martedì 31 ottobre 2017

A scuola di cinema: Halloween (1978)

Halloween, la notte delle streghe. Una festività nota ormai a livello planetario, che viene celebrata la notte del 31 ottobre e le cui origini si perdono nella notte dei tempi.
In questa notte, bambini e adulti si travestono (spesso con maschere o costumi ispirati a leggende dell'orrore, folkloristico o urbano) cercando di rendere unica questa serata con scherzi e raccolte di trofei, dolciumi nel caso dei bambini.
Ma Halloween è anche qualcos'altro, una celebre saga cinematografica che sembra destinata a continuare e le cui origini non si perdono nella notte dei tempi. Una saga che deve la sua fama al regista della sua prima pellicola, John Carpenter.


Nel 1976, il produttore Irwin Yablans vede a un festival del cinema la pellicola Distretto 13: Le Brigate della Morte e rimane incantato dallo stile di regia di John Carpenter. Yablans ha in mente un film horror incentrato su un serial killer di babysitter e contatta dunque Carpenter, il quale si dimostra interessato al progetto.
Insieme alla sua fidanzata dell'epoca, Debra Hill, Carpenter scrive un primo trattamento intitolato The Babysitter Murders, in appena dieci giorni. Debra Hill si concentra in particolar modo sui dialoghi dei personaggi femminili, mentre Carpenter su quelli del Dr. Sam Loomis e degli altri protagonisti. Nomi di città, vie e personaggi sono ispirati perlopiù a persone incontrate dai due sceneggiatori in età adolescenziale, oppure sono omaggi a film di cineasti come Alfred Hitchcock.
Il nome di Michael Myers è invece quello di un distributore inglese che aveva fatto sì che Distretto 13 superasse i confini statunitensi e aveva contribuito a far conoscere in Europa il nome di Carpenter. Una sorta di perverso ringraziamento.


Nella prima stesura, gli eventi si dipanano in un arco di alcuni giorni, ma Yablans suggerisce di ambientare il tutto in una sola notte, quella di Halloween, chiedendo di modificare così il titolo della pellicola – da un lato per motivi di budget, dall'altro perché con sua sorpresa ha scoperto che non esiste un film con questo titolo così immediato.
Il regista e finanziere Moustapha Akkad contribuisce all'intero – e limitato pur secondo gli standard dell'epoca – budget di questo progetto, circa 320.000 dollari, più che altro grazie all'insistenza di Yablans e all'entusiasmo di Carpenter. L'esigua cifra rappresenta comunque un investimento a basso rischio. Carpenter inoltre si dichiara disponibile a dirigere il film e comporne la colonna sonora dietro un compenso di 10.000 dollari, in cambio del 10% dei profitti e di un ruolo da produttore per Debra Hill.
Per il ruolo di Sam Loomis, vengono contattati in prima battuta Peter Cushing e Christopher Lee, ma entrambi rifiutano poiché ritengono la paga proposta troppo bassa. Carpenter allora si rivolge a Donald Pleasance. La figlia dell'attore, Angela, ha anche lei ammirato Distretto 13 e convince suo padre ad accettare la parte. Pleasance resta sul set per cinque giorni a registrare le sue scene, ricevendo infine un compenso di 20.000 dollari.


Per il ruolo di Laurie Strode, la prima scelta di Carpenter ricade su Anne Lockhart, ma essendo costei impegnata in altri progetti è costretta a declinare. Il regista viene a sapere allora di una attrice diciannovenne comparsa fino a quel momento solo in qualche produzione televisiva: il suo nome è Jamie Lee Curtis.
Costei si presenta per tre volte alle audizioni e, quando capisce che è la figlia di Janet Leigh, Carpenter le affida il ruolo, oltre che per il suo ultimo provino per la convinzione che il suo retaggio fungerà da richiamo pubblicitario per il film. Halloween rappresenta dunque il debutto cinematografico dell'attrice, che riceve un compenso sugli 8.000 dollari.


Michael Myers viene interpretato da più attori a seconda delle riprese richieste, ma per la maggior parte delle scene il ruolo è affidato a Nick Castle, un amico di Carpenter dai tempi dell'università, che in origine si trova lì solo per assistere alle riprese del film. Per questo suo impegno, Castle riceve una paga di 25 dollari al giorno.
Per via del budget ridotto all'osso, non essendo possibile un contributo da parte di una società specializzata, l'assistente alla produzione e montatore Tommy Lee Wallace compra in un negozio una maschera di William Shatner come Capitano Kirk del costo di due dollari, allargandovi i buchi per gli occhi e ricoprendola con uno spray dal colore bianco bluastro. Nasce così nella maniera più spartana possibile la maschera di questo serial killer. Sempre per motivi di budget, gli attori indossano sul set i loro stessi abiti.
Le riprese iniziano in via ufficiale nell'aprile del 1978, nella località di South Pasadena, in California. Per non sforare il budget, durano un totale di ventuno giorni. Dovendo utilizzare gli stessi attrezzi di scena più volte ed essendo una calda primavera californiana (il film invece è ambientato in pieno autunno, in Illinois), vengono comprate delle foglie di carta da un decoratore e dipinte perché abbiano un aspetto autunnale, nonché riutilizzate più volte per non sprecare ulteriore denaro.
Carpenter compone successivamente la celebre colonna sonora del film in appena tre giorni.
Halloween viene programmato nei cinema a partire dal 25 ottobre 1978, arrivando infine a guadagnare a livello mondiale 70 milioni di dollari e lanciando in via definitiva la carriera di John Carpenter.
Dà inoltre vita a un nuovo, celebre franchise della filmografia horror, che avrà molti altri seguiti negli anni successivi... ma questa è un'altra storia.

mercoledì 27 settembre 2017

A scuola di cinema: Changeling (2008)

Il 2 ottobre 1930, nella prigione di San Quintino, un uomo di nome Gordon Stewart Northcott viene impiccato a seguito di una condanna a morte inflittagli dallo stato della California. A portare al suo arresto è la fondamentale testimonianza del nipote di Northcott, Sanford Clark, il quale ha subito da lui botte e abusi sessuali.
Le indagini della polizia hanno rivelato una terribile verità: nel periodo compreso tra il 1926 e il 1928, Northcott, con l'aiuto della madre, ha ucciso tre bambini (almeno, questo è quanto dichiara la sentenza, il sospetto che ne abbia uccisi di più rimane sospeso e mai risolto). Dell'uccisione di un quarto bambino di nome Walter Collins se ne attribuisce la colpa la madre di Northcott, che per questo e la sua partecipazione agli altri tre omicidi viene condannata all'ergastolo.
Da anni la madre di Walter, Christine Collins, cerca di ritrovare suo figlio, dopo che costui è scomparso nel marzo 1928, e per questo è anche stata internata in un manicomio dalla polizia, che cercava di convincerla di aver ritrovato Walter quando in realtà era solo un bambino che gli somigliava. Northcott rimarrà sul vago rispetto a Walter Collins, del quale non si è mai scoperto il destino finale.
Se quanto scritto finora vi appare familiare, è perché costituisce il soggetto di una celebre pellicola.


Gli omicidi di Northcott ottengono una grande attenzione all'epoca, e non potrebbe essere altrimenti, salvo poi essere dimenticati dalla storia americana e della California: troppo macabri, troppo drammatici perché continuino a tormentare gli incubi degli americani del ventesimo secolo.
All'inizio del ventunesimo secolo, vi è uno sceneggiatore televisivo sulla cresta dell'onda. Il suo prodotto più famoso, Babylon 5, è andato in onda per cinque stagioni e lui ne ha scritto praticamente tutte le sceneggiature (più di 100 episodi!). Il suo nome è J. Michael Straczynski.


A quel tempo Straczynski è produttore esecutivo di un altro serial da lui ideato, Jeremiah, ma sente che ormai il mondo della televisione non fa più per lui. Vuole provare nuove sfide, trovare nuovi territori narrativi da esplorare, in cui il suo nome non sia ancora conosciuto. Ed è allora che lo sceneggiatore viene contattato da un suo amico che lavora per il municipio di Los Angeles: costui gli confida che numerosi documenti d'archivio stanno per essere mandati al macero, documenti a cui lui dovrebbe dare un'occhiata.
Straczynski entra dunque in possesso dei resoconti di alcune udienze municipali in cui si parla dei crimini di Northcott e del caso di Christine Collins e rimane incredulo di fronte a ciò che legge. I suoi esordi da reporter riaffiorano nella sua mente. Basandosi su questi resoconti, lo sceneggiatore elabora una prima bozza intitolata The Strange Case of Christine Collins, che però non trova alcun produttore interessato.
A seguito della chiusura di Jeremiah, Straczynski, rimasto affascinato da questa storia, effettua ulteriori indagini personali per circa un anno, reperendo tutti i documenti sul caso Collins ancora disponibili negli uffici pubblici di Los Angeles e arrivando a raccogliere infine oltre 6.000 pagine di documentazione.
Il risultato finale di questa ricerca è la sceneggiatura di Changeling (che nelle intenzioni originarie è solo un titolo provvisorio), di 150 pagine, completata in appena 11 giorni. Straczynski la passa al suo agente, il quale a sua volta la consegna a un produttore in contatto col regista Ron Howard. Come Howard la legge, la opziona immediatamente. Niente male se si pensa che è la prima sceneggiatura cinematografica di Straczkinski.
Nel giugno 2006 la Universal Pictures acquista la sceneggiatura, mettendola subito in pre-produzione, ma Ron Howard - obbligato per impegni contrattuali a dirigere prima Frost/Nixon e Angeli e Demoni - capisce che non potrà dedicarsi a questo nuovo progetto prima del 2009.
Piuttosto però che lasciare il tutto nel limbo, Howard e il produttore Brian Grazer valutano se sia possibile trovare un nuovo regista. La sceneggiatura viene dunque mandata nel febbraio 2007 a Clint Eastwood, che la legge sull'aereo mentre sta ritornando dal festival del cinema di Berlino. Eastwood rimane colpito dal fatto che la sceneggiatura sia intervallata da articoli o documenti che provano quanto scritto, arrivando anche a citare dialoghi precisi, e senza ripensamenti decide di voler dirigere il film, senza che la sceneggiatura subisca ulteriori rimaneggiamenti (evento alquanto raro nel mondo del cinema).


Il film entra dunque in via ufficiale in produzione nel marzo 2007, con un budget di 55 milioni di dollari.
Per il ruolo della protagonista, Christine Collins, vengono valutate cinque attrici, ma la scelta di Howard e Eastwood ricade quasi subito su Angelina Jolie. All'inizio l'attrice, dopo aver letto la sceneggiatura, è riluttante ad accettare la parte: essendo lei stessa una madre, teme che il ricreare quanto vissuto da Christine Collins possa avere effetti sulla sua psiche. Eastwood tuttavia riesce a convincerla, facendole notare come la donna sia riuscita, nonostante ciò che ha passato, a riemergere dalle avversità che l'hanno perseguitata.


Le riprese iniziano in via ufficiale il 15 ottobre 2007, presso gli studi Universal a Los Angeles, con location aggiuntive a San Dimas, San Bernardino e Pasadena. Programmate per una durata di 45 giorni si concludono in realtà due giorni prima, il 14 dicembre, grazie principalmente al solido stile di regia di Eastwood, il quale raramente gira una scena più di una volta, affidandosi all'esperienza e alla bravura dei singoli attori.
Changeling viene presentato in anteprima al festival di Cannes, nel maggio 2008, e distribuito nei cinema a partire dal successivo mese di ottobre, arrivando infine a guadagnare a livello mondiale circa 113 milioni di dollari. Un traguardo davvero notevole per questo film che ha rappresentato l'esordio cinematografico di J. Michael Straczynski, uno sceneggiatore noto prima solo nel campo televisivo e nel mondo del fumetto.
Straczynski avrebbe poi continuato a collaborare ancora col mondo del cinema... ma questa è un'altra storia.

lunedì 18 settembre 2017

A scuola di cinema: Non Aprite Quella Porta (1974)

Ed Gein è stato un celebre assassino della storia recente degli Stati Uniti. Definirlo serial killer, considerato che le sue vittime accertate sono due, sarebbe forse una iperbole, ma di sicuro certi particolari macabri scoperti dopo il suo arresto (quali la profanazione delle tombe e l'uso di pelli e ossa umane) hanno generato una sorta di macabro interesse, anche da parte del cinema.
Gein ha influenzato, in maniera diretta o indiretta, la creazione di Norman Bates, Buffalo Bill de Il Silenzio degli Innocenti e... un altro celebre assassino seriale.


La genesi di Non Aprite Quella Porta inizia con la visione di un corto cinematografico. Nel 1966 esce infatti Skaterdater di Noel Black: pur con un budget ridotto all'osso, questo prodotto ottiene grande rilevanza mediatica arrivando a vincere una Palma d'Oro al Festival di Cannes e guadagnandosi una nomination agli Oscar.
Uno degli spettatori di Skaterdater è un aspirante regista che fino a quel momento ha lavorato come cameraman per alcuni documentari e spot televisivi. Il suo nome è Tobe Hooper.


Hooper rimane favorevolmente colpito da come un corto realizzato con un budget così esiguo abbia ottenuto così tanta attenzione. Inesperto all'epoca dei meccanismi cinematografici, Hooper intuisce che c'è dunque una alternativa allo star system hollywodiano e, se ben realizzati, anche progetti a basso costo possono arrivare a una ampia fetta di pubblico.
Qualche tempo dopo, Hooper inizia a lavorare su una storia incentrata sull'isolamento e l'oscurità ambientata in un bosco, ma non va oltre i primi stadi di questo progetto. Fino a quando, durante le festività natalizie del 1972, il regista si ritrova a dover far compere in un grande magazzino del Wisconsin. C'è molta folla ovviamente e la fila alla cassa procede molto lentamente. Hooper dunque si volta: il suo sguardo nota uno scaffale dove sono presenti delle motoseghe e fantastica su come potrebbe giungere rapidamente davanti alla fila se solo prendesse una di quelle motoseghe e l'accendesse.
Una idea inizia a formarsi nella sua mente: uscito dal grande magazzino e tornato a casa, Hooper butta giù i primi elementi della trama di Non Aprite Quella Porta. Per l'antagonista principale, Leatherface, Hooper si ispira, oltre che a Ed Gein, a un medico da lui conosciuto, il quale una volta gli raccontò che, mentre effettuava esami sui cadaveri quando era uno studente, creò per Halloween una maschera fatta in pelle umana.
Hooper e un suo fidato socio, Kim Henkel, stendono dunque nelle prime settimane del 1973 la sceneggiatura. Il titolo iniziale è Head Cheese, modificato poi in Leatherface. Per portare avanti questo progetto, i due fondano la società di produzione Vortex Inc. e iniziano a reperire fondi, che vengono forniti da un amico di Hooper, Bill Parsley, tramite una società da lui controllata: 60.000 dollari in cambio del 50% dei profitti.
Per i componenti del cast, vengono radunati sconosciuti attori texani, apparsi prima di allora solo in alcune pubblicità o spettacoli dal vivo. Per il ruolo di Leatherface, si presenta uno studente texano senza alcuna esperienza recitativa di nome Gunnar Hansen, ma a quanto sembra il ruolo è già stato assegnato. Due settimane dopo però il primo attore svanisce nel nulla e Hansen viene ricontattato. Quando Hooper si ritrova davanti Hansen, e la sua imponente stazza, gli affida all'istante la parte. Per prepararsi a interpretare Leatherface, Hansen si reca presso un istituto di cura di Austin e studia i movimenti dei pazienti affetti da turbe mentali.


Una settimana circa prima dell'inizio delle riprese, Warren Skaaren della Texas Film Commission, che ha contribuito in via significativa al noleggio dei mezzi necessari per le riprese, suggerisce il titolo che diventerà quello definitivo: The Texas Chainsaw Massacre.
Nel luglio del 1973, nei pressi della città texana di Round Rock, hanno inizio le riprese, previste su una durata di due settimane che si allungano poi a quattro.
A causa dei costi contenuti, si gira per 16 ore ogni giorno, in condizioni climatiche improponibili: certi giorni la temperatura arriva a toccare e superare persino i 40 gradi, con un elevatissimo grado di umidità. Inoltre, non potendo permettersi attrezzi di scena, si usano vere armi (martelli, motoseghe) con tutti i rischi del caso. Nella scena finale del film, pur adeguatamente protetto, Hansen rimane davvero ferito a una gamba dalla motosega - quindi il sangue che vedete è il suo e l'urlo di dolore è genuino. Più in generale ogni attore al termine, chi più chi meno, è rimasto ferito.
A questo si aggiunga un solo bagno a disposizione per tutta la troupe (più di trenta persone), un solo set di costumi per ogni attore (quindi lo stesso vestito indossato per un mese e lavato pochissimo) e si può capire come mai alla fine delle riprese tutti ce l'abbiano con Tobe Hooper. L'ultima scena, con Leatherface che agita la motosega in aria in segno di rabbia, è in realtà anche un gesto di frustrazione di Gunnar Hansen verso il regista.
Come ricompensa per questa prova di forza, ai componenti del cast viene promesso dalla Vortex una percentuale sui profitti, ma non viene detto loro che la metà di essi sono già destinati alla società di Bill Parsley, dimezzando dunque questo compenso aggiuntivo. Peraltro il budget di Parsley si esaurisce e la Vortex deve chiedere ulteriori finanziamenti, con conseguente, ulteriore riduzione dei profitti finali.
La fine delle riprese tuttavia non è l'altro che l'inizio di un nuovo percorso, poiché il film non ha ancora un distributore. Warren Skaaren riesce infine, nell'agosto 1974, a stringere un accordo in merito con la Bryanston Pictures.
Hooper lotta con la Motion Picture Association of America perché il film abbia un PG-Rating (di modo che possano vederlo anche i minori dai 13 ai 17 anni se accompagnati da un adulto), facendo notare come la quantità di sangue che si vede nel corso del film sia poca e la violenza di molte scene sia suggerita piuttosto che mostrata. Il tutto si conclude con un nulla di fatto e il film ottiene come rating R.
Non Aprite Quella Porta viene distribuito nei cinema a partire dal 1 ottobre 1974, più di un anno dopo il termine delle riprese. Alcune sale si rifiutano di programmarlo a causa dei suoi contenuti e, quando viene distribuito a livello internazionale, in molte nazioni viene censurato. Nonostante ciò, il film arriva a guadagnare solo sul territorio statunitense oltre 30 milioni di dollari, lanciando così la carriera cinematografica di Tobe Hooper e segnando una pietra miliare nella storia dei film horror.
Leatherface non smette di terrorizzare gli incubi degli spettatori e continua ad apparire negli anni successivi in altre pellicole... ma questa è un'altra storia.

lunedì 11 settembre 2017

A scuola di cinema: L'Invasione degli Ultracorpi (1956)

1954: Gli Stati Uniti stanno vivendo le ultime fasi del cosiddetto periodo maccartista. Per presunto spirito patriottico o più probabile tornaconto politico, da alcuni anni il senatore Joseph McCarthy sta conducendo delle inchieste sia su alte cariche dello stato che su altri parlamentari e membri dell'esercito accusati di presunte simpatie nei confronti del partito comunista.
Una eccessiva foga e alcuni errori di giudizio però causeranno proprio in quell'anno l'inizio della sua caduta, politica e personale, culminata con la sua morte nel 1957.
1954: Esce un romanzo, a detta di alcuni, strettamente collegato a questo scomodo periodo storico. Un romanzo che dà vita a un capolavoro del cinema di fantascienza. L'Invasione degli Ultracorpi.


The Body Snatchers, dello scrittore Jack Finney, esce in prima battuta a puntate su Colliers Magazine tra novembre e dicembre del 1954 e nel 1955 viene raccolto in volume.
I diritti di questa storia vengono subito acquisiti dal produttore Walter Wanger, prima ancora che il serial si concluda su Colliers Magazine, e la sceneggiatura viene affidata a Daniel Mainwaring (che, nonostante alcune leggende, non faceva parte della lista nera di Hollywood dell'epoca, diversamente non avrebbe potuto lavorare a questo progetto).
Mainwaring ha sceneggiato in passato anche il noir Il Tesoro di Vera Cruz, diretto da un regista all'epoca ritenuto affidabile per i cosiddetti b-movie, Don Siegel, il quale viene scelto per dirigere questo nuovo film. Il regista è inoltre affiancato a quell'epoca da un fidato collaboratore a cui fa effettuare un procedimento di revisione dei dialoghi del copione: il suo nome è Sam Peckinpah.


II budget iniziale previsto per la pellicola dalla Allied Artists Pictures è di circa 455 mila dollari, tanto che Wanger si prefigge di utilizzare attori di alto profilo. Poco tempo dopo, però, il budget viene ridotto a 350 mila dollari, con la richiesta aggiuntiva di girare il tutto in venti giorni.
I suoi piani frustrati, Wanger deve ripiegare su attori di seconda fascia. Per il ruolo del protagonista, Miles Bennell, dunque viene scelto Kevin McCarthy, che ha già collaborato con Siegel in una precedente pellicola, I Cadetti della III Brigata.


Le riprese iniziano in via ufficiale il 23 marzo 1955. Per gli esterni, si utilizzano i dintorni di Los Angeles, tra cui Sierra Madre. Con ritmi serrati (l'unico giorno in cui non si effettuano riprese è la domenica) la pellicola viene girata in 19 giorni, anche se Siegel chiede e riesce a ottenere qualche giorno in più per delle scene in notturna. Le riprese si concludono in via ufficiale il 18 aprile.
Il film si dovrebbe intitolare esattamente come il romanzo, The Body Snatchers, ma nel 1945 è stato distribuito un film intitolato The Body Snatcher (La Jena, con Boris Karloff). Per non creare confusione, e dopo aver vagliato decine di opzioni, il titolo finale diviene Invasion of the Body Snatchers.
La Allied Artists effettua tre preview del film tra giugno e agosto del 1955 e vede che due cose non tornano. Viene fatto notare che il film ha alcune scene umoristiche che mal si adattano alla trama e dunque vengono eliminate.
Soprattutto però il finale non è apprezzato. Nelle intenzioni originarie, il film si conclude con Miles Bennell che invano cerca di avvertire altre persone della minaccia aliena, ma nessuno gli dà ascolto. Per la Allied Artists questo epilogo è fin troppo pessimistico e chiede che vengano aggiunte delle scene che diano al tutto un sapore da happy ending.
Sia Siegel che Mainwaring protestano, ma la Allied è inflessibile al riguardo e così, il 16 settembre 1955, Siegel (convinto infine da Wanger) gira le riprese aggiuntive richieste, col finale che tutti noi conosciamo.
L'Invasione degli Ultracorpi viene distribuito a partire dal 5 febbraio 1956. Con un budget finale che si aggira sui 400.000 dollari, la pellicola arriva infine a incassarne 3 milioni. Forse non quanto voluto e sperato dalla Allied Artists.
Questo film è una allegoria di quel particolare periodo storico degli Stati Uniti? Non è dato sapere. Di certo è una metafora ancor oggi reale e attuale di cosa accada all'umanità quando, schiacciata dalla società e dai suoi obblighi, annulla tutte le sue emozioni.
Questo spiega perché col passare degli anni L'Invasione degli Ultracorpi sia arrivato a guadagnarsi un sempre più crescente numero di seguaci, che lo ha portato a essere oggetto di alcuni remake... ma questa è un'altra storia.

lunedì 4 settembre 2017

A scuola di cinema: Duel (1971)

C'è uno scrittore la cui importanza alla data odierna non è stata sottolineata con la giusta evidenza. Uno scrittore che ha contribuito, indirettamente o meno, all'esordio cinematografico di un regista tra i più celebri di sempre. Il suo nome è Richard Matheson e il regista in questione è Steven Spielberg.


Nato nel 1926 in New Jersey, Richard Matheson inizia a pubblicare storie dei più svariati generi (in particolar modo, fantascienza e horror) a partire dal 1950. Il suo peculiare stile di scrittura, nonché gli incredibili colpi di scena che riesce a concepire, lo fanno diventare uno degli scrittori più quotati, tanto che Matheson inizia a lavorare anche per cinema e televisione, sceneggiando (tra le altre cose) numerosi episodi del serial Ai Confini Della Realtà.
Il 22 Novembre 1963 Matheson, mentre sta tornando a casa con la sua auto, viene inseguito e apparentemente preso di mira da un camionista, che lo tallona a breve distanza per svariati chilometri prima che la macchina effettui un testacoda e il camion si allontani. Lo scrittore ritiene che questa possa essere una buona idea per un episodio di una serie televisiva, ma nessuno sembra essere d'accordo con lui. Alla fine Matheson ricava da questa insolita esperienza un racconto in prosa intitolato Duel, che compare nell'aprile 1971 sulla rivista Playboy (so che può sembrarvi strano, ma Playboy non pubblica - o almeno non pubblicava - solo foto di belle donne).


La storia viene letta da Nona Tyson, segretaria di un regista esordiente e promettente, a quell'epoca sotto contratto con la Universal, che ha diretto alcuni episodi di telefilm, tra cui anche la prima puntata di una nuova serie intitolata Colombo. Il suo nome è Steven Spielberg.
I diritti della storia di Matheson vengono acquisiti dalla Universal per farla diventare un film televisivo da trasmettere sulla rete nazionale ABC, come parte di una serie di pellicole nominate "Movie of the week". Lo stesso Richard Matheson ne realizza la sceneggiatura dopo un iniziale rifiuto, poiché non così certo che la sua breve storia possa essere espansa più di tanto. Con l'aiuto del produttore George Eckstein, Matheson completa la sceneggiatura nell'agosto 1971. La ABC decide di mandare in onda la pellicola il 13 novembre 1971.
Nona Tyson crede molto nella bontà di questo progetto ed esorta l'allora ventiquattrenne Spielberg a farsi avanti come regista. Spielberg segue il suo consiglio e contatta Eckstein, che, pur avendo sentito da altri ottime cose su questo giovane regista, non conosce il suo stile di regia. Eckstein invita dunque Spielberg nei suoi uffici e, dopo aver visionato il materiale televisivo da lui girato e averlo trovato più che soddisfacente, gli affida l'incarico.


Non essendo una produzione cinematografica, si deve procedere in maniera molto più spedita: il budget a disposizione è di 450.000 dollari e le riprese devono durare al massimo due settimane, meglio ancora dieci giorni.
Per il protagonista si pensa all'inizio a una grande star e viene contattato Gregory Peck, il quale tuttavia rifiuta senza mezzi termini. Altri attori fanno lo stesso, poiché non intendono apparire in una produzione televisiva. Fino a quando si giunge a Dennis Weaver: costui ha già partecipato ad altri celebri serial televisivi come Gunsmoke, ma Spielberg lo ricorda più che altro per la sua interpretazione in L'Infernale Quinlan di Orson Welles. Eckstein contatta dunque Weaver, che dietro esortazione del suo agente accetta il ruolo del protagonista, David Mann. Weaver inoltre, diversamente da altre star dell'epoca, non ha alcun problema a farsi dirigere da un regista semi-esordiente.


Matheson effettua una breve revisione della sceneggiatura, consegnandola a inizio settembre, e la produzione del film inizia in via ufficiale il 13 settembre. Spielberg decide di fare le riprese in esterni per rendere il tutto più realistico, nonostante altri componenti della produzione siano di parere contrario e lo esortino a girare la pellicola in studio per risparmiare tempo. Spielberg tuttavia rimane fermo in questo suo proposito. Con ritmi frenetici, le riprese si concludono in tredici giorni. Ma se la corsa del camion assassino è terminata per sempre, quella del film è solo all'inizio.
Con meno di un mese e mezzo prima della messa in onda, il girato passa nelle mani di ben cinque montatori (tutti supervisionati da Spielberg), poiché uno solo non sarebbe in grado di rispettare la scadenza. Similmente la colonna sonora, composta da Billy Goldenberg, viene completata in una sola settimana.
Duel viene infine mandato in onda sulla rete televisiva ABC nella data programmata, 13 novembre 1971, ottenendo ascolti eccezionali. Tanto che la Universal decide di distribuirlo anche in Europa come pellicola cinematografica. Siccome però il film dura 74 minuti, Spielberg effettua altri due giorni di riprese aggiuntive per portare la durata del film a più canonici 90 minuti.

Il primo passo di una sfolgorante carriera di questo giovane regista e uno dei tanti successi di Richard Matheson, il cui nome sarebbe continuato a comparire su altre pellicole in futuro... ma questa è un'altra storia.

venerdì 1 settembre 2017

A scuola di cinema: Beverly Hills Cop (1984)

Ci sono film che rimangono nella storia, per i più svariati motivi, e rimanendo nella storia entrano a far parte anche del nostro immaginario collettivo. Li rivediamo più volte, fino a impararne a memoria le battute o rimanere in trepida attesa della prossima scena... pur sapendo già come questa finirà!
Ma questi film, spesso e volentieri, hanno anche alle proprie spalle una storia produttiva affascinante, che merita di essere portata alla luce. Ed è quanto mi riprometto di fare con questa (umile?) rubrica.
Iniziamo dunque con un piccolo capolavoro dei film d'azione. Beverly Hills Cop, film del 1984 diretto da Martin Brest e che vede come protagonista principale Eddie Murphy.


1984… eppure le origini di questo film risalgono ad almeno sette anni prima, al 1977. A quando l'allora presidente della Paramount, Michael Eisner, viene fermato per eccesso di velocità in autostrada da un fin troppo zelante agente di polizia, incurante della sua posizione e del suo ruolo. Eisner allora pensa a come debba essere particolare e frustrante lavorare come poliziotto in costante contatto con gente ricca e famosa residente in quartieri eleganti e ritiene che questo possa essere un buono spunto per un film.
Eisner riferisce questa sua idea a Don Simpson, allora sotto contratto con la Paramount, il quale pensa a Beverly Hills come possibile location e giunge alla conclusione che un elemento aggiuntivo alla trama possa essere il fatto che il poliziotto non sia residente in questa città e dunque viva una classica situazione da pesce fuor d'acqua.
Simpson contatta dunque, tramite il suo agente, lo sceneggiatore Danilo Bach e gli chiede una bozza di sceneggiatura basata su questa idea. Bach tuttavia consegna la sua bozza solo nel 1981, dopo aver concepito l'idea di una trama mentre si trova in spiaggia.
Il titolo provvisorio di questo progetto è Beverly Drive e vede un agente di Pittsburgh di nome Elly Axel recarsi a Beverly Hills per indagare sulla morte di un amico, dietro la quale sospetta ci sia un influente uomo d'affari. Qui si allea con un tenente di polizia di nome Bogamil, insieme al quale vendica il suo amico. La bozza tuttavia non incontra i favori né di Eisner né di Simpson e viene messa da parte.
Due anni dopo, nel 1983, Simpson ha stretto una partnership lavorativa con colui che diverrà un suo fidato socio, Jerry Bruckheimer: i due insieme hanno già prodotto un film di grande successo, Flashdance, e sono alla ricerca di un nuovo progetto. Simpson ripesca allora dalla sua scrivania, tra le tante sceneggiature a sua disposizione, Beverly Drive, ma è consapevole che serva una nuova bozza. Affida dunque il progetto allo sceneggiatore Daniel Petrie Jr.


Costui consegna la propria bozza nel settembre 1983: la trama di base non viene alterata, ma lo sceneggiatore cambia il nome del protagonista in Axel Elly e la sua zona di provenienza da Detroit. Inserisce inoltre dei comprimari (i detective Billy Rosewood e John Taggart) e numerose scene comiche, in contrasto con l'idea predominante dell'epoca che vuole i protagonisti dei film d'azione come personaggi seriosi.
Petrie Jr. decide in tal senso poiché ha parlato in passato con alcuni poliziotti e ha scoperto che, per contrastare le terribili scene di violenza e sofferenza di cui sono testimoni ogni giorno, spesso e volentieri fanno delle battute tra loro per stemperare la tensione. Questo permette loro, per quanto possa sembrare paradossale, di effettuare al meglio il proprio lavoro. Inoltre il suo vissuto, che lo ha visto vivere per qualche tempo di stenti, contribuisce ad arricchire l'idea di un outsider che si ritrova catapultato in una zona piena di persone ricche e negozi eleganti.
La nuova sceneggiatura incontra i favori di Simpson e Bruckheimer e il film viene messo in pre-produzione. Per la regia, dopo un paio di rifiuti eccellenti (Martin Scorsese e David Cronenberg) sia Simpson che Bruckheimer pensano a Martin Brest, il quale all'epoca è sotto i riflettori (in negativo) in quanto licenziato dalla produzione di Wargames dopo poco più di una settimana di riprese. Brest non pensa che questo film sia nelle sue corde e rifiuta più volte. Bruckheimer però è così insistente che alla fine il regista decide di lanciare una moneta e, se verrà fuori testa, accetterà di dirigere il film. Potete immaginare come sia andata a finire.


Il primo attore messo sotto contratto nel ruolo del protagonista è Mickey Rourke, all'epoca lanciato verso una scintillante carriera, al quale viene fatto firmare un contratto di esclusiva. Rourke tuttavia chiede alcune aggiunte e revisioni alla sceneggiatura, le quali però non vengono completate in tempo, facendo così scadere i termini del contratto e lasciando l'attore libero da vincoli.
Il successivo attore a essere contattato è Sylvester Stallone che però, quando legge la sceneggiatura, non la ritiene adatta alle sue esigenze. Quindi, di concerto con i produttori, ne effettua una pesante riscrittura. Il protagonista si chiama ora Axel Cobretti (di modo tale che possa essere soprannominato il Cobra di Detroit), la persona uccisa che porta alla sete di vendetta del protagonista è suo fratello, la protagonista principale diviene il suo interesse amoroso e l'agente Rosewood viene ucciso a metà film. Inoltre, come intuibile, ogni elemento comico viene eliminato, riportando il progetto alle sue origini di puro film action.
Stallone tuttavia eccede fin troppo nelle scene di azione, tanto che il budget stimato arriva a 20 milioni di dollari, ma la Paramount intende finanziarne al massimo 15. Dopo una riunione durata due giorni, la sceneggiatura di Stallone viene infine scartata, ma gli viene concesso di portare quanto da lui concepito altrove (come alcuni di voi avranno intuito, parte di quelle idee confluiranno nel film del 1986 Cobra).
Si ritorna dunque alla sceneggiatura di Petrie Jr., la quale però deve essere ulteriormente raffinata. Il protagonista ora si chiama Axel Foley, mentre la trama generale continua a rimanere quella concepita da Danilo Bach nel 1981. Ma c'è un grosso problema. Già due milioni di dollari sono stati investiti in questo progetto e, con le riprese schedulate per il mese successivo, non c'è ancora un attore protagonista sotto contratto. Simpson tuttavia, prima che Stallone venisse ingaggiato, aveva già contattato in via personale un altro attore, Eddie Murphy. Simpson passa dunque a Murphy una copia della sceneggiatura poi, insieme a Jerry Bruckheimer, si reca a New York dove in breve tempo l'attore viene convinto. Axel Foley è stato infine trovato.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 7 maggio 1984, nelle location di Detroit e Los Angeles. I primi minuti della pellicola riprendono scene di vita vera dei quartieri malfamati di Detroit, con qualche insolito fuori programma (un uomo che mima la successiva scena del camion o un bambino che sputa latte dalle narici), e in alcune zone ritenute più pericolose la polizia si rifiuta di scortare Brest e il cameraman.


La sceneggiatura viene completata il giorno prima, continuando a essere oggetto di continue revisioni, tanto che a volte alcuni attori si ritrovano il copione definitivo in mano solo nel giorno stesso delle riprese. Brest nota inoltre nella sceneggiatura alcuni punti morti e quindi chiede a Murphy, forte della sua esperienza al Saturday Night Live, di improvvisare laddove sia possibile. Alcune battute inventate sul momento da Murphy causano l'ilarità generale dei presenti, costringendo la troupe a girare alcune scene più volte solo per questo motivo.
La colonna sonora viene affidata al compositore Harold Faltermeyer, il quale idea due pezzi entrati nella storia: The Heat Is On, la cui parte vocale viene affidata a Glenn Frey, e il pezzo strumentale Axel F, che diviene uno dei punti di forza principali dell'intera pellicola.
Beverly Hills Cop (l’ex Beverly Drive) esordisce nei cinema americani il 5 dicembre 1984, facendo subito incassi da record. A fronte di un budget di 15 milioni di dollari, il film ne arriva infine a guadagnare a livello internazionale circa 315, convincendo la Paramount a mettere in produzione un sequel... ma questa è un'altra storia.