mercoledì 13 settembre 2023

Netflix Original 153: Rajma Chawal


I rapporti tra padre e figlio rappresentano anche la visione della vita attraverso diverse generazioni. I padri, infatti, sono un collegamento col passato, sul come era un tempo la società con tutti i suoi pregi e difetti. I figli, invece, sono l'incarnazione del presente e possibilmente anche del prossimo futuro, una proiezione su come si stia evolvendo la società (o involvendo, perché no?).
Una tematica che il cinema italiano ha spesso trattato, ad esempio in In Viaggio con Papà.
Da questa differenza di vedute ne nasce a volte un conflitto generazionale, ampliato oggi in maniera esponenziale in un'epoca dominata da una tecnologia che - pur con le dovute eccezioni . i giovani sono in grado di padroneggiare con maestria a differenza delle persone più mature.
Come accade ad esempio nel film indiano Rajma Chawal, diretto da Leena Yadav, scritto da Leena Yadav, Vivek Anchalia e Manu Rishi Chadha e distribuito su Netflix a partire dal 30 novembre 2018.
Kabir Mathur (Anirudh Tanwar), dopo la morte della madre per malattia, deve trasferirsi insieme al padre Raj (Rishi Kapoor) in un quartiere meno abbiente, viste alcune recenti difficoltà finanziarie di quest'ultimo.
Quella che vede come una mancanza di empatia da parte del genitore nei confronti del ricordo della madre defunta, unita al fatto che gli attribuisce la responsabilità di quanto sta accadendo, porta il giovane a limitare il dialogo col padre e addirittura a bloccarlo su Facebook quando riceve da lui una richiesta di amicizia.
Per cercare di ristabilire un contatto, Raj Mathur crea allora un finto profilo Facebook di una ragazza utilizzando le immagini di un account inattivo di una certa Seher (Amyra Dastur). La cosa non sarà priva di conseguenze, soprattutto quando le strade di Kabir e Seher si incroceranno in maniera inaspettata.
Ecco qui un confronto, in salsa indiana, tra un cosiddetto boomer - un uomo di altri tempi che non capisce bene la tecnologia e i social network - e un altro cosiddetto millennial, che invece quella tecnologia la vive e la utilizza sin dal giorno in cui è nato, praticamente.
Pur con questo elemento aggiunto, le tematiche sono quelle consolidate da tempo, seppur inserite in un contesto sociale che può apparirci lontano da quello cui siamo abituati. Ovvero la distanza tra differenti generazioni e differenti visioni della vita, le difficoltà di comunicazione e il desiderio di trovare un terreno comune.
Il film è comunque diviso in due parti: la prima è proprio un dramma familiare, con padre e figlio su lati opposti della barricata. La seconda parte, invece, diventa una love story in piena regola tra Kabir e Seher, con tanto di "ti amo, ti lascio, ti riamo, ti rilascio ecc...". L'epilogo, invece, unisce entrambe le trame dando loro una (scontata) risoluzione con profluvio di lacrime.
Il fatto che Kabir sia un aspirante cantante consente anche l'inserimento di alcuni inserti musicali, così tanto cari al cinema indiano.
Non è una pellicola così immediata per il grande pubblico, si nota molto che è stata concepita per un'audience indiana e calata in quel tipo di società, ma il tema di fondo è universale e molte emozioni - la perdita, il perdono - sono quelle che viviamo noi nel corso della nostra esistenza.

martedì 12 settembre 2023

Fabolous Stack of Comics: Avarat


Nel 2009 esce Avatar, film scritto e diretto da James Cameron che rappresenta un punto di svolta per quanto riguarda la tecnologia applicata a una pellicola, grazie all'innovativo 3D utilizzato. Il fatto che sia, alla data odierna, il film che ha ottenuto i maggiori incassi di sempre ne accerta la sua importanza, aldilà del giudizio sulla sua qualità che ognuno di noi può avere.
Ma... laddove vi è un successo giunge in maniera inevitabile anche la sua parodia, è così dall'alba dei tempi dell'entertainment. E per quanto riguarda le parodie a fumetti, uno dei maestri del genere è Leo Ortolani, di cui abbiamo già visto ironici riadattamenti de Il Signore degli Anelli con Il Signore dei Ratti e della saga di Harry Potter con Il Grande Magazzi.
Nel caso del film di James Cameron, la parodia giunge grazie ad Avarat, pubblicato da Panini Comics nel 2010.
Rat-Man si ritrova sul mondo di Pandora, un pianeta lussureggiante, dalla natura unica, ma dove dimorano anche pericolose creature. Rat-Man può però contare su una potente arma, la sua carta di credito!
Qui conoscerà il popolo dei Nadalé, che vive sugli alberi, e la guerriera Sunei dall'incredibile bellezza che gli insegnerà le vie del suo popolo per divenire parte di esso.
Ma un tremendo pericolo incombe su Pandora e si sa che quando Rat-Man è nei dintorni... le cose possono solo peggiorare!
Una struttura ormai consolidata vede Rat-Man o comunque lui sotto altro nome calato in un contesto del tutto inedito per lui, dove però la sua totale imbranataggine porta un totale scompiglio che rende quel mondo molto simile al nostro, con gente senza qualità che prova a cercare di svettare in un contesto del tutto nuovo, creando solo danni.
Nel caso di Rat-Man, ovviamente, i danni che crea sono quelli fumettistici e le situazioni sono quelle paradossali, basate su battute e giochi di parole (sfocianti a volte nel black humour, che qui insolitamente è poco presente) per cui Leo Ortolani è un maestro.
Ma c'è anche un piccolo messaggio dietro questa storia, che si basa su quello del film di James Cameron. Quello di lasciarsi alle spalle, per quanto possibile, i beni materiali che crediamo ci possano migliorare la vita (la carta di credito, in questo caso) e cercare di riavvicinarsi alla natura e a beni più importanti.
Ma si sa, Rat-Man è l'incarnazione della persona senza qualità. Per lui, così come per altri, Avatar rimane un semplice prodotto di intrattenimento. E come molti altri attende con impazienza i sequel. E resta aggrappato ai beni materiali.

lunedì 11 settembre 2023

Netflix Original 152: Tiempo Compartido


Curioso che in pochi ci abbiano pensato, ma i villaggi turistici/resort possono rivelarsi un buon territorio per film horror o dall'impatto drammatico, nonostante le persone vadano lì con l'unico scopo di divertirsi e rilassarsi.
Ma lì trovano gli animatori, che giustamente devono fare il loro lavoro e animare l'atmosfera, quando invece altri vogliono solo essere lasciati in pace.
E così, prima di Old di M. Night Shyamalan, vi è Tiempo Compartido, diretto da Sebastián Hofmann, scritto da Sebastian Hofmann e Julio Chavezmontes e distribuito su Netflix a partire dal 30 novembre 2018.
Pedro (Luis Gerardo Méndez) è pronto a trascorrere una settimana di relax e vacanza, insieme alla propria famiglia, in un resort della Everfields, una multinazionale americana che ha appena acquisito alcune piccole società turistiche messicane.
Il soggiorno però inizia male perché, per un disguido causato da overbooking, la famiglia di Pedro è costretta a condividere il proprio appartamento con un'altra famiglia che l'uomo non apprezza molto. Da quel momento, Pedro si convince che il personale del resort sia contro di lui e voglia minare la sua stabilità.
Al contempo, Andres (Miguel Rodarte), un dipendente della Everfields che compie lavori di basso profilo, non vede di buon occhio la recente acquisizione, che rischia di minare il già fragile rapporto con la moglie Gloria (Montserrat Marañon), e decide dunque di prendere drastici provvedimenti.
Spesso le migliori situazioni di orrore nascono dalle faccende ordinarie, dalla vita di tutti i giorni. Un fumetto come Dylan Dog, ad esempio, ha sfruttato molto questo stratagemma narrativo.
In questo caso assistiamo alla personale discesa all'inferno di due persone, le cui strade vedremo incrociarsi solo una volta in una scena fondamentale. Una discesa negli abissi che costoro, guidati da un'emozione pura quale il proteggere la propria famiglia e i propri cari, si costruiscono con le loro stesse mani.
Non ci sono scene particolarmente truculente (giusto un paio, ma molto leggere) o jumpscare. L'orrore nasce dalla paura della perdita, che porta a compiere una serie di scelte sbagliate. Quindi più che horror ci troviamo di fronte a un dramma in piena regola.
Oltre ciò, il film è una chiara critica alla globalizzazione e al sistema imprenditoriale americano che, tramite continue acquisizioni, arriva ad annullare la privacy e la personalità delle varie persone, facendo credere loro che questa sia una cosa giusta, che si sia parte di un grande famiglia.
Nel film si arriva a un'estremizzazione di questo concetto per cui ai dipendenti del resort viene praticamente fatto un lavaggio del cervello, per omologarli tutti sotto un'unica bandiera di pensiero.
Per i fan di Breaking Bad, vi è anche RJ Mitte, che in una scena compie un insolito omaggio - ai limiti della parodia - al personaggio da lui interpretato nel celebre serial televisivo.
Le vacanze meglio organizzarsele da soli, in ultima analisi.

domenica 10 settembre 2023

Italians do it better? 12: Con Chi Viaggi (2022)


Potrebbe apparire strano a un primo sguardo, ma anche il cinema italiano ha la sua discreta tradizione di road movies, genere che riteniamo più associato al cinema americano, con quelle lunghe autostrade dove a volte non incontri anima viva per chilometri e chilometri.
Ma anche le strade italiane, pur preda del traffico e di altre problematiche, offrono un buon posto per sviluppare delle storie, a partire dal classico Il Sorpasso, per arrivare a Cani Arrabbiati di Mario Bava e volendo anche a Tre Uomini e una Gamba.
Tale tradizione si rinnova con Con Chi Viaggi, diretto da YouNuts! (pseudonimo dei registi Niccolò Celaia e Antonio Usbergo), scritto da Matteo Menduni, Pasquale Petrolo e Tommaso Renzoni e distribuito nei cinema nel maggio 2022. La pellicola è un adattamento del film spagnolo del 2021 Con Quién Viajas di Martin Cuervo.
Tramite una app di car sharing, Paolo (Pasquale "Lillo" Petrolo) trova una compagna di viaggio nel tragitto da Roma a Gubbio in Elisa (Michela De Rossi). Paolo, tuttavia, si scorda di chiudere il servizio e così altre due persone si aggregano, Anna (Alessandra Mastronardi) e Michele (Fabio Rovazzi).
Il viaggio si dimostra fin da subito surreale, poiché a diverso titolo ognuno dei passeggeri nasconde un segreto. Ma la cosa più inquietante è che, da alcuni indizi che emergono, tra di loro potrebbe esserci un assassino o un'assassina.
Come intuibile, poiché la maggior parte del film si svolge all'interno di una vettura, buona parte della trama e del suo svolgimento è basata sui dialoghi e le interazioni tra i quattro protagonisti. Dialoghi e interazioni che, pur essendoci un sottotesto non così lieve, vertono principalmente sulla comicità e il surrealismo. Con quattro (presunti) sconosciuti che lentamente iniziano a conoscersi l'un l'altro, con tutte le conseguenze del caso ovviamente.
A tal proposito, Lillo Petrolo sembra ormai totalmente ingabbiato nel personaggio televisivo - parziale riflesso di quello reale, mia supposizione - che il pubblico ha imparato ad apprezzare e dunque lo si trasferisce in maniera giusta e inevitabile anche su un prodotto cinematografico.
Sembra dunque di stare su una sorta di anomalo palcoscenico teatrale, tra rapidi scambi di battute e improvvisi cambi di prospettiva. Tanto che alla fine la rivelazione che giunge non è poi così importante, conta più che altro il modo in cui ci si è arrivati.
Confesso che non ho capito se questa pellicola volesse anche mandare una sorta di  messaggio simil-boomer del tipo "non siate dipendenti dalla tecnologia e dai cellulari, ritornate a parlare tra voi senza muri virtuali", ma forse è qualcosa di proprio casuale in quanto verte sull'entertainment più puro.
E comunque non avrei mai detto che, del quartetto di protagonisti, avrei apprezzato di più la ragazza de I Cesaroni.

sabato 9 settembre 2023

A scuola di cinema: Corto Circuito 2 (1988)

Visto il grande successo ottenuto con Corto Circuito (Short Circuit), i produttori David Foster e Lawrence Turman decidono di mettere subito in atto dei piani per lo sviluppo di un sequel.
Il film si rivela molto diverso rispetto a quello originario e qualche personaggio non è più presente e la cosa, col senno di poi, costituisce un non previsto e prematuro epilogo della saga.


L'idea originaria dei due produttori è quella di riutilizzare lo stesso cast di personaggi, nonché lo staff tecnico del primo film.
Il regista John Badham si dichiara in principio disposto a tornare, salvo poi ritirarsi dal progetto in quanto impegnato su altri fronti.
In sua sostituzione viene chiamato Kenneth Johnson, uno sceneggiatore e regista proveniente dalle produzioni televisive - ideatore tra le altre cose delle prime due miniserie dei Visitors e de La Donna Bionica - e qui al suo debutto sul grande schermo. Incarico che ottiene anche grazie al fatto che conosce uno dei produttori.
Per quanto riguarda i due interpreti principali del primo film, l'ingaggio di Ally Sheedy (Stephanie Speck) si rivela troppo elevato e si decide così di optare per un breve cameo vocale dell'attrice. Nel caso, invece, di Steve Guttenberg (Newton Crosby), la produzione vuole che firmi il contratto per il sequel quando la sceneggiatura non è ancora pronta, così l'attore rifiuta la proposta, scelta di cui ha modo di pentirsi alcuni anni dopo.
Alla fine, dunque, l'unico attore a tornare per il sequel è Fisher Stevens (Ben), seppur con un diverso cognome rispetto al primo film, Jahveri, senza che di questo sia fornita una vera e propria spiegazione. Vi è inoltre anche il ritorno di Tim Blaney come voce di Johnny 5.
La nuova sceneggiatura, dal titolo provvisorio di Short Circuit 2: More Input, viene scritta dagli stessi sceneggiatori del primo film, ovvero Brent Maddock e S.S. Wilson.
Cinque nuovi robot "Johnny 5" vengono costruiti dal team guidato da Eric Allard per essere controllati da remoto da più persone che guidano ognuno una diversa parte del corpo robotico. I nuovo robot vengono creati utilizzando parti di ricambio o frammenti di metallo danneggiati provenienti dal primo film.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 13 settembre 1987, tenendosi a Toronto.
Le temperature sono abbastanza basse in quel periodo e accade più volte che la pioggia e le pessime condizioni meteorologiche causino delle complicazioni e dei rallentamenti al sistema idraulico ed elettrico dei cinque robot, su cui va effettuato dunque un grande lavoro di manutenzione.
Le riprese si concludono il 10 dicembre 1987.
Corto Circuito 2 (Short Circuit 2) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 6 luglio 1988. A fronte di un budget di 15 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 21 milioni di dollari.
Nonostante questo risultato non eccezionale, si pensa comunque di girare un ulteriore sequel e viene scritta una sceneggiatura nel 1989. In questo nuovo capitolo Johnny 5, ora cittadino americano, inizia a frequentare un college e - con l'aiuto di Ben - sventa un furto di un'importante formula ai danni di uno scienziato.
La sceneggiatura viene sottoposta a revisione nel 1990, ma viene infine ritenuta insoddisfacente e, insieme all'insoddisfazione per gli incassi ottenuti dalla seconda pellicola, i piani per un nuovo film vengono del tutto abbandonati.
Tuttavia, Johnny 5 ricompare ancora un'ultima volta, nel 1991. L'occasione è quella di un prodotto intitolato Auto Theft: Hot Cars, Cold Facts, diretto da Russell Turner (il quale fornisce anche la voce di Johnny 5) e scritto da Steve Erkel, un cortometraggio a scopo educativo per spiegare al pubblico i pericoli derivanti dai furti di automobili e sensibilizzarlo su questa problematica.
In questo corto, infatti, Johnny 5 - poco dopo aver ottenuto la cittadinanza americana - si trasferisce a Los Angeles e lì lui e la vicina di casa Lisa (Gina Ravera) divengono vittime del furto delle loro auto.
Per ritrovare il suo mezzo di trasporto, Johnny 5 si allea con la sua vicina di casa e il Dipartimento di Giustizia della California apprendendo molte utili conoscenze sul furto di veicoli. Dopodiché la saga precipita nell'oblio.
Passano molti anni in cui Johnny 5 rimane solo nella mente e nel cuore degli appassionati, fino a quando nel 2008, venti anni dopo l'uscita del sequel, la Dimension Films rileva i diritti sul franchise con l'intenzione di sviluppare un nuovo film.
David Foster, produttore delle due precedenti pellicole, viene confermato, Dan Milano viene incaricato di scrivere la sceneggiatura e come regista viene contattato Steve Carr. Dopo tre anni viene assunto un nuovo sceneggiatore, Matt Lieberman.
La storia verte su Johnny 5 che stringe amicizia con un ragazzo che vive insieme a una famiglia coi genitori separati.
Nonostante l'intenzione di far uscire il film nelle sale cinematografiche nell'estate del 2013, nulla sembra muoversi in maniera concreta e così Steve Carr abbandona il progetto per essere sostituito nel 2011 da Tim Hill, il quale vorrebbe apportare delle tematiche più cupe rispetto a quelle dei primi due film, con un Johnny 5 dall'aspetto minaccioso e un focus incentrato sulle implicazioni etiche nell'utilizzare droni e robot nei conflitti militari.
Anche in questo caso, però, nulla si concretizza. La Dimension Films rinuncia dunque ai diritti sulla saga, che vengono rilevati alla fine del 2020 da Spyglass Media Group, che abbandona fin da subito le idee proposte per Dimension Films e inizia a sviluppare un proprio progetto sotto la supervisione di James Vanderbilt con protagonisti dei latinoamericani (forse per distanziarsi dal personaggio di Ben, un indiano interpretato da un americano, oggi non più fattibile).
A tale scopo la società di produzione ingaggia gli sceneggiatori Eduardo Cisneros e Jason Shuman.
Tuttavia a ormai tre anni di distanza non vi sono ulteriori sviluppi di questa vicenda e, anche se il film doveva in principio uscire nel 2022 ma non è mai arrivata una conferma ufficiale che il progetto fosse stato cancellato, al momento nessuno sa se Johnny 5 tornerà a vivere ancora una volta oppure rimarrà solo un caro ricordo di un tempo passato.
E questa è la fine della storia.

venerdì 8 settembre 2023

Netflix Original 151: Un Principe per Natale - Matrimonio Reale


I sequel sono una parte integrante del cinema fino praticamente dalla sua creazione, pur divenendo pratica comune solo a partire dalle grandi saghe blockbuster alla Star Wars.
Se infatti al termine di un film vediamo la parola "Fine", questo non significa che la storia dei protagonisti si sia necessariamente conclusa del tutto, visto che il giorno successivo potrebbero già affrontare altre sfide. Ecco perché dunque vi è un uso e talvolta anche un abuso del concetto di sequel.
Per Netflix la cosa non è stata così immediata, considerato che produce pellicole solo da poche anni. Ma giunge il tempo del primo sequel ufficiale.
In Un Principe per Natale abbiamo visto la giornalista Amber Moore coronare una fiabesca storia d'amore natalizia col principe Richard Charlton di Aldovia, aiutandolo anche a sventare un colpo di stato volto a impedire la sua incoronazione.
La loro storia prosegue in Un Principe per Natale: Matrimonio Reale (A Christmas Prince: The Royal Wedding), diretto da John Schultz, scritto da Nathan Atkins e distribuito su Netflix a partire dal 30 novembre 2018.
È passato quasi un anno da quando Amber Moore (Rose McIver) e re Richard di Aldovia (Ben Lamb) si sono fidanzati in via ufficiale e giunge il tempo in cui Amber deve trasferirsi in maniera permanente nel regno per celebrare il matrimonio reale, che si terrà il giorno di Natale.
Ma la donna non trova quell'accoglienza che sperava: Richard è infatti impegnato a concepire una soluzione a una grave crisi di liquidità del regno e spesso non le è accanto. Inoltre, il protocollo reale per il matrimonio, così rigido e formale, risulta troppo indigesto a una ragazza di città.
Come se non bastasse, la famiglia reale deve affrontare il ritorno di Simon (Theo Devaney), colui che aveva provato a sottrarre il trono a Richard. Un nuovo mistero da risolvere è alle porte.
Questo sequel segue esattamente la falsariga del film originario. Ambientazione natalizia, trama semplice e diretta, trionfo dei buoni sentimenti a un punto tale che alla fine mi colava miele dai pori della pelle, passaggi logici che vengono saltuariamente saltati senza troppi complimenti per giungere a una lieta conclusione.
Aldovia continua a essere lo specchio di come gli americani vedono i regni europei dal loro punto di vista: popolato solo da lavoratori del settore primario e secondario e dove a quanto pare non possono esistere grattacieli o case un minimo lussuose se non il castello fiabesco del re.
Anche la trama è ormai consolidata: si verifica una situazione di crisi nel rapporto tra i due amanti, questa crisi è collegata a un mistero che minaccia di minare alle basi la solidità del regno di Aldovia, Amber con la sua prontezza e intelligenza risolve da sola il mistero come una novella Enola Holmes e i due amanti si riappacificano.
Praticamente il sequel è una sorta di fotocopia del primo film, con davvero nessun nuovo elemento rilevante introdotto (anche il matrimonio è solo una "conseguenza" di quanto si era già visto). Tuttavia in un prodotto del genere non è che ci si potesse aspettare molto e a volte bisogna accontentarsi.