venerdì 6 ottobre 2023

Netflix Original 159: Bird Box


A volte gli scenari apocalittici non devono essere necessariamente ambientati in scenari desolati, pieni di predoni dal look insolito, con esplosioni e inseguimenti in auto mozzafiato.
Film come A Quiet Place hanno dimostrato che uno scenario apocalittico funziona benissimo anche in un contesto urbano, nel mondo che ci circonda e che un evento insolito altera in maniera drastica, costringendo l'umanità a divenire cacciatrice e preda allo stesso tempo. Poiché non esiste animale più selvaggio dell'essere umano. E a volte il silenzio è più assordante del caos.
Si inserisce in questo filone anche Bird Box, diretto da Susanne Bier, scritto da Eric Heisserer e distribuito su Netflix a partire dal 21 dicembre 2018. La pellicola si basa sull'omonimo romanzo scritto da Josh Malerman.
Malorie Hayes (Sandra Bullock), una pittrice, è rimasta incinta a seguito di una fugace relazione. Quando insieme alla sorella si reca in ospedale per fare un'ecografia, assiste a un improvviso scoppio di follia globale - già verificatosi in Europa e Asia - di cui la sorella è una delle prime vittime.
Si scopre che questi attacchi di follia improvvisa, che spingono le persone a suicidarsi, sono probabilmente causati da delle misteriose entità che se guardate, pur non essendo in apparenza visibili, portano una persona subito alla pazzia e all'autolesionismo.
Malorie trova rifugio presso una casa dove si sono barricati altri sopravvissuti, tra cui vi è anche il cinico e disilluso Douglas (John Malkovich). Quando devono uscire per necessità o procurarsi provviste, i sopravvissuti indossano delle bende sugli occhi per impedire che le entità li facciano impazzire.
Potrà l'umanità sopravvivere in questo scenario da incubo?
Qual è lo scenario apocalittico più angosciante? Quello che appare molto simile al mondo in cui viviamo. E non solo perché si svolge in un paesaggio dove gli edifici restano in piedi, dove le strade non sono distrutte e dove c'è cibo in abbondanza nei supermercati, ma per le divisioni che si creano tra i sopravvissuti. Divisioni che riflettono in chiave metaforica quelle del mondo reale.
Come si può notare dalla data di uscita, il film (e così il romanzo di riferimento) sono antecedenti alla pandemia di COVID-19, ma a quel tempo negli Stati Uniti vi erano curiose forme di complotto che vedevano i rappresentanti governativi sacrificare bambini per ottenere poteri mistici non ben specificati. Ma non tanto per l'assurdità della teoria in sé, quello che stupiva era - pur rimanendo una minoranza - quanti seguaci avesse tale teoria attratto.
Gente disillusa, ovviamente, insoddisfatta della propria vita che scarica altrove i propri fallimenti per non attribuirsene la colpa.
Fatti i dovuti distinguo, perché questa alla fine rimane sempre un'opera di intrattenimento, la pellicola mette a confronto la parte attiva e altruista dell'umanità, rappresentata da Malorie (che si preoccupa degli altri, ha un forte senso materno e non perde la speranza anche di fronte alla situazione più difficile, pur avendo come tutti dei dubbi lungo la via) con quella più egoista rappresentata da Douglas (guidato dal cinismo, che diffida di tutto e tutti e afferma senza problemi di essere un complottista e che ogni cosa andrà prima o poi a finire male).
Eppure vi sorprenderà forse sapere che Malorie non è necessariamente una figura del tutto positiva e Douglas una del tutto negativa. I due interagiscono, parlano tra loro pur mantenendo le loro differenze caratteriali e, di fronte alla pazzia collettiva in cui il mondo sta precipitando, il dialogo e la ragione rimangono le armi più potenti.
In questo caso l'apocalisse non è quella alla Mad Max. Qui la fine del mondo giunge improvvisa, così come improvvisi a volte sono gli eventi che alterano la nostra realtà. E dobbiamo decidere se conservare la nostra umanità. Nei cinque anni che passano lungo il corso di questa pellicola, la protagonista in maniera inevitabile cambia, ma quando spetterà a lei fare la scelte decisiva, dovrà stabilire se quella parte altruista di lei è ancora presente.

giovedì 5 ottobre 2023

Fabolous Stack of Comics: Savage Dragon - Resa dei Conti


E così Savage Dragon giunge all'importante traguardo del cinquantesimo numero. Il personaggio ideato da Erik Larsen, nato non così tanto in sordina nel 1992 nella miniserie Battesimo del Fuoco, in queste prime storie ne ha viste come si suol dire di cotte e di crude (non è mancato nemmeno un ciclo di morte e resurrezione, giusto per non farsi mancare nulla).
Ora è tempo però di proseguire lungo altre strade con Resa dei Conti (Endgame), saga pubblicata nel 1998 nei numeri dal 47 al 52 della serie regolare dedicata all'eroe.
Savage Dragon è stato allontanato dalla polizia di Chicago e ora, a partire dal ciclo La Guerra dei Mondi, lavora per la S.O.S. (Special Operations Strikeforce) insieme ad altri eroi. Tuttavia, la nostalgia per la sua città d'origine rimane.
Quando il Circolo Vizioso ritorna in attività per cercare di trafugare l'armatura di Overlord, Dragon contro il parere dei suoi superiori ritorna a Chicago per sventare la minaccia e sarà assistito in questa occasione dalla sua controparte femminile: She-Dragon.
Tornano con questo ciclo, ma non sono mai sparite a onor del vero, le atmosfere e gli omaggi alle storie di Jack Kirby - anche se in certi casi paiono quasi una parodia - tramite le controparti di questo universo dei Nuovi Dei e degli dei asgardiani.
Tornano con questo ciclo, ma non sono mai spariti dalla mente di Erik Larsen a onor del vero, gli sberleffi ai danni di John Byrne. She-Dragon vuole infatti essere la parodia di She-Hulk che, pur non essendo stata creata da Byrne, è stata da lui portata al successo in una celebre serie metafumettistica.
Anche se le origini ricordano più quelle concepite da Stan Lee e John Buscema e non c'è alcun sfondamento della quarta parete (forse anche per evitare accuse di plagio sempre poco piacevoli), dietro la creazione della controparte di questo universo vi è la controparte di John Byrne e dei Next Men (roba che il Multiverso levati).
Tornano con questo ciclo, e sì quelle non sono mai mancate, le botte da orbi e le splash page, vero e proprio tratto distintivo di questa serie sin dal primo numero.
Erik Larsen si diverte infine a inserire qualche scena di sesso per stuzzicare il pubblico di riferimento, inserendo così tematiche mature che in altri fumetti dell'epoca non apparivano (con gli eroi casti e puri), anche se il risultato più di venti anni dopo può apparire risibile.
E il cinquantesimo numero? Be', non è proprio così celebrativo, ma di certo introduce un piccolo cambiamento dello status quo che - per quanto temporaneo - si riflette nelle storie successive.
Tornerà Savage Dragon con un nuovo ciclo? Ma certo che sì.

mercoledì 4 ottobre 2023

Prime Video Original 72: Run Sweetheart Run


La donna che diviene preda dello stalker che vuole approfittare di lei è un tema molto difficile da trattare, vista la sensibilità dell'argomento. Un tema che comunque ritorna nel cinema, con film come A Letto col Nemico o Doppio Inganno (col classico topos dove il predatore è il proprio compagno, di cui ci si dovrebbe fidare).
E in questi tempi moderni? Dove si sta cercando di affrancare in più di un'occasione la figura della donna per darle più indipendenza, ma i casi di omicidio che vedono le donne come vittime divengono sempre più efferati? Prova a dare una risposta Run Sweetheart Run, diretto da Shana Feste, scritto da Shana Feste, Keith Josef Adkins e Kellee Terrell e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 28 ottobre 2022.
Cherie (Ella Balinska) è una donna separata e segretaria di uno studio legale che, per quieto vivere e nella speranza di una promozione, lascia correre alcune battute di pessimo gusto e gesti inappropriati commessi nei suoi confronti.
Un'occasione le si presenta quando il suo principale, James Fuller (Clark Gregg), le chiede di partecipare a un incontro d'affari - a cui lui non può essere presente - con un importante cliente di nome Ethan Sacks (Pilou Asbæk).
La serata procede bene, tanto che c'è anche un risvolto romantico, ma all'improvviso il tutto assume i contorni di un incubo a occhi aperti in cui Cherie precipita, a rischio della sua salute fisica e mentale.
Quando leggiamo i casi di cronaca nera, di femminicidio, si resta spesso sconvolti dalla crudeltà e dalla ferocia che il predatore ha esercitato nei confronti della vittima. Qualcosa che ci appare come fuori da questo mondo.
Il film trasforma tutto questo in una metafora soprannaturale. Il personaggio interpretato da Pilou Asbæk è un demone, ma anche una sorta di incarnazione vivente della violenza ai danni delle donne.
Quella violenza di fronte alla quale molti volgono lo sguardo (il personaggio sfonda la quarta parete guardando lo spettatore e allontana la telecamera quando violenta la protagonista) e nei confronti della quale chi dovrebbe intervenire, in special modo le autorità - la polizia, gli ospedali - non intervengono.
La spiegazione in questo caso è di carattere metafisico, nel senso che Ethan Sacks ha potere di controllo sugli esseri umani e in particolare sugli uomini, per far sì che non perdano il loro "potere" patriarcale a discapito delle donne, ma è abbastanza chiaro il messaggio che viene lanciato, senza nemmeno girarci attorno in un paio di casi (seppur trasmutato sotto forma di film horror, la caccia tra predatore e preda che in questo caso assume nuovi contorni).
Quindi Run Sweetheart Run è un film femminista? A discapito di figure maschili positive che, con una sola eccezione, qui sono completamente assenti, mi verrebbe da dire proprio di sì e, di per sé, il termine non è necessariamente negativo se inquadrato nel giusto contesto. Partendo da questo, ognuno potrà farsi un proprio parere o rimanere delle proprie convinzioni.

martedì 3 ottobre 2023

Disney+ Original 17: Luca


La Pixar ha l'abilità di creare mondi particolari, partendo da scenari consolidati. A partire dai giocattoli di Toy Story per arrivare a Soul, la casa di produzione attinge a un certo immaginario collettivo sia degli adulti che dei bambini per (ri)creare dei mondi in cui entrambe queste categorie possano rispecchiarsi. E apprezzare la storia di riferimento, ognuno a suo modo.
Dopo le auto senzienti, lo spazio profondo e l'aldilà, ecco dunque i regni sottomarini e un pizzico di italianità con Luca, diretto da Enrico Casarosa, scritto da Enrico Casarosa, Jesse Andrews, Mike Jones e Simon Stephenson e distribuito su Disney+ a partire dal 18 giugno 2021.
1959: Nelle profondità del Mar Ligure in Italia vive una razza acquatica di creature marine di cui fa parte Luca Paguro, il quale passa buona parte del suo tempo ad occuparsi di curare le orde di pesci per conto dei suoi genitori.
Luca fa amicizia con un suo coetaneo di nome Alberto Scorfano, che lo esorta a visitare il mondo di superficie. Nonostante i suoi genitori gli abbiano in passato più volte sconsigliato di farlo, Luca segue il suo amico, scoprendo di essere in grado di respirare anche sulla terraferma.
Insieme ad Alberto, Luca si mischierà agli abitanti di un vicino paese e sarà coinvolto in una curiosa disputa dove in palio c'è un oggetto da tutti amato: la Vespa!
C'è molta Italia in questo lungometraggio d'animazione, a partire dal suo ideatore, un italiano che negli Stati Uniti ha trovato... l'America, ma non ha dimenticato le sue origini.
Tramite quelli che appaiono come ricordi tramandatagli dai suoi genitori o i nonni, Enrico Casarosa ricrea un'Italia fiabesca, quella uscita ormai da molti anni dal secondo conflitto mondiale e che nella realtà stava per entrare in un decennio di boom economico.
Tempi più innocenti, dunque, simboleggiati dalla figura di Marcello Mastroianni e dalla Vespa. la "creatura" della Piaggio simbolo di questa rinascita.
In questo scenario a metà tra l'incantato e il realistico, si innesta un racconto di formazione di un ragazzo che matura imparando a conoscere quel mondo che prima gli è stato precluso, imbattendosi sia nelle cose belle che in quelle brutte.
Sottolineando valori come l'amicizia e il rispetto verso chi appare diverso da noi per colore della pelle (sotto metafora delle creature marine) o appartenenza sociale (i due protagonisti conoscono una ragazza orfana di madre il cui padre ha un umile lavoro), la pellicola lancia anche sottotraccia questo messaggio di integrazione.
Come detto, sia gli adulti che i bambini possono apprezzare la storia di riferimento e ognuno di loro recepirà il messaggio a suo modo per creare un futuro che, come quello di Luca Paguro, è ancora tutto da scoprire.

lunedì 2 ottobre 2023

Prime Video Original 71: Equipaggio Zero


Ci sono le storie degli vite degli astronauti, come José Hernández in A Million Miles Away, e poi ci sono le storie di coloro che vorrebbero solcare le vie dello spazio, affascinati da quel cielo pieno di stelle. Quanti da bambini volevano diventare un astronauta? Poi però c'è la realtà con cui fare i conti e da piccoli non ce ne rendiamo conto, perlopiù.
Ma le infanzie non sono tutte uguali o idilliache. Come dimostra Equipaggio Zero (Troop Zero), diretto da Bert & Bertie (ovvero Amber Templemore-Finlayson e Katie Ellwood), scritto da Lucy Alibar e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 17 gennaio 2020.
Georgia, 1977: Christmas Flint (Mckenna Grace) è una ragazza orfana di madre molto chiusa in sé stessa e che ha un solo amico, Joseph (Charlie Shotwell). Entrambi vengono bullizzati a scuola, lei per la sua riservatezza, lui per i suoi atteggiamenti effeminati. Uno dei pochi conforti che la ragazza ha è la presenza al suo fianco di Miss Rayleen (Viola Davis), una sorta di seconda madre.
Quando la scuola che frequenta viene selezionata per inviare un messaggio nello spazio profondo, Christmas intende vincere la competizione che selezionerà le voci dell'istituto che incideranno un nastro da inviare nella galassia, ma per farlo deve prima radunare attorno a sé un gruppo di persone forti e determinate. E non è così semplice.
Abbiamo già visto come il cinema riscatti i cosiddetti ultimi della società, quelli non considerati come parte della "normalità", qualunque cosa voglia dire.
Partendo dunque da un fatto storico (sono stati davvero inviati nel corso dei decenni dei satelliti nello spazio con frammenti di musica, poesia e registrazioni di voci umane), veniamo proiettati in questo caso in una sorta di seventies alternativi, vista l'ampia tolleranza che viene mostrata nei confronti della comunità omosessuale o afroamericana o verso gli immigrati, non così scontata in realtà all'epoca.
Espediente utilizzato con ogni probabilità per alleggerire un po' i toni, visto che i protagonisti sono dei bambini e il film cerca di rivolgersi a un'ampia fascia di pubblico. Christmas Flint, Joseph e il gruppo di outsider che ruotano intorno a loro sono comunque ostracizzati da coloro che dovrebbero in realtà farli integrare, enti come la scuola o i rappresentanti delle autorità che dovrebbero compiere una corretta selezione.
Ma come si può intuire, quello che rappresenta un motivo di distacco da parte di costoro è in realtà ciò che rende unici e straordinari questi ragazzi. Laddove tutti gli altri sono inquadrati nelle loro vite in apparenza perfette, loro non fanno mistero delle difficoltà che devono affrontare ogni giorno, delle perdite che hanno subito, e lottano per allontanare da loro questi pregiudizi. Facendo nascere amicizie che vanno aldilà del colore della pelle o della religione.
Il tutto tra citazioni impreviste e originali alla scena iniziale de Le Iene e omaggi alla musica di David Bowie, il perfetto ribelle di quel decennio, le cui canzoni hanno segnato uno spartiacque tra ciò che c'era prima e ciò che c'è stato dopo. E i componenti dell'Equipaggio Zero sono perfetti eroi ribelli.

domenica 1 ottobre 2023

Italians do it better? 18: Ma Cosa Ci Dice il Cervello (2019)


Il cinema italiano a volte ha quei guizzi che nemmeno un cinefilo navigato si potrebbe aspettare. Sì, è vero che abbiamo spesso visto reinterpretazioni di generi portati al successo dagli americani o rifacimenti alla nostra maniera sempre di pellicole americane o di altre nazioni, ma una versione al femminile di True Lies... ecco, quella proprio ci mancava.
Ma Cosa Ci Dice il Cervello è diretto da Riccardo Milani, scritto da Riccardo Milani, Paola Cortellesi, Giulia Calenda e Furio Andreotti e distribuito nei cinema nell'aprile 2019.
Giovanna Salvatori (Paola Cortellesi) all'esterno appare come una semplice e timida impiegata che si occupa di contabilità, che ogni giorno subisce piccole ingiustizie come l'essere superata in fila al supermercato, ma in realtà è una delle più abili agenti operative che si occupano di tutelare la sicurezza della nazione e di arrestare pericolosi criminali. Ma tutto questo non deve essere rivelato pubblicamente.
Mentre è alla ricerca del pericoloso terrorista Eden Bauen (Tomas Arana), Giovanna rientra in contatto suo malgrado con quattro ex compagni del liceo e, quando apprende che costoro hanno ricevuto a vario titolo dei soprusi, decide di utilizzare le sue risorse per far ottenere loro una rivincita, anche se questo potrebbe mettere a serio rischio la sua carriera.
Non penso che la cosa giungerà a voi come sconvolgente, ma se vi aspettate scene d'azione alla James Cameron ovviamente scordatevele, qui siamo nel campo della commedia più pura, tra scene comiche e situazioni imbarazzanti e surreali, come quella che vede Giovanna Salvatori fare brutta figura quando parla del suo finto lavoro a scuola mentre davanti a lei scorrono poliziotti e astronauti.
Il film vuole essere una rappresentazione della rivincita dell'italiano medio. Sia Giovanna Salvatori che i suoi amici di scuola (tutti della classe media, quegli invisibili che non noti per strada), infatti, sono vittime di quelle che sono le piccole ingiustizie che anche noi subiamo ogni tanto. Come quando qualcuno strombazza il clacson quando facciamo una manovra in auto con cautela o come quando ci superano in fila dicendo che hanno poche cose e invece si presentano con un carrello pieno.
Un po' per quieto vivere, un po' per rassegnazione, spesso si accettano passivamente queste ingiustizie. Ma nel caso della protagonista si hanno mezzi fuori dall'ordinario che possono aiutare a ribaltare questa situazione. L'interrogativo di fondo è dunque, per quanto sia giusto ribellarsi, quanto oltre ci si possa spingere per contrastare suddette ingiustizie prima di andare dalla parte del torto.
Un interrogativo la cui risoluzione viene lasciata allo spettatore, mentre Giovanna Salvatori riesce infine a fare pace col suo passato e il suo presente in una volta sola. E senza scavalcare nessuno in fila.