sabato 16 febbraio 2013

La DC e i suoi reboot: l'epopea del Multiverso


1961: Davvero incredibile come quest'anno abbia cambiato radicalmente l'industria dei comics americani. Prima che quattro nuovi fantastici eroi emergessero sulla scena, la DC Comics pubblicò la celebre storia 'Flash dei due mondi', tramite la quale il Flash della Silver Age (Barry Allen) incontrava quello della Golden Age (Jay Garrick). A realizzarla venne chiamato Gardner Fox, che aveva sceneggiato in passato decine di storie di Jay Garrick.
Ma non si era detto che costui era solo un personaggio dei fumetti? La risposta fu che Fox sognava le storie che poi avrebbe messo su carta, ma queste erano basate su avvenimenti accaduti davvero al Flash della Golden Age sul suo mondo, con il quale le onde cerebrali di Fox si sintonizzavano (rassegnatevi, è così).
In questa storia, a causa di uno strano incidente, Barry Allen finisce sulla terra di Jay, con il quale si allea per combattere tre vecchi nemici di quest'ultimo. Barry Allen capisce anche che la sua terra e quella di Jay occupano lo stesso spazio, ma vibrano su frequenze diverse ("Come sai, due oggetti possono occupare lo stesso spazio e lo stesso tempo, se vibrano a diverse velocità. La mia teoria è che nello stesso momento entrambe le terre sono state create in due universi simili! Vibrano diversamente, e ciò le tiene separate! Vita, costumi, anche le lingue, si sono evolute sulla mia terra quasi come sulla tua! Il destino ha fatto sì che ci fosse un Flash su ciascuna terra!"). Da notare che non vengono date in questo racconto classificazioni specifiche.
Riletta oggi, la storia appare un po' ingenua, ma ha l'indubbio merito di introdurre nel cosmo DC il concetto di Multiverso, anche se chiaramente qui solo in forma abbozzata. All'inizio di mondi ce ne sono due: Terra-1, dove vivono gli eroi della Silver Age, e Terra-2, dove vivono quelli della Golden Age (a rigor di logica avrebbe dovuto essere il contrario, ma all'epoca nessuno badò a queste sottigliezze). Fu lo stesso Gardner Fox ad ampliare i suoi concetti originari reintroducendo prima la JSA e poi dando vita, su Justice League Of America 21-22, alla tradizione annuale dei team-up tra la JLA e la JSA, occasione per esplorare nuove terre e ripescare personaggi caduti nell'oblio. In quelle storie, per la prima volta venne data la classificazione delle due terre. I titoli di questi team-up avevano spesso la parola Crisi e questa tradizione sarebbe stata mantenuta dai successori di Fox.
Negli anni successivi dunque altri mondi spuntarono. Ecco Terra-3, dominata da versioni malvagie degli eroi di Terra-1 e dove l'unico eroe era Lex Luthor; oppure Terra-X, che riportò sotto le luci della ribalta i personaggi della Quality Comics (Uncle Sam e i Freedom Fighters), i quali vivevano in un mondo dove i nazisti avevano vinto la Seconda Guerra Mondiale; oppure ancora Terra-Prime, ovvero la nostra Terra, senza superesseri.
Negli anni '70 i mondi alternativi proliferarono, sostanzialmente per due ragioni: da un lato la DC Comics acquisì i diritti di sfruttamento o di pubblicazione di personaggi editi un tempo da altre case editrici (la Quality prima citata è uno di questi casi, ma la più importante acquisizione fu di certo quella riguardante Capitan Marvel e la Marvel Family della Fawcett Comics), le cui avventure faceva svolgere su terre alternative. Ad esempio le storie di Billy Batson e soci avvenivano sulla cosiddetta Terra-S (come Shazam il mago). Una successiva acquisizione fu quella dei personaggi della Charlton (Blue Beetle, Capitan Atom, ecc...). Un primo loro trattamento venne affidato a Alan Moore, ma la sua storia fu giudicata troppo radicale e messa da parte. Quella storia, rimaneggiata, sarebbe poi divenuta nota come Watchmen.
Il secondo e principale motivo della proliferazione di mondi alternativi fu dovuto alla forse eccessiva leggerezza che alcuni sceneggiatori si concedevano. A volte c'era un po' di confusione, nel senso che ad esempio un personaggio di Terra-1 aveva in sè una o alcune caratteristiche del suo omologo di Terra-2: esemplari in tal senso le storie scritte da Bob Haney per The Brave And The Bold, in cui i personaggi erano così diversi dal solito che le loro avventure, secondo i fan, avvenivano su Terra-B (come Bob). Spesso la soluzione a queste incongruenze era che quella storia avveniva su un mondo parallelo. Aggiungiamoci anche le cosiddette storie immaginarie, che a volte divenivano vere e proprie saghe (come quella dei figli di Superman e Batman) piene a loro volta di incongruenze narrative e insomma... sembra che all'inizio degli anni '80 la situazione fosse diventata praticamente insostenibile.
E quale fu alla fine la soluzione proposta? Quello che probabilmente è il reboot più celebre, e che nelle intenzioni originarie doveva essere anche il più radicale, della storia dei comics.

Prossimamente: Crisi Sulle Terre Infinite

mercoledì 30 gennaio 2013

Libri a caso: Il Progetto Atreus


Inauguriamo questa nuova rubrica, incentrata su libri di fresca lettura (ma non necessariamente di fresca edizione) che sono capitati tra le mie mani.
Cominciamo con questo romanzo thriller del 2006, ad opera dello scrittore Andrew James Hartley: si intitola Il Progetto Atreus (The Mask Of Atreus è il titolo originale) e si incentra sulla curatrice di un museo di nome Deborah (con l'acca) Miller. Una donna forte e fragile allo stesso tempo, schiacciata metaforicamente da origini ebree che non ha mai voluto approfondire dopo la prematura morte del padre.
La sua figura paterna di riferimento è il fondatore del museo per cui lavora, Richard Dixon, che noi lettori invece non impareremo mai a conoscere perchè viene trovato subito morto nel suo appartamento, attiguo al museo, dove si scopre una intera collezione di manufatti greci dal valore inestimabile, che però non è stata trafugata. Solo una cassa sembra essere stata portata via. Da queste premesse parte un thriller abbastanza prevedibile nel suo svolgimento (la protagonista sospettata dell'assassinio? Check. Tentato omicidio ai suoi danni? Check. Sostituirsi alla polizia scoprendo indizi fondamentali per l'indagine? Check) che mischia i miti dell'antica Grecia e quel bel tomo di Heinrich Schliemann con la Seconda Guerra Mondiale e le teorie del complotto naziste. Un amalgama decisamente particolare, bisogna ammettere.
Ci aggiungiamo infine che si capisce chi è il vero colpevole la prima volta che fa il suo ingresso sulla scena. Insomma, non una lettura indimenticabile, ma nemmeno una da buttare via del tutto: se lo trovate nel cestone delle occasioni all'ipermercato o come oggetto di book-crossing, potete anche approfittarne. Penso che al giorno d'oggi l'idea del civile che coi suoi soli mezzi fa indagini per suo conto e scopre cose che la polizia non è riuscita a intuire sia ormai sorpassata, anche se conserva un fascino per così dire vintage.
Al prossimo libro a caso!

giovedì 24 gennaio 2013

I film che... ma anche no: Buried Alive


Parliamo di un altro "capolavoro" della cinematografia moderna. Stavolta sotto i riflettori finisce questa pellicola fintohorror del 2007: se volete perdere un paio d'ore della vostra vita, vedere questo film è un ottimo modo per farlo.
Ecco a voi la fintotrama: sei fintostudenti, che si fanno tutti di ecstasy (ragazzi, allora ve la cercate), vanno a soggiornare per un weekend in una villa fintoindiana custodita da Saw l'Enigmista (e già qui a me qualche sospetto sarebbe venuto). Sono il clichè dei clichè: il ragazzo intelligente ma che non si applica, la ragazza intelligente che si applica, il suo fidanzato zerbino, il nerd che non socializza e infine le due ragazze oche (anche se una è esperta di etnologia e folklore).
Una delle studentesse oche scopre che la villa è maledetta (ma dai) per via di un atto efferato ai danni di una donna indiana seppellita viva tempo prima. Da allora il suo spirito vagherebbe per queste lande desolate, dove ovviamente i cellulari non prendono... nel 2007. Ok, d'accordo, a questo punto allora ci si aspetterebbe le classiche scene di tensione... c'è non c'è, muore non muore. Eh no, scusate, la fate troppo facile.
No, le due ragazze oche sono state invitate nella villa per un fintorito di iniziazione volto a farle entrare entrambe nella confraternita degli studenti della ragazza intelligente che si applica. Che tra parentesi non ho mai capito a cosa serva. Quindi per un'ora ci sono prove il cui unico scopo è far vedere le due oche nude, seminude o con le mutande in bella mostra. Oh per carità, intendiamoci, nulla di male solo che dopo un po'... Soltanto negli ultimi venti minuti lo spirito della donna indiana compare e massacra tutti (pure Saw), eccetto la studentessa oca appassionata di folklore perchè ha un fintotatuaggio troppo fico che alla donna morta ricorda tanto la sua tribù (almeno credo, a quel punto la mia attenzione era più che dimezzata).
Atto finale: lo spirito della donna indiana seppellisce vivi il ragazzo intelligente ma che non si applica e la ragazza intelligente che si applica (entrambi imparentati) perchè vuole vendicarsi in questo modo di tutti i discendenti della famiglia che le fecero lo sgarro. Giusto, doveroso, perchè la ragazza oca sopravvissuta non avvertirà mai le autorità, le quali setacceranno la villa fintoindiana da cima a fondo il giorno dopo.
Bravi, bene, bis... ma anche no.

Minuti della vostra vita che guadagnerete non vedendo questo film: 94
Giudizio: Game Over!

venerdì 11 gennaio 2013

Vade retro, spoiler!


Lo spoiler è, per sua natura, una anticipazione di trame a venire. Lo spoiler è la maledizione che prima o poi coglie tutti. In una società globalizzata come quella attuale, dove siamo inondati ogni giorno (anche non volendolo) da decine di informazioni superflue, capita anche che uno si ritrovi senza che l'abbia voluto a venire a conoscenza preventivamente di una cosa che intendeva apprendere dal medium da cui sperava di essere "illuminato". Col tempo però i medium di cui sopra si sono attivati per evitare il più possibile questa maledizione.

Cinema: ormai tutti i film più attesi della stagione vengono presentati in contemporanea mondiale, quindi il rischio spoiler è praticamente inesistente. C'è da dire che anche le major si tutelano il più possibile, impedendo che la sceneggiatura trapeli all'esterno e facendo firmare contratti a tutte le persone coinvolte nella produzione della pellicola dove sono previste tremende sanzioni e punizioni corporali in caso venisse rivelato qualcosa di fondamentale della trama (ecco perchè tutte le interviste agli attori durante la premiere sono pre-confezionate, non viene mai inquadrato ma il rappresentante della major è lì e punta la sua pistola laser contro il giornalista o la star, che non si sognano di sgarrare).
Ogni tanto, per perversi giochi di distribuzione, qualche pellicola che giunge in ritardo da noi c'è (Prometheus e Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno sono gli esempi più celebri dello scorso anno), ma rimangono comunque casi isolati. Per il resto nessuno si lamenta se viene rivelata la trama del film horror di serie B arrivato solo ora in Italia o dell'ennesima commedia romantica con trama fotocopiata.

Serie televisive: Per sua natura, lo spettatore televisivo medio è pigro. C'è gente che esorta da anni a vedersi i telefilm sottotitolati perchè così è più bello, si capiscono di più le inflessioni, bla bla bla. Una preghiera per orecchie sorde. Lo spettatore vuole sedersi sulla sua poltrona e vedere i protagonisti che parlano nella sua lingua: non può mica sostenere l'immane sforzo di abbassare gli occhi per leggere la traduzione. Tuttavia lo spettatore medio è anche quello che si va a cercare ogni tanto su Internet le notizie sui suoi telefilm preferiti e, magari perchè un po' sprovveduto, si becca l'anticipazione che non voleva col risultato che, sapendo già come va a finire, smette di seguire il telefilm in questione.
Anche qui si è cercato di ovviare al problema. Tralascio volutamente ogni discorso in merito al fatto che è una cosa che si applica solo a chi usufruisce dei canali a pagamento... altrimenti mi sembrerebbe di rivedere quel vecchio sketch di Fabio De Luigi, che insultava il vecchio abbonato magnificando il nuovo. Non passano più mesi ormai tra la fine di una stagione televisiva in USA e la sua riproposizione in Italia: adesso viene trasmessa o subito dopo la sua conclusione o quando sta per terminare. Ma c'è di più, e a meno che non mi sbagli è iniziato tutto con le ultime stagioni di Lost, ora per i telefilm più seguiti (al giorno d'oggi sono The Walking Dead o Game Of Thrones, ad esempio) il tempo di attesa per un episodio si è ridotto a circa una settimana dopo la programmazione americana. Una settimana, roba da fantascienza.
La cosa ha fatto sì che lo spettatore italiano vivesse la pausa da mid-season che in USA è un classico, con prevedibile smarrimento iniziale per i teleutenti meno navigati. Ma allora... quale potrà mai essere il medium più soggetto al pericolo spoiler? Vi diamo una sola possibilità.

Fumetto: Ok, qui non è che ci siano colpe specifiche o che altro, ma al momento la situazione è questa. C'era, tanto tempo fa in una galassia lontana lontana, un mondo dove i diritti Marvel erano spartiti tra millanta editori e la DC Comics era solo una leggenda metropolitana pubblicata di tanto in tanto per amore di carità. A quel tempo c'erano anni di scarto tra le pubblicazioni americane e quelle italiane, ma sempre a quel tempo Internet era solo un programma militare e quindi... niente spoiler? Ragazzi, sottovalutate l'ingegnosità italiana, che fece sì che gli editori di cui sopra comprassero i diritti di mille e più di mille serie Marvel, ma pubblicandone annate differenti. E così la gente seppe fin da subito, ad esempio, come finiva il Massacro Mutante o Atti Di Vendetta.
Col tempo la situazione si è sistemata, ora c'è un unico editore per la Marvel e un unico editore per la DC Comics. Con molti sforzi il gap tra le pubblicazioni si è ridotto a circa sei mesi. Però nel frattempo sono arrivati Internet e i social network. E qui si è creato un fenomeno particolare. Più sopra vi abbiamo detto di come le major del cinema cerchino di impedire in tutti i modi che la trama venga divulgata, ebbene nel mondo del fumetto avviene il contrario. Le major stesse cavalcano l'evento fin da subito e lo trasformano in una cassa di risonanza mediatica (l'attuale crisi di vendite del panorama statunitense fa sì che più attenzione viene creata attorno ad un personaggio, meglio è). Penso che il punto di non ritorno ci sia stato con la storia della morte di Capitan America, successiva all'epilogo di Civil War. Ebbene, in quella occasione Joe Quesada e soci cominciarono a rilasciare interviste il giorno stesso in cui l'albo uscì, rovinando immagino la sorpresa a quei lettori che quell'albo ce l'avevano nel loro comic shop di fiducia e (magari, eh?) preferivano che fossero le matite di Steve Epting a mostrar loro il fattaccio e non uno speciale della CNN. E sì è andati avanti così, tra morti eccellenti, rilanci editoriali, esseri superiori e quant'altro.
Una notizia che rimbalza su tutte le agenzie di stampa... infine approda in Italia. E qui comincia il dramma. Non vi ripeterò la solita tiritera che in Italia il fumetto è visto come roba da bambini bla bla bla, fate copia e incolla da voi. L'approssimazione con cui vengono date notizie del genere o con cui viene attribuita la paternità di Batman a chi non c'entra nulla è qualcosa di sconcertante e in me suscita anche il dubbio se tale approssimazione venga usata per argomenti ben più importanti (politica, temi sociali, ecc...). In ogni caso i quotidiani, che devono fare il loro mestiere e non possono certo preoccuparsi di quei lettori che hanno già prenotato la loro copia che uscirà tra tot mesi, danno subito questa notizia, che rimbalza e rimbalza in ogni dove. E arriva dappertutto, nessuno ne è immune a meno che non viva sulla Zona Blu (non credete a quelli che vi implorano di non parlarne in quanto non ne sono a conoscenza, mentono spudoratamente e non vogliono soffrire oltre). Ma allora... non c'è soluzione al problema? Chissà, forse la soluzione sta nella tecnologia: offrire in contemporanea un fumetto in più lingue su una piattaforma digitale. Ma questi sono discorsi per cui l'umilmente vostro non ha le giuste competenze.

venerdì 21 dicembre 2012

La Legione dei Sostituti: Marvel

Nella scorsa puntata abbiamo parlato di alcuni eroi sostituti che la DC Comics piazzò negli anni '90 per soppiantare alcune delle sue più celebri icone. Sostituti che, salvo rari casi, sono scomparsi nel nulla: una maledizione che ha colpito anche coloro che provarono a rimpiazzare le icone della Marvel negli anni '90. Ecco a voi la nuova Legione dei Sostituti.

UOMO RAGNO

Come dimenticare la Saga del Clone, come? Non lo so, c'è chi ci prova da anni senza successo. Fatto sta che tutto risale a una storyline degli anni '70 in cui il professor Warren, lo Sciacallo, clonava nella cantina di casa sua sia Peter Parker che Gwen Stacy (sì, lo so che poi è stato spiegato chi era il finanziatore... forse era meglio se rimaneva la soluzione della cantina). Cercando di instillare nell'Uomo Ragno la 957565686ima crisi di identità (ne aveva già avute alcune in quel periodo, come potete intuire), falliva rimanendo infine coinvolto in una esplosione. Sembrava morire anche il clone e così l'altruista Peter Parker gli rese omaggio gettandolo in una ciminiera... bravo, ragazzo!
Passano una ventina d'anni e un giorno, durante una riunione editoriale, qualcuno - sembrerebbe Terry Cavanagh - dice:"Ah regà, ma ve ricordate der clone?". Magari le parole non saranno state proprio quelle, ma il senso sì. Ha inizio allora una delle saghe più intricate, raffazzonate e sconclusionate della storia, con cambi di direzione da una storia all'altra e con sceneggiatori che era lampante come il sole non avessero idea di dove stessero andando a parare. Il clone torna, si chiama Ben Reilly: è il vero Uomo Ragno, Peter è il clone; anzi no, Ben è il clone e Peter è il vero Uomo Ragno; anzi no, entrambi sono cloni e Zia May è il vero Uomo Ragno; anzi... Come epilogo, scartata l'idea del primo mandante di questa sciagura (Howard Mackie... volevo dire Harry Osborn), si opta per il più classico Norman, noto manipolatore facciale di vecchie attrici in punto di morte. Ben Reilly alla fine si scopre avere un difetto di fabbricazione e si sbriciola in mille pezzi.
Ora questa è stata la sua dipartita e in seguito è comparso solo tramite pochissimi flashback, una miniserie truffa che voleva spiegarci come dovevano andare veramente le cose o, al limite, come il soggetto indiretto di alcune battute (del tipo, tizio:"hai presente la clonazione?", Uomo Ragno:"Ti prego, non parlarmene!"). Eppure questo personaggio ha un insolito seguito di fan ancora oggi, lettori che quasi sicuramente hanno cominciato a leggere le storie dell'Uomo Ragno negli anni '90 e dunque per loro (non si può dar loro torto, la colpa casomai è di altri) Ben è ancora il vero Uomo Ragno. Ma siccome Saga del Clone è ancora oggi sinonimo di una cascata di risate negli ambienti del comicdom, tranne che negli uffici dirigenziali della Marvel, non tornerà mai.



THOR

Anche qui parliamo di un personaggio che è rimasto nel cuore di molti lettori. In seguito ad uno strano incidente, l'architetto Eric Masterson acquisisce parte dei poteri di Thor e, quando il dio del tuono viene esiliato da Odino per aver ucciso quel bravo ragazzo di Loki (chiaramente non era così, era solo il 957565686° piano di vendetta del dio degli inganni - ehi, è lo stesso numero di crisi di identità di Peter Parker!), Masterson in persona diviene Thor. Il suo autore, e sostanzialmente unico sceneggiatore, Tom DeFalco applica la stessa cura adottata da Ron Marz per Kyle Rainer: lo rende un Peter Parker. Masterson infatti si fa mille pippe sui suoi poteri, ha problemi con la moglie e il figlio (Mefisto, dove sei quando c'è bisogno di te?), problemi sul lavoro, problemi col padrone di casa, problemi col condizionatore, problemi col... Oltre a questo, si cerca di costruirgli attorno anche un parco nemici nuovo, tra cui il più celebre rimane Bloodaxe (citazione a sua volta, a causa della sua identità misteriosa, della prima saga di Goblin), identità misteriosa che per i lettori italiani sarebbe rimasta tale se oggi non ci fosse Wikipedia.
Col ritorno di Thor, Masterson acquisisce un nuovo martello e una nuova identità: Thunderstrike. Ed anche una nuova serie con questo nome che riprende le ambientazioni e i personaggi durante la sua permanenza su Thor e... risulta tra le meno vendute della storia della Marvel. Così dopo 24 agonizzanti numeri alla fine Thunderstrike - la copia - viene ucciso da Thor - l'originale, mentre è preda di sete di sangue e brama di violenza: molto simbolico, no? A seguito della sua scomparsa, solo Kurt Busiek negli anni successivi ricorda Thunderstrike fino a quando... ricompare. Ma non si tratta di Eric Masterson, bensì di suo figlio Kevin che prosegue l'eredità di famiglia. Per il momento lui è ancora vivo, mentre di suo padre più nessuna notizia.


GHOST RIDER

Negli anni '70 il personaggio di Ghost Rider - Johnny Blaze, la versione marvelliana del Faust, spopolò, soprattutto tra i bikers americani che lo elessero a loro simbolo. La sua battaglia contro il demonio era probabilmente vista a quell'epoca come una metafora della lotta dei giovani dannati contro il malvagio estabilishment, antiquato e sordo alle loro invocazioni. Col tempo però Johnny Blaze perse il suo appeal e nel 1983 la sua testata chiuse, con lui libero infine dalla maledizione di Mefisto.
Sette anni dopo un altro ragazzo dannato (dalla vita) di nome Dan Ketch trovò uno strano medaglione e la maledizione di Ghost Rider passò a lui. Quasi venti numeri dovettero uscire prima di rivedere Johnny Blaze e molti di più si dovettero attendere per capire quale fosse la loro relazione e cosa fosse il Ghost Rider, particolare quest'ultimo mai del tutto chiaro. L'eccessivo annacquamento delle trame poteva non essere un problema all'inizio, visto che la serie poteva contare sui disegni allora innovativi di Javier Saltares e Mark Texeira, ma poi piano piano tutti i buchi di trama e incoerenza vennero alla luce (anche qui come nella Saga del Clone era chiaro che non si aveva idea di dove si volesse andare a parare) e così alla fine la serie si chiuse senza un vero e proprio epilogo, che rimase nel cassetto per circa una decina di anni prima di essere pubblicato.
Successivamente, Dan Ketch comparve sì e no un paio di volte, poichè la Marvel nelle mini e serie successive tornò a concentrarsi su Johnny Blaze, visto che lui era anche il Ghost Rider cinematografico, poi però il secondo Ghost ebbe una breve "fiammata di ritorno" con Jason Aaron, prima di tornare nell'oblio ed essere sostituito come sostituto da una donna. La maledizione del Ghost Rider ha colpito ancora.


DEATHLOK

Un caso davvero particolare. Negli anni '70 impazzarono le distopie alla Marvel: una fu quella di Killraven, che viveva in un 2015 alternativo dominato dai marziani di H.G. Wells; l'altra quella di Deathlok, un cyborg che combatteva contro una dittatura paramilitare nel... 1990! Col passare del tempo, e l'avvicinarsi dell'annus horribilis, il futuro di Deathlok divenne uno dei tanti mondi alternativi della Marvel. Tuttavia proprio nel 1990 nacque un nuovo Deathlok: suo ideatore, e principale responsabile della sua evoluzione, fu lo sceneggiatore Dwayne McDuffie. Costui cercò di ribaltare le carte in tavola, scegliendo come protagonista del nuovo Deathlok il pacifista Michael Collins, in netto contrasto col militare Luther Manning, e costruendogli attorno anche un background familiare. Per alcuni anni McDuffie fu sostanzialmente l'unico scrittore delle sue storie, l'unico capace di entrare in sintonia con lo spirito del personaggio e, quando lui abbandonò e la serie chiuse, anche il nuovo Deathlok scomparve sostanzialmente dalle scene. Per numerosi anni.
Quando McDuffie tornò a lavorare alla Marvel nel decennio successivo, recuperò subito il suo personaggio feticcio, prima nella miniserie Beyond, poi durante il suo ciclo su Fantastic Four. Stavolta per un motivo più tragico, la morte di McDuffie, Michael Collins stette per poco tempo sotto le luci della ribalta e oggi è nuovamente scomparso. Premesso che un ritorno di questo personaggio è sempre probabile, resta da vedere come possa plasmarlo qualcuno che non sia colui che ne ha scritto il 98% delle storie.
Arrivare dal nulla, vivere anni di gloria per poi tornare al nulla da cui si è stati generati: ecco il destino dei sostituti.

Si ringrazia Carmelo Mobilia per la preziosa collaborazione

sabato 15 dicembre 2012

La Legione dei Sostituti: DC Comics

Negli anni '90, negli ipertrofici/drammatici/pompatissimi/immaginifici/ variantcoverissimi anni '90 i nostri eroi preferiti ebbero un momento di crisi. Crisi di vendite? Macchè, quella venne dopo. No, crisi personali, ma diverse da ogni altra già vissute in precedenza. Crisi che oltre a portarli ad abbandonare per qualche tempo la loro missione di eroe, spinse qualcun altro a prenderne il posto. Qual è il tratto in comune di questa seconda categoria, di questa Legione dei Sostituti? A) Che spuntavano fuori dal nulla; B) Che hanno fatto tutti o quasi una brutta fine.

SUPERMAN

Siccome lui è stato il primo ed è il più forte fortissimo, ha voluto fare lo sborone come al solito. Non uno, ma ben quattro sostituti. La storia la conoscete, è quella della Morte Di Superman (storia che Dan Jurgens non manca di citare, spesso a sproposito, in 3/4 dei racconti che ci propina): Doomsday spunta fuori dal nulla pure lui, pesta un bel po' di persone, fa un gran casino e infine uccide l'Uomo D'Acciaio in persona morendo a sua volta (cioè, non proprio, ma se entro nei dettagli impazzisco). Che poi in realtà Superman non è che muore, ci mancherebbe altro, ma entra in uno stato di animazione sospesa. In attesa che torni sotto le luci della ribalta e gli crescano i capelli, quattro sedicenti nuovi Supermen irrompono sulla scena giusto in tempo per veder distrutta Coast City: si riveleranno infine essere Acciaio, l'Eradicatore, Kon-El Superboy e il Superman Cyborg.
Dove sono adesso? Col reboot al momento solo Superboy e Acciaio, rimaneggiati quanto basta, hanno fatto la loro ricomparsa. Degli altri non c'è traccia e c'è anche da chiedersi se in questo nuovo universo Superman sia mai morto combattendo contro Doomsday.


BATMAN

Stanco che più stanco non si può, Batman subisce l'attacco del forzuto Bane che gli spezza la schiena. Gotham City ha bisogno di un nuovo protettore: Dick Grayson! Ah no, scusate, lui "non è ancora pronto", meglio dare il manto di Batman ad un giovane ragazzo inesperto addestrato sin dalla nascita per divenire uno spietato assassino. Dai, Bruce, facciamo che il trauma del backbreaker ti abbia sconvolto il cervello. Azrael, Jean-Paul Valley, diviene il nuovo Cavaliere Oscuro con armatura luccicante (qualcosa non torna), sconfigge Bane, ma poi impazzisce (ma va?) e rischia di divenire un assassino a sangue freddo. Solo il ritorno definitivo di Bruce/Batman placa la sua furia: pieno di vergogna, Valley diventa un barbone ma poi decide di ritornare sulle scene come Azrael. Dopo aver inutilmente tentato per quasi dieci anni di renderlo un elemento centrale della Batman Family, la DC Comics alla fine si arrende e con l'ultimo numero della sua serie personale, il 100, Jean-Paul Valley muore. E non è mai più tornato (forse, al massimo, solo come Lanterna Nera perchè qualcuno ha avuto pietà di lui).


BATGIRL

Un caso davvero particolare. Negli anni '60 Barbara Gordon assunse l'identità di Batgirl, per rinunciarvi praticamente in maniera definitiva poco prima di Crisi Sulle Terre Infinite. Qualsiasi speranza di un suo ritorno sembrò svanire con The Killing Joke... e se devo spiegarvi perchè significa che la vostra vita è molto triste. Curiosamente però il personaggio di Batgirl rimase nel cuore dei lettori e trovò una nuova incarnazione durante la saga Terra Di Nessuno: all'inizio fu la Cacciatrice a riadottare questa identità, che alla fine però venne assegnata a Cassandra Cain, anche lei addestrata sin dalla nascita per divenire una spietata assassina (Batman ama circondarsi di queste amabili personalità). Ne nacque anche una serie regolare dalla durata non indifferente, ma alla fine, lentamente, Cassandra svanì nelle ombre e l'identità di Batgirl venne adottata da Stephanie Brown. Cassandra venne recuperata poco prima di Flashpoint, ma col reboot si è scoperto che si può guarire da una paralisi totale degli arti inferiori e così Barbara Gordon è tornata sulla scena nella sua più celebre identità. E Cassandra Cain? Scomparsa, ovviamente.


LANTERNA VERDE

Uno dei pochi casi in cui un sostituto non solo non ha fatto una brutta fine, ma è diventato anche un personaggio importante per la casa editrice. Dopo la morte e l'infermità fisica cosa manca? Esatto, la pazzia. Tranquilli, c'è Hal Jordan per questo! Vi abbiamo riferito della distruzione di Coast City durante la saga della Morte di Superman: Coast City è dove viveva Hal e questo monta dentro di lui un grande impeto di rabbia verso i Guardiani dell'Universo (in realtà anche qui la faccenda è più complicata, ma all'epoca venne spiegata così). Deciso a vendicarsi, Hal annienta i Guardiani, il Corpo delle Lanterne Verdi e infine già che è lì uccide anche Sinestro, via. Sopravvive solo Ganthet, che dona l'ultimo anello del potere rimasto al giovane disegnatore Kyle Rainer.
Il creatore del personaggio, Ron Marz (che sembra abbia dovuto poi subire le ire dei fan di Hal Jordan per questa sua storia, anche se quasi certamente era un dictat editoriale) diviene il fan nr. 1 del personaggio, per lui è chiaro che non esista miglior Lanterna Verde al mondo. E proprio perchè gli vuole bene, essendo il periodo dei comic book violenti, fa sì che la sua fidanzata venga subito uccisa in maniera brutale dal Maggiore Forza e congelata dentro un frigorifero manco fosse uno yogurt, senza bifidus. Marz applica poi a Rayner, durante il suo lungo ciclo sulla serie, una psicologia da Peter Parker degli esordi, ma trasferito negli anni novanta, e questo fa sì che riesca ad entrare nel cuore dei lettori e ci rimanga fino a Green Lantern: Rebirth.
Dopo il ritorno definitivo di Hal Jordan come Lanterna Verde, Rayner non scompare dalle scene: diventa parte integrante del mito delle Lanterne Verdi e tale rimane fino ad oggi, anche dopo il reboot. Lui è stato fortunato.


FRECCIA VERDE

E si ritorna alla prima causa di scomparsa, quello spiacevole contrattempo per i supereroi noto come morte. Per salvare Metropolis da un attentato terroristico, Oliver Queen rimane vittima di un'esplosione a bordo di un aereo. A prendere il suo posto il giovane figlio Connor (che Ollie non ha mai conosciuto/anzi no/anzi sì/anzi boh), che non se lo fila proprio nessuno! Dopo una lunga agonia, si decide di chiamare nientemeno che i dottori Kevin Smith e Brad Meltzer per rianimare il paziente Oliver! In un primo tempo entrambi non mettono da parte Connor (soprattutto Meltzer), ma più Ollie torna sotto le luci della ribalta più costui torna al ruolo che gli compete, quello di comprimario di terza fascia. Prima del reboot era in rotta con suo padre, adesso chiaramente è scomparso (Ollie è stato così ringiovanito che una vita da playboy prima di quella da supereroe, con tanto di figlio già adulto, come dire... stona un po'). Improbabile un ritorno di Connor in tempi brevi, lunghi o eterni.
LA DC Comics ha dunque fatto la sua parte, ma anche la Marvel non è stata da meno e presto capirete perchè.