venerdì 17 agosto 2018

A scuola di cinema: Dirty Dancing (1987)

Anni '50. Estate. La figlia di un dottore, mentre i suoi genitori giocano a golf, si appassiona alla danza, arrivando persino a partecipare ad alcune gare amatoriali. Il nome di questa ragazza è Eleanor Bergstein ed è la futura sceneggiatrice di uno dei più celebri film a sfondo musicale, il cui titolo richiama le competizioni a cui lei stessa partecipava.



Dopo essere divenuta una scrittrice di medio successo, Eleanor Bergstein tenta anche di sfondare come sceneggiatrice cinematografica e ci riesce quando una sua sceneggiatura diviene nel 1980 il film Amarti a New York, con Michael Douglas e Jill Clayburgh. I produttori della pellicola, tuttavia, decidono di tagliare senza appello una scena di una danza appassionata tra i due protagonisti.
Toccata da questa insolita esperienza, la scrittrice inizia a concepire una storia che, prendendo spunto dalle proprie esperienze giovanili, sia incentrata in maniera quasi esclusiva sulla danza. Nel 1984 la MGM - esortata dalla produttrice Linda Gottlieb - si dimostra interessata all'idea e viene concepita la trama generale, con la decisione di ambientare la pellicola nell'estate del 1963 sui Monti Catskill.
Eleanor Bergstein, col contributo di Linda Gottlieb, completa la sceneggiatura nel novembre 1985, ma anche se la MGM approva in prima battuta il progetto, una successiva serie di cambi al vertice - incluso chi aveva approvato la sceneggiatura, vittima di un licenziamento - fa precipitare l'intero progetto nel limbo.
Con i diritti in mano a Linda Gottlieb, lei e la sceneggiatrice iniziano a proporre il loro progetto a vari studi, ricevendo oltre quaranta rifiuti, fino a quando approdano alla Vestron Pictures, una sussidiaria di una società distributrice di videocassette. La Vestron approva il progetto, ma il budget che una piccola compagnia può investire è di appena 5 milioni di dollari.
Per la regia, la scelta di Eleanor Bergstein ricade su Emile Ardolino. Costui non ha mai diretto un lungometraggio, però la sceneggiatrice ha apprezzato molto un documentario da lui realizzato nel 1983, He Makes Me Feel Like Dancin'. Ardolino accetta senza obiezioni, ma sarà uno dei pochi eventi della produzione del film che non andrà incontro a problemi.
Per la scelta dei protagonisti principali, Ardolino insiste sul fatto che abbiano anche conoscenze di danza, di modo da evitare uso di controfigure e montaggi azzardati. Per l'interprete femminile, Frances "Baby" Houseman, la Vestron vorrebbe la tipica ragazza bionda, ma Linda Gottlieb li convince a cambiare idea per evitare uno stereotipo. La scelta finale ricade su Jennifer Grey, figlia dell'attore e ballerino Joel Grey, vincitore di un Oscar per la sua interpretazione in Cabaret.


Per il protagonista maschile, Johnny Castle, la prima scelta ricade su Billy Zane, il quale rispecchia i tratti iniziali del personaggio descritti nella sceneggiatura (di origini italiane, con un look dark). Tuttavia le prove di ballo con Jennifer Grey non convincono e dunque la scelta successiva è appannaggio di Patrick Swayze, che ha grande esperienza in fatto di danza. L'attore accetta la parte nonostante le obiezioni del suo agente, ma c'è un'altra persona che non è molto entusiasta della cosa: Jennifer Grey.
I due attori infatti, un paio di anni prima, hanno lavorato insieme sul set di Alba Rossa di John Milius e dire che non siano andati d'accordo sarebbe usare un eufemismo. Tuttavia, dopo i primi provini nel quale l'alchimia tra loro pare nascere, questi contrasti sembrano come scomparsi. Col casting di Swayze, il personaggio di Johnny Castle viene leggermente modificato, facendogli assumere origini irlandesi.


Le riprese iniziano in via ufficiale il 5 settembre 1986, suddivise tra Lake Lure in North Carolina e Mountain Lake in Virginia (i luoghi che più potevano ricordare i Monti Catskill). Essendo ormai la fine dell'estate, si notano già alcune foglie ingiallite, cosa che costringe la troupe spesso e volentieri a "dipingerle" di verde.
Le condizioni meteorologiche si rivelano essere la problematica principale, visto che si passa - anche durante la stessa giornata - da un forte caldo a piogge battenti. A causa di ciò, non è raro che alcuni attori abbiano crisi di svenimento o principi di disidratazione. A finire all'ospedale infine è Patrick Swayze, ma non per questo motivo. L'attore infatti durante una sequenza di ballo subisce una lieve distorsione a un ginocchio e deve sottoporsi a una infiltrazione.
A metà riprese, a complicare in maniera ulteriore il tutto, le tensioni sotterranee mai sopite tra Jennifer Grey e Patrick Swayze riemergono, rendendo difficile il proseguimento del progetto. A mediare la situazione ci pensano Emile Ardolino ed Eleanor Bergstein, i quali facendo rivedere ai due attori il loro primo provino insieme e l'alchimia che avevano costruito in quella occasione li esortano a proseguire su quella strada. A seguito di ciò, non si verificano altri particolari conflitti personali tra i due.
Le riprese si concludono il 27 ottobre 1986, ma le difficoltà che questa pellicola deve superare sono ben lontane dal concludersi. Il primo montaggio infatti non convince nessuno, soprattutto gli esecutivi della Vestron. Un tentativo di trovare uno sponsor fallisce miseramente quando viene chiesto di tagliare una sottotrama riguardante l'aborto di una delle co-protagoniste. Eleanor Bergstein, tuttavia rifiuta in maniera netta.
Certi di un flop, i responsabili della Vestron decidono di far uscire la pellicola nelle sale cinematografiche per un solo weekend, per poi concentrarsi sulla distribuzione in home video. Questi piani falliscono miseramente.
Distribuito in via ufficiale nei cinema americani a partire dal 21 agosto 1987, Dirty Dancing, a fronte di un budget finale di sei milioni di dollari, arriva infine a guadagnarne a livello mondiale quasi 215, senza contare inoltre le successive vendite in home video, le quali raggiungono livelli da record.
Il successo della pellicola porta Eleanor Bergstein negli anni successivi ad adattarla sotto forma di musical e lancia in via definitiva la carriera di Patrick Swayze, il quale interpreterà prima della sua prematura scomparsa altri celebri film... ma questa è un'altra storia.

lunedì 5 marzo 2018

A scuola di cinema: Atto di Forza (1990)

Philip Kindred Dick è stato uno dei più grandi scrittori di fantascienza. Uno dei più grandi poiché, a ben vedere, i suoi romanzi e racconti, pur potendo essere inseriti in questo genere letterario, trascendono spesso e volentieri i confini del suddetto genere per diventare metafora di temi importanti quali la percezione della realtà e il senso di identità.
Il capolavoro assoluto in tal senso è di certo Ubik, ma da un punto di vista cinematografico il romanzo più noto di Dick è Do Androids Dreams of Electric Sheep?, adattato nel 1982 sul grande schermo grazie a Blade Runner di Ridley Scott.
Ma c'è un'altra storia di Dick che è riuscita a raggiungere il grande pubblico cinematografico, We can remember it for you wholesale (Ricordiamo per voi), un film che ha avuto una storia lunga e travagliata.



Il racconto di Dick viene pubblicato nell'aprile 1966 e vede protagonista un anonimo impiegato di nome Douglas Quail che, per sfuggire a una vita noiosa e a una moglie opprimente, decide di rivolgersi a un'agenzia specializzata nel creare false memorie, la Rekal. Quail chiede di essere un agente governativo in missione su Marte, ma improvvisamente scopre che queste false memorie potrebbero essere in realtà vere e che la sua identità è un'altra.
Gli sceneggiatori Dan O'Bannon e Ronald Shusett acquisiscono i diritti di sfruttamento di questa storia da Dick stesso nel 1976 e in quello stesso anno ne scrivono un primo trattamento. Il progetto tuttavia sembra non interessare alcun studio cinematografico, poiché comporta un budget molto elevato, e perciò non arriva alcun finanziamento, nonostante alcune revisioni della sceneggiatura iniziale. I due sceneggiatori allora si concentrano su un altro progetto a cui stanno lavorando: si chiama Alien.
Grazie al successo di quest'ultima pellicola, il precedente trattamento trova qualche anno dopo dopo un produttore interessato, Dino DeLaurentiis. Costui chiama Richard Dreyfuss per interpretare la parte del protagonista.
La sceneggiatura passa allora nelle mani del primo regista selezionato, David Cronenberg, il quale sceglie subito un altro attore protagonista al posto di Dreyfuss, William Hurt. Convinto della bontà di questo progetto, Cronenberg rinuncia a un altro film che gli è stato offerto, La Mosca.
Il regista lavora quasi per un anno al suo trattamento, consegnando nel tempo non meno di dodici revisioni, ma incontra le resistenze di O'Bannon e Shusett poiché, paradossalmente, la sua storia si rifà fin troppo al racconto originale di Dick non inserendo alcun elemento avventuroso. Questi contrasti creativi portano infine Cronenberg a rinunciare al film, consentendogli dunque di andare a dirigere La Mosca.
DeLaurentiis trova dunque un nuovo regista, Richard Rush, ma costui si allontana quasi subito dal progetto a causa di forti divergenze col produttore in merito ad alcuni cambiamenti della sceneggiatura. Viene dunque assunto Bruce Beresford e ingaggiato un nuovo protagonista, Patrick Swayze, nel tentativo di sfruttare la riconoscibilità di quest'attore dopo il successo di Dirty Dancing.
Anche un altro attore si dimostra interessato alla parte di Quail, Arnold Schwarzenegger, ma DeLaurentiis lo scarta perché ritenuto troppo muscoloso e poco credibile. Una pre-produzione del film ha inizio in Australia nel 1987. Tuttavia la De Laurentiis Entertainment Group inizia a sperimentare alcuni problemi finanziari che porteranno poco tempo dopo alla sua bancarotta, bloccando sul nascere ogni ripresa.
Schwarzenegger tuttavia non dimentica il progetto e, al termine delle riprese di Danko, convince la casa di produzione di questo film, la Carolco Pictures, a rilevare i diritti di sfruttamento per tre milioni di dollari e a garantirsi un salario sui dieci milioni di dollari. Non solo, oltre a una parte dei proventi finali del film, a Schwarzenegger viene garantito anche un controllo creativo sul progetto, che include anche la scelta del regista. Per questo compito, l'attore fa subito ingaggiare dalla produzione Paul Verhoeven, di cui aveva molto apprezzato Robocop, film per cui l'attore di origini austriache aveva effettuato una procedura di casting non andata a buon fine.


Verhoeven firma il contratto nell'autunno del 1988 e, pur apprezzando la sceneggiatura, ritiene che essa sia ancora incompleta, nonostante le circa quaranta revisioni subite nel corso degli anni. Fa così preparare una ultima bozza da Gary Goldman. Nello script finale, il cognome di Quail diventa Quaid - per evitare una quasi omonimia dai risvolti imprevisti con Dan Quayle, un vicepresidente degli Stati Uniti - e il suo lavoro, dietro suggerimento di Schwarzenegger stesso, diviene quello di un operaio edile, al posto del contabile che era prima.


Le riprese hanno luogo a Mexico City nel 1989 e lì ben presto la troupe si ritrova a fare i conti con un insolito nemico: il cibo. Per via dell'inquinamento della città e di un errore della società di catering, infatti, Verhoeven e gli altri vengono colpiti da un forte attacco di intossicazione alimentare, che richiede nei giorni successivi cure costanti. Verhoeven è quello che più soffre di tali attacchi e gli ultimi giorni delle riprese lo vedono praticamente attaccato a una flebo, pronto a essere trasportato a un vicino ospedale. L'unico a sfuggire all'intossicazione è Schwarzenegger il quale, avendo avuto una simile brutta esperienza durante le riprese di Predator, decide di farsi importare il cibo ben conservato direttamente dagli Stati Uniti.
Nonostante questi imprevisti, le riprese vengono completate. Per evitare poi che il film venga vietato ai minori, il montaggio finale fa sì che le scene più crude siano smorzate o riprese da una diversa angolazione.
Total Recall viene diffuso nei cinema a partire dal 1 giugno 1990. A fronte di un budget che si aggira sui 65 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassarne a livello mondiale oltre 260. Non solo, vince anche un Oscar per i migliori effetti visivi.
Verhoeven rimane favorevolmente impressionato dall'interpretazione dell'attrice che interpreta la moglie di Quaid, Sharon Stone, e dalla sua capacità di passare in una sola inquadratura da un volto angelico a uno diabolico. Questo le permetterà di essere scelta come interprete principale del film Basic Instinct... ma questa è un'altra storia.

mercoledì 31 gennaio 2018

A scuola di cinema: 1997: Fuga da New York (1981)

1976: Il popolo statunitense sta tentando di riprendersi dallo sgomento causato dallo Scandalo Watergate e dagli intrighi del presidente Richard Nixon. La società americana già da alcuni anni tuttavia è cambiata e i primi antieroi come Paul Kersey, il Giustiziere della Notte, hanno cominciato a comparire sul grande schermo.
Due fatti in apparenza non correlati, e che danno vita a un piccolo capolavoro della fantascienza distopica realizzato da John Carpenter.


Nel 1976 John Carpenter è ancora un promettente regista, che ha realizzato due buoni film a basso budget, Dark Star e Distretto 13 - Le Brigate della Morte. Completa tra il 1975 e il 1976 un primo trattamento di 1997: Fuga da New York, che riflette i suoi pensieri sul cinismo della società americana di quell'epoca e dei suoi organi esecutivi e la cui trama iniziale prende spunto da un romanzo di Harry Harrison pubblicato nel 1962, Planet of the Damned.
Il nome del protagonista, Snake Plissken, è ispirato a un conoscente di un amico del regista residente a Cleveland. Costui era un bullo il cui cognome era proprio Plissken e portava il tatuaggio di un serpente che gli aveva fatto guadagnare il soprannome di Snake. La sceneggiatura però viene rifiutata in quanto ritenuta troppo violenta e particolare, inadatta a quel difficile periodo storico.
Dopo il successo di Halloween, nel 1978, Carpenter firma un contratto per due film con la AVCO Embassy Pictures. Il primo di questi è The Fog, del 1980, mentre il secondo in origine dovrebbe essere The Philadelphia Experiment, ma quest'ultimo progetto si arena quasi subito. Carpenter allora ripropone il suo trattamento di Fuga da New York, ottenendo infine il via libera.


Il regista tuttavia non è ancora del tutto convinto della bontà della sceneggiatura, in quanto prettamente incentrata sull'azione e priva di qualsiasi elemento di humour in grado di catalizzare ulteriormente l'attenzione del pubblico. Carpenter chiama allora in suo soccorso l'amico Nick Castle, il quale effettua un lavoro di rifinitura, creando inoltre il personaggio del tassista interpretato da Ernest Borgnine.
Per il ruolo del protagonista, Carpenter non ha dubbi: è convinto che Kurt Russell sia perfetto per la parte di Plissken. Lo studio però non è dello stesso avviso, in quanto Russell a quell'epoca è noto più che altro per alcune produzioni di commedie Disney e non ha mai interpretato un film d'azione. Vengono vagliati allora i nomi di Tommy Lee Jones, Chuck Norris e Charles Bronson, ma Carpenter si impunta, riuscendo infine a far accettare il casting di Russell.
L'attore modella il suo personaggio sulle interpretazioni dei film western con John Wayne e Clint Eastwood e suggerisce che Plissken porti una benda sull'occhio sinistro, concetto del tutto assente nella sceneggiatura, che Carpenter approva.


Per il film viene stanziato un budget di sei milioni di dollari che, pur essendo il più alto gestito dal regista fino a quel momento, si rivela problematico nel ricreare una New York decadente. Dietro indicazioni della produttrice Debra Hill e degli assistenti alla produzione Joe Alves e Barry Bernardi, viene individuata una zona di East St. Louis, in Illinois, teatro nel 1976 di un tremendo incendio che ha raso al suolo interi edifici, lasciando cumuli di macerie anche per più isolati. La produzione ottiene dalla municipalità inoltre il permesso di interrompere l'energia elettrica per dieci isolati ogni notte.
Le riprese iniziano in via ufficiale nell'agosto del 1980, sotto un caldo soffocante che tormenta i componenti della troupe, unitamente a fastidiosi e assillanti sciami di zanzare. Da St. Louis, ci si sposta poi a Los Angeles e a Sherman Oaks per concludere il tutto infine proprio a New York, con alcune riprese di Liberty Island per le quali Carpenter chiede e riesce a ottenere dalle autorità federali un'autorizzazione speciale. La prima concessa a una troupe cinematografica.
Le riprese terminano in via ufficiale nel novembre 1980. Nel montaggio finale, Carpenter decide di tagliare una scena in cui viene spiegato come Plissken sia stato arrestato a seguito di una tentata rapina in banca, non ritenendola utile ai fini della trama, poiché quello che conta è solo il fatto che sia finito in prigione.
Gli effetti speciali, in un'epoca in cui la computer grafica è ancora qualcosa di alieno, vengono curati dalla New World Pictures fondata da Roger Corman e per la quale lavora un giovane cineasta che contribuisce molto alla efficace resa cinematografica della distopica New York: il suo nome è James Cameron. La colonna sonora, come accaduto per altre pellicole dello stesso regista, viene composta da Carpenter in persona, qui coadiuvato anche da Alan Howarth.
Escape From New York viene programmato nei cinema americani a partire dal 10 luglio 1981, arrivando infine a guadagnare, solo sul territorio statunitense, oltre 25 milioni di dollari e dando vita a una leggenda cinematografica che sarebbe durata nel tempo.
Così tanto tempo che quindici anni dopo ne sarebbe stato girato un seguito... ma questa è un'altra storia.

martedì 31 ottobre 2017

A scuola di cinema: Halloween (1978)

Halloween, la notte delle streghe. Una festività nota ormai a livello planetario, che viene celebrata la notte del 31 ottobre e le cui origini si perdono nella notte dei tempi.
In questa notte, bambini e adulti si travestono (spesso con maschere o costumi ispirati a leggende dell'orrore, folkloristico o urbano) cercando di rendere unica questa serata con scherzi e raccolte di trofei, dolciumi nel caso dei bambini.
Ma Halloween è anche qualcos'altro, una celebre saga cinematografica che sembra destinata a continuare e le cui origini non si perdono nella notte dei tempi. Una saga che deve la sua fama al regista della sua prima pellicola, John Carpenter.


Nel 1976, il produttore Irwin Yablans vede a un festival del cinema la pellicola Distretto 13: Le Brigate della Morte e rimane incantato dallo stile di regia di John Carpenter. Yablans ha in mente un film horror incentrato su un serial killer di babysitter e contatta dunque Carpenter, il quale si dimostra interessato al progetto.
Insieme alla sua fidanzata dell'epoca, Debra Hill, Carpenter scrive un primo trattamento intitolato The Babysitter Murders, in appena dieci giorni. Debra Hill si concentra in particolar modo sui dialoghi dei personaggi femminili, mentre Carpenter su quelli del Dr. Sam Loomis e degli altri protagonisti. Nomi di città, vie e personaggi sono ispirati perlopiù a persone incontrate dai due sceneggiatori in età adolescenziale, oppure sono omaggi a film di cineasti come Alfred Hitchcock.
Il nome di Michael Myers è invece quello di un distributore inglese che aveva fatto sì che Distretto 13 superasse i confini statunitensi e aveva contribuito a far conoscere in Europa il nome di Carpenter. Una sorta di perverso ringraziamento.


Nella prima stesura, gli eventi si dipanano in un arco di alcuni giorni, ma Yablans suggerisce di ambientare il tutto in una sola notte, quella di Halloween, chiedendo di modificare così il titolo della pellicola – da un lato per motivi di budget, dall'altro perché con sua sorpresa ha scoperto che non esiste un film con questo titolo così immediato.
Il regista e finanziere Moustapha Akkad contribuisce all'intero – e limitato pur secondo gli standard dell'epoca – budget di questo progetto, circa 320.000 dollari, più che altro grazie all'insistenza di Yablans e all'entusiasmo di Carpenter. L'esigua cifra rappresenta comunque un investimento a basso rischio. Carpenter inoltre si dichiara disponibile a dirigere il film e comporne la colonna sonora dietro un compenso di 10.000 dollari, in cambio del 10% dei profitti e di un ruolo da produttore per Debra Hill.
Per il ruolo di Sam Loomis, vengono contattati in prima battuta Peter Cushing e Christopher Lee, ma entrambi rifiutano poiché ritengono la paga proposta troppo bassa. Carpenter allora si rivolge a Donald Pleasance. La figlia dell'attore, Angela, ha anche lei ammirato Distretto 13 e convince suo padre ad accettare la parte. Pleasance resta sul set per cinque giorni a registrare le sue scene, ricevendo infine un compenso di 20.000 dollari.


Per il ruolo di Laurie Strode, la prima scelta di Carpenter ricade su Anne Lockhart, ma essendo costei impegnata in altri progetti è costretta a declinare. Il regista viene a sapere allora di una attrice diciannovenne comparsa fino a quel momento solo in qualche produzione televisiva: il suo nome è Jamie Lee Curtis.
Costei si presenta per tre volte alle audizioni e, quando capisce che è la figlia di Janet Leigh, Carpenter le affida il ruolo, oltre che per il suo ultimo provino per la convinzione che il suo retaggio fungerà da richiamo pubblicitario per il film. Halloween rappresenta dunque il debutto cinematografico dell'attrice, che riceve un compenso sugli 8.000 dollari.


Michael Myers viene interpretato da più attori a seconda delle riprese richieste, ma per la maggior parte delle scene il ruolo è affidato a Nick Castle, un amico di Carpenter dai tempi dell'università, che in origine si trova lì solo per assistere alle riprese del film. Per questo suo impegno, Castle riceve una paga di 25 dollari al giorno.
Per via del budget ridotto all'osso, non essendo possibile un contributo da parte di una società specializzata, l'assistente alla produzione e montatore Tommy Lee Wallace compra in un negozio una maschera di William Shatner come Capitano Kirk del costo di due dollari, allargandovi i buchi per gli occhi e ricoprendola con uno spray dal colore bianco bluastro. Nasce così nella maniera più spartana possibile la maschera di questo serial killer. Sempre per motivi di budget, gli attori indossano sul set i loro stessi abiti.
Le riprese iniziano in via ufficiale nell'aprile del 1978, nella località di South Pasadena, in California. Per non sforare il budget, durano un totale di ventuno giorni. Dovendo utilizzare gli stessi attrezzi di scena più volte ed essendo una calda primavera californiana (il film invece è ambientato in pieno autunno, in Illinois), vengono comprate delle foglie di carta da un decoratore e dipinte perché abbiano un aspetto autunnale, nonché riutilizzate più volte per non sprecare ulteriore denaro.
Carpenter compone successivamente la celebre colonna sonora del film in appena tre giorni.
Halloween viene programmato nei cinema a partire dal 25 ottobre 1978, arrivando infine a guadagnare a livello mondiale 70 milioni di dollari e lanciando in via definitiva la carriera di John Carpenter.
Dà inoltre vita a un nuovo, celebre franchise della filmografia horror, che avrà molti altri seguiti negli anni successivi... ma questa è un'altra storia.

mercoledì 27 settembre 2017

A scuola di cinema: Changeling (2008)

Il 2 ottobre 1930, nella prigione di San Quintino, un uomo di nome Gordon Stewart Northcott viene impiccato a seguito di una condanna a morte inflittagli dallo stato della California. A portare al suo arresto è la fondamentale testimonianza del nipote di Northcott, Sanford Clark, il quale ha subito da lui botte e abusi sessuali.
Le indagini della polizia hanno rivelato una terribile verità: nel periodo compreso tra il 1926 e il 1928, Northcott, con l'aiuto della madre, ha ucciso tre bambini (almeno, questo è quanto dichiara la sentenza, il sospetto che ne abbia uccisi di più rimane sospeso e mai risolto). Dell'uccisione di un quarto bambino di nome Walter Collins se ne attribuisce la colpa la madre di Northcott, che per questo e la sua partecipazione agli altri tre omicidi viene condannata all'ergastolo.
Da anni la madre di Walter, Christine Collins, cerca di ritrovare suo figlio, dopo che costui è scomparso nel marzo 1928, e per questo è anche stata internata in un manicomio dalla polizia, che cercava di convincerla di aver ritrovato Walter quando in realtà era solo un bambino che gli somigliava. Northcott rimarrà sul vago rispetto a Walter Collins, del quale non si è mai scoperto il destino finale.
Se quanto scritto finora vi appare familiare, è perché costituisce il soggetto di una celebre pellicola.


Gli omicidi di Northcott ottengono una grande attenzione all'epoca, e non potrebbe essere altrimenti, salvo poi essere dimenticati dalla storia americana e della California: troppo macabri, troppo drammatici perché continuino a tormentare gli incubi degli americani del ventesimo secolo.
All'inizio del ventunesimo secolo, vi è uno sceneggiatore televisivo sulla cresta dell'onda. Il suo prodotto più famoso, Babylon 5, è andato in onda per cinque stagioni e lui ne ha scritto praticamente tutte le sceneggiature (più di 100 episodi!). Il suo nome è J. Michael Straczynski.


A quel tempo Straczynski è produttore esecutivo di un altro serial da lui ideato, Jeremiah, ma sente che ormai il mondo della televisione non fa più per lui. Vuole provare nuove sfide, trovare nuovi territori narrativi da esplorare, in cui il suo nome non sia ancora conosciuto. Ed è allora che lo sceneggiatore viene contattato da un suo amico che lavora per il municipio di Los Angeles: costui gli confida che numerosi documenti d'archivio stanno per essere mandati al macero, documenti a cui lui dovrebbe dare un'occhiata.
Straczynski entra dunque in possesso dei resoconti di alcune udienze municipali in cui si parla dei crimini di Northcott e del caso di Christine Collins e rimane incredulo di fronte a ciò che legge. I suoi esordi da reporter riaffiorano nella sua mente. Basandosi su questi resoconti, lo sceneggiatore elabora una prima bozza intitolata The Strange Case of Christine Collins, che però non trova alcun produttore interessato.
A seguito della chiusura di Jeremiah, Straczynski, rimasto affascinato da questa storia, effettua ulteriori indagini personali per circa un anno, reperendo tutti i documenti sul caso Collins ancora disponibili negli uffici pubblici di Los Angeles e arrivando a raccogliere infine oltre 6.000 pagine di documentazione.
Il risultato finale di questa ricerca è la sceneggiatura di Changeling (che nelle intenzioni originarie è solo un titolo provvisorio), di 150 pagine, completata in appena 11 giorni. Straczynski la passa al suo agente, il quale a sua volta la consegna a un produttore in contatto col regista Ron Howard. Come Howard la legge, la opziona immediatamente. Niente male se si pensa che è la prima sceneggiatura cinematografica di Straczkynski.
Nel giugno 2006 la Universal Pictures acquista la sceneggiatura, mettendola subito in pre-produzione, ma Ron Howard - obbligato per impegni contrattuali a dirigere prima Frost/Nixon e Angeli e Demoni - capisce che non potrà dedicarsi a questo nuovo progetto prima del 2009.
Piuttosto però che lasciare il tutto nel limbo, Howard e il produttore Brian Grazer valutano se sia possibile trovare un nuovo regista. La sceneggiatura viene dunque mandata nel febbraio 2007 a Clint Eastwood, che la legge sull'aereo mentre sta ritornando dal festival del cinema di Berlino. Eastwood rimane colpito dal fatto che la sceneggiatura sia intervallata da articoli o documenti che provano quanto scritto, arrivando anche a citare dialoghi precisi, e senza ripensamenti decide di voler dirigere il film, senza che la sceneggiatura subisca ulteriori rimaneggiamenti (evento alquanto raro nel mondo del cinema).


Il film entra dunque in via ufficiale in produzione nel marzo 2007, con un budget di 55 milioni di dollari.
Per il ruolo della protagonista, Christine Collins, vengono valutate cinque attrici, ma la scelta di Howard e Eastwood ricade quasi subito su Angelina Jolie. All'inizio l'attrice, dopo aver letto la sceneggiatura, è riluttante ad accettare la parte: essendo lei stessa una madre, teme che il ricreare quanto vissuto da Christine Collins possa avere effetti sulla sua psiche. Eastwood tuttavia riesce a convincerla, facendole notare come la donna sia riuscita, nonostante ciò che ha passato, a riemergere dalle avversità che l'hanno perseguitata.


Le riprese iniziano in via ufficiale il 15 ottobre 2007, presso gli studi Universal a Los Angeles, con location aggiuntive a San Dimas, San Bernardino e Pasadena. Programmate per una durata di 45 giorni si concludono in realtà due giorni prima, il 14 dicembre, grazie principalmente al solido stile di regia di Eastwood, il quale raramente gira una scena più di una volta, affidandosi all'esperienza e alla bravura dei singoli attori.
Changeling viene presentato in anteprima al festival di Cannes, nel maggio 2008, e distribuito nei cinema a partire dal successivo mese di ottobre, arrivando infine a guadagnare a livello mondiale circa 113 milioni di dollari. Un traguardo davvero notevole per questo film che ha rappresentato l'esordio cinematografico di J. Michael Straczynski, uno sceneggiatore noto prima solo nel campo televisivo e nel mondo del fumetto.
Straczynski avrebbe poi continuato a collaborare ancora col mondo del cinema... ma questa è un'altra storia.

lunedì 18 settembre 2017

A scuola di cinema: Non Aprite Quella Porta (1974)

Ed Gein è stato un celebre assassino della storia recente degli Stati Uniti. Definirlo serial killer, considerato che le sue vittime accertate sono due, sarebbe forse una iperbole, ma di sicuro certi particolari macabri scoperti dopo il suo arresto (quali la profanazione delle tombe e l'uso di pelli e ossa umane) hanno generato una sorta di macabro interesse, anche da parte del cinema.
Gein ha influenzato, in maniera diretta o indiretta, la creazione di Norman Bates, Buffalo Bill de Il Silenzio degli Innocenti e... un altro celebre assassino seriale.


La genesi di Non Aprite Quella Porta inizia con la visione di un corto cinematografico. Nel 1966 esce infatti Skaterdater di Noel Black: pur con un budget ridotto all'osso, questo prodotto ottiene grande rilevanza mediatica arrivando a vincere una Palma d'Oro al Festival di Cannes e guadagnandosi una nomination agli Oscar.
Uno degli spettatori di Skaterdater è un aspirante regista che fino a quel momento ha lavorato come cameraman per alcuni documentari e spot televisivi. Il suo nome è Tobe Hooper.


Hooper rimane favorevolmente colpito da come un corto realizzato con un budget così esiguo abbia ottenuto così tanta attenzione. Inesperto all'epoca dei meccanismi cinematografici, Hooper intuisce che c'è dunque una alternativa allo star system hollywodiano e, se ben realizzati, anche progetti a basso costo possono arrivare a una ampia fetta di pubblico.
Qualche tempo dopo, Hooper inizia a lavorare su una storia incentrata sull'isolamento e l'oscurità ambientata in un bosco, ma non va oltre i primi stadi di questo progetto. Fino a quando, durante le festività natalizie del 1972, il regista si ritrova a dover far compere in un grande magazzino del Wisconsin. C'è molta folla ovviamente e la fila alla cassa procede molto lentamente. Hooper dunque si volta: il suo sguardo nota uno scaffale dove sono presenti delle motoseghe e fantastica su come potrebbe giungere rapidamente davanti alla fila se solo prendesse una di quelle motoseghe e l'accendesse.
Una idea inizia a formarsi nella sua mente: uscito dal grande magazzino e tornato a casa, Hooper butta giù i primi elementi della trama di Non Aprite Quella Porta. Per l'antagonista principale, Leatherface, Hooper si ispira, oltre che a Ed Gein, a un medico da lui conosciuto, il quale una volta gli raccontò che, mentre effettuava esami sui cadaveri quando era uno studente, creò per Halloween una maschera fatta in pelle umana.
Hooper e un suo fidato socio, Kim Henkel, stendono dunque nelle prime settimane del 1973 la sceneggiatura. Il titolo iniziale è Head Cheese, modificato poi in Leatherface. Per portare avanti questo progetto, i due fondano la società di produzione Vortex Inc. e iniziano a reperire fondi, che vengono forniti da un amico di Hooper, Bill Parsley, tramite una società da lui controllata: 60.000 dollari in cambio del 50% dei profitti.
Per i componenti del cast, vengono radunati sconosciuti attori texani, apparsi prima di allora solo in alcune pubblicità o spettacoli dal vivo. Per il ruolo di Leatherface, si presenta uno studente texano senza alcuna esperienza recitativa di nome Gunnar Hansen, ma a quanto sembra il ruolo è già stato assegnato. Due settimane dopo però il primo attore svanisce nel nulla e Hansen viene ricontattato. Quando Hooper si ritrova davanti Hansen, e la sua imponente stazza, gli affida all'istante la parte. Per prepararsi a interpretare Leatherface, Hansen si reca presso un istituto di cura di Austin e studia i movimenti dei pazienti affetti da turbe mentali.


Una settimana circa prima dell'inizio delle riprese, Warren Skaaren della Texas Film Commission, che ha contribuito in via significativa al noleggio dei mezzi necessari per le riprese, suggerisce il titolo che diventerà quello definitivo: The Texas Chainsaw Massacre.
Nel luglio del 1973, nei pressi della città texana di Round Rock, hanno inizio le riprese, previste su una durata di due settimane che si allungano poi a quattro.
A causa dei costi contenuti, si gira per 16 ore ogni giorno, in condizioni climatiche improponibili: certi giorni la temperatura arriva a toccare e superare persino i 40 gradi, con un elevatissimo grado di umidità. Inoltre, non potendo permettersi attrezzi di scena, si usano vere armi (martelli, motoseghe) con tutti i rischi del caso. Nella scena finale del film, pur adeguatamente protetto, Hansen rimane davvero ferito a una gamba dalla motosega - quindi il sangue che vedete è il suo e l'urlo di dolore è genuino. Più in generale ogni attore al termine, chi più chi meno, è rimasto ferito.
A questo si aggiunga un solo bagno a disposizione per tutta la troupe (più di trenta persone), un solo set di costumi per ogni attore (quindi lo stesso vestito indossato per un mese e lavato pochissimo) e si può capire come mai alla fine delle riprese tutti ce l'abbiano con Tobe Hooper. L'ultima scena, con Leatherface che agita la motosega in aria in segno di rabbia, è in realtà anche un gesto di frustrazione di Gunnar Hansen verso il regista.
Come ricompensa per questa prova di forza, ai componenti del cast viene promesso dalla Vortex una percentuale sui profitti, ma non viene detto loro che la metà di essi sono già destinati alla società di Bill Parsley, dimezzando dunque questo compenso aggiuntivo. Peraltro il budget di Parsley si esaurisce e la Vortex deve chiedere ulteriori finanziamenti, con conseguente, ulteriore riduzione dei profitti finali.
La fine delle riprese tuttavia non è l'altro che l'inizio di un nuovo percorso, poiché il film non ha ancora un distributore. Warren Skaaren riesce infine, nell'agosto 1974, a stringere un accordo in merito con la Bryanston Pictures.
Hooper lotta con la Motion Picture Association of America perché il film abbia un PG-Rating (di modo che possano vederlo anche i minori dai 13 ai 17 anni se accompagnati da un adulto), facendo notare come la quantità di sangue che si vede nel corso del film sia poca e la violenza di molte scene sia suggerita piuttosto che mostrata. Il tutto si conclude con un nulla di fatto e il film ottiene come rating R.
Non Aprite Quella Porta viene distribuito nei cinema a partire dal 1 ottobre 1974, più di un anno dopo il termine delle riprese. Alcune sale si rifiutano di programmarlo a causa dei suoi contenuti e, quando viene distribuito a livello internazionale, in molte nazioni viene censurato. Nonostante ciò, il film arriva a guadagnare solo sul territorio statunitense oltre 30 milioni di dollari, lanciando così la carriera cinematografica di Tobe Hooper e segnando una pietra miliare nella storia dei film horror.
Leatherface non smette di terrorizzare gli incubi degli spettatori e continua ad apparire negli anni successivi in altre pellicole... ma questa è un'altra storia.