Penso che molti di voi conoscano The Blues Brothers e di come l'epilogo li veda esibirsi nella prigione di Joliet, scatenando l'entusiasmo dei detenuti. Una pietra miliare della cinematografia, con interpretazioni strepitose...
Ma non è di questo che parleremo ora, bensì di una pellicola che condivide quella tematica musicale e l'ambientazione carceraria. Si tratta di Tutta Colpa del Rock, diretto da Andrea Jublin, scritto da Matteo Menduni, Pasquale "Lillo" Petrolo e Tommaso Renzoni e distribuito nei cinema nell'agosto 2025.
Bruno Verdocchi (Lillo) è un'artista rock di secondo piano il cui sogno è sfondare nel campo della musica, vincendo un prestigioso festival di Roma, ma questo obiettivo lo allontana progressivamente dalla sua famiglia.
Col dente avvelenato verso la sua ex band, che a suo dire l'ha cacciato, Bruno tenta di sabotarne un'esibizione, ma finisce per dare fuoco al palazzetto dove dovrebbe tenersi il concerto.
Condannato e incarcerato, Bruno ha una seconda possibilità grazie a un laboratorio di musica del carcere voluto dal ministero della giustizia. Riuscirà a riscattarsi? E soprattutto diventerà un buon padre, mantenendo le promesse fatte alla figlia?
Siamo dalle parti della commedia più pura, che scivola verso il surreale nella seconda parte... ma diciamo pure anche nella prima, con personaggi che in realtà sono caratteri e appaiono tutti sopra le righe per esigenze narrative. Quindi, se si vedono alcune scene che oggi qualcuno definirebbe cringe (e lo sono), la ragione è questa.
Non so dunque come commentare il fatto che la ragazza che interpreta la figlia di Bruno Verdocchi, quella meno esasperata, sia quella che offre la migliore interpretazione.
Il personaggio di Lillo, qui presente sotto altro nome, è passato dalla televisione e dai programmi streaming al cinema, dove continua a portare avanti questa figura di persona impacciata, pasticciona ma di buon cuore che evidentemente è gradita al pubblico e ha successo.
Per il resto l'unico perno di trama è quello su cui poi vengono costruite attorno le scenette comiche, ma - e qui non mi sento di obiettare - la natura di prodotto leggero di questo film porta a questa scelta di trama, peraltro vista in molte altre commedie.
Anche il discorso carcerario è trattato in maniera molto giocosa, come se fosse solo una tappa inevitabile del percorso. Giocosa come era peraltro anche la visione di The Blues Brothers. Non vedremo dunque personaggi disperati per la loro situazione o redenzioni di Shawshank. Alla fine questo film si incentra sul rapporto padre/figlia, trattato un po' all'americana e molto all'italiana.
Non è un film usa e getta: rimane qualcosa da vedere se si ha tempo libero e non si vuole impegnare troppo la mente.

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