martedì 8 novembre 2022

Fabolous Stack of Comics: L'Ultimo Eternauta - La Ricerca di Elena


La battaglia di Juan Salvo, l'Eternauta, pare dunque non essersi conclusa, come ci ha narrato L'Ultimo Eternauta. Sono tornati sulla scena lui, sua figlia Martita e Favalli, mentre Elena - la moglie di Juan - sembra scomparsa per sempre. E attorno a loro vi è un giovane gruppo di orfani ribelli che hanno deciso di schierarsi contro la dittatura economica dei Mano e dei Loro... anche loro mai scomparsi.
Il secondo capitolo di questa nuova saga, pubblicato nel 2006, si intitola La Ricerca di Elena (La Busqueda de Elena). Gli autori sono gli stessi de L'Ultimo Eternauta: Pablo Maiztegui ai testi e Francisco Solano López ai disegni.
Juan Salvo è di nuovo disperso nel continuum temporale, stavolta in apparenza per sempre, mentre Martita e i ragazzi ribelli guidati da Favalli sono nelle mani dei Mano (perdonatemi il gioco di parole), i quali stanno mettendo in atto il loro piano per controllare l'economia mondiale tramite dei loro fantocci.
Sembra una situazione davvero senza speranza, ma c'è un elemento sulla scacchiera che non è stato preso in considerazione: Elena Salvo, la moglie di Juan, anche lei sopravvissuta e che si aggira come un fantasma nel tentativo di ritornare dai propri cari.
Pur essendo questo il secondo di tre capitoli, non rappresenta una sorta di transizione, pur lasciando in sospeso alcuni elementi che verranno portati a compimento nella terza parte. Quella che è la trama principale, infatti, viene portata avanti e prosegue lungo il suo arco, sia introducendo nuovi personaggi lungo la via - in primo luogo Elena Salvo - sia portando avanti le storie sia dell'Eternauta sia dei non pochi comprimari che ruotano intorno a lui.
Questo secondo capitolo, inoltre, si incentra ancor di più sulla metafora del nuovo potere mondiale detenuto dai Mano (e dai Loro, anche) e che loro manipolano per guidare le masse: il potere economico. Una metafora che si concretizza in una scena dove gli imprenditori più importanti del pianeta vengono soggiogati e costretti a seguire il loro volere, mentre loro agiscono da dietro le quinte.
Certo, in apparenza fa molto teoria cospirazionista, del tipo gli Illuminati che guidano il Nuovo Ordine Mondiale. Gli autori, in realtà, vogliono semplicemente sottolineare come la ricchezza sia in mano a poche persone, le quali la usano solo per creare altra ricchezza per loro stessi. Mentre le persone "comuni" sono soggette ai loro voleri e sono incapaci di ribellarsi.
Un'incapacità che però non si applica all'Eternauta: uomo fuori dal suo tempo, fuori dal comune nella sua ordinarietà di marito e padre di famiglia. E che col suo esempio ha saputo ispirare una nuova generazione di ribelli che si battono contro il potere precostituito.

lunedì 7 novembre 2022

Netflix Original 85: The Titan


Dopo Avatar, il nostro prode eroe Jake Sully torna sulla Terra per affrontare un'altra avventura di stampo fantascientifico. Il tutto accade in The Titan, diretto da Lennart Ruff, scritto da Arash Amel e Max Hurwitz e distribuito su Netflix a partire dal 30 marzo 2018.
Nella linea temporale del film, invece, siamo 30 anni avanti nel futuro. Nel 2048, la Terra è preda di una grave crisi di sovrappopolazione, che sta causando numerosi atti di violenza lungo tutto il mondo, e l'estinzione del genere umano appare vicina.
Siccome il terraforming di altri pianeti è fuori questione, lo scienziato Martin Collingwood (Tom Wilkinson) propone di mutare geneticamente gli esseri umani perché si adattino all'atmosfera di Titano, una delle lune di Saturno.
Un gruppo di soldati scelti della NATO si raduna dunque in una base militare insieme alle loro famiglie. Tra di loro vi è Rick Janssen (Sam Worthington), accompagnato da sua moglie Abigail (Taylor Schilling).
Rick si dimostra il soggetto più capace durante i vari test volti a valutare chi saranno i primi soggetti a viaggiare su Titano, ma al contempo rischia anche di perdere la propria umanità. Quale sarà il prezzo che dovrà pagare, alla fine?
Per essere un film di ambientazione fantascientifica (anche se il 2048 sembra non aver visto molti progressi tecnologici in 30 anni) con protagonisti dei soldati, esso rispetta una regola fondamentale. Pur essendo incentrato su un progetto internazionale sotto l'egida della NATO, i salvatori del mondo sono solo gli americani e il loro imponente esercito che include anche attori britannici. Ma questo ormai abbiamo imparato ad accettarlo.
Più che un racconto di fantascienza, tuttavia, quella che ci troviamo di fronte è la classica storia d'amore che incontra all'improvviso degli ostacoli (Rick Janssen che si sottopone a modifiche genetiche e perde progressivamente la sua umanità è una metafora abbastanza evidente di un rapporto amoroso che si deteriora).
Lo sfondo fantascientifico rappresenta solo una variazione sul tema rispetto a questo tipo di storia, anche perché le tematiche accennate in principio (la sovrappopolazione, il caos dilagante) vengono introdotte e poi mai veramente approfondite. Così, essendo questa alla fine una storia d'amore, si incanala ben presto verso binari consolidati e prevedibili.
Ma anche Avatar era in buona parte una storia d'amore - con un'ambientazione fantascientifica maggiormente curata, sia chiaro - e in quell'occasione ha funzionato. Non stupisce dunque che Sam Worthington sia presente in questo film: seppur subisca un processo al contrario (la mutazione in Na'Vi gli faceva acquisire l'umanità, qui invece la mutazione ne causa la perdita), il personaggio condivide svariati punti in comune con Jake Sully... non solo perché entrambi i personaggi sono dei soldati.

venerdì 4 novembre 2022

Fabolous Stack of Comics: Tex - Il Drago Rosso


I nemici ricorrenti, alla stregua della narrativa supereroistica, sono una prerogativa anche di una parte del fumetto italiano. L'esempio più celebre è Zagor che, come accade ai supereroi, vede i propri nemici ritornare su base periodica, a volte anche dalla morte.
A Tex Willer, invece, tale ricorrenza difficilmente accade poiché ha la (sana?) abitudine di prendere a pistolettate i suoi avversari. Rappresenta una notevole eccezione Mefisto, che ha esordito come spia in Fuorilegge, salvo poi tornare con un nuovo look e limitati poteri mistici in La Gola della Morte, dove sembrava aver trovato la fine per mano di Tiger Jack. Ma non essendo stato preso a pistolettate da Tex Willer, per lui c'è ancora speranza.
Che si concretizza infine col suo ritorno in Il Drago Rosso, realizzato dal dream team di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini in arte Galep e pubblicato nel 1967 negli albi dal 78 al 80 della serie di Tex.
Alcuni incubi e allucinazioni capitate a Tex, suo figlio Kit e Tiger Jack fanno presagire il ritorno di Mefisto, nonostante tutti e tre siano certi che non possa essere sopravvissuto al loro ultimo scontro.
Eppure, i tre pards si sbagliano, poiché Mefisto è stato tratto in salvo e curato negli ultimi mesi da Padma, un misterioso monaco tibetano che cerca una personale forma di redenzione tramite l'organizzazione del Drago Rosso, da lui guidata e di cui Mefisto rappresenta una sorta di mano armata.
Mentre Tex e i suoi alleati vanno alla ricerca del loro nemico, Mefisto si prepara a tendere loro una trappola mortale... sempre che Padma sia d'accordo.
Ci sono storie dove a volte il cattivo prende il sopravvento in termini narrativi sull'eroe di turno, si pensi ad esempio a The Killing Joke. Mefisto, con la sua carica eversiva e l'essere totalmente dedito al male, in netto contrasto con Tex che invece è totalmente dedito al bene, riesce a conquistarsi in questo caso un posto di primo piano.
Pur essendo netta la sua distanza da Tex e i pards - e Gianluigi Bonelli non perde occasione per ricordarci quanto Steve Dickart sia empio e malvagio - questa appare più come una storia incentrata su Mefisto e sul suo piano di vendetta, mentre Tex rimane sullo sfondo, pronto a rubargli la scena a ogni momento. Nel mezzo vi è la figura di Padma, colui che non é né bene né male e rappresenta il destino che in ogni momento si può rivolgere contro qualsiasi essere umano.
Ancora una volta, come in La Gola della Morte, e non so se Gianluigi Bonelli lo faccia in maniera voluta, non vi è un confronto diretto tra Tex e Mefisto, i quali hanno solo uno scontro puramente verbale lungo tutta la storia per via di un incantesimo mistico, e la minaccia stavolta viene sventata da Padma.
Certo si potrebbe obiettare che la motivazione della vendetta di Mefisto (essere stato catturato da Tex venti anni prima) sia alquanto esile... ma nel 1967 ci si vendicava nei fumetti per molto meno!

giovedì 3 novembre 2022

Fabolous Stack of Comics - Godzilla All'Inferno


Il tema del viaggio all'inferno, reso popolare nei secoli dei secoli dal divino poeta Dante Alighieri, dove si è messi a confronto coi propri peccati, non poteva rimanere al di fuori della portata del fumetto. A volte il viaggio infernale assume i contorni dell'avventura sovrannaturale, come accade spesso e volentieri coi supereroi, a volte è qualcosa di onirico, di fuori dal suo tempo, come nell'insolito viaggio all'inferno accaduto a Topolino o nel caso di Sandman.
Tuttavia, nonostante il fumetto ci abbia abituato alle meraviglie, l'ultimo personaggio di cui ci saremmo aspettati una sortita infernale è Godzilla! Eppure questo accade nella miniserie in cinque numeri, pubblicata nel 2015, Godzilla All'Inferno (Godzilla In Hell). Una miniserie di cui ogni numero è stato realizzato da un'artista differente, nello specifico James Stokoe, Bob Eggleton, l'accoppiata Buster Moody e Ulises Farinas, Ibrahim Moustafa, Dave Wachter.
Per motivi sconosciuti, Godzilla precipita all'inferno e da quel momento è costretto a passare tra vari gironi infernali, in cui si scontrerà con versioni altrettanto infernali dei suoi più celebri nemici quali King Ghidorax o Rodan.
Ma c'è un modo per uscire da questo luogo? Il Re dei Mostri lo cercherà a tutti i costi utilizzando le sue migliori armi: il suo fuoco atomico, ma soprattutto la sua volontà incrollabile.
Questa è una di quelle opere in cui la trama e la storia sono ridotte all'osso ("Godzilla va all'inferno e ne deve uscire"), in quanto il focus è in realtà sull'arte grafica. Questa è una di quelle storie dove il disegno prende il sopravvento su tutto il resto.
A tale scopo, solo uno dei cinque capitoli contiene delle didascalie, i restanti quattro sono praticamente storie mute e consentono ai vari artisti, nel proprio albo di competenza, di dare sfogo, se così possiamo dire, a tutta la potenza del loro tratto. Sia rappresentando i vari scontri in cui Godzilla è coinvolto lungo il corso del suo viaggio, sia ritraendo i vari paesaggi infernali con le geometrie più improbabili e i paesaggi più surreali (non avendo mai nessuno, se non i signori Milton e Aligheri, visto l'Inferno, quindi chi ne potrà mai contrastare la veridicità?).
Un pizzico di trama in più non avrebbe fatto male, comunque. Il non sapere perché Godzilla finisce all'Inferno sa tanto di buco di trama - per quanto materialmente voluto dal reparto creativo - che pesa sul risultato finale. Perché sì, nessuno nega che vedere bei disegni sia un toccasana per l'anima, ma se vengono accompagnati anche da una bella storia ne traggono maggior vantaggio.

mercoledì 2 novembre 2022

Netflix Original 84: Il Primo Match


Chi non conosce la storia di Rocky Balboa? Un ragazzo proveniente dai quartieri difficili di Philadelphia che attraverso lo sport - nello specifico, la boxe - riesce non solo a riscattarsi agli occhi della società, ma anche a conquistare l'amore della sua vita.
I tempi cambiano, il mondo non è più quello di decenni fa, ma la storia di Rocky riesce sempre a fare presa. Se ne vede un riflesso in Il Primo Match (First Match), scritto e diretto da Olivia Newman e distribuito su Netflix a partire dal 30 marzo 2018.
Monique (Elvire Emanuelle) viene allontanata dalla sua famiglia affidataria a causa del suo presunto atteggiamento libertino. La giovane ragazza allora, per cercare di riallacciare i rapporti col padre Darrel (Yahya Abdul-Mateen II), appena uscito di prigione, decide di entrare nella squadra di lotta libera della sua scuola (sport di cui il padre è stato un campione).
Oltre a dover affrontare la diffidenza dei suoi compagni, che vedono questo sport prettamente come maschile, la ragazza deve anche guardarsi dal proprio padre, che forse non ha del tutto abbandonato le vecchie abitudini.
Il riscatto attraverso lo sport, tema molto presente nel cinema americano. Ho citato Rocky, che ne rimane tra gli esempi più celebri, ma si potrebbe menzionare inoltre Lassù Qualcuno Mi Ama. Il Primo Match ne prende leggermente le distanze non solo cambiando la disciplina sportiva di riferimento, ma anche trasferendo la storia dalla comunità degli italoamericani a quella degli afroamericani.
Questo film, comunque, non è, né vuole essere, il Rocky in chiave afroamericana e femminile, ma tocca in ogni caso molti temi che possono fare presa sia sul pubblico principale a cui è rivolta la pellicola (gli afroamericani, appunto), sia su quello generalista.
In Roxanne, Roxanne - trattato di recente - vi era la figura preminente della donna che si smarca dagli uomini, col desiderio di conquistare da sola e con le proprie forze una propria indipendenza. Anche Monique condivide questo desiderio: la metafora di lei, ragazza praticamente orfana e abbandonata, che deve farsi strada in un mondo sportivo dominato dagli uomini e prevalere, non viene certo nascosta o fatta passare in secondo piano.
A lungo andare questa tematica potrebbe stancare? Come sempre la risposta risiede nella storia che si vuole raccontare e come la si racconta. Finché sarà ben narrata e farà leva su temi e argomenti che rimangono universali, non vi sarà mai davvero una parola fine.

martedì 1 novembre 2022

Fabolous Stack of Comics: Batman - La Setta


Di solito siamo abituati a vedere Jim Starlin solcare gli spazi siderali, sia alla Marvel che alla DC Comics, dedicandosi a personaggi stellari quali ad esempio Warlock, Thanos e Darkseid.
L'artista e sceneggiatore, tuttavia, un paio di anni dopo la conclusione di Crisi sulle Terre Infinite, ha la possibilità di sceneggiare un lungo e significativo ciclo di Batman, culminato col brutale pestaggio a sangue del Joker ai danni di Jason Todd (brutale ma non letale, col senno di poi).
Al contempo, Starlin dedica anche una miniserie al Cavaliere Oscuro, La Setta (The Cult), di quattro numeri, pubblicata nel 1988 e disegnata da Bernie Wrightson.
Batman ha perso il controllo di Gotham City. Catturato dal misterioso Diacono Blackfire e dal suo gruppo di senzatetto, i Sottomondani, viene incatenato e drogato perché si converta alla causa del Diacono, il quale intende conquistare la città.
Mentre James Gordon e Robin sono sulle sue tracce, il Cavaliere Oscuro sembra aver perso ogni volontà di reagire o combattere. Che la sua battaglia contro i criminali sia giunta alla fine?
Siamo di fronte a una storia epocale. Per la prima volta nell'era moderna (e quasi la prima volta in assoluto, prima vi era riuscito e non del tutto solo Ra's Al Ghul), prima ancora dell'arrivo di Bane e della follia distruttiva del Joker, Batman viene spezzato, sia a livello fisico che psicologico.
Il Diacono Blackfire - colui che perverte la religione per i propri scopi, argomento già esplorato dallo sceneggiatore durante il suo ciclo di Warlock - è il primo che non si fa scrupolo a mettersi a muso duro contro il Cavaliere Oscuro e che non si fa intimorire dalla sua aura di terrore.
Batman, dopo i tempi giocosi della Silver Age, entra dunque di prepotenza - a seguito delle storie di Frank Miller - nel nuovo scenario fumettistico che si sta palesando in quegli anni, seppur anticipato da alcune storie del decennio precedente, alcune delle quali realizzate proprio da Starlin. Alan Moore e Grant Morrison, ognuno con una singola storia, caleranno il Cavaliere Oscuro ancor di più in quel mondo in apparenza senza speranza che ruota attorno all'eroe.
Starlin, tuttavia, non dimentica che la vera forza di Batman risiede nella promessa che ha fatto ai suoi genitori. Il riscatto passa dunque dal ritrovare il suo vero io, quell'io che il Diacono Blackfire prova a corrompere.
Sapendo di potersi affidare allo stile gotico e cupo di Bernie Wrightson, Jim Starlin non si fa sfuggire l'occasione per far mettere in scena numerose scene di stampo horror e l'artista non si fa pregare nel realizzarle, dipingendo inoltre un Batman molto umano nella sua fragilità ma senza farci mai dimenticare al contempo la sua potenza.