venerdì 9 agosto 2019

Libri a caso: Perché non l'hanno chiesto a Evans? (ovvero di Agatha Christie e del sottile fascino della crudeltà)

Hercule Poirot. Jane Marple. Tommy & Tuppence. Queste sono le tre creazioni più famose, in ordine di importanza, di Agatha Christie, con i primi due che ancora oggi risultano essere oggetto di nuovi adattamenti cinematografici o televisivi.
Tuttavia, più di una volta Agatha Christie ha scritto dei romanzi in cui costoro non erano i protagonisti, romanzi in cui ha cercato di dare una visione diversa, seppur innestata negli stilemi classici dell'epoca, del romanzo giallo. Una di queste opere è Perché non l'hanno chiesto a Evans?


Perché non l'hanno chiesto a Evans? (Why didn't They Ask Evans?) è stato pubblicato nel 1934, quando la carriera della scrittrice era ormai lanciata. I protagonisti principali sono due: il "borghese" Bobby Jones e la "nobile" Francis Derwent. I due mondi distanti tra loro che si incontrano perché sono stati amici di infanzia, sotto sotto si vogliono bene, ecc...
La causa scatenante del dramma è il ritrovamento - casuale e forzato, ma ci sta - da parte di Bobby Jones di un uomo morente, che prima di andarsene pronuncia la fatidica domanda che dà il titolo all'opera. Dietro la risposta a questa domanda si cela un mondo ignoto a Jones, ma invece ben conosciuto da Francis Derwent, e che coinvolgerà entrambi in situazioni decisamente drammatiche (rischieranno la vita quelle 3 o 4 volte durante il romanzo, tra amorevoli tentativi di avvelenamento e agguati alle spalle) sempre affrontate con piglio giovanile...
Anzi, a volerla dire tutta, i due protagonisti alla fine potrebbero anche risultare detestabili agli occhi del lettore, cosa che non è da escludere fosse l'intenzione specifica della scrittrice. Se odiava Poirot, figuriamoci due personaggi usa e getta!
Decisamente particolare, invece, come il deus ex machina finale sia un ragazzo di umili origini, che compare in sole due scene, e affetto da handicap. Ha ricevuto uno spazio anche minore in quest'opera di Bard, il vero eroe de Lo Hobbit... perché, hey, i poveri non possono essere eroi nella società inglese pre-guerra! E allora Agatha fa quel che può e lancia il suo sassolino nello stagno, che fa molto rumore.
Quando non c'erano sulla scena Poirot o Miss Marple, Agatha Christie si permetteva di far sì che l'ordine sociale non fosse del tutto ristabilito al termine del romanzo. Lo abbiamo visto con Dieci Piccoli Indiani - dove è arrivata là dove nessuno è mai giunto prima - e succede anche qui, in questo romanzo pubblicato cinque anni prima di quel capolavoro, con la mente criminale che la fa franca e che cerca di trasparire ai nostri occhi come un personaggio motivato da intenti per cui si potrebbe anche simpatizzare, aldilà dei modi con cui cerca di raggiungerli.
Una dimostrazione da parte di Agatha Christie che certi punti fermi del romanzo giallo possono anche venir meno a volte, perché nella realtà i cattivi possono vincere, poiché non hanno nulla da perdere. Cattivi che nascondono la loro vera natura dietro una facciata rispettabile e un volto affascinante.

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