lunedì 4 novembre 2019

A scuola di cinema: Bianco, Rosso e Verdone (1981)

1980: L'attore e regista Carlo Verdone, dopo anni di apparizioni televisive e in teatro, ha appena visto lanciata la sua carriera cinematografica grazie al suo primo lungometraggio, Un Sacco Bello. La partnership lavorativa con Sergio Leone, che gli ha portato sia grandi soddisfazioni che severe lezioni su come comportarsi fuori e dentro il set, si è rivelata fruttuosa. E Leone per primo vuole che la collaborazione tra loro due continui, esortando dunque Verdone a ideare un nuovo film sulla falsariga del precedente.
L'attore sa che non sarà affatto semplice bissare il successo del suo film d'esordio, ma è di certo determinato a provarci.


Per trovare la concentrazione necessaria a sviluppare una nuova storia, Carlo Verdone si ritira presso una villa di campagna nella regione della Sabina. Lì, circondato dal silenzio e da una natura incontaminata, idea un soggetto incentrato su tre diversi personaggi - tutti da lui interpretati - che attraversano l'Italia per andare a votare, sviluppandolo poi in una sceneggiatura scritta in collaborazione con Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi.
Il personaggio di Furio Zoccaro, già portato con successo da Verdone a teatro per alcuni sketch comici, è basato su alcune persone (uno zio, un amico di famiglia, una persona che frequenta lo stesso bar dove si reca l'attore) che Carlo Verdone ha incontrato nel corso degli anni. Verdone ne esaspera alcuni aspetti - la logorrea, l'eccessiva precisione - circondandolo di una famiglia.
Forse per contrasto alla loquacità di Furio, Verdone idea il personaggio dell'emigrante Pasquale Amitrano, per cui trae in parte ispirazione dal mimo e attore Jacques Tati. Costui - eccezion fatta per la scena finale - non parla mai e si esprime solo tramite risate e borbottii.
Infine, il personaggio di Leo Nuvolone di Un Sacco Bello viene rimodellato come Mimmo, stavolta affiancato da una nonna.
Il casting di quest'ultimo personaggio non si rivela semplice. Seguendo il consiglio di un amico, Verdone si sintonizza su una radio privata, Radio Lazio, dove viene trasmesso un programma incentrato in particolar modo sulle telefonate di donne tradite, e che viene condotto, con fin troppa veracità e spontaneità, da Elena Fabrizi, alias Sora Lella, sorella del grande attore Aldo Fabrizi.
Verdone rimane conquistato dalla sua verve, tanto che si reca subito a incontrarla presso un bar da lei frequentato, proponendole la parte. Elena Fabrizi è entusiasta, ma allo stesso tempo si convince che l'attore non manterrà la sua promessa.
Verdone invece tiene fede alla parola data. C'è qualcuno, tuttavia, che non è altrettanto entusiasta quanto lui ed è Sergio Leone. Il produttore è infatti preoccupato per lo stato di salute della donna, affetta da diabete. Temendo che l'assicurazione non garantirà la sua copertura, impone dunque dei provini con altre attrici. Nessuna di queste, tuttavia, si rivela brava ed efficace come Sora Lella e Leone, che pur non abbandona i suoi timori, è costretto a capitolare.
Per il personaggio della moglie di Furio, Magda, vengono provinate numerose attrici, tra cui Ornella Muti e Isabella Rossellini. Verdone e Leone cercano qualcuna che possa esprimere malinconia col proprio sguardo e la trovano infine in un'attrice russa, Irina Sanpiter, presente a Roma in visita da una sua parente.
Irina Sanpiter ha mandato due sue fotografie alla produzione e, dovendo recuperarle, si imbatte in Leone, che la convince a sostenere l'audizione con cui viene scelta. L'attrice viene poi doppiata con accento torinese da Solvejg D'Assunta.
Per il ruolo del seduttore Raoul, viene scelto Angelo Infanti. Verdone lo incontra durante un pranzo a casa di Sergio Leone e rimane affascinato dalla sua comicità un po' sopra le righe.
Quando si arriva al titolo della pellicola, Leone si dichiara contrario rispetto a quello proposto, da un lato per non andare a toccare la sensibilità di alcuni mettendo in gioco il tricolore, dall'altro perché c'è stato alcuni anni prima, nel 1972, un film con un titolo simile, Bianco, Rosso e..., che non è andato molto bene. Alla fine tuttavia le titubanze vengono messe da parte.
Le riprese iniziano nel tardo e freddo settembre 1980, programmate su un periodo iniziale di circa quattro settimane e concentrate in particolar modo nelle città di Roma, L'Aquila e Tivoli.
Le basse temperature complicano la vita a Verdone, visto che la storia è ambientata poco prima dell'estate e un paio di personaggi indossano magliette a maniche corte. Tanto che a un certo punto contrae una lieve forma febbrile e di bronchite che poi peggiora, costringendolo a sospendere per qualche giorno le riprese. Sospensione che si verifica ancora quando una parte dell'attrezzatura viene rubata in autostrada.
Per la scena finale, con lo sfogo di Pasquale Amitrano, Verdone decide di farlo esprimere con un mix di dialetto pugliese/lucano incomprensibile. Dopo alcuni minuti di concentrazione, l'attore parte col monologo, che riesce al primo ciak.
Completate le riprese ed effettuato un primo montaggio, Sergio Leone mostra un'ultima perplessità rispetto al personaggio di Furio, che a suo dire potrebbe risultare antipatico al pubblico. Organizza allora una proiezione privata della pellicola, a cui partecipano Alberto Sordi e Monica Vitti, i quali alla fine si complimentano con Verdone e non sollevano alcuna obiezione. Anzi, Sordi afferma che il personaggio di Furio è meraviglioso.
Bianco, Rosso e Verdone viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 20 febbraio 1981. Dopo due settimane di buoni riscontri, vi è poi un calo quasi drastico dovuto in particolar modo all'arrivo nelle sale del primo lungometraggio diretto da Massimo Troisi, Ricomincio Da Tre.
Alla fine, dunque, il nuovo film di Carlo Verdone, pur ottenendo buoni incassi, non riesce a replicare il successo di Un Sacco Bello. Cosa che porta Sergio Leone, che pur continuerà a mantenere sempre ottimi rapporti con lui, a ritirarsi dalla produzione di un possibile terzo film e a tagliare i ponti lavorativi con l'attore.
Questo tuttavia non impedisce a Elena Fabrizi di vincere un Nastro d'Argento come miglior attrice esordiente (pur essendo apparsa in qualche film in passato, era sempre in ruoli da comparsa o comprimaria minore). Un esordio avvenuto a sessantasei anni.
Dopo aver meditato se abbandonare dunque il mondo del cinema, Verdone trova un nuovo mentore e produttore in Mario Cecchi Gori... ma questa è un'altra storia.

lunedì 28 ottobre 2019

A scuola di cinema: Gli Uccelli (1963)

1952: Viene pubblicata un'antologia di racconti della scrittrice Daphne Du Maurier intitolata The Apple Tree. In questo libro è presente la storia "The Birds", che trae spunto da una scena a cui la scrittrice ha assistito di persona e che ha visto protagonista un contadino che, mentre stava arando il suo campo, è stato assalito all'improvviso da un piccolo stormo di gabbiani.
Il racconto è ambientato nella contea inglese di Cornwall, durante un freddo inverno che segue il termine della Seconda Guerra Mondiale. Il protagonista è Nat Hocken, un veterano di guerra che ora lavora nei campi, e che un giorno inizia a notare uno strano comportamento da parte di uno stormo di uccelli. Uno di essi arriva addirittura a ferirlo a una mano.
Hocken attribuisce tale comportamento al freddo intenso, e pensa sarà limitato nel tempo, ma è costretto a ricredersi quando la BBC inizia a diramare comunicati che dichiarano che l'intera Inghilterra è sotto attacco e che occorre barricarsi nelle proprie case. Dopodiché le trasmissioni cessano.
In cerca di cibo, Hocken trova un mattino tutti i suoi vicini deceduti. Prima che riesca a tornare a casa, viene attaccato di nuovo da uno stormo e sembra che per lui non ci sia alcuna speranza.
Un racconto dai toni decisamente pessimistici che, poco più di dieci anni dopo, viene trasportato sul grande schermo da un grande regista.


Alfred Hitchcock aveva già diretto in passato due adattamenti di storie di Daphne Du Maurier: La Taverna della Giamaica, nel 1939, e Rebecca - La Prima Moglie, nel 1940. Seppur rimasta quasi sempre poco soddisfatta delle trasposizioni per il grande schermo delle sue storie, la scrittrice ritiene il medium cinema un altro mondo rispetto alla narrativa e quindi per ovvi motivi monetari ne concede i diritti di sfruttamento.
Hitchcock, tramite la sua società di produzione Alfred J. Hitchcock Productions, acquisisce i diritti su The Birds alcuni anni dopo la sua pubblicazione e in un primo momento pensa di adattarlo sotto forma di un episodio della serie televisiva Alfred Hitchcock Presenta.
Nel settembre 1961, il regista affida la sceneggiatura della storia a Evan Hunter, dopo il rifiuto di Joseph Stefano, non interessato alla storia e impegnato con la produzione della serie televisiva The Outer Limits.
Evan Hunter è noto ai lettori di romanzi gialli con uno pseudonimo, Ed McBain, col quale firma i romanzi incentrati sui poliziotti dell'87° Distretto. Hunter non è nuovo alle sceneggiature, sia per la televisione che per il cinema, e ha anche firmato alcuni copioni di Alfred Hitchcock Presenta.
Hitchcock chiede ad Hunter di mantenere solo il titolo e l'idea di base di Daphne Du Maurier, ovvero gli attacchi indiscriminati degli stormi di uccelli, e trasferire il tutto dall'Inghilterra agli Stati Uniti, in California, creando nuovi personaggi e situazioni inedite, non presenti nel racconto. Lo scrittore, dal canto suo, suggerisce - per cogliere di sorpresa lo spettatore - di far partire il tutto come una commedia leggera, che si tramuti poi all'improvviso in puro terrore.
Hunter completa la sceneggiatura nel novembre 1961, dopo aver apportato alcune modifiche richieste da Hitchcock stesso. Il regista decide poi di far visionare il copione ad alcuni suoi collaboratori fidati, che gli fanno alcuni appunti. Questo porta Hitchcock a chiedere delle revisioni a Hunter, che costui completa nel gennaio 1962. Ulteriori revisioni, tuttavia, giungono nelle settimane successive, alcune anche a riprese ormai iniziate.
Per il ruolo della protagonista, Melanie Daniels, Hitchcock pensa a un'attrice esordiente che ha catturato la sua attenzione durante uno spot pubblicitario visionato nell'ottobre 1961, incentrato su un latte dietetico. Il regista ne ammira la protagonista, un'elegante ragazza bionda. Si chiama Nathalie Hedren, soprannominata Tippi.
Pochi giorni dopo, lei e il regista si incontrano e un contratto per più film viene firmato, prima ancora che l'attrice effettui, qualche giorno dopo, un'audizione, la quale - basata sulla lettura di parti selezionate di precedenti pellicole di Hitchcock - va comunque a buon fine. Solo dopo quest'ottimo provino, comunque, a Tippi Hedren viene comunicato che sarà lei la protagonista del prossimo film di Hitchcock.
Per il ruolo del protagonista, Mitch Brenner, Hitchcock vorrebbe in un primo momento Cary Grant, ma sa che costerebbe troppo e si convince che il suo nome e la trama siano richiami sufficienti per il pubblico. Valuta dunque alcuni attori di seconda fascia, concentrandosi infine su Rod Taylor, a cui viene affidata la parte nel gennaio 1962.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 5 marzo 1962. Hitchcock ha stretto un accordo con la Universal Pictures per la distribuzione della pellicola e molte scene vengono dunque girate presso gli Universal Studios. Per alcune riprese in esterni, necessarie seppur detestate dal regista, ci si trasferisce presso la località di Bodega Bay, in California.
Per i "protagonisti principali", si utilizzano oltre 3.000 uccelli, affidati alle cure di un abile addestratore, oltre a degli uccelli meccanici. Laddove questi ultimi non si rivelino efficaci, si ricorre a un effetto visivo speciale sviluppato dall'animatore Ub Iwerks, il cui apporto al film viene concesso dalla Disney.
Tippi Hedren ha il suo battesimo del fuoco come attrice, in tutti i sensi. Durante la scena nella cabina telefonica, pur venendo usato un vetro di sicurezza, alcune schegge infrangendosi le si piantano nel naso e sulla guancia sinistra, lasciandola ferita in modo lieve.
Ma il momento più difficile giunge per una delle ultime scene, durante la quale il suo personaggio viene assalito da dei gabbiani. In origine si pensa di utilizzare degli uccelli meccanici, ma Hitchcock cambia idea. Per girarla occorre una settimana. Il regista ordina ad alcune persone di lanciare i gabbiani contro l'attrice, molti rimangono attaccati ai suoi vestiti e occorre portarli via quasi con la forza. Poi il reparto trucco applica sul volto della donna alcune finte ferite e si ricomincia.
Verso la fine, tuttavia, le ferite diventano reali e, quando un gabbiano ferisce Tippi Hedren poco sopra una ciglia, la donna ha un crollo nervoso e quasi sviene. Il dottore presente sul set ordina in maniera categorica che le riprese siano interrotte e Tippi Hedren viene ricoverata in ospedale per una settimana, al termine della quale torna sul set accolta da un fragoroso applauso della troupe.
L'epilogo originale prevede una scena che inquadri il ponte Golden Gate, su cui si sono appollaiati centinaia di uccelli, tanto da farlo scomparire alla vista. Si capisce subito tuttavia che essa non potrà essere girata per motivi di budget e viene eliminata.
Con una decisione senza precedenti, si decide di non utilizzare alcuna colonna sonora e di affidarsi solo agli effetti sonori, e di non inserire la scritta "The End" dopo l'ultima scena, per dare l'impressione al pubblico che il terrore che hanno sperimentato non avrà mai fine. Le riprese terminano il 10 luglio 1962.
Gli Uccelli (The Birds) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 28 marzo 1963. A fronte di un budget di 3 milioni e trecentomila dollari, il film arriva infine a incassare a livello internazionale 11 milioni e quattrocentomila dollari.
Il risultato è soddisfacente e Alfred Hitchcock è convinto di aver trovato una nuova Grace Kelly... ma questa è un'altra storia.

venerdì 25 ottobre 2019

A scuola di cinema: The Blair Witch Project (1999)

1999: Il terzo millennio è alle porte e nelle case di tutto il mondo si è ormai diffuso Internet. Per molti è ancora uno strumento nuovo, pieno di meraviglie da scoprire. Per qualcun altro, invece, è un mezzo che può offrire altre potenzialità, capace di trasformare un progetto amatoriale in un successo internazionale.


1993: Due studenti di una università di cinematografia della Florida, Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez, concepiscono l'idea di un film che sia una sorta di mix tra un documentario sul paranormale e le pellicole horror che li hanno terrorizzati da ragazzi, soprattutto quelle dove il "mostro" non compariva che in poche scene.
Per sviluppare questo progetto, i due fondano in quello stesso anno insieme ad altri tre loro amici studenti la compagnia di produzione Haxan Films.
Myrick e Sanchez scrivono dunque un trattamento di 35 pagine dove non sono presenti dialoghi, ma tutti i dettagli delle varie scene, in quanto i due cineasti intendono lasciare il tutto all'improvvisazione.
Myrick e Sanchez iniziano perciò a tenere varie audizioni ad Orlando, Los Angeles e New York. Durano quasi un anno, durante il quale vengono intervistati circa 2000 attori. L'idea iniziale è di scegliere tre maschi. A ogni attore vengono poste delle domande insolite, per vedere qual è la sua reazione e il tempo di risposta, cosa che aiuta a capire se sia adatto a improvvisare o meno.
Da queste audizioni emergono Michael C. Williams, Joshua Leonard, scelto anche perché in grado di manovrare con agilità una telecamera, e Heather Donahue, il cui provino risulta così convincente da far abbandonare ai produttori l'idea dei tre protagonisti maschili.
All'inizio dell'ottobre 1997, la troupe si reca in Maryland. Come zone ideali vengono individuate il Seneca Creek State Park e la città di Burkittsville.  Agli attori vengono dati dei GPS che li portano a dei contenitori, dove trovano delle note giornaliere, le quali spiegano nel dettaglio quali scene devono effettuare, e istruzioni su come procedere, ma per il resto tutto è affidato alla loro improvvisazione.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 23 ottobre 1997. Ai tre attori vengono affidate due telecamere, mentre i registi e il produttore Gregg Hale si nascondono nella boscaglia dove osservano da vicino tutte le loro mosse. Lungo il percorso, gli attori trovano dei segnali che indicano loro dove dirigersi. Per esasperare davvero la frustrazione fittizia dei tre giovani attori, costoro ricevono ogni giorno una dose di cibo inferiore alla precedente. Allo stesso modo alcune reazioni di terrore, come quando la tenda viene scossa dall'esterno, sono realistiche in quanto gli attori in alcuni casi non sanno cosa stia per accadere.
Nei piani originari di Myrick e Sanchez, Josh e Heather hanno una relazione e la persona che scompare nel nulla è Mike, ma questo viene cambiato in corsa poiché si nota una fin troppo eccessiva tensione tra Heather e Josh, il quale è dunque il primo a sparire.
La fine delle riprese è programmata per il 30 ottobre, ma quel giorno le batterie che alimentano le telecamere smettono di funzionare e si è così costretti a rinviare il tutto alla notte successiva, quella di Halloween. Le ultime riprese vengono effettuate presso la Griggs House vicino alla città di Granite, un edificio ultracentenario che viene demolito poco dopo il termine della produzione della pellicola.
Conclusa questa fase, Myrick e Sanchez passano circa otto mesi a visionare tutto il materiale girato per poi procedere al montaggio, lavorando a volte anche di notte, fino a giungere a una prima versione di circa due ore e trenta minuti.
In origine, Myrick e Sanchez intendono alternare le riprese del finto documentario di Heather, Josh e Mike con un altrettanto finto programma giornalistico incentrato sulla loro ricerca, con tanto di interviste a parenti e amici dei tre e a un detective incaricato di ritrovarli. Si è appena iniziato a progettare questa seconda fase quando i due capiscono che essa non è necessaria e può essere eliminata e che il focus della storia deve rimanere il finto documentario.
Nell'aprile 1998, il programma televisivo Split Screen, incentrato sulle produzioni di registi indipendenti, trasmette un segmento video delle riprese effettuate in Maryland. Il tutto viene trattato come se le ricerche e la mitologia dietro le vicende della strega di Blair fossero reali, col risultato che la chat del sito Internet del programma viene monopolizzata da questo argomento e si rischia il sovraccarico dei server.
Tanto che l'ideatore e produttore di Split Screen, John Pierson, chiede a Myrick e Sanchez di creare un proprio sito Internet sulla vicenda per allontanare l'eccessivo traffico dal sito di Split Screen.
Il sito web incentrato sulla strega di Blair va online nel maggio 1998, fornendo dettagliate informazioni sulla mitologia che circonda la strega di Blair e falsi rapporti di polizia, anche qui trattando le vicende, compresa la sparizione dei tre ragazzi, come se fossero realmente accadute.
L'interesse attorno alla vicenda cresce al punto che il Sundance Film Festival organizza una proiezione della pellicola per il 25 gennaio 1999. In vista del festival, i due registi effettuano un nuovo montaggio, che sia più fruibile, della durata di circa un'ora e venti minuti. Il giorno della proiezione vengono diffusi dei volantini in cui Josh, Heather e Mike sono dichiarati come dispersi.
Nonostante l'inizio del film sia programmato per mezzanotte, il riscontro del pubblico è senza precedenti. Cosa che convince la Artisan Entertainment ad assicurarsi i diritti di distribuzione della pellicola per un milione e centomila dollari.
La Artisan riesce anche a convincere l'Internet Movie Database (IMDB) a classificare i tre attori come scomparsi, presumibilmente deceduti, portando così avanti e all'estremo la finzione che gli eventi del film siano realmente accaduti. E molti ci credono, tanto che ai genitori di Heather Donahue arrivano addirittura telegrammi di condoglianze.
La Artisan Entertainment, tuttavia, ritiene il finale concepito troppo confusionario e ambiguo e chiedono un epilogo alternativo. Ne vengono girati quattro, ma nessuno di essi viene ritenuto soddisfacente, e alla fine si opta per mantenere l'epilogo originario.
The Blair Witch Project viene distribuito nei cinema americani a partire dal 14 luglio 1999. Il budget di questa pellicola è stato di 60.000 dollari. Il film arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 248 milioni di dollari. Niente male per un progetto amatoriale per cui in principio la speranza maggiore era che venisse acquisito da qualche TV via cavo.
La fama della pellicola continua imperterrita negli anni successivi, fino a quando ne viene prodotto un sequel... ma questa è un'altra storia.

mercoledì 23 ottobre 2019

A scuola di cinema: Grosso Guaio a Chinatown (1986)

A volte i classici del cinema d'azione hanno origini impensabili. Uno dei film più iconici sviluppato negli anni '80 del ventesimo secolo poteva risultare ben diverso nella sua versione originaria, ma - per fortuna o casualità - il destino ha deciso che una strada diversa dovesse essere intrapresa.


1982: Gli sceneggiatori emergenti Gary Goldman e David Z. Weinstein stanno cercando un modo per sfondare a Hollywood. Goldman si è occupato in passato della regia di alcuni documentari, attività grazie alla quale è entrato in contatto col produttore Larry Gordon, che lo ha presentato ad altri produttori che si sono dimostrati interessati a ricevere una sua storia.
Sia Goldman che Weinstein sono degli appassionati del cinema orientale sulle arti marziali, soprattutto di quei film che mischiano i combattimenti col misticismo. Film che ammirano in una piccola sala cinematografica di Chinatown. Tanto che si convincono che un simile modello di cinema, opportunamente adattato per il mercato americano, possa interessare anche Hollywood.
I due scrivono così una sceneggiatura, ambientata nella California del 1899, incentrata su un cowboy di nome Wiley Prescott, a cui una compagnia ferroviaria assegna il compito di portare carne e cibarie ad alcuni operai cinesi incaricati di costruire un nuovo tratto ferroviario.
Nel corso di quest'incarico, Prescott vince una scommessa con uno di questi lavoratori, Sun: non avendo quest'ultimo soldi per ripagarlo, Prescott per ricevere il denaro che gli spetta è costretto ad accompagnarlo a San Francisco, la città dove si trova la futura moglie di Sun.
Qui il cavallo di Prescott viene trafugato e, per ritrovarlo e salvare la compagna di Sun, il cowboy dovrà calarsi in un reame sotterraneo governato dal misterioso Lo Pan, un mistico orientale capace di generare indicibili orrori.
Grazie ai contatti di Goldman, la sceneggiatura viene opzionata nel marzo 1983 dai produttori Paul Monash e Keith Barish. Goldman e Weinstein sono convinti della bontà della loro storia e certi che possa sia rivitalizzare il genere western che dare vita a un nuovo franchise di successo. Nonostante una loro successiva revisione della sceneggiatura, questa non viene notata che nel 1984, quando cattura l'attenzione dell'ex datore di lavoro di Goldman - Larry Gordon - e acquistata dalla 20th Century Fox.
Gordon propone il progetto a un regista con cui ha già collaborato in passato, Walter Hill, ma costui non è interessato, poiché non si ritiene adatto a dirigere un film con effetti speciali e pensa che il genere western abbia ormai fatto il suo tempo.
Anche Larry Gordon giunge a questa conclusione e contatta dunque lo sceneggiatore W.D. Richter per un'operazione di riscrittura. Richter legge la sceneggiatura di Goldman e Weinstein, giudicandola tremenda e dettata dall'inesperienza, ma l'idea di fondo rimane a suo avviso comunque valida.
Dopo essersi perciò documentato sulla storia e sul misticismo orientale, Richter procede a una totale revisione dei dialoghi, riscrive quasi del tutto alcuni passaggi, trasporta la vicenda dal passato all'era contemporanea e rinomina Wiley Prescott Jack Burton, che ora è un camionista. Inoltre vi aggiunge molti elementi di commedia e umorismo, quasi del tutto assenti nella sceneggiatura originale. Questo nuovo trattamento, dietro pressioni della Fox, viene completato in circa dieci settimane.
A Goldman e Weinstein viene chiesto di partecipare alla revisione, ma costoro rifiutano, poiché non intendono cambiare l'ambientazione temporale della loro sceneggiatura o apportare altre modifiche e così la Fox, senza troppe cerimonie, si libera di loro.
Weinstein giunge addirittura a chiamare per telefono Richter e definirlo un traditore della categoria degli sceneggiatori, ma costui ribatte che le revisioni ad opera di altri scrittori sono una pratica comune nel mondo del cinema, a cui lui stesso è stato sottoposto in passato.
Nel luglio 1985, la Fox assegna la regia del film a John Carpenter, il quale è intrigato dalla possibilità di poter omaggiare i film di kung fu che ha ammirato nel decennio precedente. Carpenter apporta alcune modifiche alla sceneggiatura, rimuovendo alcune scene per motivi di budget, dando uno spazio maggiore al personaggio di Gracie Law e modificando alcuni nomi di esistenti bande della Triade inseriti da Richter per evitare problemi di ogni sorta.
Il regista è anche noto per lavorare in tempi ristretti, così a Carpenter viene richiesto dalla Fox di accelerare la pre-produzione, da completare in circa dieci settimane, per far sì che la pellicola esca qualche mese prima de Il Bambino d'Oro con protagonista Eddie Murphy, un film la cui regia era stata proposta a Carpenter. Entrambi i titoli sono infatti incentrati sul misticismo orientale.
Per il ruolo di Jack Burton, la casa di produzione vorrebbe un nome di richiamo quale Jack Nicholson o Clint Eastwood, ma essendo costoro non disponibili, il regista affida la parte alla sua prima e unica scelta, Kurt Russell, che ha appena rifiutato il ruolo da protagonista in Highlander. Per prepararsi alle riprese, l'attore per due mesi solleva pesi e corre ogni giorno.
Per il ruolo di Wang Chi (Sun, nella prima sceneggiatura), Carpenter ha in mente Jackie Chan, ma Larry Gordon si dichiara contrario, in quanto ritiene che costui non padroneggi a sufficienza la lingua inglese.
In quei mesi tuttavia è uscito nelle sale cinematografiche L'Anno del Dragone: Carpenter ammira la recitazione di uno dei suoi comprimari, Dennis Dun, e lo contatta per affidargli la parte. Costui è esitante, poiché sarebbe solo il suo secondo film e stavolta in un ruolo da protagonista, ma Carpenter riesce infine a convincerlo pochi giorni prima dell'inizio delle riprese. Per Dun le arti marziali non sono un gran problema, inoltre, visto che le ha studiate sin da quando era un bambino.
Per il ruolo di Gracie Law, la Fox vorrebbe il casting di una rock star, ma Carpenter suggerisce il nome di Kim Cattrall. Lo studio è alquanto titubante, poiché costei fino ad ora ha interpretato principalmente commedie poco impegnate, ma il regista riesce a vincere infine le resistenze. Kim Cattrall, conquistata dalla forza del personaggio e dalla sua indipendenza, è ben felice di accettare la parte.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 7 ottobre 1985, dipanandosi tra Los Angeles e San Francisco, per essere completate nel gennaio 1986.
Già prima che il film entri nella fase di pre-produzione, Gary Goldman e David Weinstein scoprono di essere stati estromessi anche come autori della sceneggiatura, che i loro nomi non compaiono nei comunicati stampa e che il loro apporto alla pellicola è ignoto ai più. Decidono dunque di presentare ricorso presso la Writers Guild of America, la quale sancisce infine che i due debbano essere citati come sceneggiatori della pellicola, ma che W.D. Richter sia comunque menzionato in quanto ideatore di quello che viene definito un adattamento.
La fase di post-produzione dura circa quattro mesi e si rivela un incubo per Carpenter, che subisce molte pressioni dalla Fox sul montaggio e le scene da eliminare. Ritenendo che il personaggio di Jack Burton non appaia troppo eroico, impongono che sia girata una scena aggiuntiva - quella iniziale del film - in cui Egg Shen discute con un avvocato dell'importanza di Jack nella risoluzione della vicenda. Nei piani originari, invece, la pellicola iniziava con Jack Burton diretto a San Francisco.
Gli effetti visivi e speciali vengono curati da Boss Film Studios, che riceve per questo incarico un budget di circa 2 milioni di dollari ritenuto appena sufficiente. Tanto che Carpenter non rimane troppo soddisfatto del lavoro complessivo e del risultato finale.
Tuttavia uno screening in anteprima della pellicola ottiene un riscontro così favorevole e positivo che sia Carpenter che Russell si convincono che il film sarà un successo. Non è così.
Grosso Guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 2 luglio 1986. A fronte di un budget stimato attorno ai 25 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare poco più di 11 milioni di dollari. Un flop, dunque, in tutti i sensi.
Una delle ragioni principali di questo insuccesso è che la Fox, non credendo evidentemente troppo nel prodotto, lo ritira dalle sale dopo solo pochi giorni per fare spazio a una pellicola molto attesa, Aliens - Scontro Finale.
Con la successiva esplosione del mercato delle videocassette, Grosso Guaio a Chinatown diventa uno dei titoli più gettonati, guadagnandosi così negli anni seguenti quello status di film culto che gli introiti cinematografici non erano riusciti a fargli raggiungere.
John Carpenter, tuttavia, è rimasto molto deluso da quest'esperienza e promette a sé stesso di non voler avere più nulla a che fare con le major cinematografiche... ma questa è un'altra storia.

domenica 20 ottobre 2019

Fabolous Stack of Comics: Spider-Man - Hooky


Spider-Man/Uomo Ragno e Bernie Wrightson. A prima vista costoro sembrano non avere nulla in comune, eppure... eppure le loro strade si sono incrociate una volta.
Correva l'anno (ho sempre sognato di poter scrivere questa frase un giorno) 1986 e nelle fumetterie americane compariva Marvel Graphic Novel 22, alias Hooky ("Assenza Ingiustificata" nella più recente edizione italiana). A sceneggiarla Susan K. Putney, una scrittrice di fantascienza e proprietaria di una fumetteria.
Ora io non sono esperto di sceneggiatura, ma a mio avviso - siccome in questa storia l'Uomo Ragno affronta una creatura che muta continuamente - ogni volta che avveniva una trasformazione, nella sceneggiatura era scritto:"Bernie, fai tu". Vi sfido a mettere a confronto i vari stadi di trasformazione della creatura, il Tordenkakerlakk (salute!) per avere la prova che Wrightson non faceva nulla per caso.
La storia è così modellata e a buona ragione sul disegnatore che l'Uomo Ragno abbandona subito i consueti scenari urbani, in cui Wrightson non si trova troppo a suo agio (sì, mi rendo conto che il fatto che io dica che Wrightson avesse qualche incertezza è come chi commenta le ricerche scientifiche dicendo di aver frequentato l'università della vita), per trasferire l'eroe in un mondo fantastico e surreale, dove le leggi della fisica non hanno più importanza.
Tuttavia, non bisogna neanche sottovalutare la sceneggiatura di Susan Putney. Seppure scritta molto di maniera, pone come protagonisti due personaggi in apparenza antitetici - l'Uomo Ragno e la giovane Mandi - ma che in realtà hanno molti punti in comune.
Peter Parker è il ragazzo cresciuto troppo in fretta e che, con le sue battute e i suoi atteggiamenti canzonatori, cerca di nascondere, ai criminali che affronta, il dramma della sua vita che lo ha spinto a maturare da un giorno all'altro a seguito della morte di zio Ben. Insomma, è un adulto che vorrebbe tornare bambino, ma sa di non poterlo fare.
Mandi invece è una ragazza intrappolata nel corpo di una dodicenne, che vorrebbe crescere, ma un blocco mentale sotto forma di un incantesimo lanciato dal suo defunto padre glielo impedisce. Una bambina che vuole diventare un'adulta. Il regno in cui entrambi si ritrovano è un punto di incontro delle loro due anime.
La creatura che lei e l'Uomo Ragno affrontano rappresenta la summa delle paure della ragazza e la sua definitiva sconfitta permette a Mandi di spezzare l'incantesimo - metafora del superare i propri blocchi psicologici - e ricominciare a crescere.
"È difficile smettere di essere bambini, assumersi le responsabilità" è ciò che infine le dice l'Uomo Ragno e lui lo sa bene. Lui che anni prima ha perso ogni speranza di tornare a essere bambino in pochi secondi.
Maturare comporta nuove sfide. E anche dolori, oltre che gioie. Ma continuando a restare bambini, quei dolori ci faranno più male quando inevitabilmente arriveranno e non saremo in grado di apprezzare a pieno le gioie.
Perché i fumetti sono robe per bambini, dicono ancora oggi alcune menti poco illuminate.

venerdì 18 ottobre 2019

A scuola di cinema: The Exorcism of Emily Rose (2005)

1968: Una studentessa tedesca sedicenne di nome Anna Elisabeth Michel, detta Anneliese, residente nella provincia della Bavaria, inizia a soffrire di attacchi di panico e convulsioni. Secondo le diagnosi mediche, si tratta di epilessia del lobo temporale, accompagnata da una forma di depressione.
Grazie alle medicine e agli antidepressivi, Anneliese Michel riesce a completare gli studi liceali e a entrare all'università, dove conosce anche un ragazzo di cui si innamora, ricambiata: Peter Himsel. Di tanto in tanto, però, soffre di altri attacchi.
Nel 1973, la sua condizione si aggrava: non solo le convulsioni continuano e diventano più intense, ma la ragazza inizia anche a soffrire di allucinazioni, dichiarando di vedere facce demoniache. Durante un viaggio in Italia, a San Damiano Piacentino, si dimostra insofferente nei confronti di simboli religiosi come il crocefisso e si accorge di non essere in grado di entrare in una chiesa.
Non riuscendo i trattamenti medici o psichiatrici a migliorare o alleviare la sua condizione, i suoi genitori - profondamente cattolici - si convincono che sia stata posseduta e chiedono al Vescovo della loro città di autorizzare un esorcismo.
Tale autorizzazione giunge nel settembre 1975, quando Anneliese Michel, la cui salute continua a peggiorare, inizia secondo le testimonianze raccolte a mostrare atti saltuari di forza sovrumana, a parlare in lingue antiche a lei sconosciute e a continuare ad avere allucinazioni.
Il 24 settembre 1975 avviene il primo tentativo di esorcismo, operato dai sacerdoti Ernst Alt e Arnold Renz. Durante il rito, sempre secondo le testimonianze riportate, Anneliese Michel con voce maschile dichiara che vi sono sei demoni presenti nel suo corpo: Caino, Fleischmann, Giuda, Hitler, Legione, Lucifero e Nerone.
Le sessioni di esorcismo alla fine sono oltre 60 e continuano per quasi dieci mesi, fino alla fine di giugno del 1976. Oltre a non alleviare affatto le sofferenze della ragazza, devastano il suo corpo in maniera irreparabile, portando alla sua morte il primo luglio 1976, all'età di ventitré anni, a causa di gravi forme di malnutrizione e disidratazione (il suo corpo arriva a pesare trenta chili).
A seguito dell'autopsia, secondo la quale la morte della ragazza avrebbe potuto essere evitata se si fosse proceduto a un'alimentazione forzata, nel 1978 vengono chiamati in giudizio i due sacerdoti e i genitori di Anneliese Michel. Durante il processo, viene chiesta una condanna per omicidio colposo.
A sostegno dell'accusa, vi sono alcune testimonianze di medici, i quali dichiarano che la condizione della ragazza era causata da una grave forma di epilessia - causa anche delle allucinazioni. La difesa invece fa udire le registrazioni di alcuni esorcismi per dimostrare che ci si è trovati davvero di fronte a un caso di possessione demoniaca.
La sentenza finale condanna i genitori e i sacerdoti a sei mesi di reclusione - pena che viene sospesa - e tre anni di libertà vigilata. Il caso attira grande attenzione mediatica e la tomba di Anneliese Michel negli anni successivi diviene meta di pellegrinaggi da parte di molti fedeli.
Decenni dopo, la sua tragica vicenda non è stata dimenticata e diviene la base di una pellicola di un giovane regista esordiente.


La storia di Anneliese Michel cattura l'attenzione del regista Scott Derrickson quando ascolta alcuni nastri dei riti di esorcismo tenuti dai sacerdoti, portati anche in tribunale. A quel tempo, l'uomo ha una relativamente scarsa esperienza cinematografica, avendo sceneggiato un paio di pellicole horror e diretto un film della saga di Hellraiser riservato al mercato dell'home video.
Derrickson trasferisce la vicenda negli Stati Uniti, modificando nomi e circostanze anche per evitare problemi di natura legale, e scrive la sceneggiatura insieme al suo fido collaboratore Paul Harris Boardman.
Oltre ad aver già collaborato con lui in passato, Derrickson - che è propenso a credere al misticismo e al sovrannaturale - ritiene che lo scettico Boardman possa donare una prospettiva differente alla storia, facendo sì che alla fine il film non dia le risposte che il pubblico necessariamente vuole. Oltre alla storia di Annaliese Michel, i due usano come riferimenti cinematografici Rashomon di Akira Kurosawa e Anatomia di un Omicidio di Otto Preminger.
Laura Linney accetta di far parte del cast quando scopre di avere la possibilità di poter lavorare insieme a Tom Wilkinson, che stima profondamente come attore. Al contempo, suggerisce al regista - per il ruolo della protagonista, Emily Rose - il nome di un'attrice con cui ha recitato in una rappresentazione teatrale e che ritiene straordinaria. Si chiama Jennifer Carpenter.
Costei sostiene un provino e, quando si esibisce in un prolungato urlo silenzioso, Derrickson non ha bisogno di altro e le affida il ruolo di Emily Rose. Per prepararsi al meglio, l'attrice passa molte ore in una stanza piena di specchi, di modo tale da provare svariate espressioni facciali e movimenti del corpo.
Derrickson ha intenzione di utilizzare degli effetti visivi e alcuni manichini per mostrare la possessione di Emily Rose, ma quando scopre che Jennifer Carpenter ha un corpo flessibile che riesce a contorcere in maniera fuori dall'ordinario capisce di non averne troppo bisogno. Si preoccupa solo che l'attrice, per i movimenti più difficili, indossi delle protezioni.
Le riprese si svolgono a Vancouver e Los Angeles negli ultimi mesi del 2004.
The Exorcism of Emily Rose viene distribuito nei cinema americani a partire dal 9 settembre 2005. A fronte di un budget di 19 milioni di dollari, il film arriva infine a incassarne a livello internazionale 144 milioni.
Alcuni anni dopo l'uscita del film, nel giugno 2013, la casa dove viveva Anneliese Michel prende fuoco. Le indagini delle autorità classificano l'evento come un incendio doloso, ma gli abitanti della città lo vedono come un residuo di quei riti di esorcismo che anni prima hanno reclamato una giovane vita.
Scott Derrickson avrebbe poi continuato a esplorare il mondo mistico e la demonologia grazie al Dottor Strange... ma questa è un'altra storia.