martedì 21 febbraio 2012

Massimo un anno poi chiude ovvero lunga Ultimate vita!


"Gli dò un anno e poi chiude". "Ma sì, sarà come il 2099: tanto entusiasmo all'inizio, poi faranno andare tutto a... e chiuderanno in fretta e furia". "Una volgare operazione commerciale". E frasi derivate. Queste sono state un leit-motiv che ha connotato i primi anni di vita editoriale italiana dell'Universo Ultimate. Facili profeti, anzi, pessimi indovini.
L'Universo Ultimate nasce nel 2001. Da quanto ne so era un'idea che volteggiava negli uffici Marvel già nelle ultime settimane del "regno" di Bob Harras, poi Joe Quesada gli è succeduto come editor-in-chief e ha lasciato la sua impronta indelebile sul progetto. L'idea vincente (certo, vincente col senno di poi) fu quella di chiamare autori a quell'epoca poco noti, tali Brian Michael Bendis e Mark Millar, ma che o si erano fatti le ossa nel circuito indipendente con opere apprezzate e fuori dagli schemi (il primo) o che potevano contare su buone raccomandazioni (il secondo, spinto caldamente da Grant Morrison, i due infatti avevano collaborato su alcuni titoli DC/Vertigo).
Da questa triade, ma diciamo pure quadrilatero ed includiamoci il desaparecido Bill Jemas, nacquero Ultimate Spider-Man e Ultimate X-Men, che scossero le fondamenta dell'allora un po' assonnato comicdom. L'idea di fondo (banale? Scontata? Non se fatta bene) era quella di rivisitare i concetti che avevano reso grande il Marvel Universe alla sua creazione e riadattarli per le nuove generazioni, per quelli il cui padre manco era nato nel 1961. E, perchè no, strizzare l'occhio anche a quei lettori che quelle storie le conoscevano a menadito. Sarà strano, ma nessuno ci aveva pensato prima: tutti i precedenti tentativi di mondi alternativi come il New Universe o lo stesso 2099 si basavano su concetti narrativi differenti. E questo aldilà di sterili discussioni di una presunta continuity invasiva di quarant'anni, che inevitalmente lasciano il tempo che trovano dopo pochi mesi. Come ho accennato, ciò che fece breccia più di ogni altra cosa fu il modo in cui il tutto venne portato sulla carta, con sceneggiature fresche e moderne e disegni che andavano dritti allo scopo. Un modo che ha influenzato anche il Marvel Universe classico, e non solo perchè poi Bendis e Millar sono passati anche da quelle parti a "dettare legge". I brontoloni, gli uccelli del malaugurio, come ho detto ci furono, ma ho sentito anche pareri di persone che consideravano e considerano la continuity un mostro sacro, i quali ancora oggi continuano a dire che le prime storie Ultimate sono state ben realizzate.
Già, le prime storie... perchè a ben vedere le ultime... Il fatto che i concetti narrativi dell'Ultimate Universe siano andati ad influenzare le tematiche del Marvel Universe ha creato un circolo vizioso ed un gatto che si morde la coda: poichè quell'iniziale elemento di diversità non era ormai più presente. E cosa si è scelto allora per differenziare il franchise? Si è optato per la soluzione "overkill", stragi a getto continuo. Ovvero Ultimatum. Pessima scelta. Non è solo il fatto che nell'Ultimate Universe si possano narrare storie "che sarebbe impossibile vedere in un Marvel Universe oppresso da una continuity ultradecennale" (anche questo leit-motiv ha decisamente stancato e secondo me non corrisponde al vero), ma è il fatto che queste tematiche vadano affrontate da sceneggiatori che stiano al passo coi tempi. Jeph Loeb non rientra in questa categoria. E metterci tutti quei riferimenti al sesso, sinceramente... non è che si diventa moderni dicendo "tetta". Anche i primi due architetti ormai a mio avviso hanno fatto il loro tempo (parlo delle storie che sono arrivato a leggere finora, ovvero quelle precedenti a Fallout). Millar fa saghe che più che altro sono sue seghe mentali, mentre Bendis col "reboot" mi sembra aver gettato via in un sol colpo tutto ciò che aveva reso grande il suo Ultimate Spider-Man (oh, forse è anche per questo che lo ha fatto morire). Per quanto possa essere brutto dirlo, loro erano la novità dieci anni fa, ora sono la classicità dell'Ultimate Universe. E l'Ultimate Universe per sua natura deve prescindere dal classicismo.
Non conosco i dettagli del prossimo rilancio, ma a mio avviso bisogna ora, ad undici anni dall'esordio, ripartire con idee e sceneggiatori nuovi. Il concept iniziale ormai non è più perseguibile nè lo sarà mai più. Rimane la carta del narrare buone storie, fuori dagli schemi narrativi convenzionali. Quello ha sempre funzionato. In ogni caso quei pessimi indovini non li sento più parlare da anni. 

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