Creato dall'artista Jack Cole nel lontano 1941, Plastic Man è uno di quei tanti personaggi "allungabili" presenti nel mondo del fumetto.
Un personaggio che ha attraversato i decenni e ha vissuto anche periodi di buio, pur per lunghi periodi, ma che col tempo si è guadagnato un proprio degno spazio.
Il suo carattere eccentrico, la sua sottile follia e il suo essere il più delle volte sopra le righe lo hanno portato infine a divenire un componente fondamentale della Justice League... e a ottenere una testata a lui dedicata.
La prima saga, In Fuga, scritta da Kyle Baker, viene pubblicata nel 2004.
Prima che divenisse Plastic Man, l'eroe era un criminale di mezza tacca di nome Patrick O'Brian. Pochi sono a conoscenza di questo segreto e tra questi vi è la fedele spalla dell'eroe, Woozy Winks.
Quando, dunque, viene ritrovato il cadavere di colui che appare proprio come Patrick O'Brian, grande è la sorpresa di Plastic Man. E lo è ancora di più quando diventa lui il sospettato principale di questo omicidio.
In fuga dalla polizia, dal FBI e da Woozy Winks, Plastic Man deve trovare un modo per discolparsi e capire come qualcuno abbia ucciso lui stesso e l'abbia incastrato.
Come detto, c'è sempre un po' di follia quando si tratta di storie che vedono protagonista Plastic Man e questa saga non fa eccezione. Dopotutto l'autore è uno che è abituato a concepire trame surreali e il suo tratto cartoonesco va a sottolineare in maniera ulteriore questo aspetto.
Nulla viene preso davvero sul serio in questa storia, sembra quasi di trovarsi in uno di quel film con Gianni e Pinotto di tanti anni fa, ma al tempo stesso vi è un'atmosfera fortemente drammatica - tra morti inattese, svolte impreviste e vendette provenienti dal passato - che la pervade.
Plastic Man, inoltre, in stile Deadpool, pare essere consapevole di essere il personaggio di un fumetto e qua e là non mancano battute che fanno riferimento alla continuity, a svolte di trama lasciate in sospeso o dimenticate e a quei colpi di scena così improbabili e ritorni immediati allo status quo originario che - in questo caso specifico - hanno l'effetto di poco più di una pacca sulla spalla.
Plastic Man (e Kyle Baker) si allontana da quelle atmosfere cupe e ipertrofiche che avevano caratterizzato i quindici anni precedenti, per ritornare a un'atmosfera più giocosa, che ricorda la Golden Age da cui il personaggio proviene e la attualizza in un mondo che inevitabilmente è cambiato... ma rimane sempre spazio per qualche sana risata.

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