lunedì 4 settembre 2017

A scuola di cinema: Duel (1971)

C'è uno scrittore la cui importanza alla data odierna non è stata sottolineata con la giusta evidenza. Uno scrittore che ha contribuito, indirettamente o meno, all'esordio cinematografico di un regista tra i più celebri di sempre. Il suo nome è Richard Matheson e il regista in questione è Steven Spielberg.


Nato nel 1926 in New Jersey, Richard Matheson inizia a pubblicare storie dei più svariati generi (in particolar modo, fantascienza e horror) a partire dal 1950. Il suo peculiare stile di scrittura, nonché gli incredibili colpi di scena che riesce a concepire, lo fanno diventare uno degli scrittori più quotati, tanto che Matheson inizia a lavorare anche per cinema e televisione, sceneggiando (tra le altre cose) numerosi episodi del serial Ai Confini Della Realtà.
Il 22 Novembre 1963 Matheson, mentre sta tornando a casa con la sua auto, viene inseguito e apparentemente preso di mira da un camionista, che lo tallona a breve distanza per svariati chilometri prima che la macchina effettui un testacoda e il camion si allontani. Lo scrittore ritiene che questa possa essere una buona idea per un episodio di una serie televisiva, ma nessuno sembra essere d'accordo con lui. Alla fine Matheson ricava da questa insolita esperienza un racconto in prosa intitolato Duel, che compare nell'aprile 1971 sulla rivista Playboy (so che può sembrarvi strano, ma Playboy non pubblica - o almeno non pubblicava - solo foto di belle donne).


La storia viene letta da Nona Tyson, segretaria di un regista esordiente e promettente, a quell'epoca sotto contratto con la Universal, che ha diretto alcuni episodi di telefilm, tra cui anche la prima puntata di una nuova serie intitolata Colombo. Il suo nome è Steven Spielberg.
I diritti della storia di Matheson vengono acquisiti dalla Universal per farla diventare un film televisivo da trasmettere sulla rete nazionale ABC, come parte di una serie di pellicole nominate "Movie of the week". Lo stesso Richard Matheson ne realizza la sceneggiatura dopo un iniziale rifiuto, poiché non così certo che la sua breve storia possa essere espansa più di tanto. Con l'aiuto del produttore George Eckstein, Matheson completa la sceneggiatura nell'agosto 1971. La ABC decide di mandare in onda la pellicola il 13 novembre 1971.
Nona Tyson crede molto nella bontà di questo progetto ed esorta l'allora ventiquattrenne Spielberg a farsi avanti come regista. Spielberg segue il suo consiglio e contatta Eckstein, che, pur avendo sentito da altri ottime cose su questo giovane regista, non conosce il suo stile di regia. Eckstein invita dunque Spielberg nei suoi uffici e, dopo aver visionato il materiale televisivo da lui girato e averlo trovato più che soddisfacente, gli affida l'incarico.


Non essendo una produzione cinematografica, si deve procedere in maniera molto più spedita: il budget a disposizione è di 450.000 dollari e le riprese devono durare al massimo due settimane, meglio ancora dieci giorni.
Per il protagonista si pensa all'inizio a una grande star e viene contattato Gregory Peck, il quale tuttavia rifiuta senza mezzi termini. Altri attori fanno lo stesso, poiché non intendono apparire in una produzione televisiva. Fino a quando si giunge a Dennis Weaver: costui ha già partecipato ad altri celebri serial televisivi come Gunsmoke, ma Spielberg lo ricorda più che altro per la sua interpretazione in L'Infernale Quinlan di Orson Welles. Eckstein contatta dunque Weaver, che dietro esortazione del suo agente accetta il ruolo del protagonista, David Mann. Weaver inoltre, diversamente da altre star dell'epoca, non ha alcun problema a farsi dirigere da un regista semi-esordiente.


Matheson effettua una breve revisione della sceneggiatura, consegnandola a inizio settembre, e la produzione del film inizia in via ufficiale il 13 settembre. Spielberg decide di fare le riprese in esterni per rendere il tutto più realistico, nonostante altri componenti della produzione siano di parere contrario e lo esortino a girare la pellicola in studio per risparmiare tempo. Spielberg tuttavia rimane fermo in questo suo proposito. Con ritmi frenetici, le riprese si concludono in tredici giorni. Ma se la corsa del camion assassino è terminata per sempre, quella del film è solo all'inizio.
Con meno di un mese e mezzo prima della messa in onda, il girato passa nelle mani di ben cinque montatori (tutti supervisionati da Spielberg), poiché uno solo non sarebbe in grado di rispettare la scadenza. Similmente la colonna sonora, composta da Billy Goldenberg, viene completata in una sola settimana.
Duel viene infine mandato in onda sulla rete televisiva ABC nella data programmata, 13 novembre 1971, ottenendo ascolti eccezionali. Tanto che la Universal decide di distribuirlo anche in Europa come pellicola cinematografica. Siccome però il film dura 74 minuti, Spielberg effettua altri due giorni di riprese aggiuntive per portare la durata del film a più canonici 90 minuti.

Il primo passo di una sfolgorante carriera di questo giovane regista e uno dei tanti successi di Richard Matheson, il cui nome sarebbe continuato a comparire su altre pellicole in futuro... ma questa è un'altra storia.

venerdì 1 settembre 2017

A scuola di cinema: Beverly Hills Cop (1984)

Ci sono film che rimangono nella storia, per i più svariati motivi, e rimanendo nella storia entrano a far parte anche del nostro immaginario collettivo. Li rivediamo più volte, fino a impararne a memoria le battute o rimanere in trepida attesa della prossima scena... pur sapendo già come questa finirà!
Ma questi film, spesso e volentieri, hanno anche alle proprie spalle una storia produttiva affascinante, che merita di essere portata alla luce. Ed è quanto mi riprometto di fare con questa (umile?) rubrica.
Iniziamo dunque con un piccolo capolavoro dei film d'azione. Beverly Hills Cop, film del 1984 diretto da Martin Brest e che vede come protagonista principale Eddie Murphy.


1984… eppure le origini di questo film risalgono ad almeno sette anni prima, al 1977. A quando l'allora presidente della Paramount, Michael Eisner, viene fermato per eccesso di velocità in autostrada da un fin troppo zelante agente di polizia, incurante della sua posizione e del suo ruolo. Eisner allora pensa a come debba essere particolare e frustrante lavorare come poliziotto in costante contatto con gente ricca e famosa residente in quartieri eleganti e ritiene che questo possa essere un buono spunto per un film.
Eisner riferisce questa sua idea a Don Simpson, allora sotto contratto con la Paramount, il quale pensa a Beverly Hills come possibile location e giunge alla conclusione che un elemento aggiuntivo alla trama possa essere il fatto che il poliziotto non sia residente in questa città e dunque viva una classica situazione da pesce fuor d'acqua.
Simpson contatta dunque, tramite il suo agente, lo sceneggiatore Danilo Bach e gli chiede una bozza di sceneggiatura basata su questa idea. Bach tuttavia consegna la sua bozza solo nel 1981, dopo aver concepito l'idea di una trama mentre si trova in spiaggia.
Il titolo provvisorio di questo progetto è Beverly Drive e vede un agente di Pittsburgh di nome Elly Axel recarsi a Beverly Hills per indagare sulla morte di un amico, dietro la quale sospetta ci sia un influente uomo d'affari. Qui si allea con un tenente di polizia di nome Bogamil, insieme al quale vendica il suo amico. La bozza tuttavia non incontra i favori né di Eisner né di Simpson e viene messa da parte.
Due anni dopo, nel 1983, Simpson ha stretto una partnership lavorativa con colui che diverrà un suo fidato socio, Jerry Bruckheimer: i due insieme hanno già prodotto un film di grande successo, Flashdance, e sono alla ricerca di un nuovo progetto. Simpson ripesca allora dalla sua scrivania, tra le tante sceneggiature a sua disposizione, Beverly Drive, ma è consapevole che serva una nuova bozza. Affida dunque il progetto allo sceneggiatore Daniel Petrie Jr.


Costui consegna la propria bozza nel settembre 1983: la trama di base non viene alterata, ma lo sceneggiatore cambia il nome del protagonista in Axel Elly e la sua zona di provenienza da Detroit. Inserisce inoltre dei comprimari (i detective Billy Rosewood e John Taggart) e numerose scene comiche, in contrasto con l'idea predominante dell'epoca che vuole i protagonisti dei film d'azione come personaggi seriosi.
Petrie Jr. decide in tal senso poiché ha parlato in passato con alcuni poliziotti e ha scoperto che, per contrastare le terribili scene di violenza e sofferenza di cui sono testimoni ogni giorno, spesso e volentieri fanno delle battute tra loro per stemperare la tensione. Questo permette loro, per quanto possa sembrare paradossale, di effettuare al meglio il proprio lavoro. Inoltre il suo vissuto, che lo ha visto vivere per qualche tempo di stenti, contribuisce ad arricchire l'idea di un outsider che si ritrova catapultato in una zona piena di persone ricche e negozi eleganti.
La nuova sceneggiatura incontra i favori di Simpson e Bruckheimer e il film viene messo in pre-produzione. Per la regia, dopo un paio di rifiuti eccellenti (Martin Scorsese e David Cronenberg) sia Simpson che Bruckheimer pensano a Martin Brest, il quale all'epoca è sotto i riflettori (in negativo) in quanto licenziato dalla produzione di Wargames dopo poco più di una settimana di riprese. Brest non pensa che questo film sia nelle sue corde e rifiuta più volte. Bruckheimer però è così insistente che alla fine il regista decide di lanciare una moneta e, se verrà fuori testa, accetterà di dirigere il film. Potete immaginare come sia andata a finire.


Il primo attore messo sotto contratto nel ruolo del protagonista è Mickey Rourke, all'epoca lanciato verso una scintillante carriera, al quale viene fatto firmare un contratto di esclusiva. Rourke tuttavia chiede alcune aggiunte e revisioni alla sceneggiatura, le quali però non vengono completate in tempo, facendo così scadere i termini del contratto e lasciando l'attore libero da vincoli.
Il successivo attore a essere contattato è Sylvester Stallone che però, quando legge la sceneggiatura, non la ritiene adatta alle sue esigenze. Quindi, di concerto con i produttori, ne effettua una pesante riscrittura. Il protagonista si chiama ora Axel Cobretti (di modo tale che possa essere soprannominato il Cobra di Detroit), la persona uccisa che porta alla sete di vendetta del protagonista è suo fratello, la protagonista principale diviene il suo interesse amoroso e l'agente Rosewood viene ucciso a metà film. Inoltre, come intuibile, ogni elemento comico viene eliminato, riportando il progetto alle sue origini di puro film action.
Stallone tuttavia eccede fin troppo nelle scene di azione, tanto che il budget stimato arriva a 20 milioni di dollari, ma la Paramount intende finanziarne al massimo 15. Dopo una riunione durata due giorni, la sceneggiatura di Stallone viene infine scartata, ma gli viene concesso di portare quanto da lui concepito altrove (come alcuni di voi avranno intuito, parte di quelle idee confluiranno nel film del 1986 Cobra).
Si ritorna dunque alla sceneggiatura di Petrie Jr., la quale però deve essere ulteriormente raffinata. Il protagonista ora si chiama Axel Foley, mentre la trama generale continua a rimanere quella concepita da Danilo Bach nel 1981. Ma c'è un grosso problema. Già due milioni di dollari sono stati investiti in questo progetto e, con le riprese schedulate per il mese successivo, non c'è ancora un attore protagonista sotto contratto. Simpson tuttavia, prima che Stallone venisse ingaggiato, aveva già contattato in via personale un altro attore, Eddie Murphy. Simpson passa dunque a Murphy una copia della sceneggiatura poi, insieme a Jerry Bruckheimer, si reca a New York dove in breve tempo l'attore viene convinto. Axel Foley è stato infine trovato.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 7 maggio 1984, nelle location di Detroit e Los Angeles. I primi minuti della pellicola riprendono scene di vita vera dei quartieri malfamati di Detroit, con qualche insolito fuori programma (un uomo che mima la successiva scena del camion o un bambino che sputa latte dalle narici), e in alcune zone ritenute più pericolose la polizia si rifiuta di scortare Brest e il cameraman.


La sceneggiatura viene completata il giorno prima, continuando a essere oggetto di continue revisioni, tanto che a volte alcuni attori si ritrovano il copione definitivo in mano solo nel giorno stesso delle riprese. Brest nota inoltre nella sceneggiatura alcuni punti morti e quindi chiede a Murphy, forte della sua esperienza al Saturday Night Live, di improvvisare laddove sia possibile. Alcune battute inventate sul momento da Murphy causano l'ilarità generale dei presenti, costringendo la troupe a girare alcune scene più volte solo per questo motivo.
La colonna sonora viene affidata al compositore Harold Faltermeyer, il quale idea due pezzi entrati nella storia: The Heat Is On, la cui parte vocale viene affidata a Glenn Frey, e il pezzo strumentale Axel F, che diviene uno dei punti di forza principali dell'intera pellicola.
Beverly Hills Cop (l’ex Beverly Drive) esordisce nei cinema americani il 5 dicembre 1984, facendo subito incassi da record. A fronte di un budget di 15 milioni di dollari, il film ne arriva infine a guadagnare a livello internazionale circa 315, convincendo la Paramount a mettere in produzione un sequel... ma questa è un'altra storia.

domenica 5 giugno 2016

Rom Gli Anni Perduti: Rom Spaceknight 48

11/1983
RINUNCIA (RENUNCIATION! OR WHAT HAPPENS WHEN A SPACEKNIGHT'S HAD ENOUGH!)
Bill Mantlo (storia)-Sal Buscema (matite)-Ian Akin/Brian Garvey (chine)-Ben Sean (colori)-Ralph Macchio/Jim Shooter (supervisione)

ONU: Territorio di incontro neutrale per molte nazioni della Terra, ma che stasera ospiterà un meeting di origine decisamente inumana. È ormai calata la notte e i vari corpi diplomatici sono già usciti dall'edificio, il quale rimane sotto la sorveglianza di guardie pronte ad avvertire la presenza di qualsiasi tipo di pericolo e ad affrontarlo. Ma nessuna di loro è preparata contro qualcosa di sovrannaturale. Improvvisamente, nella sala dell'Assemblea deserta, si aprono due portali: dal primo escono gli Spettri Neri di sesso maschile (dalla pelle bianco-dorata), accompagnati da potenti e temibili robot; dal secondo invece gli Spettri Neri di sesso femminile (dalla pigmentazione rossa e la lingua biforcuta), accompagnati da alcuni Segugi della Nebulosa Oscura. L'uso da parte loro della scienza più avanzata o delle arti arcane impedisce che vengano rilevati da un qualche sistema di sicurezza o che le guardie percepiscano la loro presenza. Dopo i saluti di rito, le due specie si scambiano vicendevoli accuse: né la loro scienza né la loro magia hanno permesso finora la conquista di questo pianeta. E secondo le femmine, la colpa principale è da attribuire ai loro fratelli e a una loro infausta decisione di due secoli prima.
Wraithworld, 200 anni fa: Fino a quel momento gli Spettri Neri si erano accontentati del loro pianeta e concepivano le loro malvagità sotto il suo cielo color cenere. Ma un giorno la Regina convocò presso il suo palazzo le sue sorelle streghe: lì erano presenti anche i fratelli dalla pelle bianco-dorata dediti alla scienza, i quali avevano appena ideato un piano per conquistare la confinante Galassia Dorata, utilizzando astronavi e armi di loro creazione. Le sorelle streghe non si dichiararono entusiaste e allora i maschi chiesero loro cosa avevano ottenuto finora rimanendo bloccati su Wraithworld. C'erano altre razze oltre la Nebulosa Oscura, altri mondi pronti alla conquista, mondi di luce in attesa di precipitare nell'oscurità. La magia finora aveva limitato la loro razza, la scienza poteva liberarli da questa anomala prigionia, poteva spargere altrove la loro malvagità. La Regina si dichiarò a favore del piano dei suoi fratelli e diede inizio all'invasione della Galassia Dorata.
Oggi: Le streghe hanno da tempo rimpianto questa decisione, sin da quando i loro iniziali timori trovarono conferma nella sconfitta subita per mano dei Cavalieri Spaziali di Galador. Ma non finì qui: i cyborg si spinsero fino a Wraithworld, che venne devastato e reso deserto. E ora gli Spettri Neri sono una razza di fuggitivi. E per le streghe la colpa è solo dei loro fratelli e della loro dannata scienza: perciò questa notte si libereranno di entrambi. I Segugi infernali si lanciano contro i robot, distruggendoli, mentre le streghe si trasformano in Deathwings e in pochi secondi uccidono i loro fratelli, di cui alla fine non rimane che un mucchio di cenere fumante. Stanotte la scienza è morta e non verrà più usata: d'ora in avanti sarà la magia a decidere il destino degli Spettri Neri sulla Terra. Poi le streghe scompaiono alla vista, insieme a qualsiasi traccia del loro massacro.
San Francisco: Rom continua a solcare i cieli, non prestando ascolto alle sue spalle alle invocazioni di Starshine, la quale non riesce a raggiungerlo. I retrorazzi del cyborg gli permettono di distanziare senza problemi la sua compagna e allora Brandy diventa luce vivente e si materializza davanti al Cavaliere Spaziale, che si ferma. Ora deve ascoltarla. Starshine chiede al suo amato come mai si sia chiuso in sé stesso sin da quando hanno abbandonato la Russia, perché non le rivolga più la parola. Rom risponde che per lui tutto è sbagliato: lui, che adora l'umanità sopra ogni cosa, è quasi impazzito per preservarla dal male. E la donna che amava proprio per la sua umanità, Brandy Clark, vi ha rinunciato per divenire come lui. Starshine ribatte che lo ha fatto proprio per stare accanto a lui, perché lo ama. Rom allora la prende per mano ed insieme scendono, perché Brandy possa vedere tutto ciò a cui ha rinunciato adottando l'armatura di un Cavaliere Spaziale: è una calda sera d'estate e nei parchi pubblici i bambini giocano, gli anziani discutono e giocano a scacchi e gli amanti si abbracciano e si baciano. Rom fa assaporare a Starshine la loro gioia, le fa udire le loro risate: non le manca tutto questo? Non vorrebbe farne di nuovo parte? Brandy risponde di sì, ma preferisce stare accanto a Rom. Il cyborg fatica a contenere la sua disperazione: Brandy ha abbandonato solo di recente la sua umanità, non riesce ancora a concepire la freddezza, la solitudine, l'inumanità di essere un cyborg. Una sofferenza che lui sta patendo da ormai 200 anni, una tortura continua. Per non dover più vedere tutte queste manifestazioni di umanità, Rom sfreccia verso il cielo a gran velocità, prontamente seguito da Starshine.
Ben presto sono nello spazio, dove Brandy può ammirare il suo pianeta come mai prima d'ora. Un mondo prezioso e meraviglioso, come Galador, per cui vale la pena combattere. Rom però vuole qualcos'altro: fuggire insieme a Starshine, trovare un altro mondo meraviglioso non infestato dagli Spettri Neri, magari cercare un modo per tornare a essere umani e assaporare finalmente la gioia e l'amore. Brandy inorridisce: questo significherebbe lasciare la Terra nelle mani degli alieni mutaforma. Ma è stato proprio Rom a farle capire cosa siano il coraggio ed il sacrificio, dare tutto quello che si ha per salvare un mondo, non può dimenticare quella lezione. E comunque per quanto tempo quel nuovo mondo rimarrebbe al sicuro, prima di venir invaso dagli Spettri Neri? Rom può rinunciare alla battaglia, se lo desidera, ma lei contrasterà gli alieni mutaforma con tutto il suo potere. E detto questo Starshine scompare: Rom usa l'Analizzatore di Energia per capire dove sia andata e scopre che è ritornata a San Francisco. Decide dunque di seguirla, più che altro per non rimanere solo. Ma se il cyborg fosse rimasto nello spazio altri pochi istanti avrebbe potuto rilevare una nave che usciva dall'iperspazio, una nave al cui interno vi era una razza di alieni che il Cavaliere Spaziale avrebbe potuto riconoscere e che ora si dirige verso la Terra.
Porto di San Francisco: Una donna tenta di sfuggire a una banda di bulli che vuole divertirsi con lei. Le sue urla sono vane e servono solo a far chiudere le finestre a chi abita nelle vicinanze e non vuole essere coinvolto in questa faccenda. A un tratto, a causa dei tacchi alti che porta, la donna inciampa e i bulli le sono subito addosso. Improvvisamente però c'è una intensa luce dorata e Starshine compare sulla scena: i suoi raggi dorati colpiscono i criminali e li accecano temporaneamente. Nonostante questo, costoro estraggono le loro pistole e pur sparando a casaccio qualche proiettile centra l'armatura dell'eroina, non intaccandola minimamente. Ancora una volta Brandy fa fuoriuscire dai suoi occhi i raggi dorati, stavolta per fondere le armi dei criminali, che vengono poi facilmente messi al tappeto. In quel momento compare Rom che, non riuscendo a concepire una simile malvagità da parte degli esseri umani, esamina i bulli con l'Analizzatore di Energia: ma non sono affatto alieni.
Dunque è per costoro, per questi animali, che Brandy Clark ha sacrificato la propria umanità? Non è stato forse un prezzo troppo alto? Ne è valsa davvero la pena? In quel momento tuttavia la donna che stava per essere aggredita implora Rom di lasciar andare via i bulli, non vale la pena ucciderli. Una volta che costoro se ne sono andati Starshine afferma che non ha mai dubitato che quei tizi fossero umani, gli Spettri Neri non sono l'unica razza capace di atti malvagi. Ma lei accetta la Terra con tutte le sue impurità, vuole combattere per essa e non intende rinunciare al suo pianeta solo perché non è un mondo perfetto e idealizzato come Galador.
Rom china la testa: Galador perfetto? Forse l'ha descritto come tale, ma anche il suo mondo aveva le sue debolezze, le sue crudeltà, come qualunque altro pianeta. Solo che l'affetto per il suo mondo natale ha generato nella sua mente un ritratto che alla luce dei fatti era solo una bugia. Starshine afferra le spalle di Rom: tutti vogliono un mondo migliore, tutti vogliono vivere in pace, però è altrettanto chiaro che non esistono le utopie. Ci sono solo mondi imperfetti e gente imperfetta che li abita e che comunque ha il diritto di esistere. Lei intende combattere per il suo pianeta, Rom le starà accanto? Il cyborg esita solo un istante prima di rispondere di sì. Poi i due Cavalieri Spaziali si librano in volo, illuminando la notte: due stelle che divengono una sola.

FINE

giovedì 1 ottobre 2015

Rom Gli Anni Perduti: Rom Spaceknight 47

10/1983
I GIOCATTOLI DI UN UOMO SONO IL TERRORE DI UN ALTRO (ONE MAN'S TOYS ARE ANOTHER MAN'S TERROR!)
Bill Mantlo (storia)-Sal Buscema (matite)-Ian Akin/Brian Garvey (chine)-Ben Sean (colori)-Ralph Macchio/Jim Shooter (supervisione)-Bill Sienkiewicz (cover)

Una mostruosa, sbavante creatura dalla pigmentazione rossa si aggira per i boschi di Clairton: per come la sua razza misura il tempo, è un giovane, un adolescente. E ora è in caccia: se avrà successo, stanotte entrerà nell'età adulta, avrà superato il suo rito di passaggio. Ben presto la creatura individua le sue prede: una coppia di fidanzatini rimasti bloccati in mezzo a una strada deserta e con la macchina in panne. Mentre lui prova a riparare il motore, lei inizia ad avvertire un terribile odore, come di rifiuti tossici. Poi da una spessa coltre di nebbia vede emergere la creatura: la ragazza viene immediatamente colta dal panico, che la paralizza sul posto, mentre l'enorme mostruosità le si avvicina e fa uscire la sua lingua biforcuta. Il ragazzo va in suo soccorso e si lancia contro la creatura, ma questa lo afferra con una mano, poi fa penetrare la sua lingua nel cranio del giovane e inizia a cibarsi del suo cervello. La carne del ragazzo si decompone rapidamente, mentre la sua fidanzata è ancora paralizzata dal terrore e trattiene a stento un conato di vomito. E il panico raggiunge il suo massimo livello quando la creatura inizia a parlare con la voce del ragazzo defunto e assume il suo aspetto. Finalmente la giovane si riprende e scappa, ma viene subito bloccata da una seconda creatura, che con la sua lingua accarezza la faccia di lei, ne assapora le lacrime. Poi la fa calare dentro la fronte della ragazza, la quale prova dolore solo per un istante prima che le sue memorie vengano assimilate e la sua vita divorata. La caccia è terminata, il rituale è concluso: assumendo le loro prime forme umane, questi due Spettri Neri hanno raggiunto la maturità.
Mar della Cina orientale: Rom e Starshine solcano queste acque tenendosi per mano. Sembrano felici, innamorati, ma improvvisamente Rom si allontana affermando che tutto ciò è sbagliato: il loro è un amore innaturale, inumano, si stanno solo ingannando l'uno con l'altra. La verità è che sono solo delle macchine, cyborg con circuiti al posto del cuore, che non possono provare alcuna sensazione umana, solo simularla. Starshine non condivide l'amarezza di Rom: l'essere Cavalieri Spaziali non li ha resi meno umani, quello che prova per lui non sono di certo impulsi di energia dettati da circuiti robotici. Sono inumani solo se scelgono di esserlo. Secondo Rom, Brandy si sta illudendo poiché la sua umanità è stata fusa misticamente con l'armatura di Starshine e un giorno, con un altro rito magico, potrebbe tornare al suo stato umano. La stessa cosa non può dirsi per lui. La sua anima in tormento, Rom si allontana da Starshine, che prontamente lo insegue: poco dopo i due sorvolano una strana isola, circondata da alti picchi rocciosi che vanno a formare una sorta di corona. Sull'isola si può notare una combinazione di volte futuristiche, piramidi egizie e strutture fiabesche: incantevole e sinistra allo stesso tempo. La flora dell'isola si esprime in migliaia di forme esotiche che, più che opera della natura, paiono riconducibili a mano umana. Rom però è così perso nella sua autocommiserazione da non notare nulla di tutto ciò.
Nella sua fortezza, Brynocki nota l'arrivo dei due Cavalieri Spaziali e non riesce a tollerare che la sua proprietà sia stata violata da questi trasgressori. Dunque si rivolge al suo capo Mordillo, ormai ridotto ad uno scheletro, chiedendogli un consiglio: il silenzio del suo boss delude Brynocki, il quale lo imputa al fatto che Mordillo non gli abbia perdonato di non essere riuscito a uccidere tempo fa Shang-Chi e Leiko Wu (V. Shang-Chi Corno 18) e che anche per questo in seguito Mordillo sia rimasto calcificato (Master of Kung-Fu 119). Però non si può permettere che questi trasgressori si aggirino indisturbati per la loro isola, dunque con le armi in mano Brynocki si prepara ad affrontarli.
Ignari di essere osservati, Rom e Starshine continuano a sorvolare il bizzarro paesaggio. Improvvisamente, da una struttura a forma di teschio umano, esce uno sciame di libellule meccaniche alla cui guida c'è Brynocki, che ha messo lo scheletro di Mordillo nel sedile del copilota. L'aspetto di questi automi può apparire comico, ma sono comunque letali. Starshine ne è consapevole e avverte Rom del pericolo: il cyborg si volta, ma non può evitare di essere colpito dai devastanti raggi laser emessi dalle libellule. I suoi circuiti si spengono temporaneamente per proteggerlo dal dolore, dunque il Cavaliere Spaziale è costretto a un brusco atterraggio e perde i sensi. Irata per quanto accaduto, Starshine si lancia contro le libellule meccaniche e, grazie alla sua velocità e al suo raggio dorato, le distrugge tutte, poi va alla ricerca di Rom. Brynocki si mette in salvo paracadutando sé stesso e lo scheletro di Mordillo e si prepara ad un nuovo assalto, stavolta dalla terraferma.
Intanto Rom riprende i sensi e fa appena in tempo a rimettersi in piedi che da un edificio a forma di scarpa escono dei soldati giocattolo. Le insolite armi colpiscono coi loro raggi Rom al petto, che reagisce staccando tutte le loro teste rendendoli così inutilizzabili. Poco lontano da lì, Brynocki sta avanzando nella fitta boscaglia portandosi dietro lo scheletro di Mordillo: il suo peso tuttavia è eccessivo e, per avere più libertà di manovra, il robot lo posa sul terreno promettendogli di tornare una volta che i trasgressori saranno stati allontanati. Dunque Brynocki si allontana, non immaginando di aver adagiato lo scheletro su un terreno instabile, da cui poco dopo fuoriesce dell'acqua.
Nel frattempo Starshine, che non è riuscita a trovare Rom, si dirige verso il castello situato al centro dell'isola. Come atterra nel cortile, Brynocki prova a colpirla dall'alto con una scultura di Humpty Dumpty, ma colei che un tempo era Brandy Clark viene tratta in salvo da Rom. I due Cavalieri Spaziali poi notano il loro assalitore e cominciano ad inseguirlo: per rallentarli Brynocki attiva un pagliaccio, con in mano un'arma in grado di sparare letali raggi laser. Rom tuttavia lo distrugge col Neutralizzatore, poi insegue Brynocki fino in cima al castello: l'automa tenta un'ultima difesa con dei colpi di fucile, ma anche questi vengono facilmente evitati. Il cyborg riesce dunque finalmente a bloccare Brynocki e gli intima di motivare le ragioni del suo attacco. L'automa spiega che un tempo qui era tutto pacifico e meraviglioso, c'erano solo lui, Mordillo e i giocattoli: poi sono arrivati Shang-Chi e i suoi amici e improvvisamente il divertimento era finito, l'atmosfera paradisiaca dell'isola era stata infranta e Mordillo alla fine ne ha pagato il prezzo più caro. Rom però non crede alle parole di Brynocki: ha incontrato Shang-Chi ed è certo che il maestro del kung-fu non avrebbe mai attaccato quest'isola senza una buona ragione. No, qui all'opera c'è solo follia, concepita da mente umana e ora portata avanti da una creatura meccanica: dunque il Cavaliere Spaziale si alza in volo per mettere quanta più distanza possibile tra lui e questa assurda isola. Starshine lo insegue prontamente, cercando di richiamare la sua attenzione.
Soddisfatto, Brynocki va alla ricerca di Mordillo, ma per quanto cerchi non riesce a trovarlo: per la prima volta in vita sua l'automa prova paura, non è mai stato solo prima d'ora e senza il suo capo è praticamente un orfano. Forse non avrebbe dovuto cacciare quei due visitatori. Dietro di lui l'acqua ha completamente sommerso lo scheletro di Mordillo.

FINE

domenica 20 settembre 2015

Non sapevo di essere incinta superhero style (IV)


Negli ultimi tre articoli abbiamo parlato di trame contorte e mal gestite le quali avevano un comune denominatore: la gravidanza di una supereroina. Un tema in generale, quello della nascita e della crescita di un bambino, poco utilizzato nei fumetti supereroistici poiché vi è la convinzione che la presenza di un bambino invecchi troppo un supereroe, la cui lettura delle storie deve rivolgersi in maniera prevalente a un pubblico di adolescenti. Tanto che, quando un supereroe ha un figlio, nella maggior parte dei casi questo sarà soggetto a una innaturale crescita che lo porterà a divenire in breve tempo un adulto, di modo da bypassare così l'ostacolo del tempo che passa e che nei fumetti è dilatato oltre misura.
E quando alla fine questo tema viene trattato, i risultati sono nella maggioranza dei casi non eccelsi (oltre alle gravidanze di Power Girl, Scarlet e Miss Marvel possiamo citare Sins Past, storyline che faceva riferimento anch'essa a una gravidanza indesiderata, quella dei figli di Gwen Stacy e Norman Osborn). Come mai accade questo? Fermo restando che la verità è appannaggio di nessuno, tantomeno di uno come me, ho identificato due motivazioni:
1) Le trame sono scritte da uomini. Sì, può apparire banale, però ci sono sensazioni, emozioni, gioie e dolori associati a una gravidanza che solo una donna può davvero capire e descrivere in maniera efficace. Un uomo può al più intuirle, ma non comprenderle del tutto. E così quando si tratta di dover descrivere questa cosa e farlo nei "limiti" di un fumetto mainstream (perché narrativamente non si può far finta che il personaggio coinvolto non provi qualcosa) si ricorre a convenzioni che alla lunga risultano stantie e prevedibili, tra cui l'inevitabile momento di artefatta disperazione dell'eroina di turno quando scopre di essere rimasta incinta.
2) Le esigenze di spettacolarizzazione. Va da sé che se si mostrasse per molti albi una gravidanza che procede senza problemi e si conclude senza troppi patemi d'animo, con un bambino che poi cresce felice in famiglia, un lettore rimarrebbe deluso. Ecco dunque allora il dover per forza gettare il carico da novanta sul tutto (la gravidanza è innaturale, c'è stata l'immacolata concezione, il padre è così innominabile che non se ne deve parlare, il bambino una volta nato diventa adulto in pochi giorni, il bambino è perseguitato da forze maligne perché in possesso di un potere oltre ogni immaginazione... e via discorrendo). Giuste e inevitabili convenzioni della narrativa supereroistica e fumettistica in generale, ma che se sfruttate più volte alla fine rischiano di risultare ripetitive o, peggio, banali e fini a sé stesse.
Penso che, alla fine, tutto questo sia un cortocircuito: è un argomento di cui non si vuol parlare troppo, e quando se ne parla ci si limita a intraprendere quelle che si ritengono strade consolidate e senza rischi, le quali però rendono l'argomento qualcosa di imbarazzante (affrontare una gravidanza non è esattamente come affrontare un supercriminale, se posso dirlo).
Permettetemi comunque di citare infine una piacevole eccezione: Fantastic Four Annual 6, del 1968. Una storia scritta da due uomini, che parla di una gravidanza problematica e per cui gli eroi devono lottare contro il tempo, ma che come descrizione dei personaggi e gestione della trama non risulta affatto banale, anche se vista con gli occhi disincantati di oggi. E sì, c'è il lieto fine, il miglior lieto fine che si possa concepire. A dimostrazione che a volte, se si presta più attenzione ai personaggi e non a spettacolarizzare a tutti i costi la trama, può anche venirne fuori qualcosa di buono, pensa un po'. Poi Franklin Richards ha smesso di crescere... e lì sono iniziati i problemi.

mercoledì 16 settembre 2015

Rom Gli Anni Perduti: Rom Spaceknight 46

09/1983
BESTIARIO (BESTIARY!)
Bill Mantlo (storia)-Sal Buscema (matite)-Ian Akin/Brian Garvey (chine)-Ben Sean (colori)-Ralph Macchio/Jim Shooter (supervisione)-Bill Sienkiewicz (cover)

I Segugi della Nebulosa Oscura, incitati e frustati da guidatori di slitte dall'aspetto umano ma che in realtà sono Spettri Neri, ululando si avvicinano ai Cavalieri Spaziali ed ai Supersoldati Sovietici. Rom e Starshine si lanciano senza indugio contro di loro: il Neutralizzatore esilia subito nel Limbo una delle bestie, seguito a ruota dal raggio dorato di Starshine, che concede alle creature lo stesso, amaro destino. Rom rimane colpito per come Brandy, in poco tempo, abbia imparato a padroneggiare i poteri della sua compagna defunta: abbassa così la guardia e permette a tre Segugi di accerchiarlo e intaccare la sua armatura e i suoi neurocircuiti.
Stella Nera e Vanguard non sono ancora intervenuti, sconvolti da quanto stanno vedendo e confusi per via degli ultimi eventi. A sbloccarli ci pensa Ursa Major che, pur ferito, riassume la sua forma di orso e si lancia contro una slitta: si libera dei cani resistendo ai loro morsi e attacca il guidatore, nel cui petto affonda le sue mani artigliate. Laynia e Nikolai rimangono esterrefatti quando vedono il corpo del guidatore mutare, trasformarsi in una creatura inumana, riassumendo la sua vera forma aliena per poi diventare cenere che viene dispersa dal vento. Ancora una volta agli eroi sono state offerte solo delle menzogne e, dal momento che questi alieni sono dei mutaforma, potrebbero essersi già infiltrati ai più alti livelli del potere. Stella Nera e Vanguard abbandonano dunque ogni indugio e attaccano coi loro poteri i Segugi della Nebulosa Oscura, volgendo in pochi secondi le sorti di una battaglia che appariva disperata.
Grazie a ciò Rom si rinfranca e si libera dei suoi assalitori, esiliandoli tutti nel Limbo. Starshine invece non ha esitato un secondo: il brivido della lotta la eccita e non prova alcuna pietà per i suoi nemici. I Supersoldati Sovietici si uniscono a loro: la Forza Oscura di Stella Nera impedisce che i cani si trasformino in Segugi; Vanguard lancia le sue armi dalla forma di falce e martello, abbattendo i cani infernali; Ursa Major scatena tutta la sua ferocia contro le creazioni degli Spettri Neri, macchiando di rosso sangue il paesaggio innevato di questa regione. In breve si è formata un'alleanza tra i Cavalieri Spaziali ed i Supersoldati, per cacciare gli alieni mutaforma dalle steppe sovietiche. In pochi minuti dei cani rimangono solo le carcasse e restano solo i guidatori delle slitte: Rom li esamina con l'Analizzatore di Energia, scoprendo quello che già ha intuito, che sono Spettri Neri. I quali vengono tutti spediti nel Limbo. La vista di questa oscura dimensione gela il cuore di Starshine, che viene consolata da Rom, anche se nessuna parola può alleviare l'orrore.
Stella Nera poi indica la base aliena: devono scoprire quale male si annida nel cuore della loro patria. Ursa Major racconta che, quando ha seguito Gremlin nella fortezza, si è imbattuto in una caverna ricoperta di ghiaccio avvolta da nebbie di vapore fumante. Delle macchine pompavano quel vapore e degli uomini, ammanettati e frustrati come bestie, lavoravano su quelle macchine. E al centro di tutto campeggiava un immenso, infernale pozzo, ma cosa vi fosse al suo interno l'eroe russo non sa dirlo poiché è stato scoperto e allontanato dal complesso dai segugi infernali. Mentre Ursa Major affrontava le bestie, però, Gremlin è riuscito a penetrare nelle stanze più segrete della base: non è certo lui il nemico, come affermato da uno stato corrotto e pieno di nemici invisibili.
I due Cavalieri Spaziali e i Supersoldati Sovietici dunque si dirigono verso la base aliena: le distese ghiacciate vengono rapidamente attraversate e le mura del complesso penetrate facilmente, troppo facilmente. Gli eroi arrivano nella caverna indicata da Ursa Major e sono testimoni di un'orribile scena: gli schiavi umani che giacciono morti ai lati del pozzo, mentre un raggio rosso di un macchinario alieno si dirige fin nelle sue profondità. Gli Spettri Neri attivano un altro macchinario e, prima che gli eroi possano organizzare una difesa, una sorta di volta energetica compare attorno a loro: questo campo di forza non li tratterrà a lungo, serve solo a far sì che l'esperimento sul pozzo termini senza interferenze. Infatti poco dopo dal suo centro fumante qualcosa fuoriesce, qualcosa che non camminava sulla Terra da migliaia di anni: mammut, tigri dai denti a sciabola e altri orrori preistorici ritornano in vita e si scagliano contro gli eroi imprigionati, che si difendono come possono. Poiché queste creature non sono aliene, sono davvero animali preistorici che dominavano la Terra nel lontano passato: gli Spettri Neri hanno in qualche modo disgelato i loro resti, li hanno fatti rivivere e resi più selvaggi che mai.
La difesa degli eroi è strenua e a complicare le cose c'è il fatto che le creature continuano a uscire dal pozzo, sembrano non dover finire mai. Gli Spettri Neri esultano: la loro scienza ha creato il campo di forza e la loro magia ha rianimato mostri del passato, queste due cose insieme riusciranno ad uccidere i Cavalieri Spaziali e i loro alleati. Improvvisamente però tutte le creature cadono al suolo prive di vita, decomponendosi rapidamente, mentre anche il campo di forza viene meno. Gli Spettri Neri sono sconvolti: come può essere accaduto tutto questo? La risposta è alle loro spalle: il responsabile è Gremlin, che ha spento i loro macchinari utilizzando gli strumenti scientifici da lui scoperti in questo complesso segreto. Una scienza che la sua mente mutante è riuscita a padroneggiare con facilità. Gli alieni, irati, si preparano a colpirlo con i loro incantesimi, ma vengono preceduti dai Cavalieri Spaziali e dai Supersoldati Sovietici, che utilizzano le loro armi e i loro poteri contro i mutaforma. Alcuni vengono reclamati dal Limbo, altri dalla morte, fino a quando più nessun Spettro Nero è presente in queste distese innevate.
La minaccia è terminata, ma cosa fare della struttura aliena e dei suoi complessi macchinari? Gremlin ha un'idea: invece di distruggere tutto, meglio utilizzare questa struttura come base, di modo da essere certi che nessuno la utilizzi più per scopi malvagi. Inoltre qui i mutanti russi potranno combattere per la loro patria senza l'interferenza dello stato, sarà la casa che non hanno mai posseduto. Stella Nera, Vanguard e Ursa Major sono entusiasti per questa proposta e chiedono a Gremlin di entrare a far parte dei Supersoldati Sovietici: lui accetta. Poi gli eroi russi ringraziano i due Cavalieri Spaziali, che poco dopo si librano in volo, pronti ad andare là dove si annida la malvagità degli Spettri Neri.

FINE