lunedì 15 aprile 2024

Disney+ Original 24: Chang a Canestro


Lo sport - e i film sugli sport - si rivela spesso un argomento perfetto per narrare storie di integrazione e accettazione. Dopotutto, se uno è bravo da un punto di vista atletico, quale importanza possono avere il suo credo religioso o la sua provenienza?
Storie di integrazione di campioni sportivi si sono viste anche in Italia, neanche a dire nel calcio che è lo sport più popolare da sempre, ma anche nell'atletica o nella pallavolo. Negli Stati Uniti, invece, che rappresentano un crogiolo di culture, vi sono varie altre discipline che catturano l'attenzione del pubblico, come il football... o il basket.
E il basket e la sua capacità di far realizzare certi sogni sono oggetto del film Chang a Canestro (Chang Can Dunk), scritto e diretto da Jingyi Shao e distribuito su Disney+ a partire dal 10 marzo 2023.
Chang (Bloom Li) è un sedicenne, immigrato di seconda generazione, fan di Kobe Bryant e appassionato di musica. Durante le lezioni di ginnastica viene continuamente prevaricato dal coetaneo Matt (Chase Liefeld), più forte e abile atleticamente.
Le cose si complicano in maniera ulteriore con l'arrivo nella scuola di Kristy (Zoe Renee), una ragazza da cui Chang rimane subito affascinato. Per dimostrare di valere qualcosa agli occhi della gente, Chang scommette con Matt che in poche settimane sarà in grado di effettuare una schiacciata a canestro.
Ora però il ragazzo, che è alto neanche un metro e settanta, deve trovare un modo per vincere questa scommessa, da cui dipende anche il suo futuro.
Ormai anche in Italia è ben presente una fascia di popolazione nota come immigrati di seconda generazione (anche di terza, a dire il vero). Ovvero ragazzi figli di immigrati ma nati su territorio italiano. Che dunque parlano italiano in maniera fluente, studiano in scuole italiane e, una volta entrati nel mondo del lavoro, pagano le tasse in Italia.
Un fenomeno ben presente anche negli Stati Uniti, che in questi ultimi anni hanno visto arrivare flussi di immigrazione differenti dal passato e che coincidono coi nostri, ovvero di persone provenienti dai paesi orientali, i quali hanno una cultura differente e si devono ambientare in una società con le proprie regole e consuetudini.
Regole e consuetudini che non si applicano talvolta ai loro figli, poiché nascono circondati da esse. Nonostante questo, alcuni devono lottare - in una società spesso ottusa e conservatrice - per farsi accettare.
E la storia di Chang alla fine è proprio questo: il più classico dei racconti di integrazione, di un ragazzo che è escluso da una certa parte della scuola da lui frequentata e al tempo stesso accettato per quello che è da un'altra parte, composta perlopiù di reietti come lui.
La sfida che lui lancia diventa dunque una (evidente) metafora di come per fare parte di quella parte che non lo accetta occorra rispettare certi standard - e per una volta la provenienza o il colore della pelle contano davvero poco - e adeguarsi, come diceva il Principe.
Ma sarà davvero questo il modo migliore per integrarsi? O forse Chang ha già a disposizione tutti gli strumenti per conseguire la propria felicità? La risposta arriverà coi dolori della crescita e il confronto coi suoi coetanei e con la madre, nata in Giappone.
Poiché l'accettazione degli altri passa anche dall'accettazione di sé stessi.

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