mercoledì 29 agosto 2012

Neil Gaiman, Batman e l'archetipo


Alla fine Neil Gaiman ha sempre ragione. Ci sono personaggi che, per loro natura, per il forte impatto che hanno possono adattarsi ad una grande varietà di situazioni e di storie, che riescono a spaziare in ogni territorio narrativo.
Alla fine Neil Gaiman ha sempre ragione: Batman è uno di questi personaggi. Esiste da più di 70 anni e molte sono le incarnazioni che ha attraversato: spietato giustiziere degli esordi, che non esitava ad uccidere; con la comparsa di Robin un vigilante più malleabile, segnato da una tragedia personale per via della quale non uccide nè porta armi; al termine della Seconda Guerra Mondiale, coinvolto perlopiù in saghe fantascientifiche un po' astruse; con la Silver Age si riappropria del suo ruolo di detective e ritrova il suo consueto parco criminali, inoltre inizia un progressivo distacco da Robin; negli anni '70 c'è quasi un ritorno alle origini: dark, tenebroso, le sue qualità di detective portate all'apice; negli anni '80 c'è il revisionismo di Frank Miller che spazza via ogni aspetto minimamente giocoso del personaggio per consegnarci un Batman quasi psicotico, ossessionato dalla sua missione, caratteristica che viene portata avanti dai suoi successori; negli anni '90 ci sono gli eroi pompati e la morte degli eroi perfetti e incrollabili, ecco dunque Bane che spezza la schiena a Batman, Azrael il Batman folle o la Terra di Nessuno; nel nuovo millennio la personalità di Batman viene ridefinita da Grant Morrison, che accoglie in sè tutti questi diversi aspetti, anche i più assurdi, e cerca di dar loro una radice comune. E adesso il Batman del reboot, ancora in divenire.
E non dimentichiamoci le versioni per il piccolo e grande schermo: il Batman camp del 1966 interpretato da Adam West, figlio di una società più ingenua che deve ancora subire la rivoluzione giovanile; il Batman di Tim Burton: gotico, di poche parole, figlio della società dell'assurdo rappresentata dai suoi avversari; il Batman di Joel Schumacher, figlio del cinema disimpegnato e fracassone; infine il Batman di Christopher Nolan, figlio del post 11 settembre: realistico per quanto possibile, circondato da un mondo che si è spogliato della propria umanità per avvolgersi in un'atmosfera di falsa sicurezza e vera ipocrisia. Ma anche il Batman dei prodotti di animazione: un po' camp (poco poco), un po' dark (molto), un po' tutto il resto.
Alla fine Neil Gaiman ha sempre ragione. L'archetipo di Batman può essere adattato per un numero infinito di storie: i suoi nemici possono cambiare, così come i suoi alleati; i suoi amici possono tradirlo o abbandonarlo; la sua missione può essere portata avanti nei più disparati contesti. Lui però rimane fedele a sè stesso, perchè Batman non cede ai compromessi. E se un personaggio senza superpoteri è sulla scena da più di settant'anni un motivo ci sarà: qualche storia sarà riuscita bene, qualcun'altra meno bene, ma lui è ancora lì a svettare sulle guglie di Gotham, una città che cambia così come cambia la società che circonda il personaggio. Il lato oscuro, con sprazzi di luce, che caratterizza tutte le grandi metropoli.
Alla fine Neil Gaiman ha sempre ragione... e lo ha spiegato meglio di me nel dittico di storie "Cosa è Successo Al Cavaliere Oscuro?". Io lo leggerei, fossi in voi.

martedì 21 agosto 2012

La DC e i suoi reboot: dalla Golden alla Silver Age

Ogni 20 anni o giù di lì il DC Universe sente il bisogno di ricominciare. Da zero o quasi. Per poi pentirsi parzialmente e tornare sui propri passi. Questa è la storia della nascita di un universo e dei suoi reboot.


1938: Anno fondamentale. Su Action Comics 1 fa la sua comparsa il colorato alieno Kal-L, alias Superman di Krypton. Il personaggio è una creazione dei giovanissimi Jerry Siegel e Joe Shuster, che rimaneggiano (e non poco) un altro personaggio con lo stesso nome da loro ideato alcuni anni prima per una fanzine. Successo di vendite spropositato e una casa editrice che, sfruttando la giovane età e l'ingenuità dei due ragazzi, se ne accaparra i cospicui meriti economici. Ma ne vuole ancora di più. E così, l'anno successivo, ecco Bat-Man di Bob Kane e Bill Finger. Poi tocca a Gardner Fox che, con poche eccezioni, crea buona parte dei componenti della Justice Society Of America. È poi la volta di uno psicologo appassionato di bondage, William Moulton Marston, che concepisce un'eroina parto delle fantasie sessuali sue, di sua moglie e della sua amante: Wonder Woman. Ma c'è Flash in tutto questo? Certo. Creato dal Gardner Fox di cui sopra, è il giovane studente Jay Garrick, che combatte il crimine con un elmetto che ricorda l'alato dio Mercurio. Infine Bill Finger si prende un po' di gloria ed idea un giustiziere di nome Alan Scott armato di un anello magico: Lanterna Verde. Questa è la Golden Age.
Il boom arriva con la Seconda Guerra Mondiale, gli eroi combattono la minaccia nazista sul fronte interno e sul campo di battaglia. Terminato il conflitto, l'interesse per i supereroi (forse fin troppo legati ad un evento bellico che tutti vogliono lasciarsi alle spalle) inizia a scemare e molti di loro scompariranno nel 1949. Tra i pochi sopravvissuti Superman, Batman, Wonder Woman: la sacra trinità. La "santa crociata" di Fredric Wertham, iniziata circa cinque anni dopo, sembra dover mettere per sempre una pietra tombale sulla Golden Age e sui colorati uomini del mistero. Ma la censura ha fatto i conti senza l'oste, che in questo caso si chiama Julius Schwartz.


1956: Impazzano i fumetti western, quelli romantici, quelli con mostri ridicoli sconfitti col solito colpo di scena telefonato. Ma c'è qualcuno che pensa che i supereroi possano ancora dire la loro, basta riprendere i concetti che hanno segnato il loro successo e modernizzarli per riproporli ad una nuova generazione di lettori (sì, questo discorso non è così nuovo). Questo qualcuno si chiama Julius Schwartz, un uomo la cui importanza per la storia del fumetto è pari a quella di Stan Lee. E chi è l'eroe prescelto? Flash. Con l'aiuto di Robert Kanigher e le incredibili, dinamiche matite di Carmine Infantino nasce Barry Allen, detective della scientifica che, colpito da un fulmine, viene inondato di elementi chimici e diviene un eroe. Il tutto su Showcase 4. Per chi avesse dubbi, questo era già un reboot: il Flash della Golden Age è ritenuto, fin dalla prima pagina di questa storia, nulla più che il personaggio di un fumetto. Alla faccia della continuity. Il successo è immediato e il nuovo Flash compare su altri tre numeri di Showcase prima di comparire su una serie a lui dedicata. Curiosamente è la stessa che era dedicata al Flash della Golden Age e che prosegue la numerazione dal nr. 105 (oggi si ricomincerebbe sicuramente da uno, ma grazie al cielo a quell'epoca non si pensava a queste cose).
Flash è il primo di una nuova era. Altri eroi, con nuove identità, fanno capolino in pochi anni: Lanterna Verde è ora Hal Jordan, un pilota collaudatore appartenente ad un corpo di polizia interstellare; Hawkman non è più la reincarnazione di un dio egizio, ma un poliziotto alieno proveniente dal pianeta Thanagar; Atom non è più Al Pratt, ma Ray Palmer, uno scienziato che sfrutta le potenzialità di una nana bianca. Anche gli eroi che non cambiano identità (la sacra trinità, Aquaman, lo Spettro) vengono rimodernati e le origini aggiornate ai tempi moderni (sì, anche questo discorso non è così nuovo). Dalle cupe atmosfere belliche, si passa ad un'epoca che sembra foriera di meraviglie, della scienza e sociali, dove l'immaginazione la fa da padrona: questa è la Silver Age.
Però c'è qualcuno che la Golden Age ancora la ricorda, non ci sono solo nuovi lettori, e quelli che vorrebbero sapere chi fosse il Flash dei 104 numeri precedenti. Le pagine della posta ne chiedono a gran voce un ritorno e la DC li accontenta. Ma come? Jay Garrick non era un personaggio immaginario, che viveva solo sulle pagine dei fumetti? Beh, ve l'avevo detto che la DC si pente sempre delle sue scelte per tornare sui propri passi...

Prossimamente: l'epopea del Multiverso

mercoledì 1 agosto 2012

Sabretooth: Mary Shelley Overdrive (II)


MARY SHELLEY ALL'ENNESIMA POTENZA
Dan Jolley (storia)-Greg Scott (matite e chine)-J.D. Mettler (colori)- Mike Marts (supervisione)
Mini di 4 numeri pubblicata dall'agosto al novembre 2002

CAPITOLO 3

Periferia di New York: Il telefono del rifugio sicuro inizia a squillare e Bonnie Hale va a rispondere: è Sabretooth, che sta utilizzando un telefono pubblico di Central Park. Il mutante le chiede come si sente. Lei risponde che fisicamente si sente bene, poi gli domanda se abbia scoperto cosa sta succedendo e perché quegli uomini vogliano ucciderla. Creed non le risponde e le raccomanda di rimanere dove si trova, al sicuro. Bonnie gli propone di andarsene via, in un luogo qualsiasi, e dimenticare tutto questo. Il mutante è incredulo: davvero vuole fuggire insieme a lui? La donna gli domanda se non sia anche questo il suo desiderio. Creed le ribadisce quanto già le ha detto: la terrà accanto a sé, al sicuro. Improvvisamente la comunicazione si interrompe: è stato un passante, il quale ha atteso anche troppo per fare la sua chiamata ed ha deciso di intervenire. Quando però guarda il volto di Sabretooth ha modo di pentirsi amaramente del suo gesto. Nel frattempo Bonnie prova a ricontattare Creed, ma Ruth le spiega che non può farlo: in questo edificio non si possono effettuare chiamate di ritorno. Sabretooth sbatte l’inopportuno passante in un cestino dei rifiuti, poi riafferra la cornetta, ma dopo qualche istante di esitazione decide di non richiamare e si allontana.
Poco dopo, sotto una luna piena ed una pioggia battente, Sabretooth giunge presso il centro di ricerca per le malattie infettive ed annusa l’ambiente attorno a sé. All’interno dell’edificio Piotr ed Aleksander stanno discutendo proprio di lui: è l’incarnazione della parola furtività, è stato prima un membro delle forze speciali, mentre adesso è un assassino professionista, senza contare il fatto che è un mutante. Però pur con tutte le sue capacità non riuscirà ad entrare qui dentro, l’intero posto è cablato: rilevatori di movimento, infrarossi, placche di pressione. Furtività o meno, nell’istante in cui cercherà di entrare qui, loro lo sapranno. Queste parole si ritorcono loro contro quando una tremenda esplosione li investe e li scaraventa via. Sabretooth fa il suo ingresso e raccoglie l’arma di Piotr, sparandogli addosso. Poi la getta via ed estrae le sue armi: due asce.
In un’altra stanza, Cyril si prepara ad un combattimento da lui molto atteso. Kalashnikov afferma che Creed non riuscirà ad arrivare fin qui. Cyril dice che invece lo farà, quando lo trascinerà in questa stanza per la testa: acume scientifico o meno, di certo Kalashnikov adesso è felice di averlo scelto come collaboratore. Intanto Aleksander si rialza ed estrae due coltelli, ma prima che possa agire Sabretooth con le due asce inchioda una mano e la sua testa ad una parete. Anche Piotr si riprende e spara contro il mutante, mancandolo di poco. Creed riprende un’ascia e colpisce con essa il suo avversario un paio di volte, mettendolo a terra. Poco dopo giunge sul posto un altro piccolo plotone di soldati che rimangono sconvolti quando vedono Sabretooth ergersi trionfante sui due soldati decapitati e che chiede chi è il prossimo.
Periferia di New York: Bonnie Hale chiama al telefono i suoi genitori, solo per salutarli. I due però avvertono il tono di tristezza presente nella sua voce e le chiedono se abbia dei problemi al lavoro o col suo fidanzato. Lei risponde che va tutto bene e non voleva apparire loro infelice, semplicemente le manca la loro presenza. Poi chiede ai suoi genitori come vadano le cose. Suo padre le parla dei suoi problemi alla schiena sorti mentre faceva giardinaggio, mentre sua madre le racconta di aver incontrato in farmacia una sua ex compagna di scuola, la quale le ha accennato ad una riunione tra ex studenti. La madre di Bonnie spera che sua figlia ci vada, dovrebbe essere presente anche Jason Fleming: forse lui non è il suo tipo, però a lei piacerebbe poter avere dei nipoti un giorno. Bonnie ribatte che farà del suo meglio: chissà, magari ha già incontrato la persona giusta e non se n’è ancora accorta. La ragazza ribadisce loro di stare bene e li saluta dicendo di voler loro bene: presto andrà a trovarli.
Centro di ricerca per le malattie infettive: Sabretooth ispeziona i corridoi del vasto edificio, poi il suo olfatto gli fa avvertire la presenza di qualcuno e quindi il mutante gli intima di venire fuori. Cyril non si fa pregare e sorprende Creed con un calcio allo stomaco. Lui incassa il colpo e prova a replicare con le sue asce, ma con un perfetto manrovescio Cyril spezza l’impugnatura di una delle armi, poi inizia a tempestare Sabretooth di calci e pugni senza che lui sia in grado di reagire, fino a quando Cyril gli mette le mani attorno alla gola: quegli altri vecchi pensavano di avercela fatta, pensavano che la memoria muscolare e gli istinti residuali fossero tutto ciò di cui avevano bisogno, e perciò hanno scelto i loro bei nomi russi per i loro nuovi corpi. Ma non lui. Per tutta la vita ha studiato e quando usciva dal laboratorio andava in palestra ed ha impiegato sul campo le capacità acquisite: si sbarazzava di tizi come Sabretooth da prima che Kruscev sbattesse la sua scarpa sul tavolo all’ONU. In quel momento giunge Kalashnikov, il quale esorta Cyril ad allentare la presa ed a trascinare Creed nel laboratorio. Cyril chiede perché non possa ucciderlo. Kalashnikov risponde che questo mutante ha ucciso alcuni di loro ed è ancora vivo, questo non doveva accadere: possono imparare molto da lui. Cyril riconosce che Kahalashnikov ha ragione e dunque lo scienziato chiede il mutante venga inchiodato ad una parete.
Eseguito ciò, Sabretooth afferma di aver capito tutto ora: tutti quelli che ha affrontato finora sono vecchi scienziati che hanno capito come inserire i loro cervelli in corpi più forti, giovani e resistenti. Per la precisione corpi di soldati russi delle forze speciali, rianimati per l’occasione. Sono diventati dei veri e propri Mostri di Frankenstein. Kalashnikov pensava che l’intelletto di Creed fosse più limitato. Per il mutante ha tutto senso ora: gli scienziati progettano il proprio prodotto e ne controllano la distribuzione, senza dover rispondere a nessuno poiché loro stessi sono i sicari. Inoltre devono essersi divertiti ad andare in giro vestiti in quella maniera, li avrà fatti sentire nuovamente dei bulli. Leonid gli ha parlato del virus che Bonnie Hale ha in corpo, un virus per cui Kalashnikov ha sicuramente un antidoto, non può essere così stupido. Lo scienziato inizialmente intendeva studiare Creed, vivisezionarlo per raccogliere più dati possibili sul suo fattore rigenerante, ma ora ha intenzione di usare contro di lui del gas nervino: ficcato dentro il corpo diventa letale in tre secondi, il fattore rigenerante non potrà compensarlo. Incurante della minaccia, Sabretooth continua: scommette che l’antidoto è proprio in questo laboratorio, magari in quell’armadietto di fronte a lui.
Kalashnikov gli chiede se abbia ascoltato le sue parole. Victor Creed ribatte che non ne aveva affatto bisogno: perché nessun allarme esterno si è attivato quando ha fatto esplodere la prima carica? Semplicemente perché era già stato nell’edificio mezz’ora prima di “bussare alla porta”. Così il mutante preme un piccolo pulsante presente su un anello indossato sull’indice sinistro, attivando le altre cariche esplosive presenti e gettando il totale scompiglio nel laboratorio di Kalashnikov. Quando il fumo si dirada e torna la calma, di Victor Creed non c’è più nessuna traccia. Ma lo scienziato dice che non ha alcuna importanza: hanno ritrovato la ragazza.
Periferia di New York: Ruth chiede a Bonnie Hale se si senta bene. Lei risponde di avere solo un leggero mal di testa, si riprenderà. All’esterno un soldato dichiara di aver inquadrato l’obiettivo: ora comincerà a piazzare le cariche esplosive.



CAPITOLO 4

Kalashnikov comunica col suo uomo: l’antidoto è in una piccola fiala di metallo, nascosta in un luogo facile da trovare. Lui deve trovarla, uccidere Creed e la ragazza e poi recarsi all’aeroporto dove ci sarà il rendez-vous: è tempo di spostare altrove i loro affari. L’uomo conferma di aver capito e chiude la comunicazione, poi piazza un nano da giardino al cui interno è stato piazzato dell’esplosivo. Improvvisamente ode un rumore di motore alle sue spalle e si volta: a cavallo di una moto, Sabretooth giunge a tutta velocità e va ad impattare contro di lui. Mentre il soldato urla di dolore, Victor Creed scende dal mezzo e recupera il nano da giardino, piazzandolo accanto all’uomo di Kalashnikov, che implora il mutante. Lui ovviamente rimane impassibile e subito dopo vi è una tremenda esplosione. Un altro soldato contatta i suoi compari: devono tenere impegnati Creed mentre lui uccide la ragazza. Così poco dopo l’uomo irrompe nell’edificio e comincia a sparare, mentre una terrorizzata Bonnie Hale scappa via. Subito dopo arriva anche Sabretooth, che chiama a gran voce la ragazza, ma gli risponde  solo un soldato con una sventagliata di proiettili: oggi il mutante sarebbe dovuto rimanere a letto, perché ora sperimenterà un intero nuovo mondo di dolore. Creed la pensa diversamente.
Nel frattempo un altro soldato ha rintracciato Bonnie, la quale si è rifugiata nel bagno dell’edificio. La donna lo sorprende usando un accendino piazzato davanti ad un contenitore di lacca per capelli: il risultato è una tremenda fiammata che investe il corpo del soldato, il quale comincia ad agitarsi ed a gridare di dolore. Bonnie ne approfitta afferrando un asciugamano ed avvolgendolo attorno al collo del soldato per sbatterlo dentro la vasca piena d’acqua. Prima che costui possa reagire, la donna prende un phon e lo getta dentro la vasca, friggendo vivo il soldato: Bonnie pare compiaciuta del suo gesto. Subito dopo la parete del bagno viene sfondata dalla testa dell’altro soldato, il quale implora Sabretooth di lasciarlo stare, gli ha già detto tutto quello che sapeva. Incurante, il mutante sventaglia di proiettili il suo corpo. Poi lui e Bonnie si baciano: la ragazza era preoccupata, non era sicura che lo avrebbe rivisto. Creed la tranquillizza ripetendole quanto le ha già detto: la terrà accanto a sé, al sicuro, è una promessa. Poco dopo Victor chiede a Ruth di badare a lei, poi esce dal rifugio.
Un aeroporto privato: Cyril non riesce a credere di come questa operazione sia andata alla malora in così poco tempo: il coinvolgimento di Creed risale a non più di cinque ore fa. Kalashnikov cerca di pensare ciò come ad una benedizione: certo, tutte le loro ricerche batteriologiche sono andate distrutte insieme al laboratorio mandando in rovina un lavoro di sei mesi, ma lui ha una memoria fotografica e quindi tutti i dati verranno recuperati. Inoltre, stavolta si stabiliranno alle Hawaii: i nativi del luogo non hanno un termine generico per la parola “tempo”, questo perché lì il tempo meteorologico è sempre fantastico e nessuno sente il bisogno di parlarne. Presto dimenticheranno tutto accanto ad un buon Margarita ed alle ragazze con l’hula. Improvvisamente un colpo di mitragliatrice centra alla testa lo scienziato, che si accascia al suolo. Cyril si volta e nota Sabretooth: subito il soldato spara contro di lui un colpo di taser, ma il mutante afferra il filo elettrico e dà un forte strattone, costringendo Cyril ad abbandonare la presa sull’arma. Il soldato controbatte con un calcio, ma Creed lo blocca col suo braccio, poi centra Cyril prima con una gomitata al collo, poi gli porta le braccia dietro la schiena e con una torsione perfetta gliele spezza.
Nonostante il dolore, il soldato riesce comunque a divincolarsi dalla presa ed a salire su una rampa di scale, giurando al mutante che si vendicherà per questo. Nel frattempo Kalashnikov si riprende e lentamente si avvicina all’elicottero per la fuga. Sabretooth insegue Ciryl e prova ad afferrarlo per una gamba, ma il soldato evita l’attacco e scaraventa il mutante al suolo, conficcando poi un dito nell’occhio destro di Creed e ridendo di gusto. Resistendo al dolore, Sabretooth estrae una enorme siringa: contiene una dose di anidride acetica, che ha trafugato dal laboratorio prima di piazzare le cariche esplosive. Creed conficca l’ago della siringa dentro una narice di Cyril e preme lo stantuffo: l’uomo grida di dolore e si accascia al suolo morente, mentre dell’acido comincia ad uscire dai suoi condotti nasali. Contemporaneamente Sabretooth ode il rumore delle pale dell’elicottero che si avviano, segno che Kalashnikov sta fuggendo: il mutante non intende permetterglielo e correndo si scaraventa a gran velocità contro il mezzo, facendo sì che Kalashnikov ne perda il controllo e che l’elicottero, il quale è già in fiamme, precipiti rovinosamente al suolo. Dopo qualche istante, il dolorante scienziato riesce a fuoriuscire dalle macerie, ma Sabretooth è lì ad attenderlo e gli sbatte con violenza la faccia contro il terreno. Prima di perdere i sensi, Kalashnikov gli chiede se sia riuscito a fermare la piaga ed a salvare la sua fidanzata.
Poco prima: Sabretooth promette a Bonnie che la terrà accanto a sé, al sicuro, poi le spezza il collo e adagia il suo corpo su un divano. Prima di andarsene, chiede a Ruth di badare a lei. Uscendo dal rifugio, Creed si inginocchia e mettendosi le mani sulla fronte grida al cielo la sua disperazione.
Ora: Sabretooth rivela a Kalashnikov di non essere riuscito a salvare Bonnie Hale: l’antidoto è andato distrutto quando il laboratorio è esploso. Però lui non deve stare troppo tranquillo, perché ora loro due faranno un viaggio.
Sopra l’Oceano Atlantico: Kalashnikov riprende i sensi a bordo di un piccolo aereo privato appartenente a Victor Creed, ammanettato e con i piedi bloccati in una vasca ripiena di cemento armato. Come vede il mutante, lo implora di non ucciderlo: può dargli tutti i dettagli della sua operazione, sa dove si trova tutto il denaro finora guadagnato. Hanno già fatto i miliardi, deve lasciarlo vivere: può far ripartire tutto, è una vera miniera d’oro. Sabretooth ribatte che c’è in realtà una ragione per cui avrebbe potuto non ucciderlo, ma questa ragione è morta tra le sue braccia quattro ore fa. Il cocktail di elementi chimici che gli ha ficcato in gola mentre era privo di conoscenza prenderà fuoco non appena toccherà l’acqua salata e lo brucerà dall’interno. La caduta durerà almeno cinque minuti. Poi Sabretooth getta fuori dall’aereo Kalashnikov, augurandogli di marcire all’inferno. Il pilota del mezzo chiede a Creed se debbano tornare all’aeroporto. Il mutante annuisce: è stata una lunga notte, è tempo di rimettersi al lavoro.

FINE

domenica 29 luglio 2012

Sabretooth: Mary Shelley Overdrive (I)


MARY SHELLEY ALL'ENNESIMA POTENZA
Dan Jolley (storia)-Greg Scott (matite e chine)-J.D. Mettler (colori)- Mike Marts (supervisione)
Mini di 4 numeri pubblicata dall'agosto al novembre 2002

CAPITOLO 1

New York: Un uomo, circondato dai cadaveri delle sue guardie del corpo, implora Sabretooth di non fargli del male: può pagarlo, può dargli il doppio della cifra che gli hanno dato per questo incarico. Crocchiando le nocche delle sue mani, Victor Creed dice all’uomo di non darsi troppa pena, poi lo fa a pezzettini. Uscendo dalla stanza, Sabretooth ridacchia per la semplicità dell’operazione, poi si ferma sulle scale e si fuma una sigaretta. All’improvviso il suo olfatto acuto rileva qualcosa sul tetto dell’edificio. Victor Creed si reca a controllare e, aperta la porta antincendio, si ritrova davanti ad una donna che sta curando delle piante ed a poca distanza, nascosto alla sua vista, un uomo armato: il mutante giudica la scena come decisamente strana. Incuriosito dalla cosa, Sabretooth non avverte la presenza di un altro uomo armato, il quale gli spara un proiettile silenzioso in gola, poi avvisa il suo compare Aleksander: ci sono delle complicazioni, un testimone, o meglio un ex-testimone. La ragazza andrà trattenuta ancora qualche momento mentre il cadavere viene rimosso. Grazie al suo fattore rigenerante, però, Sabretooth non è affatto morto e rimuovendo il proiettile lo scaraventa contro l’uomo armato, mancandolo di poco. Poi un irato Victor Creed si lancia contro l’uomo: con un pugno lo stende e gli dà un’artigliata. Ma con suo grande stupore l’uomo non è morto, gli è solo rimasto uno sfregio sulla faccia.
L’uomo sventaglia di proiettili Victor Creed, il quale viene scaraventato sul tetto dove l’altro uomo armato gli spara a sua volta. Sabretooth comunque si riprende ed artiglia quest’ultimo che, come il suo compare, non rimane nemmeno ferito e ride di gusto dicendo al suo amico Piotr che è una cosa fantastica, non ha provato alcun dolore. Aleksander e Piotr puntano le loro pistole contro Creed: l’uomo sfregiato ha sentito parlare di lui, è davvero un peccato che si sia trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sabretooth si lancia nuovamente contro i due. Piotr sa che le sue ossa non si spezzano, dunque con un colpo perfetto sotto il gomito sinistro ai tendini ed ai legamenti spezza il braccio del mutante, poi lo centra al volto con un violento pugno. La donna che curava le piante si nasconde ed osserva la scena. Piotr continua a colpire Sabretooth ed esorta il suo compagno ad usare il suo coltello, ma Creed riesce a riprendersi  e, dopo essersi rimesso a posto il braccio rotto, sradica una struttura in metallo dietro cui si era nascosta la donna e la lancia contro i due uomini. Poi li afferra e fa sbattere le loro teste una contro l’altra. In quel momento altri uomini armati irrompono sulla scena ed ordinano a Sabretooth di lasciar stare Piotr ed Aleksander e di non fare mosse improvvise. Inizialmente il mutante rimane in silenzio, poi scaraventa i due uomini contro il plotone armato e si volta per cominciare a dirigersi verso la donna, la quale si trova alle sue spalle. Costei non sembra aver paura di lui, anzi, allarga le braccia come a desiderare di essere artigliata. Prima che gli uomini armati possano fare qualcosa, comunque, Sabretooth afferra la donna e si allontana dal tetto con un grande balzo, un balzo che i soldati non possono replicare. In ogni caso non c’è da preoccuparsi: la donna è rintracciabile, tuttavia rimangono solo poche ore prima che i mari diventino color rosso sangue.
Victor Creed porta la donna presso uno dei suoi rifugi e le spiega la situazione: questo è un luogo sicuro, però il fatto che sia stato pugnalato, colpito e pestato ha fatto esaurire la sua pazienza. Ora lei le dirà chi erano quei bastardi e cosa volevano, soprattutto deve dirle perché la volevano morta. La donna risponde di non saperlo proprio. Sabretooth non le crede e le punta contro un indice accusatorio: ha sessanta secondi per ricordare prima che inizi a sventrarla. La donna risponde a questa minaccia baciando Creed sulle labbra. Il mutante la allontana da sé e le chiede cosa diavolo stia facendo. La donna si toglie la camicetta: non aveva mai visto qualcosa di simile a quanto è accaduto sul tetto, gli spari, il combattimento, ha adorato ogni istante. E vuole che continui. La donna si protende verso Sabretooth che cede al suo istinto animale: la attira a sé e con un ringhio le strappa i pantaloni, iniziando poi a baciarla.
Dopo un po’ di tempo la donna chiede a Creed se sia per caso un mutante: non ha potuto fare a meno di notare che le sue ferite sono scomparse, non sono rimaste nemmeno le cicatrici. Sabretooth conferma i suoi sospetti: ha un fattore rigenerante e sensi iperpotenziati. La donna ripete di non sapere chi fossero quegli uomini, li ha visti per la prima volta proprio sul tetto. Lei è tecnico di laboratorio: lava le provette e preme dei bottoni. Non sa cosa volessero da lei: non ha mai visto nulla di strano, non è mai andata in alcun posto speciale, in sintesi non ha fatto nulla. Le dispiace che Creed sia rimasto coinvolto in questa faccenda e lo ringrazia per averle salvato la vita. Sabretooth non riesce a credere alle sue orecchie: le ha salvato la vita e questa è una cosa ridicola, lui è un assassino, un killer a pagamento. La donna non ha idea di cosa Creed pensi di lei, anzi, a ben vedere non sa cosa pensare di sé stessa. Alcuni mesi fa si è trasferita a New York dal Missouri: è stata reginetta del ballo di fine anno ed ha fatto la babysitter per guadagnare denaro extra. L’unica volta in cui è stata in pericolo è quando si è bruciata con un arricciacapelli. Questo è tutto ed è la verità. Sabretooth spiega che è stato l’odore dei soldati ad attirarlo su quel tetto: erano morti. Inoltre i suoi artigli hanno procurato loro a malapena dei graffi. E lei dice il vero: può capire dall’odore se qualcuno gli sta mentendo. Ora però lei ha bisogno di nuovi vestiti.
Improvvisamente gli uomini armati irrompono nell’appartamento sfondandone le vetrate ed i muri e crivellano il corpo di Creed di proiettili tranquillanti. Questi fanno immediatamente effetto ed il mutante scivola sul pavimento. Per essere sicuri che rimanga a terra, comunque, gli sparano anche dei colpi di mitragliatrice. Poi puntano le loro armi contro la donna, Bonnie Hale: non deve preoccuparsi, sarà una cosa rapida ed indolore.


CAPITOLO 2

Un soldato russo esorta i suoi compagni a fare presto, la polizia americana non è così lenta come si pensa. Uno di loro ribatte che un peso morto è più difficile da trasportare. Piotr chiede allora se vogliano sentire la donna lamentarsi per tutto il tragitto. Uno dei soldati propone dunque di imbavagliarla. Questa discussione fa irritare quello che sembra il capo del plotone, Leonid: sarebbero dovuti rimanere tutti all’ospizio. Piotr ribatte che lui rispetto a loro non è poi così giovane. Mentre i soldati sono ancora immersi in questa discussione, non notano che Sabretooth riprende i sensi ed afferra uno dei soldati facendogli sfondare un comodino e sbattendolo con forza sul pavimento, esortando contemporaneamente Bonnie a stare giù. Mentre un soldato gli spara alle spalle, ma lui stoicamente resiste, Victor Creed apre una cassa contenente al suo interno due pistole e sventaglia di proiettili i soldati russi, che finalmente per la prima volta sembrano accusare il colpo. Uno di loro gli dice che è tutto inutile, tanto alla fine lo abbatteranno. Il mutante non gli presta ascolto e, deviando la sua pistola per evitare di essere colpito ancora, scaraventa il soldato contro un suo compare.
Sabretooth consegna un’arma a Bonnie e la esorta ad andare subito in macchina, poi afferra per la gamba uno dei soldati e lo utilizza a mo’ di ariete contro i suoi altri avversari. Bonnie tenta di allontanarsi, ma viene bloccata per un piede da un soldato, che poi si rialza e tenta di pugnalarla. Con destrezza la donna si libera dalla sua presa e gli spara alla fronte, colpendolo lievemente. Mentre Victor Creed abbatte una parete, Leonid lo invita ad arrendersi, sta solo ritardando l’inevitabile. Il mutante afferra dei cavi dell’elettricità e li utilizza per friggere Piotr ed Aleksander: inizialmente Sabretooth pensava, per via della loro attrezzatura e delle loro mosse, che questi tizi fossero dei soldati, però hanno dimostrato di non avere la necessaria esperienza, altrimenti lui sarebbe già morto. Inoltre ha sentito quel commento di poco fa sulla casa di riposo e puzzano come cadaveri: chi sono davvero? E cosa ci vuole per ucciderli? Leonid dice a Sabretooth che non ha idea di cosa stia accadendo, dovrebbe aiutarli. Creed non gli presta ascolto e si lancia contro di lui: Leonid lo evita e con un pugnale ferisce il mutante alla gola. Pieno di rabbia, Sabretooth carica a testa bassa contro Leonid e lo trascina contro una finestra: il vetro viene sfondato ed i due precipitano in basso, fino ad impattare contro il tettuccio di un auto, a poca distanza da dove si trova Bonnie Hale.
Victor Creed si riprende subito ed entra nell’automobile dove si trova la donna. Mentre cadeva, il mutante ha sottratto a Leonid una granata e la lancia alle sue spalle, provocando l’esplosione dell’automobile su cui era atterrato e gettando lo scompiglio tra i soldati russi. Leonid, portato in salvo dai suoi compagni, ribadisce che Creed non ha idea di quello che sta facendo, adesso dovrà andare a far rapporto a Kalashnikov.
Centro di ricerca per le malattie infettive: Leonid riferisce a Kalashnikov che hanno momentaneamente perso le tracce di Creed e Bonnie Hale: hanno comunque il modello, marchio e numero di targa del loro veicolo. Si sono perciò infiltrati tra le comunicazioni della polizia ed hanno diramato un avviso a tutte le unità: verranno ritrovati prima dell’ora rossa. Kalashnikov si augura che questo accada e chiede a Leonid di ricordarsi di Danilov, mentre è impegnato in questa ricerca. Inoltre basta con questi atteggiamenti da film d’azione: una volta che i due saranno stati ritrovati, l’intera area va bombardata. Leonid dichiara di aver capito e chiude la comunicazione. Alla conversazione ha assistito un altro uomo, Cyril, il quale esorta Kalashnikov a farlo andare in missione: si è occupato lui di Danilov ed era uno di loro, non avrà problemi con questo mutante. Lo scienziato ribatte che ha bisogno di lui qui nel laboratorio: può capire il suo desiderio di dimostrare la propria virilità, ma non deve dimenticare che prima era noto come il dr. Philip Krantz ed è del suo acume scientifico che si ha bisogno adesso.
Nel frattempo Sabretooth e Bonnie sono ancora in macchina, ad ascoltare un CD di Joe Cocker. Creed nota che la donna appare piuttosto calma, nonostante quello che le è successo. Bonnie replica che forse sta per andare in shock, forse è già in stato di shock: non sa davvero come assimilare tutto quello che è avvenuto stanotte. Il mutante conclude che lo ha assimilato molto bene, con quel colpo di fucile alla testa del soldato. Poco dopo i due giungono davanti ad un’elegante abitazione, fuori da ogni strada trafficata: dopo essere entrati dalla porta sul retro, vengono accolti da due ragazze in abiti decisamente succinti e molto felici di rivedere Creed dopo un lungo periodo di assenza. Il mutante le esorta a far venire subito qui Ruth. Poco dopo arriva una donna più anziana, al quale Creed dice che ha bisogno della sua stanza per un po’, non sa per quanto esattamente al momento. Ruth ribatte che è già pronta ed anche il collegamento con la tv via cavo è stato aggiustato. Una volta entrati nella camera, Sabretooth fa delle raccomandazioni a Ruth: nessuno deve sapere che lui è qui, nessuno; la donna insieme a lui si chiama Bonnie e Ruth dovrà prendersi cura di lei, iniziando subito col darle nuovi vestiti; non vuole nessuna delle altre ragazze, devono solo tenere la bocca chiusa; infine qualcosa da mangiare, magari dei controfiletti, hanno molte proteine. Una volta che Ruth se n’è andata, Bonnie chiede a Victor Creed se sia il proprietario di questo edificio e quanto spesso lo usi: lui si rifiuta di risponderle. La donna allora lo abbraccia: tutto quello che è accaduto, è troppo per lei. Il mutante la invita a stare calma: è accanto a lui, ora, è al sicuro.
Subito dopo Sabretooth esce e Bonnie va a rilassarsi nella sala principale dell’edificio, dove Ruth le porta qualcosa da mangiare. Bonnie le chiede cosa sappia di Victor. Ruth le dice che Creed adora i Monty Python, odia Brad Pitt ed un paio di volte lo ha sorpreso a leggere dei romanzi di John Sandford. Una volta inoltre le ha detto che intendeva avviare un’attività di costruzione di mobili su misura, ma quasi certamente scherzava. A parte questo, però, non sa proprio nulla di lui, eccetto che può essere cupo e senza cuore come il diavolo in persona. E se qualcuno questo pomeriggio le avesse detto che Creed sarebbe venuto a chiederle di proteggere qualcuno, l’avrebbe bollato come un bugiardo. Ruth chiede poi a Bonnie dove sia andato il mutante. Lei risponde che è andato a caccia.
Contemporaneamente Leonid comunica a Kalashnikov che sta controllando un altro appartamento: secondo i rapporti della polizia, Creed è stato avvistato regolarmente qui negli ultimi cinque anni. Le telecamere di sorveglianza sono state installate, ora si recherà al prossimo obiettivo. Non appena la comunicazione è stata chiusa, Sabretooth attacca il soldato e coi suoi artigli gli fa a pezzi la radio e le pistole. Leonid prova a reagire con un pugno, ma il mutante gli sbatte la testa contro il suolo. Leonid incassa il colpo ed allontana da sé Creed con un calcio, estraendo poi un coltello: se il mutante avesse un po’ di cervello, si arrenderebbe e gli direbbe dove si trova la ragazza. Ancora una volta Sabretooth non gli presta ascolto e lo attacca a testa bassa, ma Leonid è rapido e gli conficca il coltello vicino al cuore. Creed estrae l’arma dal suo corpo e la fa a pezzi coi suoi denti, suscitando lo stupore di Leonid. Colto di sorpresa, il soldato viene bloccato da Sabretooth: ha pensato molto al plotone. La loro pelle è dura, gli ricorda molto un tizio di nome Cage, però qualche graffio lo ha lasciato, dunque non sono invulnerabili, può far loro dei danni. Così Creed tira il braccio di Leonid fino a spezzarlo ed a procurargli un grido di dolore. Poi tenendolo fermo per la testa gli chiede chi è e perché voglia quella ragazza morta. Leonid decide di dirglielo, non perché è costretto, ma perché vuole che il mutante sappia: Bonnie Hale porta dentro di sé una piaga, un’arma biogenetica invisibile. Nelle prime 72 ore non viene rilevata, ma poi l’epidemia è istantanea ed è stata concepita per scopi militari. Bonnie Hale è stata infettata per sbaglio: uno degli uomini di Leonid ha commesso uno stupido errore e ha infettato un civile. Lui è stato ucciso ed ora tocca a lei. Non esiste antidoto per questa piaga, nessuna vaccinazione: a meno che Bonnie Hale non muoia, sono rimaste sedici ore prima che questo continente venga spazzato via.
Sabretooth non crede alle parole di Leonid e lo bolla come un bugiardo. Poi gli spezza il collo e  tira la sua testa, la tira così forte fino a staccargliela ed a gettarla via. E se ne va ribadendo che Leonid è un bugiardo.

CONTINUA...

sabato 14 luglio 2012

Venerdì 13: perchè alle volte al peggio (forse) c'è una fine


Comunque la si pensi, la saga di Venerdì 13 ha fatto epoca. Il caro Jason Voorhees ed il suo fido machete meritano senz'altro un posto (non d'onore, ma un posto) nella storia del cinema.
1980: il regista Sean S. Cunningham vuole replicare il successo di Halloween di John Carpenter, puntando ancora di più sull'aspetto macabro e sull'efferatezza degli omicidi. Victor Miller viene incaricato di scrivere la sceneggiatura ma, siccome lui ne sa un po' più di cinema, conosce anche Mario Bava ed il suo Reazione A Catena, che anticipa di un decennio le malefatte di Michael Myers ed era davvero truculento. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, i soliti americani che rubano le buone idee altrui. E così, con addirittura un paio di omicidi "copiati" proprio dalla pellicola di Bava, nasce il primo film di una lunga serie. Anche i sassi sanno ormai che in questo primo capitolo Jason compare solo in un flashback ed il vero assassino è sua madre Pamela, la quale vuole vendicarsi per il fatto che suo figlio sia stato lasciato annegare alcuni anni prima da degli adolescenti in preda a crisi ormonali. E quindi tutti i giovini che vengono al Crystal Lake a fare zin-zin troveranno una imperiosa e sanguinolenta uccisione al suono di Chi Chi Chi Cha Cha Cha, pure il piccolo Kevin Bacon! Ecco, nei film horror anni '80 il sesso pre-matrimoniale era assolutamente proibito, se lo facevi eri una sicura vittima (le regole di Scream le conoscete, no?).
Ed infatti l'unica a salvarsi è la verginella di turno, grazie alla famosa scena della decapitazione concepita da Tom Savini. Nelle ultime inquadrature si capisce che Jason è ancora vivo, con tanto di citazione di Carrie di Brian DePalma (ma una idea sua questa pellicola ce l'ha?). Questa aggiunta in fase di post-produzione e non presente nella sceneggiatura fece leggermente incavolare Miller, per il quale a suo parere Jason doveva essere una vittima e non un carnefice. Ma già all'epoca si pensava ai franchise ed alle strategie di marketing: insomma, volevano fare subito un sequel.
1981: Arriva il primo sequel. Jason dice:"Cara mamma, grazie, ma ora ci penso io" e comincia la sua opera sacra. Tentativi di riportare sul set Betsy Palmer (la madre di Jason, che qui appare solo per pochi istanti) e Adrienne King (che compare solo all'inizio del sequel per essere subito uccisa) fallirono perchè la prima pensava che Venerdì 13 fosse "un film di merda" (esagerata!), mentre la seconda fu vittima di un ammiratore un po' troppo insistente (lo stalking ha radici antiche) e dunque chiese lei stessa di essere "eliminata". Alla fine Jason, tra doppi impalamenti, visioni della sua bella faccia ed allegri omicidi tra amici, viene trafitto col suo machete al petto da una ragazza di nome Amy. Ma detto in tutta sincerità... chi non ha subito una cosa simile almeno una volta nella vita? Mica fa male, no?
1982: Il terzo capitolo ha la sua importanza per due ragioni. Primo: in questo sequel Jason acquisisce infine la celebre maschera da hockey che diventerà il suo marchio di fabbrica, come la maschera del capitano Kirk usata da Myers (ecco, così il plagio, ehm... la citazione è completa); secondo: essendo, appunto, il terzo capitolo perchè non farlo in 3D? Che burloni. Che poi, erano gli anni '80, era un 3D diverso... insomma, faceva cagare. Non come quello di adesso, però. Alla fine una ragazza di nome Chris (Jason, sei sfigato con le donne, eh?) uccide il nostro eroe - beh, insomma, almeno ci prova - spatassandogli un'ascia in faccia. Ma anche in questo caso, gente, che male può fare una spatassata di ascia in pieno volto?
1984: Quando una saga ha come sottotitolo "Il Capitolo Finale", potete star certi che tutto sarà tranne che quello. In ogni caso qui compare, Jason a parte, uno dei pochi personaggi continuativi della serie, Tommy Jarvis (qui interpretato dal Corey Feldman pre-Goonies, avete presente quello che diceva alla domestica spagnola in quale cassetto mettere la marijuana?). Vi confesso che questo è l'unico capitolo che non ho visto (una piccolezza da nulla!), se non gli spezzoni su Youtube. Comunque alla fine Jason muore, ma muore muore, eh? In pratica viene decapitato da Tommy per via del suo machete (oh, Jason, la scelta della tua arma è stata impeccabile!). Doveva proprio essere il capitolo finale, tanto che ne fanno un successivo già l'anno dopo anche se, ok, in questo caso c'è solo un copycat (un infermiere impazzito per la morte del figlio) che finge di essere Jason. Quindi Jason è proprio morto, non ci sono dubbi.
1986: Jason Vive! Ecco il sottotitolo, tanto per toglierci fin da subito qualche eventuale dubbio. Sono passati più di dieci anni dal "Capitolo Finale". Tommy va presso la tomba di Jason perchè è sicuro che non è morto. Cioè, c'è solo lo scheletro, ma lui non è morto. Per rendergli giustizia lo hanno seppellito insieme al suo machete, che gentili! Tommy, che è un ragazzo saggio ed assennato, impala lo scheletro di Jason con una sbarra di ferro perchè così sicuramente muore, sì sì (in realtà voleva cremarne il corpo e gli parte il boccino, ma non sottilizziamo). Ed in quel momento un fulmine proveniente dal cielo precipita, colpisce l'asta e l'elettricità sprigionata è tale che non solo Jason torna in vita ma oh, è di nuovo pure in carne ed ossa. Ho sempre adorato la scienza precisa e impeccabile di questi film. Per i puristi: da questo momento Jason diviene immortale. Tralasciamo inoltre il fatto che rifarsi al Frankenstein con Boris Karloff cinquant'anni dopo suona un po' demodè. Comunque squartamenti, stilettate, una rasoiata qui un machete là, ma alla fine Jason viene legato ad una catena e trascinato in fondo al Crystal Lake! Ecco, così impari, e Tommy trova pure l'amore e non lo vedremo più.
1993: Salto i successivi due capitoli, dove l'unica cosa degna di nota è Jason che, stanco ormai di ammazzare gente sempre nello stesso posto, si trasferisce per un po' a New York. Purtroppo prima di poter squartare i concorrenti dei reality show, viene investito da una fiumana di rifiuti tossici che (sempre la scienza precisa e impeccabile di cui sopra) lo fa regredire ad uno stato infantile. Ma siccome queste due pellicole non se le fila nessuno, nel 1993 ritorna al suo consueto aspetto senza uno straccio di spiegazione. Ed è un secondo "Capitolo Finale", poichè il sottotitolo è Jason Va All'Inferno (sarebbe anche ora, eh, tanto per dire). Ora prima di Jason X (ne parliamo dopo) credevo che più in basso di questo capitolo non si sarebbe potuti andare. In pratica Jason viene sorpreso da un'imboscata e crivellato di proiettili dall'FBI (che dopo 9 nove capitoli e 1385672659609 omicidi ha capito che non sarebbe stato poi tanto brutto intervenire), così tanti proiettili che esplode (i famosi proiettili esplosivi dell'FBI).
E da questo momento in poi è l'apoteosi. Il corpo martoriato viene portato all'obitorio, dove il coroner si pappa il cuore ed inizia a lanciarsi in una spirale di assassini. Un tizio venuto dal nulla ci dà poi la spiegazione: Jason (non dicono quando, suppongo quando è resuscitato nel Capitolo VI, non chiedete troppo alle mie facoltà intellettive) è posseduto da un'entità aliena extradimensionale che si reincarna di corpo in corpo per portare avanti la sua opera di distruzione! WTF? Cioè, Jason non è cattivo, è che lo disegnano così. Tralasciando il richiamo all'Invasione Degli Ultracorpi, è una idea spudoratamente copiata da un semisconosciuto film del 1987, L'Alieno (con Michael Nouri e Kyle MacLachlan). E non è tutto: solo un suo consanguineo può eliminarlo per sempre. Perchè? Boh! E così si scopre l'esistenza di una zia, ma questa muore e (attenzione alla genialata, eh) lo spirito di Jason si infila... lì e ne esce non solo rinato ed in forma adulta, ma completo di maschera da hockey e machete! Bravi, ancora! Anzi no, meglio di no. Ma non è finita qui, perchè quella zia aveva una figlia e questa, con un pugnale mistico trovato in saldo ad un banco dei pegni, trafigge il cuore di Jason. Gli spiriti infernali vengono a reclamare il suo corpo e infine sprofonda nel sottosuolo. E finalmente è finita, sì! Cioè, no, un attimo... c'è una scena finale. C'è la maschera di Jason che viene reclamata da... Freddy Krueger?!
2002: Quell'idea di un incontro/scontro tra Jason e Freddy dovette ricevere un buon riscontro, poichè per dieci anni non se ne fece nulla. Si pensò allora ad un ulteriore seguito della saga che (questi geni del male mi sorprendono sempre) fosse distribuito prima del team-up ma ambientato cronologicamente dopo di esso! Jason X. Ora, quando si vuole ironizzare sugli assassini indistruttibili degli slasher horror, si dice fin dagli anni '80:"Manca solo che li spediscano nello spazio". Ecco, lo hanno fatto e, pur essendo ormai il franchise in disgrazia, così gli hanno dato il colpo di grazia. Jason viene ricatturato e ibernato (si vede che i proiettili esplosivi erano finiti) e si risveglia nel 2455, a bordo di un'astronave diretta verso una nuova Terra. Ma non è la cosa più triste. Ad un certo punto Jason viene distrutto da un cyborg donna (sic), ma il suo corpo inizia ad assorbire il materiale dell'astronave che lo trasforma infine in un cyborg! (Sic al quadrato). E quando lo vedi nella sua nuova forma non puoi fare a meno di esclamare:"Ma perchè?".


Comunque, anche questo corpo cyborg alla fine viene distrutto e su Terra-2 atterra solo la sua maschera, inutile dirlo in fondo a quella che appare come una replica di Crystal Lake. Forse avevano in mente un reboot, come accade al DC Universe ogni 25 anni o giù di lì.
2003: E alla fine è Freddy Vs Jason anche se, per l'interpretazione di Robert Englund o il fatto che lui almeno può parlare, sembra più un capitolo della saga di Nightmare. Jason, ripescato dall'inferno da Freddy, diventa una sorta di "condotto" per le energie che riporteranno Krueger sul piano della realtà. Energie che ovviamente si ottengono ammazzando le persone... è anche una cosa logica. Ma va tutto in malora perchè... è Jason, no? Inevitabile lo scontro, al termine del quale sembra sia il nostro appassionato di hockey a uscirne vincitore, tanto poi finisce nello spazio profondo.
2009: Con una prima continutà narrativa ormai irrimediabilmente disastrata, un remake moderno di Venerdì 13 è inevitabile. Il cinema di questi ultimi anni adora i remake. La produzione è di Michael Bay (Sean Cunningham si era ormai arricchito abbastanza), il regista dei Transformers: quindi è un horror molto edulcorato, in pratica per famiglie. Inevitabilmente e giustamente, pur ponendosi idealmente come una riproposizione dell'originale primo capitolo (anche se in realtà riprende le tematiche dei primi tre film), è fin da subito Jason e non sua madre il massacratore. Ma soprattutto, il cambiamento più drastico: prima le vittime erano gli adolescenti che facevano sesso pre-matrimoniale, in questo remake sono quelli che pippano la coca. Inaccettabile. E infatti si salvano - forse - solo i due santi della situazione (il Jared faccia da schiaffi di Supernatural e Amanda Righetti, che tanto santa secondo me non è). E non è andata granchè bene, alla fine è solo un filmetto di azione come tanti. Si parla da anni di un sequel ma, sarà la crisi sarà la mancanza di idee (rubate ad altri film), non si vedono nuovi capitoli all'orizzonte.
Che sia davvero giunta la fine per Jason Voorhees? Laddove Tommy Jarvis, Freddy Krueger e altri hanno fallito, hanno trionfato il calo di interesse e di spettatori? O più semplicemente questo tipo di film, e di assassini seriali che hanno in sè anche una parte di trash, ormai hanno fatto la storia in favore di tipetti seriosi e poco raccomandabili come Saw l'Enigmista? La domanda per ora rimane senza risposta.

martedì 12 giugno 2012

ParmaFantasy: un anno dopo


Esattamente un anno fa ero immerso in un'altra realtà, un'altra realtà che aveva dovuto darsi veramente da fare per concretizzarsi. Un anno fa ero al ParmaFantasy.
Ma questa storia ha le sue radici già svariati mesi prima di quella data. Come lettore di fumetti (e, bontà di alcuni, recensore) partecipo annualmente a qualche Fiera del Fumetto e chiaramente l'idea di poterne avere una a pochi chilometri da casa mia mi emozionava e non poco. ParmaFantasy non era alla prima edizione, solo che negli anni precedenti la sua attenzione si era concentrata in maniera esclusiva sul... fantasy appunto. Ma il 2011 doveva essere l'anno della svolta, doveva essere l'anno in cui anche i comics avrebbero invaso Parma. Questa è una storia di grandi aspettative, di sogni coltivati, di speranze infrante e delusioni cocenti.
Una storia che nasce addirittura alla fine del 2010. Vi ho già parlato del mio amico Michele in un paio di occasioni, ebbene l'organizzazione della manifestazione scelse proprio lui per gestire la parte relativa alla sezione comics (il che voleva dire contattare autori, case editrici, coordinare gli incontri, ecc..., un piccolo grande incubo insomma). Un compito che venne preso con serietà e passione: mille idee in mente, alcune delle quali non si sono potute concretizzare per vari motivi. Qual era il problema principale? Che la fiera era a giugno e per queste cose le case editrici vanno contattate molti mesi prima, anche più di un anno prima.
I primi mesi del 2011 li ricordo ancora in maniera chiara: Michele si recò in tutte le principali fiere del fumetto (Mantova Comics, Cartoomics a Milano, Torino Comics) per prendere contatto con... beh, praticamente chiunque! Non solo case editrici, ma anche autori, disegnatori, ecc... Anche quelle grandi realtà editoriali con cui era evidente che ci fosse ben poca speranza. Non si dovrebbero dare giudizi di valore, è vero, ma il suo migliore risultato fu di ottenere la partecipazione di molti autori della scuderia della Sergio Bonelli Editore in vista del ventennale di Nathan Never e, ancora di più, del cinquantenario di Zagor. Moreno Burattini, Marco Torricelli, Luca Enoch, Paolo Bisi... persino il grande Gallieno Ferri diede il suo assenso.
Ogni giorno decine di chiamate, ogni settimana delle riunioni, ogni secondo delle decisioni. Due cose a tal proposito, frutto di mie opinioni personali in quanto vissute da esterno, non coinvolto ad alcun titolo nella manifestazione: mi apparve chiaro che l'entusiasmo di Michele non era condiviso dalle 'menti pensanti' del ParmaFantasy, dall'organizzazione vera e propria; e poi, avete mai visto crescere una fiera davanti ai vostri occhi? Io prima di allora le avevo solo vissute in quella giornata di partecipazione in cui decidevo di andare, qui era diverso, qui il ParmaFantasy sembrava avere una sua vita. Nasceva, cresceva, si evolveva. Un'emozione che mi porto dietro ancora oggi. Pensate dunque cosa poteva provare colui che rendeva possibile tutto questo.
Poche settimane prima della manifestazione, prevista per i giorni 11 e 12 giugno, ricevetti quello che sembrava un colpo da ko: dovevo subire un intervento chirurgico al ginocchio, entrata prevista per il ricovero in ospedale l'8 giugno... e di certo non ne sarei uscito prima di una settimana. Affranto, lo dissi a pochissime persone. Poi però... quel giorno fatidico feci solo qualche visita di routine e venni dimesso, poichè avevano deciso di spostare in avanti l'intervento: di solito per queste cose uno si arrabbia, io fui l'eccezione alla regola. C'era qualcosa di strano intorno a questo ParmaFantasy, qualcosa che non riuscivo a razionalizzare, un'emozione genuina che mi portava (molto, molto ingenuamente) a ritenere che sarebbe stata unico nel suo genere. Beh, a ben pensarci lo è stato, anche se non come lo avevo immaginato.
Ed arriviamo dunque a quelle due giornate. La cornice era il Parco Eridania e non si poteva chiedere di meglio... se siete da quelle parti fateci una passeggiata. Molti più stand dell'anno prima, inevitabilmente. Io ho parlato (ed in maniera stringata) solo dell'aspetto fumettistico, ma c'era molto altro. Partenza di buon mattino, qualche minuto per la consegna dei pass e poi via! Venni ospitato presso lo stand della Cosmic Comics e da lì assistetti all'apertura degli altri stand (accanto a me c'erano il Lateral Studio e il THZ Studio, "presagio" di futuri incontri o interviste). Prima avevo sempre vissuto il durante delle fiere, ora ne vedevo il prima e ne avrei visto anche il dopo. Anche Michele era lì, beh più o meno, in realtà in quei due giorni percorse correndo una distanza pari a due volte la circumnavigazione del globo terrestre: nemmeno Makkari poteva batterlo. E forse già lì avrei potuto intuire qualcosa, sì perchè qualcosa avevo notato... ma ne parliamo dopo.
Vidi arrivare gli autori Bonelli e fu davvero un bel momento quando 'presero d'assalto' in senso buono lo stand della Cosmic. Si era anche riusciti a fare qualcosa di unico, un albo promozionale (traduzione: agratise!) dedicato ai due festeggiati, Nathan Never e Zagor. Incontrai poi un compare comicussaro, Alfredo Goffredi, il quale fu anche il moderatore di qualche conferenza (dobbiamo ancora scattare una foto, tra l’altro). E gli zagoriani... non ne ho mai visti così tanti in vita mia e quindi non mi stupii quando, poche settimane dopo, intervistando Sergio Bonelli (ve ne ho parlato qui), mi disse che i lettori di Zagor erano superspeciali. Qualcos'altro tuttavia covava sotto la superficie: lamentele dei visitatori, certo, ma quale fiera non ne ha? Modifiche in corso d'opera, certo, ma quale fiera non ne ha? Eh beh... ma ne parliamo dopo.
Ma siccome le cose sembravano andare troppo lisce, nel primo pomeriggio Thor pensò bene di far piovere. Anzi no, mi correggo, di far... diluviare! La nota più stonata della giornata. La pioggia terminò solo negli ultimi minuti della fiera. Ci fu un appendice, però: una bella megacena con, vado a memoria, oltre 40 persone (tra cui l'affezionatamente vostro). Veramente tante, ehm, forse troppe. Una serata di cui ho come ricordo anche la foto che segue.


Ritorno a casa a notte fonda, poche ore di sonno e poi di nuovo in fiera: per la seconda giornata il tempo non fece capricci. Vidi parate, feci interviste (ok, una sola, ma di classe, a Mirco Pierfederici!), visitai le mostre tematiche, assistetti alle conferenze... insomma feci la mia parte di visitatore della fiera. Michele nel frattempo continuava a correre, l'aveva fatto anche durante tutta la notte, giusto per non perdere l'abitudine. L'ultimo atto per me fu partecipare alla conferenza di Massimiliano Brighel della Panini Comics (con ospiti speciali Elia Bonetti, Alessandro Vitti e Giuseppe Camuncoli), persona eccezionale come già scoperto in precedenti occasioni. E quindi quest'esperienza si concluse, nei giorni successivi si disse che era stato un grande successo poichè era la prima volta che l'ingresso alla fiera era a pagamento ed il riscontro era stato positivo, già si pensava all'edizione 2012, baci e abbracci, ecc ecc.
Ma è chiaro che, se quest'anno non ci sarà alcun ParmaFantasy, qualcosa non è andato come avrebbe dovuto. Cosa? Ci si è messa di mezzo la politica e, come quasi sempre accade, ha rovinato tutto. Io sono l'ultima persona che dovrebbe fare valutazioni politiche, ma se la giunta comunale precedente è stata commissariata a causa delle gravi irregolarità commesse... beh, il resto vien da sè. Ed essendo ParmaFantasy un evento sponsorizzato dal comune, questo famoso resto vien di conseguenza. Ma tutto il resto di cosa, qualcuno si dirà? Essendo ormai di dominio pubblico, lo si può dire: vi ricordate il migliore risultato di cui ho parlato qualche riga più sopra, quello degli autori Bonelli? Ora a noi a volte piace pensare che stare in un ambiente fumettistico per loro sia una cosa naturale, ma spesso ci scordiamo che sono lì per lavorare. Ed un lavoro richiede un pagamento. Un pagamento che, lo avrete intuito, a tutt'oggi non risulta eseguito (e sembra che non siano i soli "privilegiati" in tal senso). Se si poteva fare peggio di così, io non ne ho idea.
Perchè? Perchè così si rovina una piazza, forse per sempre. Anche se le spettanze venissero pagate tutte domani, anche se un domani qualcuno che non avesse alcun collegamento con la precedente gestione volesse organizzare un evento legato al fumetto a Parma, rimarrebbe questo marchio. E sì, è davvero un peccato. Sai, caro Michele, ho finalmente capito perchè in quei due giorni correvi sempre, era una cosa che avevo notato anche se solo di sfuggita. Correvi per riparare alle manchevolezze dell'organizzazione, fare anche quello che non era di tua competenza. Ti sei sdoppiato in quattro (sì, lo so che ti piacciono le citazioni cinematografiche). Hai fatto del tuo meglio, quindi se oggi ti senti in qualche modo in colpa per quel che è successo... beh, non esserlo. E sì, lo so che detesti queste frasi fatte, ma almeno questa te la becchi!
E parlando più in generale, a tutti coloro che vi hanno partecipato, cosa ci rimane alla fine di questa esperienza? Io sarò retorico, sarò banale, ma penso che ci rimangano quelle due giornate vissute insieme, tra fumetti, fantasy e cosplay. Tra parate e giochi di ruolo. In mezzo ad una cornice splendida, che nessuno ci ha ancora tolto. E quindi, in conclusione, trovate due video da me realizzati nel corso di quelle due giornate. Excelsior!