sabato 29 marzo 2025

A scuola di cinema: L'Uomo Venuto dall'Impossibile (1979)

1979: Viene pubblicato il romanzo Time After Time, scritto da Karl Alexander.
L'opera si incentra sul celebre scrittore inglese H.G. Wells, che una sera presenta a un gruppo di persone, incluso un certo Stevenson, una sua invenzione: la macchina del tempo.
All'improvviso la polizia irrompe nella dimora dello scrittore con l'intento di arrestare Stevenson, che è in realtà anche il serial killer noto come Jack lo Squartatore, ritenuto responsabile di atroci uccisioni ai danni di prostitute.
Per evitare la cattura, Stevenson utilizza la macchina del tempo di Wells, catapultandosi nel futuro, ovvero l'anno in cui il romanzo venne pubblicato.
H.G. Wells lo insegue e, per avere la meglio sul killer, si rivelerà fondamentale l'apporto di Amy Robbins, destinata ad avere un ruolo importante nella sua vita.
L'anno della pubblicazione del romanzo coincide anche, in maniera curiosa, con la sua trasposizione sul grande schermo.


Quando il romanzo è ancora in una fase embrionale, con poco più di cinquanta pagine completate e il titolo provvisorio di The Time Travelers, Karl Alexander - non del tutto convinto della sua bontà - lo presenta allo scrittore e sceneggiatore Nicholas Meyer per riceverne delle critiche, considerato che si basa sulla stesse premesse de La Soluzione Sette Per Cento (The Seven-Per-Cent Solution), ovvero, due personaggi dell'era vittoriana che si incontrano.
Ma non vi sono critiche da parte di Nicholas Meyer, anzi. Rimane così intrigato dall'opera che ne opziona i diritti e la propone al suo amico e produttore Herb Jaffe per scrivere una sceneggiatura basata su queste premesse. Al contempo, Karl Alexander, spronato da questo favorevole riscontro, procede nella stesura del romanzo.
Herb Jaffe trova infine un accordo con la Warner Bros. e la Orion Pictures, convincendo loro a scegliere Nicholas Meyer anche come regista, opzione che in un primo momento viene rifiutata poiché il progetto rappresenta il suo debutto cinematografico con questo incarico.
Per le parti di H.G. Wells e Jack lo Squartatore, Nicholas Meyer propone Derek Jacobi ed Edward Fox, ma la produzione vorrebbe l'insolita accoppiata - più appetibile da un punto di vista di marketing - di Richard Dreyfuss e Mick Jagger.
La scelta per H.G. Wells ricade infine su Malcolm McDowell, scelta che incontra anche i favori di Meyer, in quanto lo ritiene simile al giovane Wells. Per Jack lo Squartatore, l'intervento di Herb Jaffe si rivela fondamentale per il casting di David Warner.
Malcolm McDowell, reduce dalla travagliata lavorazione di Caligola, è ben lieto di avere la possibilità di cimentarsi in un ruolo più eroico e, in principio, visiona alcuni documenti e filmati relativi allo scrittore inglese. Quando scopre, tuttavia, che costui parlava con una voce abbastanza stridula, accompagnata inoltre da un forte accento inglese, abbandona ogni pretesa di riportare tali caratteristiche sul grande schermo per evitare una non intenzionale caricatura.
Per il ruolo di Amy Robbins, il regista Nicholas Meyer propone la sua fidanzata, Shelley Hack, ma la produzione si oppone e anche lei non è entusiasta della cosa, poiché non si ritiene pronta per un ruolo da protagonista e così facendo lo otterrebbe solo per essere la compagna del regista. 
La produzione propone la parte dunque a Sally Field, ma costei non accetta. Meyer cerca dunque un'attrice che le ricordi Jean Arthur e la scelta ricade infine su Mary Steenburgen.
Le riprese iniziano in via ufficiale nel settembre 1978, durando 52 giorni e tenendosi in California.
La macchina del tempo, denominata Argo e realizzata in fibra di vetro, viene concepita come una sorta di ibrido tra un macchinario vittoriano e il sottomarino di Ventimila Leghe Sotto i Mari. Il costo per la sua costruzione è di circa 70.000 dollari.
L'Uomo Venuto dall'Impossibile (Time After Time) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 7 settembre 1979. A fronte di un budget di 3 milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 13 milioni di dollari. Nello stesso anno, esce la versione definitiva dell'omonimo romanzo di Karl Alexander.
Dal titolo originale del film, la cantante Cindy Lauper prende spunto per una sua canzone uscita nel 1983 per il suo album di debutto, che presenta il medesimo titolo e in cui lei è incappata visionando una guida tv.
Una curiosa conseguenze delle riprese è che Malcolm McDowell e Mary Steenburgen, che si incontrano per la prima volta sul set di questo film, si innamorano e si sposano poco tempo dopo. Proprio come accade ai loro due personaggi. Rimangono insieme per circa 10 anni e hanno due figli.
Nel 2017 viene mandata in onda una serie televisiva basata su questo film, programmata sulla rete televisiva ABC e che sposta l'ambientazione nello stesso anno in cui viene programmata, come accaduto alla pellicola originale. Sviluppata da Kevin Williamson, vede Freddie Stroma nel ruolo che fu di Malcolm McDowell e Josh Bowman nella parte interpretata in origine da David Warner.
La serie, che mischia passato, presente e futuro, in realtà di futuro ne vede poco. La prima stagione interamente girata di dodici episodi viene interrotta, infatti, dopo che ne sono stati messi in onda solo cinque. Seppur tutti gli episodi vengano invece programmati senza problemi in alcuni mercati europei.
Nel 2009, Karl Alexander scrive un seguito del romanzo intitolato Jaclyn The Ripper. In esso Amy Robbins viaggia ancora nel futuro, nella Los Angeles del 2010, per ritrovare i suoi genitori e raccontare loro cosa le è accaduto.
Tuttavia la donna causa inavvertitamente anche l'evasione di Jack lo Squartatore e un mix dei loro DNA fa sì che il killer diventi una donna e inizi una nuova serie di uccisioni, con l'intento principale di vendicarsi di Amy Robbins e H.G. Wells.
Lo scrittore inglese, dunque, viaggia anch'egli nel futuro, un futuro molto diverso da quello da lui visitato la prima volta, per sconfiggere Jack lo Squartatore una seconda volta e ritrovare Amy.
Dubitiamo molto che questo sequel possa avere una trasposizione cinematografica.
Mary Steenburgen interpreterà di nuovo la parte di una donna che si innamora di un viaggiatore del tempo in Ritorno al Futuro Parte III (Back to the Future Part III)... ma questa è un'altra storia.

mercoledì 26 marzo 2025

Fabolous Stack of Comics: Tex/Zagor - Presagi di Guerra


Tex Willer e Za-gor-te-nay, alias Zagor. I due eroi simbolo della Sergio Bonelli Editore. Non i primi a esser stati creati, paradossalmente, ma di certo i più longevi non solo all'interno della casa editrice stessa ma nel panorama del fumetto italiano.
Per decenni i due hanno superato indenni crisi economiche, crisi del fumetto, cali di lettori e altre sventure, ma non si sono mai materialmente incontrati. Da un lato per volontà del gran capo della casa editrice, perlopiù refrattario ai team-up tra personaggi, dall'altro per difficoltà materiali di incontrarsi vivendo i due le loro avventure in periodi storici differenti.
Ma i tempi cambiano e in Bandera! abbiamo visto il maturo Zagor incontrare per la prima volta un ancora giovane Tex Willer per sventare una crisi tra degli abitanti di una piccola città e gli indiani Comanche. Un'alleanza che si rinnova in Presagi di Guerra, pubblicato nel dicembre 2023, scritto da Mauro Boselli e disegnato da Alessandro Piccinelli.
Nonostante Tex e Zagor siano riusciti per il momento a placare gli animi, le tensioni tra gli indiani Comanche e gli abitanti della frontiera rimangono alte. Tra gli indiani il più deciso ad attaccare è Quanah Parker, figlio di un Comanche e di una donna rapita dalla tribù, Cynthia Ann Parker.
Tex e Zagor cercano nuovamente di evitare quello che appare come un inevitabile conflitto, che viene fomentato anche da un ricco proprietario terriero di nome John Baylor, il quale vuole sfruttare la cosa per interessi personali al fine di acquisire le terre degli indiani a costo zero, eliminando anche quella che lui considera una razza inferiore.
Per sventare questa doppia minaccia i due eroi dovranno allearsi con amici e vecchi nemici e rivolgersi all'unica persona in grado di riportare alla ragione Quanah Parker: sua madre.
C'è qualcosa che questo nuovo team-up ha e al contempo che non ha più. Vede di nuovo insieme i due più grandi eroi della Bonelli agire in un medesimo contesto. L'impianto è quello classico, consolidato e da cui è pericoloso - in un'atmosfera tradizionalista che predomina questi esperimenti - allontanarsi: un sentiero già percorso è invece più sicuro.
Quindi di nuovo insieme, di nuovo i conflitti tra indiani e abitanti della frontiera, di nuovo il classico cattivo alla Tex Willer che vuole acquisire più potere ai danni delle persone più deboli. Cattivo che viene riportato a più saggi consigli a suon di pugni e pistole. E una piccola lezione morale sul razzismo, piaga che Tex e Zagor combattono da svariati decenni.
In aggiunta rispetto al racconto precedente, vi è anche la presenza degli storici comprimari che ruotano attorno ai due eroi. Prima si erano visti solo alcuni personaggi minori, qui invece compare Kit Carson e scopriamo anche cosa è successo a Cico.
Ma c'è anche una cosa che manca ed è inevitabile. Questo nuovo team-up... non è più una novità, non c'è più il sapore della scoperta, di come i due eroi si relazioneranno, essendo già stato assodato nella prima storia. La novità è subito scivolata nella tradizione: è questo necessariamente un male? Il giudizio è lasciato alla singola persona.
Forse questa storia ci ha anche consegnato l'ultima avventura di Zagor. Ma mentre l'eroe si allontana verso il sole che tramonta, nessuno può ancora prevedere quali sorprese lo attendano alla prossima svolta.

martedì 25 marzo 2025

Libri a caso: Nero Wolfe, Difenditi!


Gli investigatori privati hanno questa pessima abitudine di volersi complicare la vita, anche quando gli eventi sembrano essere facilmente decifrabili. Persino quello che appare come il caso più ordinario rischia talvolta di tramutarsi in una incredibile epopea.
E in questo non fa eccezione Nero Wolfe, il personaggio ideato da Rex Stout, come dimostra Nero Wolfe, Difenditi! (The Mother Hunt), pubblicato nel 1963.
Lucy Valdon, vedova del famoso romanziere Richard Valdon, si presenta al cospetto di Nero Wolfe e Archie Goodwin con un caso in apparenza semplice. Qualcuno ha lasciato un neonato davanti alla porta di casa sua, con un criptico messaggio che lascia intendere che il padre sia proprio il defunto Richard Valdon.
L'incarico è ben remunerato e appare come una passeggiata: scoprire chi sia la madre del bambino e capire se Richard Valdon ne sia davvero il padre. Tuttavia, quando nel corso delle indagini un possibile testimone viene ucciso, si capisce subito che c'è qualcosa di molto più serio dietro questa vicenda.
Qualcosa che costringerà Nero Wolfe a un vero e proprio tour de force.
Mi piace vedere questo romanzo come una sorta di aria tratta da un'opera lirica, di cui l'acculturato Nero Wolfe è di sicuro un appassionato, tipo "La Calunnia è un Venticello" di Giacomo Rossini. Ovvero inizia molto in sordina: un caso semplice, fin troppo semplice, sembrerebbe quasi non valere il tempo di Nero Wolfe se non fosse per il congruo onorario.
Dopodiché, come nel migliore dei crescendo, la faccenda diventa una matassa sempre più ingarbugliata da districare, tanto che praticamente tutte le persone che ruotano attorno a Nero Wolfe ne rimangono coinvolte a vario titolo.
E, come ciliegina sulla proverbiale torta, Nero Wolfe si ritrova costretto a uscire di casa per venire a capo dell'enigma. Una cosa che lui eviterebbe molto volentieri. Come un colpo di cannone, per citare l'aria lirica di cui sopra.
Un modo insolito di mettere in difficoltà l'investigatore privato (e il suo pard, Archie Goodwin) che tuttavia viene affrontato con i classici sbuffi e rimbrotti tipici del personaggio. E senza dimenticare che è molto difficile comunque cogliere sempre di sorpresa il sedentario investigatore amante della cucina e delle orchidee.
Anche il ritmo della trama segue questa progressione: in apparenza lento nel principio, sempre più frenetico man mano che la vicenda si delinea.
E state tranquilli, comunque. In nessuna pagina vedrete Nero Wolfe o Archie Goodwin deliziarsi con le gioie della paternità. Gli investigatori privati hanno questa pessima abitudine di voler restare single a vita.

lunedì 24 marzo 2025

Libri a caso: La Terra Morente


La Terra che si avvicina ai suoi ultimi giorni, il sole che sta per esplodere e l'umanità consapevole di avere le ore contate. Sempre che qualcosa non accada nel mentre. Sì, siamo di nuovo dalle parti degli scenari apocalittici, da fine del mondo, dopo Il Lungo Meriggio della Terra.
E tocca stavolta a La Terra Morente (The Dying Earth), scritto da Jack Vance e pubblicato nel 1950.
Ci troviamo in un lontanissimo futuro, dove il sole è rosso fuoco e sta per andare in supernova, cosa che causerà la fine della vita sulla Terra e la scomparsa dell'umanità dalle galassie. In quest'era le distanze tra le classi sociali sono molto ampie e la magia e le superstizioni hanno una forte presa sulla gente, considerata la fine che si ritiene imminente.
In questo scenario assistiamo alle imprese di alcuni personaggi. A partire dai maghi Mazirian e Turjan, in eterna lotta tra loro per il dominio delle creature ideate artificialmente e a cui manca ancora la scintilla della vita.
Passando poi dalle sorelle genetiche T'Sais e T'Sain, ai due lati opposti della barricata delle emozioni, ma al tempo stesso fortemente legate.
E finendo infine con Liane il Viaggiatore, Ulan Dhor e Guyal di Sfere, cercatori di conoscenza a vario titolo (ma non tutti spinti da motivi altruistici) le cui cerche potrebbero avere un forte impatto sul mondo e sul futuro, breve o lungo che sia, dell'umanità.
A volte lo scenario apocalittico imminente è parte integrante della narrazione ed è uno dei motivi che spinge i protagonisti ad agire. A volte, invece, è un'affascinante cornice entro cui imbastire altri scenari che vanno a creare una sorta di più ampio paesaggio narrativo.
La Terra Morente rientra in questa seconda categoria. La Terra del lontano futuro dove il sole sta per andare in supernova - entro quanto tempo non è dato sapere - diventa infatti il presupposto di base su cui costruire poi storie che, in realtà, non esplorano più di tanto questa tematica.
Il romanzo è più un'antologia, a ben vedere, in quanto è composto da sei racconti che tra l'altro hanno dei collegamenti minimi tra loro. Solo il primo e il secondo a ben vedere sono una sorta di prosecuzione diretta, mentre i rimanenti quattro - pur recuperando alcuni personaggi già apparsi in precedenza - fanno sostanzialmente storia a sé.
Tutti questi racconti, però, creano un mondo ampio di cui noi iniziamo a intravedere qualche barlume che tende la mano più al fantasy che alla fantascienza, con tanto di creature incantate e paesaggi immacolati.
Il pianeta in questione rimane la Terra, seppur sia molto diversa da quella che conosciamo. Pare tornata a una sorta di era medievale, dove predominano più le credenze sovrannaturali che la ragione. E dove chi è in grado di detenere il potere della magia si ritrova nei posti più alti della società.
Sotto questa patina mi è parso di vedere una non tanto velata critica alle religioni, senza alcuna distinzione, nella parte in cui abbindolano gente disperata per dare loro promesse di un futuro migliore che mai arriverà e annunciando punizioni divine che in realtà sono impartite dall'essere umano. Quindi più che la religione, chi la sfrutta per i propri fini.
Caratteristica che l'uomo a quanto sembra non abbandona, nemmeno di fronte alla fine del mondo.

giovedì 20 marzo 2025

Fabolous Stack of Comics: Ms. Marvel - La Nuovissima Ms. Marvel


Dopo aver conosciuto Mar-Vell, Carol Danvers è rimasta suo malgrado coinvolta in un piano di vendetta attuato da un acerrimo nemico dell'eroe. Yon-Rogg. Nella battaglia che ne è conseguita, lei ha ottenuto da dei macchinari Kree degli incredibili poteri.
Come visto in Nata per Combattere, ha poi assunto l'identità di Ms. Marvel, o meglio questa era una seconda personalità che emergeva senza che lei ne fosse consapevole in principio.
Col tempo, Carol Danvers ha appreso come far convivere le sue due personalità e, più sicura di sé, può affrontare altre sfide nei numeri finali della serie a lei dedicata, che si conclude col numero 23 pubblicato nel 1979 (seppure due storie rimaste nel cassetto vengano poi pubblicate quasi quindici anni dopo in una serie antologica). Con storie di Chris Claremont e disegni di Jim Mooney, Dave Cockrum e Mike Vosburg.
Ora che è nel controllo della sua personalità, Carol Danvers continua a dividersi tra i suoi impegni come caporedattrice della rivista Woman e le missioni di Ms. Marvel. Ma vi sono insolite nubi all'orizzonte: una mutaforma di nome Raven la prende di mira per ragioni misteriose e, senza che lei ne sia in principio consapevole, comincia a distruggerle la vita.
Al contempo l'eroina, dopo aver infine ritrovato Mar-Vell e rivelatogli cosa le è accaduto, adotta un nuovo costume e cerca di rimettere insieme i pezzi della propria esistenza, entrando anche a far parte degli Avengers. Ma si avvicina l'incontro con una mutante che cambierà la sua vita per sempre: il suo nome è Rogue.
Le cosiddette fasi editoriali, le ripartenze non sono state di certo inventate negli ultimi anni. A vari livelli il fumetto - e più in generale l'intrattenimento - le ha sempre adottate.
Il personaggio di Ms. Marvel/Carol Danvers ha finora vissuto due fasi principali. La prima come semplice, ma significativo comprimario della testata dedicata a Capitan Marvel. La seconda nella prima parte della serie a lei dedicata, dove ha dovuto trovare un equilibrio tra le sue due identità in conflitto tra loro (pur essendo lei la stessa persona).
Risolto questo dilemma - almeno, temporaneamente - vediamo ora Ms. Marvel cercare di ritrovare un equilibrio personale, ma è destinata a non riuscirvi. La famiglia la bistratta a scapito dei figli maschi e non tiene conto dei suoi conseguimenti, il lavoro diviene sempre più una sorta di compromesso a cui lei non vuole adattarsi, tanto che finirà per perderlo, i nemici diventano più insidiosi.
Insomma, una sorta di baratro personale in cui a complicare le cose arrivano Mystica - qui alla sua prima apparizione, nel design originale ed eterno concepito da Dave Cockrum, così come ha anche ideato il nuovo costume dell'eroina - e la nuova Confraternita dei Mutanti Malvagi. Ma è proprio quando queste premesse vengono poste... che la serie viene interrotta.
Sappiamo in realtà come finirà questo conflitto, ovvero nel peggiore dei modi per Carol Danvers, ma questa è materia per altri post. E per Chris Claremont una sorta di prologo alle future avventure degli X-Men.
L'epilogo della serie ci lascia perciò un personaggio in bilico su un precipizio di natura morale e personale di cui non se ne vede la fine. La fine in realtà però c'è, col numero ventitré, e una quarta fase Carol Danvers, almeno in questa sede, non sarà in grado di vederla.

mercoledì 19 marzo 2025

Italians do it better? 55: Madre Notturna (2022)


Il cinema italiano ha sempre avuto una buona tradizione nel genere horror, seppur non secolare come quella che può vantare il cinema americano.
Essendo il cinema associato a questo genere, dalle nostre parti, fatto più di mestiere che di budget, non ha quasi mai potuto contare su grandi somme o grandi mezzi. Fino a quando si aveva un Mario Bava che ti creava dei piccoli capolavori letteralmente col nulla e molta inventiva, si andava (quasi) sul sicuro, ma parliamo ormai di un mondo che non esiste più e non può più tornare.
Tuttavia, ogni tanto qualche pellicola horror ricompare, poiché non sempre gli effetti e i grandi budget possono essere tenuti in considerazione. Ne è un esempio Madre Notturna, scritto e diretto da Daniele Campea e distribuito nei cinema nel novembre 2022.
Agnese (Susanna Costaglione), dopo alcuni anni in cui è rimasta internata in un istituto psichiatrico, può infine tornare a vedere la propria famiglia, anche se solo per poche settimane. La cosa sembra però non suscitare gli entusiasmi né del marito Riccardo (Edoardo Oliva) né della figlia Arianna (Sofia Ponente), che trova nella danza una personale valvola di sfogo.
Con difficoltà si provano a rinsaldare i legami familiari, ma un imprevisto sta per travolgere tutto. Sta per arrivare la pandemia del COVID-19 e il lockdown, che più che unire dividerà la famiglia. E riporterà a galla quei demoni che hanno causato l'internamento di Agnese, convinta che nei boschi attorno alla casa in cui vivono ci siano degli spiriti della natura. E che abbiano preso di mira proprio lei.
L'horror può essere creato con gli effetti speciali e i jumpscare, questo è certo. Ma a volte l'orrore è intorno a noi, quell'orrore molto reale su cui non vogliamo volgere il nostro sguardo. Anzi, non solo intorno a noi, ma dentro di noi.
Senza entrare nel merito di discorsi sociali e sociologici di cui non ci sono le competenze necessarie, il lockdown del 2020 ha messo tutti di fronte - tutti, senza distinzioni di alcun tipo - ai concetti di alienazione e solitudine e ognuno ha reagito come poteva. Altri, invece, non hanno cercato alcuna reazione e hanno semplicemente osservato lo scorrere degli eventi.
Quindi tutti tecnicamente si possono ritrovare nella situazione vissuta dai protagonisti della pellicola. Per quanto la loro sia una famiglia disfunzionale ai massimi livelli - il padre traditore, la figlia menefreghista, la madre in perenne crisi di nervi - la loro solitudine e anche la loro pazzia sono state parte della nostra vita per qualche tempo.
La cornice fantastica, che emerge lentamente passando da una dimensione domestica a una allegorica e surreale, arriva dunque come pena del contrappasso di questa loro condizione. Tutti vengono puniti per i loro peccati: il marito per il tradimento, la figlia per la mancanza di empatia.
Forse l'unica, vera vittima rimane Agnese, la madre. Che è riuscita a vedere il mondo per ciò che era davvero, diventando pazza per ciò che la sua famiglia aveva fatto a lei, e per questo non è stata creduta.
Alla fine, tuttavia, la verità ha prevalso, ma ha richiesto un prezzo molto alto.