene comune.
Ne emerge, dunque, un confronto sotterraneo in cui forse nessuno di loro è dalla parte del torto in senso assoluto, poiché entrambi lottano per sopravvivere. Ma un vincitore alla fine deve esserci, qualcuno che possa dare un po' di speranza.
Che sia un'opera moralistica, e un po' buonista, credo sia indubbio. Offre uno sguardo a un mondo che già conosciamo, però non fa mai male vedere come si comporta chi scruta nell'abisso. E cerca di far catapultare altre persone in quell'abisso.

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